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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Sessanta anni di vita certosina

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Il cimitero con le croci di pietra riservato ai Priori Generali (Grande Chartreuse)

Cari amici oggi torno a parlarvi di Dom Andrè Poisson ,che è stato Ministro Generale dell’Ordine certosino e priore della Grande Chartreuse dal 1967 al 1997. Egli riuscirà a svolgere questa duplice importante funzione per ben trenta anni esercitandola brillantemente. Nel 1997 Dom André si dimise dalla funzione di generale dell’Ordine, diventando per due anni priore della certosa statunitense del Vermont, e per i successivi due anni cappellano della certosa femminile di Vedana. Nel 2001 egli si ritirò nella Grande Chartreuse dove morì il 20 aprile del 2005. Egli morì solo, durante l’ufficio notturno, purtroppo era affetto dal morbo di Alzheimer ed anche da un cancro. Dom Andrè, nonostante ciò non ha mai sofferto ed i suoi confratelli non lo hanno mai sentito lamentarsi, sembrava controllare i suoi mali.

Per una bizzarra coincidenza, o per un preciso disegno della Divina Provvidenza è accaduto che egli spirasse due giorni dopo l’inizio del Capitolo Generale, e quindi per quel motivo tutti i priori di tutte le certose erano riuniti. Ciò permise loro di rendere omaggio ed ossequio alla salma del pio Dom Poisson.

Si narra che qualche mese prima della sua dipartita, alcuni novizi erano andati a salutarlo ed uno di loro gli aveva chiesto da quanto tempo aveva abbracciato la vita certosina.

Egli rispose: ” da sessant’anni” poi dopo una breve pausa aggiunse ” sessant’anni passati molto velocemente!”

Aveva da giovane deciso di rinunciare ad una brillante carriera professionale per entrare nella Grande Chartreuse. In un sermone pronunciato in occasione del nono centenario dell’arrivo di san Bruno a Cartusia, ebbe modo di descrivere il carattere del santo fondatore dell’Ordine certosino. In esso traspare una similitudine con il suo carattere: “Bruno non fu un sentimentale che si lasciò guidare da sensazioni a pelle, ma bensì dall’importanza dell’utilità. Non per un appagamento personale ma per una scelta di vita che porti ad autentici frutti divini. Bruno è un uomo pratico, per lui la vita contemplativa non consiste nell’alimentare flussi di idee sublimi, ma viceversa è trovare i mezzi efficaci per raggiungere Dio. Egli è perfettamente cosciente che la solitudine è il luogo dove ci si concede ad un’ozio indaffarato e ad un’attività rilassata. Questo egli disse, per il prezzo dello sforzo nella battaglia, Dio dona ai suoi lottatori la ricompensa attesa: la pace che il mondo ignora e la gioia nello Spirito Santo. Nello stesso momento in cui la grazia della conversione ha trafitto la sua anima, egli non esita. Le decisioni concrete seguono immediatamente: lasciare il mondo, prendere l’abito monastico per cercare la realtà eterna. La scelta è fatta: ci si è legati ad un voto”.

Ma tornando a quell’ultimo giorno di Dom Andrè sulla terra, egli sentendo prodigiosamente l’approssimarsi della morte, disse ai suoi confratelli, in maniera inconsueta, ” ecco è l’ora..vi lascio..” Dieci minuti più tardi fu trovato esanime su di una scala che conduce al Chiostro, scelse dunque di morire in solitudine come aveva scelto di vivere in solitudine.

A lui va il nostro ricordo ed una prece.

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Sulle orme di San Bruno V edizione

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Lo scorso 30 giugno, più precisamente durante la notte tra il sabato e la domenica primo luglio, si è svolta la V edizione del pellegrinaggio ” Sulle orme di San Bruno”. All’ormai consueto percorso di circa 23 km, che si snoda dalla cattedrale di Notre-Dame di Grenoble fino alla Grande Chartreuse, per una elevazione fino a 1273 metri, hanno partecipato un centinaio di persone, tra cui molti habitué ed altri neofiti La manifestazione ha avuto inizio alle ore 22 di sabato con una benedizione del sacerdote Patrick Faure, a cui ha fatto seguito la distribuzione di torce ai partecipanti.

Gli escursionisti hanno sfilato per il centro di Grenoble tra lo stupore e lo sguardo meravigliato dei curiosi che domandavano il perchè di quella manifestazione. Al seguito dei pellegrini vi era un nutrito gruppo di volontari di varie parrocchie, i quali hanno sostenuto i partecipanti offrendo loro generi di ristoro. Ad ogni sosta, Padre Faure ha dedicato del tempo alla preghiera. Sono stati letti diversi passi della Bibbia ed alcune letture di monaci certosini. A notte fonda, verso le ore 2, il gruppo di pellegrini è giunto alla chiesetta di Sappey en Chartreuse, aperta eccezionalmente per l’occasione e Padre Faure ha spiegato agli astanti: “Ci uniremo alla preghiera certosina per il loro servizio notturno, è il loro momento preferito, quando il resto degli uomini dormono, sanno che stiamo arrivando”.

Alle 5 del mattino quando il sole lentamente saliva per dare inizio ad un nuovo giorno, ed a sole tre ore dalla certosa, i pellegrini dopo dieci ore di cammino cominciavano ad essere stanchi. Sulle orme di San Bruno, e dei suoi sei compagni ( le sette stelle) i quali avevano percorso quei luoghi 934 anni orsono, guidati dal giovane vescovo Ugo di Chateauneuf per andare a fondare l’Ordine certosino. Il corteo ha proceduto in silenzio, nel tentativo di ripercorrere anche l’ideale bruniano secondo il quale l’unico modo per trovare Dio è in silenzio. Alle 7, i partecipanti hanno iniziato l’ultimo tratto che conduce alla Grande Chartreuse, l’itinerario si è concluso con una santa messa celebrata nella cappellina esterna alle ore 8 da un monaco certosino. A seguire una visita al museo della certosa. I miei complimenti e ringraziamenti vanno a Michel Lecomte, vicepresidente dell’Associazione AAVC (Associazione ausiliaria della vita certosina), che è il promotore di questo lodevole evento. A seguire un reportage fotografico dell’evento.

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“Meditationes”

copertina

186. Ama ciò che, amandolo, non puoi perdere: cioè Dio.

187. Considera in che misura possiedi luce e virtù. In quella stessa misura non puoi essere nè sedotto nè costretto. Solo in questo consiste la libertà. Considera, poi, quanto facilmente puoi essere sedotto e costretto; sei così cieco e debole! Tu sei costretto nella misura in cui sei sedotto. Che qualcosa sia piacevole, non è la vera questione, lo è invece che sia degna di amore e di fiducia. In effetti, quali prove sicure, o testi scritti, o precetti, o esempi, o sacramenti ti guidano e corroborano la tua scelta, in modo che puoi agire in tutta sicurezza? Così è per la prova; questo è oro. Da dove, però, ne deriva il fatto che tu debba accordargli amore e fiducia? Che l’oro sia tale, in effetti, è una cosa, che sia degno di amore è un’altra. Poichè l’oro non è altro che oro. Ciò che deve essere amato non è soltanto l’oro, anzi, non è affatto l’oro.

188. Vedi come l’anima si lascia prendere dai beni terreni e, una volta catturata, ne soffre. E’ ciò che accade al bambino che è attirato da un passero: una volta che lo ha preso, è coinvolto nelle stesse vicende di quel passero. Vedi come l’anima, prima dei essere catturata, vive in piena sicurezza; gli oggetti dai quali è attirata la possiedono, perchè sia condannata a subire le avversità.

189. Il medico stolto, non volendo che la sua fama diminuisca, attribuisce ai malati gli insuccessi dovuti alla sua colpa. Lo stesso fai tu con coloro che ti sono soggetti.

190. Cerca di imparare, piuttosto che di insegnare. Così agisce chi si conosce bene. Lo stesso vale circa l’essere aiutato e protetto.

L’amore supremo

 

Margherita d' Oyngt (certosaCalci)

Ecco a voi, una breve ma deliziosa meditazione in forma di preghiera della certosina Margherita d’Oyngt.

Signore Gesù Cristo, il tuo amore è superiore a tutti gli altri amori

Signore, tu sei stato depositato sul duro letto della croce, in modo tale da non poterti muovere o girarti o scuotere le tue membra come di solito fa un uomo che soffre di dolore, perché sei stato completamente esteso e ti sono stati inchiodati i chiodi. Sono stati lacerati tutti i tuoi muscoli e le tue vene, ma tutti questi dolori ancora non bastavano, così tanto che volevi che il tuo fianco fosse aperto dalla lancia così crudelmente che il tuo docile corpo fosse completamente arato e lacerato; e il tuo sangue uscisse con tanta violenza che facesse un lungo cammino , quasi come se fosse una grande corrente “. riferendosi a Maria poi… afferma: ” non era da meravigliarsi che la spada che ti ha liberato il corpo penetrerà anche nel cuore della tua gloriosa madre che tanto voleva tenerti perché: il tuo amore è stato superiore a tutti gli altri amori.

Scritti spirituali, Meditazione II

Un inedito documentario: la Grande Chartreuse

monaco di spalle

Cari amici, voglio oggi proporvi un inedito e datato filmato, un documentario girato nel 1964 sulla Grande Chartreuse. Sono immagini vecchie, ingiallite…ma pregne di fascino con lo speaker che in lingua originale, il francese, ci trasmette descrivendole le emozioni che percepisce osservando la quiete della vita monastica, che stride con la frenetica vita di quegli anni. Sembrava irreale cinquantaquattro anni fa, eppure tutto è rimasto immutato all’interno delle certose, i certosini travalicano con la loro vita claustrale i millenni!

Il monastero della Grande Chartreuse di Isère è il primo monastero fondato da san Bruno nel 1084 ed è tuttora la casa madre dei monaci eremiti dell’ordine certosino. I monaci vivono lì da quasi 1000 anni in silenzio, solitudine e preghiera a 1.190 metri sul livello del mare. Il monastero siituato nel desertum tra i massicci del Delfinato, non può essere visitato. Per soddisfare la curiosità dei visitatori, fu concepito un Museo che è stato inaugurato nel 1957.

Nel 1964, Productions du Parvis ottenne un permesso eccezionale ed introdusse per la prima volta una cinepresa per effettuare inedite riprese oltre le mura della certosa.

Il film si apre con una lunga sequenza che ritrae la società, in quell’epoca già invasa dal rumore, sia nel lavoro che nel tempo libero. Dopo un’evocazione della storia di San Bruno e della Certosa, segue una visita al Museo di Correrie. Una rara ed affascinante ripresa aerea, ci mostra la maestosità dell’estensione del complesso monastico certosino. Notiamo che con gran stile, appena superata la porta del monastero, la voce fuori campo scompare, e la telecamera segue in religioso silenzio la vita di un monaco certosino durante l’alternarsi del giorno e della notte, penetrando fino all’interno della sua cella monastica. Solo piccoli rumori, ed il canto gregoriano sembrano rompere il proverbiale silenzio certosino.

Il minuzioso reportage continua con una visita alla fabbrica dove viene prodotto il famoso liquore, ” Chartreuse” il cui segreto è custodito dai padri certosini da secoli.

La Grande Chartreuse, e tutte le altre case certosine, sembrano essere il luogo ove ancora si conservano i valori essenziali per la vita umana e religiosa: il silenzio e la solitudine.

Sono sicuro di avere fatto cosa gradita a tutti voi, nel proporvi questo inedito documento filmato, che spero abbiate gradito.

Buona visione!

Scusandomi con coloro che non sono riusciti a vedere il video, ho risolto il problema tecnico inserendo un nuovo link. Grazie per la pazienza.

“Meditationes”

copertina

181. Come una sillaba in un canto, ogni cosa riceve, nel procedere del mondo, il suo luogo e il suo tempo. Per questo sei tormentato, poichè ti sei unito intimamente a ciò che si dissolve e a suo turno è destinato a passare.

182. Se ami perchè sei amato, o per esserlo, il tuo non è amore ma è scambio; dai amore per amore. Sei un barattiere, hai già ricevuto la tua ricompensa (Mt 6, 2 ss).

183. Se non esistesse il linguaggi, Dio non parlerebbe a sufficienza all’uomo mediante l’avversità che questi soffre, sia in se stesso sia nell’amore che ha per i beni esteriori o, ancora, per mezzo della prosperità?

184. Tutto ciò che noi chiamiamo ” avversità” non è tale che per i malvagi, cioè per coloro che amano la creatura al posto del Creatore.

185. Tutto ciò che tu cambi, lo fai per sopprimerlo o per migliorarlo. In entrambi i casi c’è una critica o una ripugnanza. Usa la prima nei confronti degli uomini, la seconda contro i loro vizi.

Nel silenzio parla una voce?

Cari amici lettori riprendo dalla rete un testo di una lettera scritta da Dom Jacques Dupont, ex priore della certosa di Serra, ed ora Procuratore Generale e Visitatore dell’Ordine delle certose di Spagna. Ci parla del silenzio, dal suo eremo tra le colline della Sabina, a Casperia, in provincia di Rieti. Un’ altra occasione per riascoltare l’amato Dom Dupont. 

Nel silenzio parla una voce?

C’è tutta una tradizione spirituale e monastica che esorta a fare silenzio per mettersi in ascolto di una Parola, con la P maiuscola. Si esorta a tacere per percepire una Parola che non assomiglia per niente alle parole che scambiano lungo la giornata. Ma in realtà chiamarla “Parola” è fonte d’inganno.

Ricordiamo l’esperienza del profeta Elia. Deluso di tutti e di se stesso, fugge nel deserto fino alla montagna dell’Oreb dove Dio lo invita a incontrarlo.

Dapprima c’è un vento che scuote tutto; non c’è dubbio che a volte Dio soffia a raffica, quando vuole liberarci dalle nostre illusioni o delusioni. Poi, avviene un terremoto; è ancora Dio che mette giù le nostre certezze e sicurezze. Invece infine Elia vede un fuoco; Dio si fa fuoco quando deve purificarci dalle nostre falsità o errori. Però tutto questo non fa che preparare il vero incontro tra Elia e Dio, un incontro in cui il primo deve scoprire con fatica la “voce sottile del silenzio”. Ecco, quando Dio si rivela, lo fa con una voce di silenzio, ossia appena udibile, perché questa voce sorge non da fuori di noi ma dal nostro profondo. E cos’è questa voce, secondo il nostro racconto: “Elia, che fai qui?”. Non è che Dio faccia un’affermazione o dia una risposta, anzi pone la domanda fondamentale che rivolge a tutti noi: chi sei? Che fai? Dove sei?

Perciò il silenzio è l’invito e la possibilità data all’uomo per conoscersi, per essere se stesso. Senza silenzio non posso esistere, non posso stare in piedi nella vita.

Ma si deve aggiungere che il silenzio è un’arte, e come tutte le arti, si impara, e la impariamo praticandola, come ci si allena a tutto ciò che richiede uno sforzo.

Vari sono i mezzi per imparare e coltivare il silenzio. Vedo soprattutto la necessità di liberarsi dal bisogno di rumore. Mi sembra che l’uomo, forse intimorito dal silenzio, cerca in tutti i modi il rumore, e lo crea quando non lo trova. I monaci, da sempre, riconoscono che la crescita umana e spirituale esige un’ascesi, una disciplina da imporsi, nello stesso modo in cui uno regola l’alimentazione per stare bene. Oggi l’ascesi di cui abbiamo bisogno più che il digiunare, è l’astinenza dal rumore.

Cosa cerchiamo nel silenzio? I frutti del silenzio possono non apparire subito. Ci vuole pazienza e perseveranza. Ma ne vale la pena. Al di fuori della dimensione specificamente religiosa, uno dei frutti più belli del silenzio è la libertà. Grazia al silenzio ritroviamo la vera libertà, non tanto quella che identifichiamo con la possibilità di fare ciò che mi piace, ma la libertà di essere me stesso, senza essere condizionato dagli eventi e dalle situazioni che mi imprigionano.

Ma, paradossalmente, il frutto specifico del silenzio è il silenzio stesso, accompagnato dalla dolcezza. Perciò rientro nel mio silenzio e lascio la parola a un grande maestro di vita spirituale, Isacco il Sirio:

Ama il silenzio più di tutto: ti porterà un frutto che la lingua non può descrivere. All’inizio il tacere ci richiede uno sforzo, ma in seguito dal nostro silenzio nasce qualcosa che ci attira al silenzio. Se cominci ad addentrarti in questa pratica, non so qual luce zampillerà da te. Dalla pratica del silenzio col tempo nasce nel cuore una dolcezza che spinge anche il corpo a rimanere pazientemente nell’esichia. Se tu metti su un piatto della bilancia tutte le opere della vita monastica, e sull’altro il silenzio, ti accorgerai che questo pesa molto di più… Molti corrono per trovare, ma nessuno trova se non colui che osserva il silenzio continuamente. Se ami la verità, sii amante del silenzio. Come un sole, esso farà sì che sia illuminato da Dio. Il silenzio ti unirà a Dio stesso.

Dom Jacques

Festività dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Assunta (Francesco De Mura

Assunta (F. De Mura, certosa di san Martino Napoli)

Per celebrare la solennità dell’Assunta, cari amici voglio offrirvi una omelia di un padre priore certosino fatta alla propria comunità in questa sentita ricorrenza liturgica.

Essa si conclude con una sublime preghiera.

Oggi celebriamo la Pasqua della Madre di Dio: Solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, nel seno della Santa Trinità. Mistero di amore a beneficio di tutti gli uomini. Tutti i privilegi e tutte le grazie divine conferite a Maria derivano dal disegno di Dio chiamato “incarnazione”, il Dio che si fa uomo nella persona del Verbo divino; mistero di amore sublime e insondabile che fa San Paolo dire: “Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!” (Rm 11,33).

I santi e i teologi spesso formulano tutti i possibili argomenti, intesi a cogliere in qualche modo il significato, il motivo, la ragione di questo accumulo di grazie di cui Maria Santissima è rivestita, e che culmina nella sua Assunzione ai cieli e nella totale e definitiva glorificazione del corpo e dell’anima. “Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole” ( Ct 9,10); e la Chiesa ci viene in aiuto per darci la risposta con tutta la Tradizione che emana dall’Apocalisse di San Giovanni: “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1). Moltiplicazione di parole povere, per scoprire e chiarire minimamente il mistero dell’amore fra Dio e Maria, fra l’Altissimo, il Creatore e le sue creature.

Dico tutte le creature perché fin dai primi tempi la Chiesa, ispirata dallo Spirito Santo, ha riconosciuto in Maria il suo mistero, la sua vocazione, il singolare destino di tutti noi. Nella sua contemplazione la Chiesa scopre la propria origine nel cuore di Maria, e non solo la sua origine, ma il suo modello, il modello della sua fede, della sua fedeltà, della sua obbedienza alla Parola divina. Significa che ognuno di noi può e deve scoprire in Maria l’itinerario della propria fede, della propria vita. La rivelazione materna di Maria è anche una relazione di esemplarità. Il Concilio Vaticano II (LG 64) spiega e lo stesso Papa Giovanni Paolo II insegna che la vita della Chiesa e di ognuno di noi deve essere una imitazione della Madre di Dio in fedeltà (Redemptoris Mater 44). E nella lettera sopra citata il Santo Padre aggiunge: “La Vergine del Magnificat, in cui cantico risuona la sua fedeltà a Dio (…) vi mantenga fedeli alla vostra consacrazione (…)”

La festa dell’Assunzione ci propone la meditazione e la celebrazione dell’amore insondabile di Dio e le meraviglie compiute nel cuore di un’umile donna fedele alla sua vocazione. Contiamo anche sull’aiuto della Beata Vergine. La Madonna, senza smettere di comportarsi come una Madre piena d’amore, sa mettere i suoi figli di fronte alle sue precise responsabilità. Possa lei farlo anche oggi con la sua tenerezza materna. Maria Santissima è la Madre speciale dei contemplativi, dei silenziosi, di coloro che pregano. Dobbiamo percepire i suoi inviti ed il suo esempio. A lei chiediamo l’immenso favore di sviluppare nei nostri cuori la vita interiore, l’intimità con Gesù e il Padre, l’intimità dell’amore che è una partecipazione eminente dello Spirito Santo.

Cuore Immacolato di Maria, Madre di Dio e nostra Madre,

dà forza e sicurezza al nostro cammino.

Rendici fedeli alla vita interiore.

Facci capire le esigenze della nostra vocazione contemplativa

alla luce dello Spirito Santo.

Sii te stessa la nostra ispirazione, la stella delle nostre notti

e la nostra consolazione nelle prove.

Sii il nostro incoraggiamento ad essere fedele alla preghiera.

E che attraverso la tua materna intercessione,

i nostri peccati e la nostra debolezza radicale

siano il terreno su cui la Santa Trinità rinnovi le sue meraviglie.

Santo è il tuo Nome e benedetto sia il mistero della tua Assunzione in cielo.

Amen.

“Meditationes”

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176. Vedi quanto grande è la differenza tra i cinque sensi, la fede e l’intelligenza.

177. Fra tutte le cure che hai per la tua salvezza, non vi è attenzione o rimedio più utile per te che biasimare te stesso. Dunque, chiunque lo fa, viene in tuo aiuto. Infatti, compie ciò che tu facevi, o avresti dovuto fare, per essere salvo.

178. Come la scienza, anche il sentimento passa, in qualche maniera, da una persona all’altra. A chi non ti mette nulla in bocca, in altre parole non fa ciò che piace a te, tu dichiari una guerra santa (Mic 3, 5,). In questo breve testo, la “bocca” è la volontà.

179. La pace è il bene dello spirito della persona in cui dimora. Essa deve essere desiderata per se stessa, come qualcosa di delizioso. Sia in te così abbondante, da non escludere neanche i malvagi.

180. L’avversità non ti rende peggiore di quanto tu non lo sia già, ma essa mostra quanto tu sia divenuto cattivo. Infatti, lo sei diventato attaccandoti ai beni che cancellano l’avversità. Anzi, eri già cieco e malato quando ti sei attaccato a quei beni, poichè tale attaccamento è nato seguendo le perverse disposizioni del tuo spirito.

“Meditationes”

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171. Domani un amore o un timore che sa quando fermarsi, se lo puoi. Se ammiri qualcosa, abbandoni tale cosa controvoglia. L’ignoranza è madre dell’ammirazione, come la novità.

172. Chi vuole ferirti si armi con la tua stessa vita, cioè la verità. La verità, infatti, è la vita della tua anima: egli ti ferisce, dunque, mediante la tua vita, poichè fai della menzogna la tua protezione.

173. La spada della verità è un bene, ma gli uomini se ne servono per nuocere, poichè la ritengono cattiva e la usano come tale. Tu non devi servirtene in questo modo, ma con l’intenzione di fare il bene a chi lo offri. Ti farebbe una grave ingiuria chi ti stimasse tanto cattivo e malvagio e, come per vendicarsi, volgesse contro di te tale spada, con lo scopo, per di più di infliggerti un supplizio.

174. La gioia di avere una conoscenza buona non deve essere più grande del timore di usarla male.

175. Non devi essere per gli uomini un maestro orgoglioso, ma un compagno utile. Non devi compiacerti nelle loro gioie molteplici, ma semplicemente di ciò che è utile per loro, cioè della verità.