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La professione (prima parte)

La professione

(prima parte)

accettazione

Per il giovane Pedro il gran giorno della professione è arrivato!!!

“De Ventre”, cantava il cantante, e il coro continuava l’Intróito del giorno di S. João Baptista, che è, con la possibile eccezione della messa di Natale di mezzanotte, la più appropriata di tutte le graduali professioni religiose, per una professione certosina.

Dal grembo di mia madre il Signore mi ha chiamato per nome, ha reso la mia bocca come una spada affilata; Mi ha protetto sotto l’ombra della sua mano e mi ha fatto come una freccia scelta (Is 49,1-2).

Queste parole hanno fatto si che Pedro vedesse, in rapida sequenza, immagini della sua vita dai suoi primi anni fino a quel giorno. Come Dio lo aveva sorvegliato fin dalla prima infanzia. Lo sguardo attento di sua madre là nella Foresta Nera, la chiesa parrocchiale con le sue prime preghiere e i primi segni di una speciale chiamata di Dio, come se avesse dolcemente sussurrato il suo nome alle sue orecchie. Ora, dal silenzio della vita, che era il fine a cui dedicarsi per tutta la vita, le sue labbra si muovevano così spesso a pregare, sarebbe stata una spada del Signore nelle loro battaglie per la terra, protetti e guidati da lui nella sua breve carriera universitaria e nella sua cella solitaria. Si sentiva come una freccia nascosta nella faretra divina, pronta per essere lanciata come gli serviva l’Arciere delle anime. La canzone era piena e sonora. Non c’era una sedia di coro vuota. Persino il vecchio Dom Vincent, sempre a letto e quasi cieco, era stato portato in chiesa da due giovani e corpulenti fratelli prima dell’inizio dell’ora di Terza. lui è rimasto, seduto nella parte posteriore della sua sedia, la soddisfazione di essere testimoni, almeno con la sua presenza, la mia gioia di vedere un’altra anima prendere il suo posto nel lavoro di preghiera, di lode e di pentimento che avrebbe lasciato a breve . Il sacerdote sacrestano aveva preso tutti i migliori ornamenti per adornare la giornata. Qui c’erano i quattro santuari argentati di Santa Barbara a forma di torre, disposti tra i candelabri. Di fronte a loro, ai lati della croce, un ara di ottone lavorato e arricchita con placche smaltate, contenente uno, numerosi resti della Vergine, e gli altri reperti di vari Santi, tra i quali Bruno, il fondatore recentemente canonizzato. Tutto questo per formare, per quanto possibile, una corte di testimoni celesti di quegli impegni che Pedro avrebbe assunto in pochi istanti. L’altare era stato rivestito con un coprialtare che mostrava la trinità al centro, eseguita con tanta abilità, che le linee del ricamo ricordavano il vigore di uno specialista. Inoltre, l’altare è stato decorato anche con quello che potremmo chiamare le rose ‘Tudor’ e oltre il recinto in rilievo, circondato da un bordo di tali rose e le spine rami d’oro, aveva intrecciato la scritta:

MAGISTER ADEST ET VOCAT TE (Il Maestro è qui e ti chiama, Gv 11,28).

 

Nel mezzo di un’atmosfera così festosa, a volte corriamo il rischio di dimenticare qual è il miglior cappotto dell’altare: il perfetto sguardo fisso su una tovaglia bianca impeccabile. Perché non è giusto che l’intero tavolo per la Cena, con la sua patena e il suo calice, sia superiore a tutti gli altri quando il Re celebra il matrimonio di un figlio?
Pedro era in un vortice di devozione e distrazioni. Ora c’era la parte che doveva suonare, preparata con cura nella modesta cerimonia. Se si potesse paragonare Pedro ad una farfalla, con la stessa l’ansia di quando è pronta per uscire dal bozzolo e di ottenere il primo volo, tale era quella di Pedro nel momento in cui sarebbe stato spogliato del proprio mantello novizio bianco e gli sarebbe dato la sua nuova cocolla bianca. A poco a poco, come progrediva la Messa, stava prendendo il controllo di se stesso e il rumore dei pensieri che distraggono ha dato modo al silenzio e il canto solenne del rito, proprio come nella “Ouverture 1812” di Tchaicowsky la rivoluzione della musica selvatico è, alla fine, dominato dal grave canto di Kiev.
I suoi vari pensieri sul grande atto che stava per realizzare erano gradualmente concentrati in uno. Non il sacrificio di se stesso, che sarebbe poi il motivo per cui stava cominciando a capire che per spostare davvero perfettamente i nostri occhi devono essere non solo lontano dalla vanità del mondo, così come l’auto compiacenza segreta, nascosta in eccesso di introspezione. È stato dato a Dio per un olocausto. Ma non ti appartiene più? Cosa possiamo dare a Dio per tutto ciò che ci ha dato? Niente che non sia già completo.Tutto ciò che possiamo fare è rivolgere gli occhi al Signore con gratitudine, amandolo per i suoi benefici (questo è il suo dono) e adempiendo la sua adorabile volontà in tutte le cose.
“Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” (Mc 12,30). – scrive Lanspérgio – questo è il culmine della perfezione. È per arrivare all’osservanza di questo comandamento che tutto ciò che è stato scritto è stato scritto. Dall’osservanza di questo comandamento dipendono la Legge e i Profeti. È la causa di questo comandamento che le leggi ecclesiastiche, le statue e le regole dei monaci, infine, tutte le ordinanze esistenti sono state stabilite dalla Chiesa. È per questo motivo che sono stati stabiliti: per raggiungere la perfezione di questo comandamento. Questo vale per tutti, per il popolo e per i sacerdoti, per i monaci e per il cristiano comune. Chi ha raggiunto questa perfezione non ha bisogno di entrare in un monastero; ma non importa se vive in casa o fuori, in campagna o in città, nella foresta o nel convento, o come nero o bianco come chiunque ami Dio con tale perfezione. No, non è impossibile raggiungerlo nel mondo, ma pochi arrivano lì con difficoltà. Molte sono le seduzioni e le trappole che le fanno tornare indietro, molte sono le occasioni in cui cadere. Ma voi, cari figli, insegnati dallo Spirito di Dio, come ci aspettiamo, desideriamo offrirvi per il servizio di Dio come un sacrificio perpetuo. Tu non vuoi amarlo un giorno, ma tutta la tua vita. Non amarlo con misura, ma perfettamente come Lui stesso ha insegnato che uno dovrebbe amarlo, cioè con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente. Per iniziare bene non è sufficiente, ci deve essere la perseveranza, l’unica che può strappare la corona della giustizia che il Signore donerà a coloro che chiedono, che chiamano e che cercano, come Lui stesso ha promesso (Lc 11.9).

Allora, dì a te stesso in questo modo: è Gesù che mi ha chiamato, è Gesù che mi ha stabilito in questo luogo. Così, Signore, mio Dio, io non ti abbandonerà, non voglio essere ingrato prima di un così grande vantaggio, non voglio trascurare la grazia della vostra chiamata, ma vinco con l’aiuto della tua grazia tutta l’accidia e la miseria che a volte è nel mio cuore. Tutto ciò che è stato o sarà difficile, ora, per te e per il tuo amore, dolce Gesù, sarà non solo tollerabile, ma anche lieve. Aiutami, mio Signore e mio Dio! E insegnami non solo a conoscere, ma anche a fare la tua volontà, perché tu sei il mio Dio e io sono la tua opera e la tua creatura. “Stringimi, sostienimi con la tua grazia, e mantienimi, guidami, possiedimi e restituiscimi interamente alla tua lode, al tuo amore ed a tutto ciò che ti piace”.

Continua….

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