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La vita interiore di F. Pollien cap.VI

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VI

I SACRAMENTI

522. Segni sensibili. – 523. I sette sacramenti. – 524. I germi deposti. – 525. I diritti conferiti. – 526. I tesori accumulati.

522. Segni sensibili. – Ecco i grandi serbatoi e i grandi canali della grazia, istituiti da Gesù Cristo per il nutrimento soprannaturale delle anime. Da essi soprattutto si attinge la vita divina, poiché da essi scorre in maggior abbondanza. Piacque al Salvatore usare questi mezzi sensibili, per versare sugli eletti di Dio i torrenti della sua vita. Come in Gesù Cristo, i due estremi sono uniti nei sacramenti. In lui, la natura divina e la natura umana sono unite insieme; nei sacramenti, la grazia divina è unita al segno sensibile che la produce. Perché? Per proclamare ed attuare, da un’estremità all’altra della creazione, la grande idea divina, quella che ha presieduto alla grande opera e l’ha determinata: l’unione. Dio si è unito all’uomo nella persona di Gesù Cristo; ecco il punto culminante dell’opera divina. Egli unisce la sua grazia e l’incorpora a segni materiali: ecco l’estremo opposto della creazione. Così ogni creatura si trova conglobata in una corrente divina. Questa vita soprannaturale, che è così sublime, l’attingo da creature che sono inferiori a me. La sollecitudine dell’amore ha saputo fare per così dire il giro del mio essere, e ricondurmi, dal lato inferiore e materiale, la grazia che deve spiritualizzarmi. Partita dalle altezze supreme, essa scaturisce al disotto di me, per trasportarmi verso le sommità, in cui essa ha la sua sorgente prima.

523. I sette sacramenti. – Vi sono sette sacramenti, ossia sette sorgenti di vita, sufficienti alle necessità divine della mia esistenza terrena. Anzitutto il sacramento iniziatore e seminatore dei germi eterni, il battesimo, che di un figlio di Adamo fa un cristiano, un figlio di Dio, un figlio della Chiesa e dell’eternità. La confermazione feconda i germi battesimali, recando all’anima i sette doni dello Spirito vivificatore. L’eucaristia nutre la pianta sacra di una sostanza che non è altro che la sostanza stessa del Figlio di Dio e del Figlio dell’uomo: nutrimento regale della vita divina nel cristiano, poiché Gesù Cristo ne ha la pienezza.

La penitenza ripara i guasti, guarisce le malattie ed anche la morte, poiché cancella il peccato mortale, che è la morte dell’anima. Meraviglioso rimedio, che guarisce sempre, che non si esaurisce mai, che non inganna mai; sempre facile, sempre pronto, sufficiente per tutte le malattie e per tutte le morti, non esigendo dal malato o dal morto che il sincero desiderio di guarire o di rivivere. L’unzione degli infermi, suprema consacrazione e ultima purificazione della vita terrena, preparazione alla vita eterna, sulla cui soglia l’anima si trova posta. Infine, i due sacramenti sociali per eccellenza; sacramenti, non più dello sviluppo individuale, ma della moltiplicazione sociale: l’ordine che consacra i propagatori della vita divina; il matrimonio, che perpetua la vita umana. Dio ha dato ad ogni vita il potere di crescere e di moltiplicarsi.

524. I germi deposti. – Ho ricevuto i sacramenti ed ho partecipato ad essi; che frutti ho ricavati? Nei sacramenti vi sono tre ricchezze, nelle quali non ho abbastanza fede; ecco perché non ne ricavo vantaggi soddisfacenti. Non ho fede sufficiente né nei germi deposti, né nei diritti concessi, né nei tesori accumulati. Infatti, i sacramenti producono la grazia santificante coi germi delle abitudini che l’accompagnano, la grazia sacramentale con i diritti che le sono inerenti e la grazia attuale con i tesori che ne derivano. I germi deposti. Tutti i sacramenti producono la grazia santificante; il battesimo e la penitenza la causano nelle anime che ne sono prive; gli altri sacramenti l’aumentano; in quale misura? Secondo la capacità dell’anima, poiché i sacramenti hanno, per se stessi, un’efficacia illimitata; sono un oceano da cui si può attingere senza mai diminuirlo; sono la fonte santa che getta sempre per tutti, e da cui ognuno porta via secondo la capacità del recipiente che ha portato. Alla grazia santificante sono connesse le abitudini infuse delle virtù cristiane: germi divini, deposti in principio dal battesimo e ingranditi in seguito dalla linfa dei sacramenti ricevuti. Se avessi veramente la fede pratica in questi germi e in questa linfa, la terra dell’anima mia non resterebbe così sterile ed io produrrei, per la gloria di Dio, ben altri frutti.

525. I diritti conferiti. – I sacramenti producono la grazia sacramentale. Che cos’è questa grazia? E’ un diritto fondato sulla grazia santificante, in virtù del quale posso reclamare e ricevere, a tempo opportuno, i soccorsi della grazia attuale, utili allo sviluppo dei frutti del sacramento. Ogni sacramento ha il suo fine ed il suo frutto; questo fine dev’essere conseguito e questo frutto preservato. Perciò, per il privilegio stesso del sacramento, io acquisto un diritto ai soccorsi necessari per la consecuzione del suo fine. Nei tre sacramenti del battesimo, della cresima e dell’ordine, questo diritto è basato anche su un carattere indelebile. Il battezzato ha diritto ai soccorsi che debbono “preservare la sua dignità di cristiano; il cresimato ha diritto a quelli che mantengono la sua forza di soldato di Cristo; il penitente ha diritto a quelli che mantengono la sua guarigione; chi riceve la comunione ha diritto a quelli che sostengono gli effetti del nutrimento divino; il malato ha diritto a quelli che prolungano la sua purificazione fino all’istante della morte; il sacerdote ha diritto a quelli che sono richiesti per il suo ministero; il coniugato ha diritto a quelli che sono necessari alle immense responsabilità della paternità.

Se sapessi conservare i miei diritti e reclamarli! Certo, se Dio me li dà, non è perché io vi rinunzi. Egli m’impone dei doveri perché li adempia; mi conferisce dei diritti perché me ne serva. Gli uni sono correlativi agli altri; se non uso gli uni non adempirò gli altri. No, non ho abbastanza fede in questi sacri diritti, ne ignoro troppo il valore; non penso né ad avvantaggiarmene, né a farli valere. I miei diritti trascurati fanno avvizzire i frutti dei sacramenti.

526. I tesori accumulati. – Ogni volta che ricevo un sacramento, questo produce nell’anima mia una scossa salutare, in quanto illumina la mia mente, infiamma il mio cuore e irrobustisce le mie potenze. È l’impulso divino dato alla mia vita. Se avessi fede in Dio, nella sua grazia, negli strumenti della sua grazia, sarei io così freddo, così pigro, così restio a ricevere soprattutto i due sacramenti che dovrebbero essere la quotidiana alimentazione e riparazione del mio interno? Tutti i tesori, in fatto di alimenti e di rimedi, si trovano in essi. Tutto m’invita ad usarli: la miseria che io sento, la facilità che mi è offerta, le esortazioni che mi sono rivolte, gli esempi che ricevo, l’esperienza fatta da me e da tanti altri, i desideri della Chiesa e quelli di Dio.

E malgrado ciò sono freddo! Bisogna dunque dire che mi curo poco di vivere per Dio e secondo Dio. O sacri tesori, vi trascurerei io tanto se volessi avanzare nella pietà? Chi pensa ad arricchire non è così indifferente dinanzi allo scrigno da cui può attingere a piene mani. Bisogna che, d’ora innanzi, io abbia una fede più viva, più pratica e più efficace nei germi, nei diritti e nei tesori dei sacramenti.