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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Neve sulle certose

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Cari amici, questo articolo lo realizzo per testimoniare la straordinaria nevicata che si è abbattuta nei giorni scorsi sull’Italia meridionale. Questo fenomeno meteorologico, insolito per il sud Italia, ci ha regalato immagini splendide, che non potevo non diffondere. La neve si è abbattuta copiosamente sulle tre certose presenti nella mia regione la Campania, e più precisamente sulla certosa di san Martino a Napoli, sulla certosa di san Lorenzo a Padula (SA) e sulla certosa di san Giacomo a Capri.

Le immagini che vi propongo, testimoniano l’eccezionale evento e ci mostrano come la neve si è adagiata sugli incantevoli spazi monastici certosini, donandogli un aspetto fatato.

Un grazie particolare agli amici che hanno realizzato questi sublimi scatti.

Chiunque abbia altre foto e vuole….può aggiungerle nei commenti.

A voi tutti buona visione!

La “mia certosa. san Martino, Napoli

 

La certosa di san Lorenzo Padula (Sa)

 

La certosa di san Giacomo, Capri

Un cortometraggio su Montalegre

Catturaaa

Nell’articolo di oggi, vi propongo un cortometraggio presentato al Villanueva Showing Film Awards. Stiamo parlando di un concorso internazionale di cortometraggi per studenti universitari dai 17 ai 25 anni, organizzato dalla Fondazione, insieme al Centro universitario Villanueva di Madrid. Questa iniziativa mira a incoraggiare i giovani a riflettere sui valori umani universali attraverso il linguaggio audiovisivo. Per questo motivo, ogni edizione sfida le giovani promesse cinematografiche di creare il proprio pezzo su un tema specifico basato su un valore universale come il silenzio, il perdono, la pace o la lealtà. Vi starete chiedendo che attinenza vi possa essere tra questo concorso ed i certosini. Ebbene uno dei cortometraggi in concorso è stato realizzato in una certosa, e più precisamente nella certosa di Montalegre (Tiana). Un occasione per noi amanti del mondo certosino di entrare tra le mura monastiche e vedere immagini inedite. Nei video che seguono, uno in lingua originale (spagnolo) ed il secondo con sottotitoli in inglese, siamo condotti da un ex vescovo venezuelano, presente in certosa per un periodo di discernimento vocazionale e da Dom Josè Manuel Rodriguez alla scoperta degli spazi conventuali. Immagini di rara bellezza e suggestione. Complimenti a chi lo ha realizzato!

“Meditationes”

copertina

36 I beni di questo mondo dicono ancora: ” Sei sicuro di disporre di noi nella libertà? Non sei forse trascinato da noi o a volere o a non volere questa o quella cosa? Io, il freddo, cosa passeggera e priva di senso, non ti costringo forse a cercare il caldo? Così si può dire di altre cose. Considera se puoi non desiderare il calore, quando sei nella morsa del freddo! Sei, dunque, nostro schiavo”.

37 Se una cosa putrida, orribile e innominabile, di cui si fa esperienza nella carne, seduce e rapisce a tal punto l’anima, di che cosa non sarà capace il Sommo Bene?

38 L’esperienza suscita un sentimento che può essere sia di attrazione sia di repulsione.

39 Anche sei rinvigorito dai beni di questo mondo e sei nella pace, soffri tuttavia per la presenza di topi, di pidocchi, di pulci e di mosche.

40 Desideri la pace per tre anni. Perchè, piuttosto, non cerchi quella che dura per un numero infinito di anni, cioè quella eterna (Pr 3, 2) ?

Alcuni aforismi di Dom Bonaventure D’Argonne

copertina bonaventure

Cari amici, in un recente articolo vi ho proposto un articolo su Dom Bonaventure D’Argonne, lo abbiamo conosciuto ed abbiamo appreso la fama raggiunta come letterato, con vari pseudonimi. Tra tuttti Monsieur de Moncade.

Celebri nei suoi testi furono argute e profonde massime lapidarie, gli aforismi.

Un aforisma è una breve frase che condensa un principio specifico o un più generale sapere filosofico o morale.

Di seguito vi riporto, tratto dalle sue opere, una selezione degli aforismi più celebri, composti dal certosino letterato.

scrivano

Ben poca cosa è una grande corona su una piccola testa.
( L’educazione, 1691)

Non avanziamo nel mondo quando abbiamo solo merito.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

È nel cuore di fornire i sentimenti, ma è nella mente di organizzarli.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

La retorica è l’arte di dire poche cose in molti modi.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

Se non ci fossero ingannatori nel mondo, non ci sarebbero quasi maghi.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

Il genio di Montaigne è rischiare tutto, il buon senso, la religione, la coscienza, la dottrina, per affermare un pensiero forte e un’espressione audace.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

Se non ci amassimo, non ci farebbe piacere essere amati.

(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

Si preferisce piuttosto annoiarsi con gli altri piuttosto che annoiarsi con se stessi.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

C’è una sorta di stupidità che segue da vicino una grande erudizione.
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

Sono stati trovati nel [XVII°secolo] telescopi, microscopi e si parla di trombe per aumentare la nostra vista e l’udito.Se continuiamo ad aumentare i nostri sensi, l’uomo alla fine diventerà immenso ma come macchina!
(Massime e riflessioni di Monsieur de Moncade)

Il cuore dell’uomo è un grande enigma che le persone più esperte del mondo non hanno ancora risolto

Occorre girare a lungo intorno all’uomo per trovare il lato buono

Tutta la nostra vita sulla Terra è solo una febbre continua, che ha i suoi rinforzi e le sue crisi nella misura in cui le nostre passioni si scatenano e si infiammano.

Della conversazione delle persone oneste si deve prendere soltanto quel che è necessario per diventare più capaci di conversare con se stessi

Se si dicessero solo cose utili nel mondo ci sarebbe un gran silenzio!

Dobbiamo contare i nostri amici solo dal giorno della loro morte

I sospiri e le lacrime sono gli ornamenti e le decorazioni dei nostri dolori

L’uomo è ancora più imperfetto nel cuore che nella mente

Mai si confiderebbe un segreto ad alcuno, se si avesse abbastanza forza per mantenerlo

Poeta giovane e storico vecchio, oratore fra le due età

Nel paese dei saggi, si parla poco e si scrive ancor meno

 

Meditiamo su tali frasi che appaiono sentenziose, ma che contengono verità inconfutabili!

 

 

Il forno ardente

Il forno ardente

dai racconti di Dom Sebastian Maccabe

attrezzi in cella

attrezzi in cella

Continuiamo a seguire il percorso del giovane Pedro, stavolta alle prese con tentazioni, che contribuiranno alla sua formazione.

Nelle lettere che Lanspergio scrisse ai suoi novizi, è difficile trovarne uno che non contenga riferimenti a tentazioni e prove. Egli consiglia la vigilanza per scoprire quando si avvicina la tentazione; l’apertura per dichiararlo e la fermezza al momento dell’assalto. D’altra parte, nella Lettera di Gesù Cristo all’anima devota, Lanspérgio aveva scritto:

“Non essere tentato dalle tentazioni, ma resisti sempre senza lasciarti vincere. Mentre resisti, non sei sconfitto, e qualunque cosa tu provi, ma contro la tua volontà e resistendola, non hai colpa in ciò. Non guardo ciò che senti, ma ciò a cui acconsenti. La sensazione è della carne, ma il consenso è della volontà. E per la carne e per i sensi può essere fatta qualche forza, ma la volontà non può essere costretta ad acconsentire, se così non fosse. “

Parole forti da un soldato esperto. Ma una recluta novizia potrebbe, non diciamoli, ma almeno pensarci? La volontà, cos’è questo e per chi, fino ad ora, non ha fatto se non vivere sotto l’impero dei sensi, con non poca ingenuità? Arriva un giorno inevitabile in cui i giochi dei ragazzi dovrebbero essere lasciati da parte e la vita, la battaglia della vita, deve essere presa sul serio. Il pericolo è che i sensi si sveglino più velocemente della volontà e seminino l’irrequietezza prima che ne sia pienamente consapevole.

C’era un giorno di festa, in cui non c’è lavoro manuale e Pedro vagava nel suo piccolo giardino, senza niente da fare. A dire il vero, era come un disoccupato. Stava molto bene quando, improvvisamente, penetrante e chiaro, arrivò a lui il suono delle campane provenienti dalla città. Questo suono suscitò davanti a lui una visione della grande chiesa cattedrale e della moltitudine dei fedeli. Quindi, per associazione di idee, Pietro immaginava come queste stesse moltitudini, dopo il servizio divino, diventassero al lato popolare della festa, che sapeva non sempre correva in onore di Dio o del bene delle anime. Ricordava l’immagine delle sue sorelle, aprendo casse costose e vestendosi con la migliore ostentazione di una festa. Poi, agitando le mani, hanno ballato una canzone selvaggia intorno a lui, finché lui stesso si è sentito attratto dal baccante vortice, nonostante la sua iniziale opposizione. È come una tempesta che sale in una valle alpina. In primo luogo, l’aria calda in un cielo di ottone, alcune nuvole scure che corrono veloci, e poi, prima che le campane della chiesa tocchino il pericolo, la tempesta improvvisamente esplode, con il fischio strappato dal vento, il luminoso fulmine, la rumorosa artiglieria del tuono e tutto il resto. Così è stato con Pedro. Aveva la sensazione di essere come la vergine della favola, saldamente incatenata alla roccia prima del drago che si avvicinava e il cui respiro bruciante già significava inquinamento. Prudentemente, Pedro decise di andare dal suo Maestro e gli raccontò tutto. Egli non ricevette adeguata consolazione, ma consigli su come affrontare questa situazione del tutto inaspettata. Povero ragazzo, pensava di essere al sicuro da tutto questo! Stava ricevendo la sua prima lezione sulla vita spirituale: quella della vita contemplativa del chiostro è una battaglia spirituale e che la lotta inizia contro sangue e carne, in preparazione per una battaglia ancora più terribile contro i principati o autorità nell’anima (Ef. 6,12) probabilmente quello che ha contribuito a mettere Pedro in piedi, dopo l’esperienza della prima rapina, era il modo pragmatico in cui il suo Maestro esaminava la situazione e ne dava la sua opinione. Disse che nel suo caso non c’era nulla di anormale e che se non avesse potuto annullare le sue paure per sempre, sarebbe servita come stimolante nella speranza di vincere la lotta. Senza dubbio il suo consigliere era ansioso, perché aveva già visto più di una fragile barchetta inghiottita da mari infuriati, come quello che affliggeva l’anima di Pedro. Non appena il novizio lo abbandonò, cadde in ginocchio implorando la vita di suo figlio. Quindi fece ciò che era in suo potere per fornirgli quello che potremmo chiamare un “calmante”, nel senso di un’opera insolita e pesante. Il giovane sarebbe tornato in ritiro con una compito speciale, che doveva iniziare immediatamente e essere completato entro un certo lasso di tempo. Avrebbe dovuto portare l’acqua, secchio dopo secchio dal pozzo del giardino alla sua cella, uno di quei lavori pesanti che Lanspérgio aveva assunto come atto di obbedienza, oppure tagliare grandi pezzi di legno per lo stesso scopo, e generalmente, questi impegni avrebbero tenuto il giovane in movimento nella cella il più possibile.

Il sabato arrivò, alla fine di una settimana che era sembrata un secolo alla causa delle loro terribili emozioni. Pedro trovò alcuni narcisi nel suo giardino e, come fece con tutto ciò che cresceva in lui, li tagliò alla Madonna, per metterli davanti alla sua immagine. Mentre versava acqua fresca nella piccola brocca in cui i fiori sarebbero stati messi, Pedro ebbe un leggero senso di delusione. Per sua madre sembrava averlo lasciato combattere la sua battaglia da solo. Si inginocchiò per offrire un rametto un po ‘sconsolato e invece di una preghiera, l’atteggiamento del suo spirito espresse meglio il rimprovero di un figlio amorevole. Era la prima volta che lei lo tradiva, se lo avesse avuto. Questo è stato un momento stabilito da Dio per l’armistizio: non c’è pace duratura in queste guerre. Con la repentinità di un comando proveniente dall’alto, il tumulto e il frastuono della battaglia cessarono e una strana calma prese il suo posto. “Hanno gridato al Signore nella loro angoscia e li hanno strappati dai guai, placato la tempesta con una leggera brezza, e messo a tacere le onde del mare. Si rallegravano di quella benevolenza “. (Sl 106: 28-30) Pietro sentiva, come sua madre lo aveva dolcemente attirato per le orecchie per aver dubitato di lei. E quale era il suo atteggiamento quando suo figlio stava attraversando quella dura prova? Osiamo interpretare la mente della Regina del Cielo? Saremo così audaci da cercare di penetrare i segreti dei tuoi pensieri? Perché no? Nel corso della sua corona stellata, sopra la sua alta sovranità, il più alto dei suoi titoli, unendo solo con la Vergine, è il titolo di Madre. È lo stesso Dio che chiama con questo nome sacro! E possiamo anche usarlo quando parliamo con lei, perché Gesù ci ha fatti suoi fratelli.

Quindi cerchiamo di essere semplici, e diciamo che durante quei giorni di duro combattimento che Pedro aveva appena attraversato, Ella non solo lo aveva guardato, ma anche aiutato. Sapeva quanto aiuto significasse per lui sapere che gli occhi della sua Immacolata Madre erano su di lui. E se non sentiva la sua presenza, era perché doveva imparare un modo più solido del senso. Ancora di più: Lei, la Regina Madre, si era presentata a suo Figlio, il Re dei cieli, e le aveva raccontato la sua storia. “Chiedi, mia madre, perché non posso togliermi la faccia” (1 Re 2:20), disse una volta un re della terra. A differenza di lui, infine, ha rifiutato la richiesta di sua madre, questo Re celeste ha dato il suo consenso a lei immediatamente, come se si aspettasse di essere invitato a loro, la beata Maria non lo può chiedere tutto quello che non si vuole concedere. Il momento di essere svezzati spiritualmente era arrivato e Pedro si fermò davanti all’immagine della Madonna. Era ancora suo figlio, ma ora suo figlio adulto, con un amore forse meno manifesto ma più profondo e con una grande fiducia nel suo cuore. (Le mie scuse, mia cara Signora, ma visto che sei la nostra amata Regina e Madre, sono sicuro che mi capirai). C’è di più, da quel momento, come giorno dopo giorno è stata recitata l’ordine delle preghiere Prima dice: “Sanctus Dio, Sanctus Fortis, Sanctus et Immortalis …” “Oh Santo Dio, Santo e Forte, Santo Immortale, hanno pietà di noi “, Pedro guardò il suo Signore in un modo nuovo. E ‘come passare un rinascimentale sentimentale ultra di Cristo a una di queste icone bizantine del Volto Santo, guardando attraverso l’abside della nave con un senso di potere maestà e inesprimibile. Gesù aveva attirato il suo giovane cuore con le corde di Adamo, con i vincoli dell’amore (Os 11,4), che non si ssarebbero sciolti mai più. Ora Pedro si sentiva intimamente unito al Corpo di Cristo, “Dio forte e vivente” (Salmo 41: 3). E sapeva anche che con la conoscenza acquisita della propria impotenza, alleata al potere efficace di Cristo, che era anche il suo, poteva sfidare ogni cosa. Avevo cominciato a prendere posto in quello stato di “uomo perfetto”, questa maturità che porta a “la misura di Cristo nella sua pienezza” (Ef. 4,13). L’anno della libertà vigilata si stava avvicinando alla fine e Dom Lanspergio aveva presentato il suo parere favorevole alla comunità, quest’ultima votò a favore della professione di Pedro. La data era fissata per il 24 giugno, il giorno di San Giovanni Battista.

“Meditationes”

copertina

31 Rifletti su queste due esperienze: ingerire ed espellere. Quale delle due ti gratifica di più, mediante ciò che provi attraverso l’una o l’altra? Una ti carica di cose inutili, l’altra te ne libera. Considera con attenzione a che cosa ti giovano entrambe: aver tutto divorato e aver fatto questa esperienza. Non rimane alcuna speranza. Lo stesso accade in tutte le percezioni dei nostri sensi. Guarda, dunque, quale felicità hanno causato in te tutte le realtà di questo genere, sia realmente sia nella speranza, e in tal modo giudica quelle a venire. Pensa, ti ripeto, alle gioie passate e allo stesso modo giudica quelle future. Le cose in cui speri sono tutte destinate a perire. Che cosa ne sarà di te dopo tutto questo? Ama e spera ciò che non passa.

32 Assolutamente nulla deve essere la tua gioia, nè te stesso nè alcun altro, se non Dio.

33 La bellezza e la forma dei corpi che periscono ti avvolgono e macchiano la tua coscienza – quasi sillabe di un poema modulato da Dio – facendoti soffrire. La ruggine che si era accumulata, infatti, è stata raschiata via.

34 L’avversità ti dice: ” Tu ti sforzi di allontanarmi, ma non puoi in nessun modo proibirmi di passare, anche se tu volessi. Non mi è possibile, comunque, rimanere, poichè non sono che una sillaba nel poema del Signore”.

35 I beni terreni dicono: “Se Dio ci guarisse dal male della corruzione, che cosa faresti? Nello stesso uso che tu fai di noi, rifletti su come ne sei reso migliore, o su quello che non puoi sperare per l’avvenire. Tu ci conosci per esperienza, e dunque? Vuoi essere trasformato in noi, o preferisci che sia l’inverso’ Che cosa c’è fra noi e te (Mt 8, 29) ? Perchè ti addolori per la nostra perdita’ Noi preferiamo perire secondo la volontà del Signore, che rimanere per compiacere la tua cupidigia. Noi non ti ringraziamo affatto per questo amore che ci porti, anzi ridiamo di te come di uno stolto. A chi in effetti, dobbiamo obbedire innanzitutto? A Dio o a te? Dì “a te”, se osi. Ecco qual’è pressocchè tutta la tua funzione: divorarci e trasformarci in putridume. Questa è la tua utilità, il tuo potere. Grazie a te la fame che suscitiamo passa in fretta, poichè tu non puoi farla durare a lungo. Ecco il tuo sforzo, la tua felicità: non essere privato delle nostre sozzure, dinanzi alle quali volentieri soccombi, al punto che per mezzo di esse il diavolo ti corrompe e ti fa violenza, non senza provare grande piacere e gioia per la tua caduta e per la tua rovina”. O immagine di dio (Cor11, 7;Gn1, 27) forse è per questo che gli sei simile? E’ così che Dio agisce? Egli in verità, non può essere nè sedotto, nè costretto da alcunchè.

Un certosino intervistato

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Vi propongo una intervista, rilasciata da un monaco certosino alcuni anni fa, ad una rivista portoghese. In essa il giornalista pone al religioso una domanda molto semplice: ” Che cosa è per te la preghiera?” Leggiamo insieme la sua esaustiva risposta.

” Chiedere ad un monaco certosino” cosa significa per te la preghiera?” è come chiedere cosa significa il mare per un marinaio… è tutto!
La preghiera è la mia professione, la mia vita, la mia occupazione, il mio affetto, la mia vocazione, il dono che Dio mi ha dato.
La preghiera è lo scopo della mia esistenza. Il mio senso della vita. La preghiera è un mezzo per glorificare a Dio; ma anche, per questo, è la fine a cui si ordinano molti altri mezzi, cioè tutta la mia vita quotidiana.
In questa, il primo e principale aiuto per la mia contemplazione mi viene dal tempo, abbondante, che dedico alla divina rivelazione. Quindi, più che contemplazione, la chiamo “audizione”; audizione attenta della parola di Dio nel silenzio e solitudine del monastero.
Dio nella certosa si rivela come un essere vivente, personale; come qualcuno che vede e vuole. Ecco il fondamento della preghiera cristiana. Non pregheremmo se Dio fosse solo qualcosa, un’idea, o un essere inanimato. Questo rapporto personale diretto con Dio vivo è proprio nello stile certosino di pregare. Dico certosino, perché noi, esperti di contemplazione, ci dedichiamo soprattutto alla preghiera solitaria. Altri vanno in direzioni diverse, hanno altri carismi. Alla Certosa viene chi si sente intimamente attratto dall’invito di Gesù ad entrare nella stanza e pregare il padre in segreto. Preghiera, per me, certosino, significa soprattutto preghiera solitaria.
E ‘ vero che tutti questi eremiti che convivono in una certosa si riuniscono tre volte al giorno nella liturgia comunitaria. Ma anche allora, cercano di cantare spontaneamente, sempre senza prove preliminari, o al buio, in un relativo isolamento che favorisca l’unione intima, diretta con Dio.
Del resto, è proprio questo rapporto con Dio che ci unisce, nel Signore, a tutti i nostri fratelli. Ai presenti e agli assenti. Il cuore, lungo e acceso nella solitudine, copre l’intera umanità. Quindi tutti noi, quelli che siamo chiamati ad una vita puramente contemplativa (o “uditiva”, come io la chiamo! ) ci troviamo nel cuore della Chiesa, e nel cuore del mondo, e la nostra missione consiste nel mantenere viva nella chiesa questa dimensione contemplativa “.
(da un certosino di Scala Coeli; articolo nella rivista “Communio”, Lisbona, 1985).

Preghiera per la Quaresima

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Oggi, Mercoledì delle Ceneri segna, nella tradizione cristiana, l’inizio della Quaresima, il tempo di preparazione alla Pasqua. Ecco per voi una splendida preghiera composta da Guigo il certosino.

 

Signore, che non ti lasci vedere se non dai cuori puri, io cerco di capire, leggendo e meditando, cosa sia e come possa conseguirsi la vera purezza del cuore, per diventare capace, grazie ad essa, di conoscerti almeno un poco. Il tuo volto Signore, ho cercato; a lungo ho meditato nel mio cuore, e dal mio meditare è scaturito un fuoco, e il desiderio di conoscerti sempre più a fondo. Quando spezzi per me il pane della Scrittura, ti fai riconoscere, e quanto più ti conosco, tanto più desidero conoscerti, non più soltanto nella scorza della lettera, ma nella percezione sensibile dell’esperienza. Non chiedo questo, Signore, per i miei meriti, ma per la tua misericordia. Riconosco infatti di essere un indegno peccatore, ma «anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni». Dammi dunque, Signore, la caparra della futura eredità, una goccia almeno di pioggia celeste per rinfrescare la mia sete, perché ardo d’amore.

L’ incontro con Dio avviene in silenzio

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Sebbene il silenzio non si cerchi per il silenzio, la realtà è che è presente in ogni momento. Questa la domanda fatta a Dom Dysmas de Lassus nel libro del cardinale Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore” .

La risposta, è come sempre, semplice acuta dalla quale si percepisce una profonda umiltà.

“Questo è il nostro desiderio più fervente, ma ” Raggiungiamo questo ideale?” Siamo realisti: Anche tra i certosini esiste il rumore; lo sappiamo troppo bene. Risulta paradossale che il silenzio esteriore e la solitudine, il cui obiettivo è facilitare il silenzio interiore, cominci esponendoci a tutto il rumore che è in noi.

Se porti in tasca una radio accesa , è possibile che nel mezzo del trambusto di una città o di una strada non te ne accorgi perché il suo suono è mescolato con quello dell’ambiente circostante. Ma se si entra in una chiesa, non tarderai a percepire che dalla tua tasca si leva un parlottare, la prima cosa che si proverà a fare e tentare di spegnerla. Ma, purtroppo non esiste un pulsante che riduca il parlottio della nostra immaginazione….La prima fase consiste nell’essere cosciente di ciò anche se non ci piace.

Il silenzio che regna in una certosa non è sufficiente. Per raggiungere la comunione nel silenzio è necessario un compito di lavoro radicale. Dobbiamo armarci di pazienza e dedicare ad esso ardui sforzi. Quando alla fine la nostra immaginazione accetta di collaborare e rilassarsi, i momenti di profonda intimità con Dio pagano a caro prezzo gli sforzi che sono stati necessari per dare spazio a Lui.

Ma noi non siamo capaci di creare la intimità con Dio; essa procede sempre dall’alto; quello che a noi spetta è costruire l’ascolto dove possa aver luogo l’incontro. La solitudine ci aiuta. E’ molto più facile raggiungere il silenzio interiore quando siamo da soli. Mi è sempre piaciuto il momento dell’orazione solitaria in cella che precede l’ufficio notturno nella chiesa. Questo momento appena colto, a metà della notte, ha qualcosa di eccezionale. Non idealizzerò, non dico che in quel momento vi è sempre la pace del cuore, ma in generale la comunione silenziosa cresce con una maggiore naturalezza.Mi piacerebbe prolungare quel raccoglimento durante l’Ufficio nel coro che poi segue, ma poche volte riesco a recuperare la stessa qualità di comunione, perchè la dimensione comunitaria della liturgia consente il movimento dei pensieri. Mentre ci sono innamorati nel mondo, che cercheranno di stare da soli per cercare in silenzio l’incontro. Forse questo è il modo più semplice per spiegare la nostra scelta di vita. Il silenzio e la solitudine certosina acquistano il loro significato nell’immenso desiderio di intimità con Dio. Per i figli di san Bruno il silenzio e la solitudine sono il luogo perfetto per l’incontro da cuore a cuore”.

“Meditationes”

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26 Una sola febbre allontana da te coloro contro i quali combatti, cioè i piaceri dei cinque sensi. Che cosa ti resta da fare, dunque, se non ringraziare.Dio per la vittoria (Cor 15 57)? Ma tu al contrario,odiando la libertà, cerchi ciò che ti fa soccombere.

27 Quale speranza può esserci, se ti volgi spontaneamente ai lacci e agli strali del nemico e non solo non li eviti, ma li abbracci volentieri e ti esponi a essi? Cerchi rifugio ora dagli uni ora dagli altri, li consideri un rimedio, una consolazione,li desideri, ma non soffri se essi ti lasciano.

28 L’avversità ti spinge a ricercare la pace. Ma tu, cieco, continui a desiderare quelle cose che, mentre le ami e le desideri, ti rendono la pace assolutamente impossibile:

29 Accogli la verità con gioia, come il Signore stesso. Sopporta la menzogna nella pace, oppure respingila.

30 Tu ignori di essere legato e, come i cani, non cerchi di liberarti.