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La mansuetudine di Maria

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La Vergine presenta il bambino Gesù ai certosini. Felice Brusasorzi (1548)

Cari amici iniziamo questo mese di maggio dedicato a Maria con un sermone capitolare di un Priore certosino. Egli si sofferma sulla mansuetudine di Maria. Una sintesi eccellente di questa virtù, che si conclude con una implorazione alla Vergine per i certosini. A tutti buon inizio di mese mariano.

“Vergine unica e dolce tra tutte”. Così chiamiamo Maria in un inno che recitiamo ogni giorno: vorrei meditare con voi per un istante l’esempio della sua dolcezza. Il Vangelo ci dice che i miti possederanno la terra, ma ci dice anche che violenti sono quelli che conquisteranno il paradiso. Il paradosso scompare se comprendiamo che l’uomo spirituale regna la mitezza in tutte le sue azioni verso gli altri, e la violenza, invece, nella prontezza e nella purezza con cui obbedisce al richiamo dell’amore. È esattamente l’opposto di ciò che fa l’uomo carnale, spietato con il vicino di fuori, ma senza ardore per la giustizia o passione per la verità dentro di lui. La violenza degli spiriti è inseparabile dalla loro mansuetudine, e questo è presto perso se non si sa come opporsi a un ripudio categorico alla menzogna che è nascosta in ogni scusa o emozione per se stessi. Tagliare con un sì o con un no una discussione interna: questa franchezza senza contemplazione per noi stessi, a cui il Signore ci invita, è la condizione che deve essere soddisfatta in primo luogo perché l’anima sia liberata e conquisti il meraviglioso privilegio della mitezza. Questa virtù che distingue la Beata Vergine tra tutte le donne non può non essere essenziale. Osserviamo anzitutto che la dolcezza di Maria è come una replica della dolcezza di Dio. La Beata Vergine è uno specchio liscio e pulito, così esente dalle proprie deformazioni che in esso si guarda con piacere e senza riserve l’essenza divina. I doni dell’Essenza sono in lei, riflessi nella sua umiltà. Per questo motivo è l’oggetto della contemplazione della Vergine Immacolata; la sua purezza risponde a quella dell’Atto puro e ce lo rivela.

La mansuetudine è, infatti, un modo di procedere propriamente divino. La violenza è la manifestazione di un’autorità che si sente debole: Dio non ha bisogno di rompere le stelle per prevalere. La mansuetudine di Dio non è altro che la sua onnipotenza; e la mitezza di Maria, che è l’obbedienza per eccellenza, è confusa in un certo modo con lei. Lasciamo andare senza pretese di amor proprio, concedendoci pacificamente in quello che ci chiedono: questo è ciò che ci rende conformi alla Santissima Vergine, che ci fa ereditare il suo fascino e i suoi poteri. Poiché Dio non dà nulla, non può negare nulla a colui che è si offre con tutto il suo cuore.

La mansuetudine con le creature è fatta di pazienza e rispetto nei loro confronti. Si è detto della mitezza che era la corona delle virtù cristiane e poco più che una virtù. In effetti, è una grazia singolare, che permea tutto l’uomo e tutti la conduttura, che si estende per l’uomo inferiore, per le cose inanimate. La saggezza è mite; L’intelligenza è mite, perché l’oggetto deve essere rispettato per capirlo: e la mansuetudine, la dolcezza, sono intelligenza. La dolcezza, la mansuetudine, è verginale, è materna, e senza di essa nessuna azione sulle anime può essere profonda o efficace, abbiamo detto che è fatta di pazienza e rispetto. Di pazienza prima. L’anima conserverà, infatti, la mansuetudine, se non è disposta a rinunciare spesso al suo diritto, a soffrire ogni giorno ed a volte crudelmente. Ma, d’altra parte, è vero che la mansuetudine disarma tutti gli avversari, che rimuove il dolore dal veleno. Le nostre sofferenze sono in gran parte composte da ribellione, mancanza di flessibilità e abbandono, ed è vero che dobbiamo fare violenza a noi stessi per prepararci a deporre tutta la violenza, ma in un modo più generale e più profondo, quel rispetto e questa pazienza che dobbiamo tenere come esempio Maria, secondo l’esempio di Dio, nei nostri rapporti con le creature, ne abbiamo bisogno anche per noi stessi. Ci vuole molta pazienza con l’anima senza bisogno di parlare del corpo: la più grande esposizione di energia naturale non ci darà il potere di aggiungere un gomito alla nostra statura, Nostro Signore lo disse, e non cambia molto in termini di carattere, sempre piuttosto cattivo, che abbiamo per nascita e per educazione. Ma colui che riconosce francamente ciò che è, e chi per lo stesso si libera dalla tentazione di criticare gli altri; e che, nonostante questa confessione, non smette di rinnovare i suoi sforzi ogni giorno, chiudendo gli occhi sul risultato, non perseverando per Dio e non contando ma con la sua gentilezza, che fa più che migliorare: è lasciato e consegnato a Dio, a chi l’umiltà in amore dà più gloria di qualsiasi successo. Ognuno deve rispettare la sua anima, figlia di Dio e fidanzata con lui; Deve prestarsi all’azione dello Spirito Santo in esso, secondo il Suo piacere. L’anima è così delicata che solo Dio può toccarla. Chiediamo alla Vergine Santa di comunicarci la sua mansuetudine: è lei che si riserva a Dio e ci rende casti nel senso più alto, cioè liberi da ogni forza e pronti per la venuta dello Sposo.

Virgo singularis Inter omnes mitis,

Nos culpis solutos

Mites fac et castos,

Amen.

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