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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Un sermone per la Candelora

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Nell’articolo odierno, in occasione della ricorrenza della cosiddetta Candelora, voglio offrirvi un sermone capitolare estremamente intenso di un priore certosino rivolto alla propria comunità.Vi ricordo che fino alla riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, e tuttora nella forma straordinaria del rito romano, la festa è chiamata Purificazione della Beata Vergine Maria.

Miei venerabili padri e cari fratelli,

In questo giorno di purificazione, Gesù per la prima volta si è ufficialmente donato a suo Padre. Si è donato completamente mentre si dava sulla croce, quindi non è senza motivo che Simeone, illuminato dallo Spirito, unisce questi due misteri. Quando vede Gesù che si offre nel tempio al Padre, griderà in una visione profetica: “Ecco, egli è posto per la caduta e l’ascesa di molti in Israele, e per essere esposto a contraddizione. “

Quindi il giorno della Purificazione è, allo stesso tempo, il dono di Gesù a suo Padre, l’alba della redenzione e il mistero della croce.

Gesù, in questo giorno, si è donato completamente, ha affermato al Padre che gli apparteneva senza riserve, che poteva contare su di lui in tutto e per tutto. Questo dono totale di Gesù nasce dal dono totale dell’amore che la Parola dà al Padre nella Trinità. Gesù partecipa con tutta la ricchezza della sua natura umana. D’ora in poi, farà tutto ciò che il Padre vuole, e può già pronunciare le parole che pronuncerà la sera della sua vita: “Mio Padre ed io siamo una cosa sola”.

Questo dono porterà Gesù alla croce. Maturerà lentamente l’anima di Gesù, manifesterà l’anima sacerdotale che il Padre voleva che avesse. Non è solo nel suo nome personale che si dona oggi, è – in un certo senso, è vero, ancora oscuro e velato – come capo della razza umana. È un bambino misto a uomini, confuso tra i peccatori, è una donna umile che chiede di essere purificata, che si presentano oggi nel tempio. Né Maria né Gesù hanno mentito nei loro sentimenti. Erano consapevoli della miseria umana e hanno accettato di prenderlo interamente, totalmente. Si sono dati ad entrambi e a Dio.

L’anima di Gesù è già lì nel germe intero: un’anima sacerdotale consegnata alla santità di Dio, che prende tutto, lacerato tra questa santità e la miseria degli uomini di cui è il capo e che assume pienamente. . Senza dubbio, oggi viene comprato da due colombe che saranno sacrificate al suo posto, ma sa che questo è solo un simbolo, che verrà un giorno in cui dovrà essere veramente immolato per salvare la giornata. mondo, e che in questo momento come oggi sua madre starà vicino a lui.

Egli già indovina questo momento e lo accetta in una dolorosa gioia, gioia del dono a Dio e agli uomini, tristezza nel vedere che le sue stesse sofferenze saranno vane per molti; ma anche gioia nel vedere che tanti uomini saranno salvati e che nella Gerusalemme celeste, irradiando l’amore della Parola stessa, sarà la luce delle nazioni e la gloria di Israele.

Sono state queste prospettive a illuminare l’anima di Simeone, illuminate dallo Spirito, e gli hanno fatto cantare il suo “Nunc dimittis”. Anche noi, se vogliamo davvero partecipare a questa celebrazione, dobbiamo aprire i nostri cuori a queste prospettive e accogliere in noi stessi i sentimenti di Gesù. Dobbiamo ascendere al santuario della nostra anima più profonda, dove Dio è, e lì dobbiamo chiedere a Maria di presentarci al Padre come una volta ha introdotto Gesù. Dobbiamo attraverso di lei e attraverso di lei donarci con tutto il cuore, totalmente, partecipare al dono dell’amore della Parola e di Cristo nella Trinità, sviluppare pienamente secondo la nostra misura questa grazia che ci è stata data nel giorno del nostro battesimo. Al momento della nostra professione, ci siamo impegnati con il voto di conversione della morale. Oggi, dobbiamo rinnovarlo con piena consapevolezza. Ci doniamo al mistero della croce. Non dobbiamo dimenticare che accettiamo la sofferenza per salvare il mondo, che accettiamo di confrontarci con la contraddizione, la sofferenza fisica e morale. Dandoci come Gesù e Maria, accettiamo di morire sulla croce.

Il primo sacrificio sarà senza dubbio quello di abbandonare in questo giorno il nostro orgoglio, non di considerarci tra i giusti ma, come fece Gesù, tra i peccatori e gli umili e offrirci, in tutta verità, come tali padre.

Poi scompariranno i severi giudizi sui nostri fratelli, il piacere di criticare o denigrare, i rifiuti di rendere servizio, le vane scuse davanti alle nostre miserie e ai nostri difetti. Allora nascerà l’umile obbedienza a tutti, la gioia di essere giudicati e condannati male, la pace prima dell’abbandono di Dio. Tutto questo fa parte della nostra condizione di peccatori.

È solo quando portiamo i nostri peccati e la nostra croce che la festa della purificazione avrà il suo vero significato per noi. Daremo veramente noi stessi a Dio come veri peccatori che solo il suo amore e la sua misericordia possono salvare.

Ma questo mistero si apre, te l’ho detto, sulle prospettive di gioia. “Luce delle nazioni e gloria di Israele”, disse Simeone di Gesù. Possiamo dire lo stesso dei santi, che si sono umilmente donati con Gesù e da Gesù e Maria. Da qui in poi, sono la luce e la gloria della Chiesa, risplenderanno come stelle nella Gerusalemme celeste, in una gioia eterna. Ed è a questa gioia che finalmente ci invita oggi. Così sia.

Purificazione della Beata Vergine Maria 1969

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