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Un sermone per l’ Esaltazione della Santa Croce

croce

Cari amici ecco per voi un sermone del 1965 di un priore certosino, realizzato per la festività che si celebra oggi: l’Esaltazione della Santa Croce.

Un sermone per l’ Esaltazione della Santa Croce
Miei venerabili Padri,

“Quando sarò stato esaltato, attirerò tutto a me stesso.” Così ha parlato Gesù, e la sua profezia si è adempiuta. Oggi, in tutto il mondo, la croce sta in piedi e gli uomini la guardano.

Cos’è questo mistero? Perché la croce di Cristo attira così le anime quando, presa in se stessa, rivela solo una sofferenza che tutti noi fuggiamo? È che la croce di Cristo è una croce presa dall’amore e liberamente acconsentita.

Solo l’amore attrae l’uomo. Ora, come ha scritto uno scrittore moderno e incredulo: “L’ amicizia vera, la vediamo in un uomo il cui amico era stato imprigionato e che dormiva ogni notte sul pavimento della sua stanza per non goderselo un conforto che era stato rimosso da colui che amava. ” L’unica domanda seria è questa: “Chi, caro signore, chi dormirà sul pavimento per noi stasera?” L’uomo crede nell’amore solo se partecipa alla propria sofferenza. Egli ritiene che solo l’amore che va alla sofferenza e alla morte che espia per lui in silenzio, senza una parola di rimprovero, perché la stessa parola che richiama il servizio è un reato per la delicatezza del l’amore.

È solo quando ha incontrato un amico vero e disinteressato, un vero amore che l’uomo si dà a sua volta e che spiega l’attrazione della croce sulle nostre anime. La croce è la prova dell’amore. Siamo tutti lì dolorosi, schiacciati un giorno o l’altro sotto il peso della sofferenza, il peso della vita. Cristo è venuto liberamente per condividere la tristezza umana. “La mia anima è triste fino alla morte”, ha detto, e poco prima ha anche detto: “Io do la mia vita, e nessuno me la prende”.

Così la Parola di Dio che non avrebbe potuto essere incarnata, Gesù che avrebbe potuto glorificare Dio sulla terra con una vita di pace e di gioia, ha voluto soffrire con noi e per noi. Voleva sentire tutte le nostre sofferenze fisiche e morali. Il suo corpo fu distrutto, le mani ei piedi trafitti, la testa coronata di spine. Vide i suoi discepoli abbandonarlo, uno di loro lo tradiva. Vide il dolore di sua madre ai piedi della croce, si sentì abbandonato dal Padre. Tutto ciò, ha sopportato di condividere la sofferenza umana, di espiare al posto di coloro che lo hanno negato, di mostrare loro che il suo amore non era una parola. Già Platone aveva visto solo morire senza un reclamo, i profeti avevano descritto, e oggi gli stessi non credenti che non conoscono Cristo vedere in liberamente accettato la sofferenza per coloro che amiamo l’unico e sommo prova di amore.

Così morì Gesù, senza una parola di rimprovero o amarezza, perdonando tutto nell’angoscia, ma anche nella dolcezza del cuore. Ed è per questo che lo amiamo e gli disegna tutto. Questo rispetto per la nostra libertà anche nella morte non è ciò che è meno attraente in Cristo. Si è donato liberamente, non ha limitato il nostro amore; vuole che ci diamo a lui liberamente. Si è donato completamente, vuole che ci diamo tutto. La croce è la testimonianza di questo dono.

Ora comprendiamo questa frase di Gesù per designare la sua croce. La croce la esalta, perché rivela al mondo ciò che è meglio: la profondità e la verità del suo amore. È questo amore che rende Gesù il centro del mondo, che fa girare tutto attorno a lui, che gli consente di dare il mondo al Padre. È questo amore che Dio incoronerà nel giorno della Risurrezione e del Giorno dell’Ascensione, ed è per questo che è il Cristo crocifisso che entrerà nella gloria. E ora tocca a noi imparare le lezioni della croce. Dobbiamo anche dimostrare il nostro amore a Cristo e alle anime. Deve essere la nostra testimonianza di sacerdoti e religiosi perché, se non ci piace, la nostra vita è futile. Ma come dimostreremo questo amore agli altri, come potremo testimoniare a noi stessi che il nostro amore è genuino? È la croce che la rivelerà a noi.

Dovrebbe essere insopportabile per le nostre anime come sacerdoti per vivere, noi i discepoli più amati di Gesù, nella dolcezza di una vita tranquilla e indolore, mentre i suoi membri soffrono spesso di freddo, fame e nudità. Seguendo l’esempio di Gesù, dobbiamo unirci, non solo nel pensiero, ma attraverso una vita crocifissa, a coloro che soffrono. Senza questo, è inutile parlare loro dell’amore. Come potevano davvero credere nella profondità e nella verità del nostro amore, e così anche il nostro amore per Cristo? Anche lui ha sofferto per tutta la vita. Si è dato per noi sulla croce. Il dono che gli diamo deve prendere l’aspetto della croce. Senza questo, possiamo noi stessi interrogarci e chiederci se il nostro dono è vero. E può chiederci …

Non dobbiamo fuggire dalla croce. È centrale nella vocazione del cristiano e soprattutto nella nostra vocazione di monaco, che è solo il culmine e il completamento. Lei è la prova del nostro amore, ci unisce a Cristo e ai nostri fratelli. È in lei solo che è fatto l’incontro divino di Dio con la nostra anima. Ci colloca al centro del mondo e ci rende redentori, ci consente di donarlo al Padre. Ci esalta, ci fa crescere e ci fa andare oltre noi stessi. Lei ci rende veramente sacerdoti.

Nel giorno della nostra morte, è su di lei, sulla sua accettazione che saremo giudicati, poiché lei è il principio della nostra risurrezione e il nostro ingresso nella gloria, poiché saremo giudicati per amore, e la croce identificarti con amore

Qualunque sia la sua forma, dobbiamo quindi amarla, accettarla come un dono del Padre, non ribellarci contro, ma umilmente, gentilmente, silenziosamente, riceverla. Perché se fosse accettato solo, l’amarezza, il lamento o il rimprovero avrebbero offuscato la radiosa bellezza e sarebbero stati un’offesa all’amore che ci chiama a testimoniare. Così sia.

2 Risposte

  1. Ciò che è stolto per il mondo è Saggezza per Dio.

  2. “Non dobbiamo fuggire dalla Croce”: ecco il nocciolo su cui riflettere per la nostra vita futura; giorno opportuno anche per ricordare al comune Padre il nostro carissimo amico Priore di Serra San Bruno, nel giorno del suo genetliaco, ad maiora!

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