• Translate

  • Follow us

  • Memini, volat irreparabile tempus

    novembre: 2017
    L M M G V S D
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    27282930  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • “La casa alla fine del mondo”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Unisciti ad altri 619 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


La vita interiore di F. Pollien cap.V

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO V

LA PREGHIERA

516. Tutti gli esercizi sono produttori di grazia. – 517. Aspirazione ed espirazione dell’anima. – 518. Bisogna pregare sempre. – 519. Domandare nel nome di Gesù. – 520. Perché Dio si fa pregare. – 521. Il compito della preghiera nella pietà.

516. Tutti gli esercizi sono produttori di grazia. – Mi resta ora da considerare brevemente gli esercizi produttori della grazia. Ho già notato (n. 436) che gli esercizi che dispongono la mia anima alla pietà, che l’abituano a rivolgersi a Dio, ad avvicinarsi a lui e a sottomettersi alla sua azione, mi aprono per ciò stesso delle sorgenti di grazia. Che cosa è infatti la grazia attuale, se non un’influsso di luce, di movimento e di forza comunicata alle mie potenze dall’azione divina? Tutto ciò che mi sottomette a questa azione o mi avvicina ad essa, contribuisce ad aumentare, su di me e in me, gli impulsi divini della grazia attuale. Del resto, se il mio interno è purificato dalle sozzure del peccato mortale, ogni atto che mi avvicina a Dio è meritorio di nuova grazia santificante; ogni esercizio pio è quindi, in qualche modo, un canale della grazia.

517. Aspirazione ed espirazione dell’anima. – La preghiera è, in certo modo, l’esercizio più divino e più sostanziale; perché è l’espressione più formale del culto, il mezzo più diretto di avvicinamento a Dio, il canale inesauribile di grazia. È un mezzo universale, alla portata di tutte le anime, in qualunque situazione. È il primo rimedio di chi vuole rialzarsi, suprema potenza di chi è vicino al cielo, strumento di sovrana efficacia per elevarsi, lodare ed ottenere grazie.

Che cos’è la preghiera? È l’elevazione dell’anima a Dio, per glorificare il suo nome e ricevere i suoi doni. Elevazione che avvicina l’anima a Dio, slancio filiale del cuore che ha bisogno di parlare col Padre celeste. In questa elevazione del suo sguardo, del suo amore e del suo sforzo, l’anima ha un duplice movimento: di aspirazione e di espirazione; di aspirazione che attira i doni, di espirazione che si esala nella lode. La preghiera vuol ottenere e vuol donare: aspirare a sé il tutto di Dio, per vivificarsi; espirare il tutto del suo essere e della creazione, per glorificarlo. Piange le miserie dell’uomo e grida il suo nulla; canta le grandezze del Signore ed esalta la magnificenza delle sue opere; esprime i diritti del Padrone ed i bisogni del servo; dice tutto ciò che può essere detto al Creatore dalla creatura. Non è essa così l’espressione suprema della mia vita, il responsorio del mio canto all’antifona della parola creatrice? Dio ha parlato e tutto è stato fatto; io parlo e tutto si compie per il mio bene e da me per la gloria di Dio. Dio ha parlato e le creature hanno ricevuto i suoi doni per benedire il suo nome; io parlo e ricevo le sue grazie per magnificare la sua Maestà. Che atto immenso! Quanto è grande l’uomo quando prega! La preghiera è veramente l’espressione della pietà.

518. Bisogna pregare sempre. – La preghiera è quindi l’alimento vitale della pietà. L’anima pia si nutre di preghiera come i polmoni si nutrono di aria e lo stomaco di cibo. « Bisogna pregare sempre, senza stancarsi », dice il Salvatore (Lc 18, 1); come se dicesse: bisogna respirare sempre senza mai cessare. La mancanza di preghiera è, per la pietà, come la mancanza di respiro per i polmoni; è, in una parola, la cessazione della vita.

Come farò a vivere questa incomparabile vita della pietà e dilatarmi in essa, senza aspirare continuamente l’aria divina ed esalare me stesso in Dio? Sotto qualunque forma io la faccia, con atti interni od esterni, con parole mie o con formule, poco importa; l’essenziale è che io respiri. Questa respirazione non è necessario che si compia sotto questa o quella forma determinata, ma può farsi con ciascun movimento della mia attività vitale. Ogni atto della mente, del cuore e dei sensi può essere una preghiera; non dovrei forse dire che deve essere una preghiera? Si, deve essere perché nostro Signore dice: Oportet, bisogna. E perché sia tale, che cosa si richiede? Che questo atto sia un allontanamento da me ed un avvicinamento a Dio. La vita diventa così una preghiera, e la preghiera diventa vitale. Le formule non sono necessarie se non in determinate circostanze in cui sono comandate, oppure in quanto contribuiscono a mantenere la respirazione divina.

519. Domandare nel nome di Gesù. – La formula della preghiera perfetta, insegnata dal Salvatore stesso, mi ha già mostrato l’altezza e l’universalità del suo oggetto, poiché abbraccia tutti gli interessi di Dio e dell’uomo (nn. 75ss). Debbo ora vedere ciò che m’interessa soprattutto in questa terza Parte, cioè la sua potenza sul cuore del Padre per ottenere la grazia. E l’ottiene in virtù della promessa formale dell’autore stesso della grazia. « In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà » (Gv 16, 23). Gesù ha preso l’impegno solenne in suo nome, ed in nome del Padre suo; tutto ciò che sarà domandato verrà concesso. Ma, dice, ciò che sarà domandato in suo nome. Che cosa significa: in suo nome? Ne dà lui stesso la spiegazione: « Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato » (Gv 15, 7). La nostra dimora in lui ci incorpora a lui, ci rende suoi membri, e come tali ci dà il diritto di domandare in suo nome, di valerci dei suoi meriti, di far valere la sua potenza presso il Padre. Se poi le sue parole rimangono e vivono in noi, ci penetrano dei suoi pensieri, dei suoi sentimenti, del suo Spirito, il quale pregherà in noi con gemiti inesprimibili (cf. Rm 8, 26), che saranno esauditi, perché Gesù ha offerto per questo le sue azioni, le sue suppliche ed il suo sangue, ossia ciò che conviene alla gloria di Dio ed alla pace degli uomini. Così noi abbiamo il senso divino dei beni da chiedere e dei mali da evitare e preghiamo in nome di Gesù. In queste condizioni la promessa è reiterata e tutto si ottiene.

« Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto » (Mt. 7, 7). Domandate la luce per la vostra mente vi sarà concessa; cercate il calore per il vostro cuore e lo troverete; picchiate alla porta della forza per la vostra azione ed essa si aprirà. Sì, mio Dio, domanderò, cercherò e busserò poiché desidero vivere. Domanderò per me, per gli altri, per tutta la santa chiesa di Dio. Vi sono tanti e così grandi interessi, per i quali debbo pregare. Aumenterò le mie domande, moltiplicherò le ricerche ed i colpi, affinché si attuino in me e per mezzo mio, secondo l’estensione della mia vocazione, i disegni per i quali l’amore vuol impiegare la mia vita.

520. Perché Dio si fa pregare. – Perché Dio si fa così pregare? Perché?… Non bisogna forse che io sia vicino a lui, affinché egli possa elargirmi i suoi doni? Lo scopo della mia vita non è forse di andare a lui? Se non mi avesse imposto l’obbligo di pregare, resterei costantemente in me ed abuserei dei suoi doni, lontano da lui. Spenderei così la mia vita come il figliuol prodigo, e finché mi resterebbe una risorsa da sprecare nel mio allontanamento, non ritornerei a lui. La necessità mi ci riconduce. Quando sento il bisogno e penso alle ricchezze della casa del Padre mio, mi alzo e ritorno, ossia prego (cf. Lc 15, 18). Dio aspetta che io sia vicinissimo a lui per abbracciarmi, ossia per darmi la sua grazia. Ecco perché mi fa attendere prima di esaudirmi. I mezzi dilatori che egli usa talora a mio riguardo non hanno altro scopo che questo avvicinamento più completo. Quanto è buono Dio, allorché mi sforza a pregare ed a pregare a lungo! In tal modo mi eccita ad elevarmi a lui, a stringermi a lui, ad entrare in lui. Mio Dio, quando comprenderò le vostre misericordie e la bellezza della preghiera?

521. Il compito della preghiera nella pietà. – Quale strumento di vita è la preghiera, con la sua triplice potenza di elevazione, di glorificazione e di intercessione!

Di elevazione; specialmente quando si unisce con lo strumento regolatore per eccellenza, cioè con l’occhiata. Mentre questa raddrizza, sorveglia e dirige, la preghiera può, con sicurezza e purezza, elevare, avvicinare e condurre al contatto divino. Con quale efficacia essa stabilisce questo contatto e lo rende progressivamente più continuo, più intimo, più totale!

Di glorificazione. Trasformata a poco a poco nei sensi, nel cuore e nella mente mediante le ascensioni verso Dio ed il contatto con lui, l’anima vive nella sua preghiera una vita più angelica; emula i cori celesti, vuole e può cantare sempre meglio l’inno di gloria di cui essi circondano il trono di Dio: « Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen » (Ap 7, 12),

Di intercessione. Per le sue ascensioni e le sue lodi, l’anima acquista l’onnipotenza di supplica; più essa è vicina a Dio, più è ascoltata; più benedice, più è benedetta. Così la sua preghiera può giungere ad ottenere una catena di grazie, quasi illimitata, per sé e per tutti. Quali e quante correnti crea l’efficacia della vera preghiera in un’anima che sa usare bene questo mezzo! E quali influssi propagati nel corpo della Chiesa intera, da un solo membro animato dal soffio divino!