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Fratello Pedro Raymont

Fratello Pedro Raymont

Professo di Val de Cristo

cartuja de Val de Cristo

Aragonése di nascita, Raymont proveniva da una famiglia di lavoratori onesti. In considerazione della precaria situazione dei suoi genitori, ha imparato un mestiere – quello di giardiniere. Divenne in breve tempo, molto abile e visse del suo lavoro, affrontando i suoi doveri cristiani ai quali era sempre fedele. Nonostante si preoccupasse di tenersi lontano dalle cattive compagnie, una paura istintiva del male lo colse. Qualunque cosa prendesse, qualunque cosa fosse necessaria per sfuggire alle trappole che i suoi compagni gli tendevano, preferiva ritirarsi in solitudine. In effetti, scomparve un bel mattino e circolarono voci che si fosse appena entrato nel convento Nuestra Señora de las Fuentes – un piccola certosa lontano dalla sua città natale. Il bell’aspetto del giovane, la sua aria raccolta e il suo ufficio – di cui parla con competenza – tutto abbondava in suo favore. Così fu ammesso immediatamente tra i conversi.

Con l’alta idea che si era formato della vita monastica, si mise coraggiosamente sulla via dell’osservanza, facendo del suo meglio per diventare un modello. Purtroppo le cose lasciavano a desiderare in questa casa. Fondato nel 1507 e incorporato per ordine nel 1519, fu chiuso quarant’anni dopo. Rioccupato all’inizio del diciassettesimo secolo, non era ancora perfettamente organizzata, quando Raymont arrivò per iniziare il suo noviziato. Con un piccolo gruppetto di monaci, era difficile seguire rigorosamente gli statuti. Obbligati a moltiplicarsi, spesso a scapito dei loro esercizi spirituali, i Fratelli hanno risposto con grande difficoltà ai bisogni del momento. Questo stato di cose non ha mancato di sorprendere il nostro aspirante. Non comprende, ovviamente, l’imprevisto che porta le fondamenta. È soprattutto che dobbiamo arrivare al più urgente. Così, anche ai nostri giorni, fate saggiamente – non per esporre le nascenti vocazioni – a non affidare questo lavoro a uomini esperti. Raymont, nel timore di compromettere il suo futuro religioso, chiese di passare alla certosa di Val-de-Cristo, una casa in tutta una buona osservanza regolare. Fu autorizzato. Felice di sentirsi accontentato, il buon Fratello si è dato corpo e anima alla preghiera e al lavoro, – queste due cose che riempiono l’esistenza dei nostri conversi – facendoci parte l’un l’altro nella misura voluta dallo statuto. Non capiva che un’anima consacrata avesse vacillato – questa è la parola – con il buon Dio sempre così liberale nei suoi confronti. Lo dice apertamente a chiunque voglia ascoltarlo, e specialmente a quelli che sembrano rallentare sulla via della perfezione. Questo zelo prematuro a volte attirava risposte amare. Ma egli non si è mai offeso. E, per così dire, offesi finirono col sorridere, così pieni di bontà e pietà, furono le battute di fra Pedro. Egli ha esercitato la carità fraterna con non meno ardore nei suoi rapporti con i Padri. Avendo adottato una linea di condotta, mai per entrare in una conversazione senza mescolare alcune parole edificanti, aveva ogni giorno come portinaio numerose occasioni per adempiere al suo scopo, sia al servizio dei poveri, sia accompagnando i visitatori che accorrevano al monastero. Parlò anche con entusiasmo delle cose spirituali; ne parlava tutto il giorno. Ma lo faceva con una semplicità commovente che nessuno ha mai smesso di ascoltarlo. Era spesso in preghiera ed impegnato in

letture pie, accompagnate naturalmente da sanguinose macerazioni, una pratica alla quale l’umile Fratello ha rvoluto dedicarsi – la vera scienza dei santi. Dio, inoltre, lo ha favorito più di una volta con grazie straordinarie, testimoniando così la sua preferenza per le anime semplici che vanno direttamente da lui. Un giorno, mentre stava per impastare il pane, vide che la farina stava finendo. Non si scompose. Iniziò il suo lavoro senza preoccuparsi troppo, e avvenne che la cottura fu ampiamente sufficiente. Come conseguenza delle rigide penitenze che abbiamo appena descritto, il fratello Raymont contrasse malattie che lo resero per lungo tempo quasi impotente. Non ha mai voluto ridurre il suo primo ardore o la sua invariabile puntualità. Curioso, appena alzatosi, per affrontare gli esercizi conventuali, non sentiva più le sue sofferenze. Osservava gli offici senza alcun problema apparente; al mattino, serviva la messa e non provava alcuna fatica, o dolore. Solo quando tornava nella propria cella, i dolori si intensificano di intensità. Il servo di Dio ebbe la sensazione della sua morte. È stato improvvisa, ma non imprevista. Guardò, la sua lampada si accese, nel momento in cui fu invitato al banchetto degli eletti (8 dicembre 1640).

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