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La vita interiore di F. Pollien cap.VIII

LA VITA INTERIORE

semplificata e ricondotta al suo fondamento

Dom François Pollien

copertina libro

CAPITOLO VIII

GESÙ CRISTO

532. Invocazione. – 533. L’Incarnazione. – 534. La Redenzione. – 535. La vita mistica del Cristo. – 536. Questo libro è una prefazione. – 537. Non è che una prefazione.

532. Invocazione. – O mio Gesù, finora ho parlato assai poco di voi. Quanto è difficile parlar bene di voi e quanto poco so parlarne io! Vorrei contemplarvi e conoscervi per dire qualche cosa di voi. Ma, come Simon Pietro, lo stupore m’invade e non so far altro che gettarmi ai vostri piedi e dirvi: O mio Maestro, allontanatevi da me che sono peccatore! (cf. Lc 5, 8).

Ho parlato poco di voi e tuttavia non ho cercato qui che una sola, unica cosa: il segreto di divenire simile a voi. Ho cercato le profondità di questo segreto, poiché mi sembra che sia un segreto profondo. Non ebbi affatto l’ambizione di conoscere, come i santi, quale ne sia la larghezza, la lunghezza e l’altezza (cf. Ef 3, 18). Sono troppo piccolo per giungere a queste dimensioni. Ho voluto almeno trovare qualche cosa della profondità, cercare i fondamenti ed i primi elementi della carità, per arrivare, in seguito, a coglierne tutte le dimensioni.

533. L’Incarnazione. – Non mi sono dunque soffermato a contemplare la vostra sacra Persona e, nella sua unità, l’unione della divinità all’umanità. Non sono affatto risalito a questa prima legge della creazione, la cui integrità conteneva e continua a contenere l’idea completa di Dio. Là voi esistevate prima di ogni altra cosa, primogenito di tutte le creature (cf. Col 1, 15); capo del corpo, di cui gli eletti, angeli e uomini, dovevano essere le membra; re del creato, che universalmente era destinato a servirvi ed a formare la vita dei predestinati in voi. Neppure mi sono fermato finora a considerare il mistero della vostra Incarnazione, causa primordiale della creazione, che contiene la pienezza dell’idea creatrice, la forma completa di tutto ciò che sarebbe avvenuto dall’inizio fino alla consumazione dei secoli; luce vera che illumina ogni uomo (cf. Gv 1, 9); luce che lo illumina su Dio, su se stesso e su tutte le cose; luce, non solo di questo mondo, ma dell’eternità; luce che non ha bisogno del sole, né della luna per risplendere, perché il suo splendore è la gloria di Dio, e voi ne siete la fiaccola (cf. Ap 21, 23). Seduto ancora all’ombra, non ho potuto accostarmi all’irradiazione del vostro sole nel suo meriggio; la luce tuttavia mi è venuta da voi, diffondendosi parzialmente sull’incertezza dei miei passi.

534. La Redenzione. – Non ho contemplato neppure il mistero della vostra Redenzione, per mezzo del quale avete restaurato la gloria del Padre vostro e la felicità dei vostri fratelli, degradati dalla prevaricazione; per mezzo del quale ci avete restituita la grazia e la speranza della gloria. Non ho contemplato il sacrificio in cui avete offerto tutto voi stesso, spargendo il vostro sangue per la Chiesa che amate, al fine di santificarla, dopo averla purificata nel battesimo di acqua, mediante la parola di vita, per possederla gloriosa, senza macchia, senza difetti, ma santa e immacolata (cf. Ef 5, 26). Non ho contemplato nemmeno il mistero della sofferenza, iniziata col vostro annientamento nella carne, continuata durante i trentatré anni della vostra vita mortale, consumata sul Calvario; lungo martirio, in cui i vostri occhi hanno versato abbondanti lacrime su tante miserie, il vostro cuore ha accettato molteplici immolazioni, la vostra vita ha subito ogni sorta di umiliazioni e di privazioni, l’anima vostra ha portato il peso di tutti i peccati del mondo, che vi causarono un’agonia di sangue. Non ho contemplato la vostra Passione, con gli inesprimibili tormenti dell’anima e del corpo; la vostra Croce, strumento allora dei vostri ultimi supplizi e ora delle nostre benedizioni; infine, ultima testimonianza di amore dataci dopo morte, la piaga del vostro sacro costato, fonte aperta alla casa di Davide e agli abitanti di Gerusalemme, per lavare il peccato e l’impurità (cf. Zc 13, 1); sorgente divina in cui si alimentano i sacramenti. Non ho contemplato tutte queste munificenze della vostra carità, che soddisfa ai rigori della giustizia e che innalza al disopra di essa la misericordia; ne ho scorto appena qualche piccolo segno. E tuttavia non è proprio questo il grande sacramento della pietà, che è stato manifestato nella carne, giustificato nello Spirito, svelato agli angeli, predicato alle nazioni, creduto nel mondo, elevato nella gloria? (cf. 1Tm 3, 16).

535. La vita mistica del Cristo. – La vita che vivete in noi e che ci fate vivere in voi, quale estensione dei misteri della vostra Incarnazione e Redenzione; l’intimo delle comunicazioni in cui, divenuto nostro ceppo, noi siamo i vostri tralci; questo mistero della Chiesa universale, animata dal vostro spirito, dilatata dalla vostra linfa, che per mezzo vostro dà frutti di santità, prepara quaggiù le glorie eterne, forma nel suo seno i figli dell’immortalità e si avvia verso il numero completo dei predestinati, nei quali risplenderà in eterno la glorificazione voluta dal Creatore; questo termine della Chiesa eterna, in cui voi sarete tutto in tutti (cf. Col 3, 11 ), perché questa sarà la vostra vita manifestata nelle vostre membra; queste meraviglie così nascoste ora, perché troppo intime, così splendide lassù, poiché risplenderanno nella loro luce, così reale, poiché sono le nostre più sostanziali realtà; di tutto questo che cosa ho io considerato? Soltanto qualche barlume. Secondo quanto mi ero proposto in principio (n. 11), io non ho dunque trattato nessuna delle altezze di questi grandi segreti, né di voi, né della Chiesa, né della mia vita, né degli esseri creati.

536. Questo libro è una prefazione. – Ma se non ho visto le vette, ne ho forse toccate le basi o, per lo meno, le ho cercate. L’unione con voi, mio Dio, non è stata preparata ovunque? I suoi fondamenti non sono stati posti? Che ha voluto, che ha cercato la prima Parte? La subordinazione dei miei interessi, anche eterni, all’interesse di Dio; la limitazione del creato e dei suoi piaceri ad un compito esclusivamente strumentale, per il servizio della gloria suprema e della mia felicità in essa (Libro I); l’ordinamento del mio essere e della mia vita nell’unità della pietà (Libro II); la mia crescita per Dio mediante l’eliminazione di ciò che è falso dominio dell’umano (Libro III); le vette dell’unità, in cui mi consumo in Dio mediante la scomparsa di tutto ciò che m’impedisce di essere tutto suo (Libro IV). E così, cercando nel creato soltanto quello che si riferisce e mi conduce a Dio, io giungo finalmente a fondere, senza confonderli, i due oggetti della mia ricerca: la sua gloria e la mia felicità, nell’unità di un fine unico. Unione senza confusione né divisione: ecco lo scopo principale della prima Parte. E non è proprio questa la formula stessa del grande dogma della vostra Incarnazione? « Il dogma veramente centrale del cristianesimo, dice Solov’év, è l’unione intima e completa del divino e dell’umano, senza confusione e senza divisione ». Gli intenti del fine erano dunque tesi verso di voi.

Che cosa hanno cercato gli sforzi della via, nella seconda Parte? Di sottomettere la mia azione alle vostre leggi (Libro I), il mio essere alla vostra azione (Libro II), e, infine, di fondere queste due azioni in una sola, di cui voi siete il motore ed il direttore (Libro III). Anche qui, dunque, tutto si conchiude nell’unione.

Nella terza Parte, infine, gli sforzi del lavoro spirituale che miravano a mortificare le tendenze umane (Libro I) e ad orientare le aspirazioni divine (Libro II), non hanno cercato la loro vita nella vostra grazia? (Libro III). Voi siete dunque il mezzo unico al quale si collega l’economia degli strumenti.

Inoltre, nell’opera intera, quasi ad ogni pagina, le vostre parole non sono state la lampada dei miei passi, la luce dei miei sentieri? (cf. Sal 118, 105). Esse però sono state la mia lampada, non il mio sole; ho seguito solo dei sentieri, non la via regia; ma voi siete stato la mia luce; ed i miei sentieri erano diretti verso di voi.

537. Non è che una prefazione. – Qui si trova dunque la sostanza della vita cristiana, dal suo primo germe fino al suo pieno sviluppo. Ma non si trova che lo scheletro del corpo, l’armatura dell’edificio, le radici dell’albero. O Gesù, voi siete la vite ed io il tralcio (cf. Gv 15, 5). Voi siete il capo ed io sono il membro (cf. Ef 1, 22). Voi siete la pietra angolare, il fondamento (cf. Ef 2, 20), ed io sono una piccola pietra dell’edificio (cf. 1Pt 2, 5). Debbo crescere in voi, essere edificato su di voi, per l’eterna gloria del Padre vostro e Padre mio, Dio vostro e Dio mio. Voi siete il mio fine, poiché in voi debbo con­sumarmi nell’unità. Dovrò dunque studiare la vostra vita eterna in Dio e la vostra vita mistica nella Chiesa, per contemplarvi il mio fine.

Voi siete pure la mia via. Infatti, siete venuto in mezzo a noi a vivere la nostra vita, adempiendo la volontà del Padre che vi ha mandato, per condurci alla vita eterna mediante gli esempi della vostra condotta e le parole del vostro insegnamento. Nessuno va al Padre se non per mezzo vostro (cf. Gv 14, 6). Dovrò dunque studiare la vostra vita mortale ed i vostri insegnamenti, per trovare in essi la mia via.

Nella vostra umanità, avete voluto diventare mediatore fra Dio e gli uomini (cf. 1Tm 2, 5), ossia avete voluto farvi nostro mezzo vitale, meritandoci, con le vostre sofferenze e la vostra morte, le grazie della vita. Dovrò dunque studiare le vostre sofferenze e la vostra morte, per trovarvi i mezzi della mia vita…

Voi siete il ceppo ed io il ramo, voi il corpo ed io il membro. Il ramo vive con l’albero e della vita dell’albero; il membro vive col corpo e della vita del corpo. Così, o Gesù, mia vita, io vivo in voi e di voi. Da voi ricevo il sangue divino e la linfa divina. Da voi attendo la mia crescita.

Voi siete dunque il mio fine, la mia via, il mio mezzo. Voi stesso l’avete detto: « Io sono la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6). Dio non mi ha dato con voi ogni altra cosa? (cf. Rm 8, 32). O Gesù, conducetemi con voi in quelle vie della pietà in cui servirò, amerò e vedrò Dio nell’enigma della vita presente e nella luce della vita eterna. Amen. Fiat!

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