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Una conferenza per San Bruno

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Cari amici lettori, questo articolo vuole informarvi di una recente manifestazione svoltasi in Portogallo alla gloria di San Bruno e dell’ordine monastico da lui fondato.

Lo scorso 6 e 7 ottobre in occasione della celebrazione di San Bruno, si è svolta nella ex certosa portoghese di Laveiras, oggi parrocchia, una conferenza. La lodevole iniziativa, voluta fortemente dal gruppo “Juntos pela Cartuxa” ha avuto un notevole successo di pubblico, grazie all’intento dei promotori, ovvero” rivivere il passato, celebrando il presente e guardando al futuro della cerosa di Laveiras”. L’incontro della durata di due giorni, si è svolto all’interno della chiesa dell’antica certosa, e si è concluso con la celebrazione della Santa Messa concelebrata dal priore Dom Antao Lopes della Certosa di Santa Maria Scala Coeli, a Évora, l’unica in Portogallo.

A seguire un reportage di foto e video della riuscita manifestazione, ed il testo del discorso del Padre Priore.

                                       Video conferenza                                                                                  

 Video Santa Messa

Discorso di Dom Antao

Cari Amici dell’Ordine Certosino e, pertanto, dei Certosini

L’apostolo Paolo chiamava “santi” i cristiani di Efeso, Corinto e Roma. Considero santi i parrocchiani di Laveiras. Ammiro il loro fervore. Soprattutto di coloro che si definiscono “Juntos pela Cartuxa” (Insieme per la Certosa). Uno dei suoi fondatori mi ha detto che, in pellegrinaggio ad Assisi, ha ricordato il recupero della Porziuncola di San Francesco e ha avuto l’ispirazione per recuperare l’antica Certosa di Lisbona.

Si sono organizzati “Insieme per la Certosa” e dopo diversi passi riusciti, siamo arrivati a questa celebrazione della festa di San Bruno. Il Santo sembra offrirci un futuro migliore per queste rovine. Un futuro che riposa nel passato.

Nel 2007 è stato pubblicato un libro con il titolo “A Cartuxa de Lisboa” ed il sottotitolo “Legado de Contemplação”. Questa è la migliore definizione di questi resti, chiesa, chiostro…Sono un passato, una storia, che diventano un’eredità.

Da tempo questa chiesa accoglie le celebrazioni della Messa, ma in un sistema molto scomodo. Grazie agli amici che sono insieme per la Certosa, questo può migliorare. La Parrocchia di Laveiras, potrà contare su questo luogo santo come supporto per il suo servizio pastorale al popolo di Dio di questo quartiere.

Quindi la parrocchia sarà in grado di specializzare questa cappella in una propria missione. E non solo la chiesa, ma i chiostri. E questa missione sarà la conservazione e la diffusione dell’eredità che queste pietre ospitano. Questi archi parlano, hanno e trasmettono un messaggio. Hanno una vita speciale composta dal marchio e dal sigillo lasciati per due secoli e mezzo dai monaci bianchi che vivevano qua.

Gli Amici “Insieme per la Certosa” intendono celebrare ed onorare il Fondatore dell’Ordine ogni anno durante la sua festa, come stiamo facendo. Approfitteranno di queste altre occasioni per raccogliere e convocare tanti altri amici che abbiamo.

In questi incontri si potrà e dovrà parlare della vita passata della Certosa della Valle della Misericordia. In questo potrà consistere il recupero di cui ha parlato e ha sognato il saggio Juan Mayo. Gli abiti bianchi dei monaci non saranno mai più qui. La mia straordinaria presenza è sufficiente, e sarà molto rara nel corpo ma costante nello spirito. Proprio perché ieri è stata la festa del nostro Fondatore, non potevo mancare nella mia Casa.

Ma oggi è la festa del Rosario, una devozione che è stata inventata dai certosini e quindi mi piace celebrare con voi. Come rappresentante dell’Ordine, ringrazio le prime autorità che hanno ascoltato e risposto all’appello dei nostri amici, il Ministero della Giustizia e la Camera di Oeiras. L’Ordine di San Bruno sosterrà con la sua consulenza, con i suoi documenti o materiale grafico, con i suoi archivi ed esperienze, tutti gli scopi, progetti e piani, le opere e gli studi, gli atti e gli incontri, che questa benedetta Parrocchia di Laveiras organizzerà ed anche coloro che si dedicheranno più strettamente al recupero sognato della Valle della Misericordia.

Il primo e principale aspetto di questa presenza dei vecchi monaci dovrà essere la liturgia, il culto divino. L’Ordine Certosino fu fondato per dare gloria a Dio. La preghiera è la nostra fine, la nostra occupazione e, soprattutto, la preghiera liturgica. Dicono che gli altri monaci cantano meglio, perché la convivenza permette loro di provare i canti. Ma i certosini sono i monaci che cantano di più, che trascorrono più tempo in chiesa. La Parrocchia di Laveiras può ricordare questo per prendersi particolarmente cura delle Messe che celebreranno in questa chiesa, la cui consacrazione celebra ogni anno l’anniversario, consapevole che i secoli pesano. Bene, stiamo vedendo come questa cappella può e deve essere meglio curata: tuttavia le persone che la adornano sono seguaci di tanti monaci sacrestani che per due secoli e mezzo hanno mostrato il loro amore a Gesù nel Santissimo Sacramento. I canti degli attuali fedeli, ora in portoghese, possono essere ascoltati come echi del canto diurno e soprattutto notturno di quegli antichi certosini che cantavano in latino.

I monaci, questi e tutti, hanno l’intenzione di essere santi. Alcuni, come abbiamo ascoltato dal Professore Mayo, sono entrati rossi nel cielo, con il loro stesso sangue. La cosa normale è entrare con il colore bianco, che è nella Bibbia, nella gloriosa Apocalisse, il colore dei predestinati. Anche nelle parrocchie deve esserci e c’è il desiderio di santità. Di recente, il nostro caro Santo Padre Francesco, ha ricordato a tutta la Chiesa che questa è la vocazione ed il dovere di tutti i cristiani. Possa il ricordo di questi specialisti della santità, così come degli specialisti del culto divino, che erano gli abitanti della Valle della Misericordia, stimolare questa nuova Parrocchia ed aiutare il suo Pastore ad aspirare alla più grande vicinanza a Dio nella gloria eterna.

Si dice che la Certosa fa santi ma li nasconde nella cella. Metto questo dettaglio come un esempio degli aspetti che questa Parrocchia può imitare dai suoi predecessori qua. Umiltà, discrezione, semplicità. Essere santi senza parere, senza che nessuno lo sappia.

Un’altra caratteristica dei certosini è l’intercessione. Ci preoccupiamo degli altri per chiedere a Dio per loro. Anche i fedeli di questa terra possono cercare di pensare agli altri, di interessarsi per tutti, dai più vicini o più bisognosi. Aiutare pregando per loro.

A prima vista, la gente pensa di imitare i certosini pregando di più e meglio. Ma non deve essere l’unica imitazione. Non tutti sanno che i certosini oltre a pregare per gli altri cercano di fare l’elemosina. È tradizione, è fama. Lo fanno vivendo nella povertà, spendendo il meno possibile, digiunando e lavorando. I fedeli, i parrocchiani, che vivono qui vicino e pregheranno qua, possono essere più generosi verso i poveri, anche a costo di un po’ più di austerità e rinuncia certosina nelle loro vite.

Sto parlando di questa Parrocchia, per opportunità e gratitudine. Ma potete essere consapevoli che ciò che fate per la “vostra” Certosa, e giustamente la considererete come vostra, è un servizio per tutta la Chiesa. “Insieme per la Certosa” non è egoismo, ma piuttosto l’amore per Dio, perché vivendo qua, avete ereditato e possedete un tesoro che non è solo vostro. Per mantenere vivo questo monastero, pur mantenendo viva la sua tradizione, ne beneficiano tutti di Lisbona e di tutto il Portogallo. Sfruttano le anime ed allo stesso tempo le menti. Favorisce la santificazione, ma anche tutto ciò che è storia alimenta la cultura degli uomini di oggi. Continuate, quindi, “Insieme per la Certosa”. La Certosa, anche da lontano, sarà con questa amata parrocchia, città, nazione.

 

“Meditationes”

copertina

231. E’ un vizio occuparsi dei peccati degli altri, ed è ugualmente un vizio non curarsene. L’uno e l’altro, però, diventano una virtù, se vi si aggiunge la volontà di correggere. Togli l’amore e rimarrà il vizio.

232. Occorre impegnarsi,non tanto perchè gli uomini non abbiano più la possibilità di peccare, quanto perchè essi non lo vogliano più. Infatti, degno di lode non è colui che non può peccare, ma colui che non vuole peccare. Ora, se la volontà di peccare è già peccato, nessuno può trattenere l’uomo dal peccare, salvo colui che può fare in modo che l’uomo non voglia più commettere il peccato, cioè Dio solo. Piaccia a Dio che non potessimo più voler peccare, poichè allora non potremmo peccare!

233. Potente impotenza quella di non poter volere il male! Dio è onnipotente, poichè non può volere il male. Impotente potenza quella di poter volere ciò che è nocivo per noi: più noi lo vogliamo e più noi siamo deboli e sottomessi ai nostri nemici.

234. La più grande di tutte le opere dell’uomo è di volere ciò che deve. Più lo vuole e più lo raggiunge. Quanto più lo desidera, tanto più vi riesce. Infatti, volere il bene, significa raggiungerlo. Ora, il vero bene è la giustizia, il vero male l’iniquità.

235. Non condividiamo la gioia o il dolore di coloro che stimiamo felici o infelici. Ora, noi giudichiamo felici, o infelici, quanti godono o meno dei beni che noi reputiamo buoni e degni di essere amati. Così chiunque condivide la gioia di coloro che godono dei beni effimeri, o la pena di quanti ne sono privi, è certamente esente dalla gelosia, ma ritiene degni di essere amati dei beni che sono destinati a perire.

Nobiltà spirituale seconda parte

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Ecco a voi la seconda parte. Buon completamento di lettura.

Il Salvatore dice sono beati i poveri di spirito, che non sono attaccati alle cose di questo mondo e non vogliono avere nulla, ma loro non hanno il cuore chiuso all’orizzonte di una ricchezza terrena : aprirlo verso il cielo. Essi sono in attesa per i privilegi dei primi posti, o la fortuna di vantaggi: essi non cercano sembrano grandi agli occhi di tutto il mondo sanno che sono nulla davanti a Dio, che distribuisce l’umile sua ricchezza e svela i loro segreti. Fu per avvertirci che Cristo pronunciò queste minacce: “Guai a voi, ricchi! perché hai la tua consolazione in questo mondo!Guai a chi sei pieno! Guai a te quando gli uomini ti lodano! “(Lc., VI, 24-26).

La rinuncia a ciò che gli uomini chiamano ricchezza è una delle prime garanzie della libertà interiore. Beati quelli che saccheggiano e si lasciano saccheggiare nello spirito di fede! La loro povertà di un giorno si trasformerà in ricchezza duratura e raggiungerà la pace. Non lo scambieranno per tutti i tesori del mondo: sono gli spazzini dell’eternità. “Esulta e rallegrati, poiché grande è la tua ricompensa in cielo” (Mt., V, 12).

Mantenerci concentrati su Dio in tutte le nostre occupazioni non significa, in alcun modo, abbandonare il prossimo, ignorando le realtà che ci circondano. Il dovere più elevato non esclude la fedeltà alle occupazioni secondarie; al contrario, lo ispira e lo esige. Coloro il cui spirito si rivolge alla verità primaria sono quelli che si concedono nei compiti più insignificanti: trovano in essi il bagliore della gloria divina, pura come nelle occupazioni che – senza ragione – sono generalmente considerate nobili o importanti. Ascoltano costantemente le parole di Cristo: “Tutto ciò che hai fatto a uno dei minimi fratelli, l’hai fatto a me” (Matteo XXV, 40). “E chiunque berrà una tazza di acqua fredda per uno di questi piccoli, solo per essere mio discepolo, in verità io vi dico che non perderà la sua ricompensa” (Mt X, 42).

La crescita e lo sviluppo del seme divino nelle anime fedeli è uno spettacolo che gli angeli contemplano. Supera l’orizzonte di un destino personale: risuona nell’armonia dei mondi, a cui questa consacrazione di una creatura conferisce una nuova bellezza. Se la storia registra eventi in base alla loro reale importanza, un’anima che diventa figlia di Dio occuperebbe un posto molto più importante dell’incoronazione e delle conquiste. Proprio come il peccato ha disturbato l’intero universo, così il ritorno dell’uomo all’intimità divina restituisce alla creazione l’ordine perduto e lo splendore. Un nemico di Dio che diventa suo amico è un’alba più luminosa di quella di un nuovo sole nel firmamento. “I giusti risplenderanno come il sole nel regno di suo Padre” (Mt., Xiii, 43).

Appena l’uomo, vivendo per fede, rinuncia generosamente a se stesso, è inondato di luce e trasformato dall’amore. Ma prima è necessario che intorno a noi il mondo sia ridotto al silenzio, o almeno che la sua voce sia dominata dal sì e dall’amore dell’anima che risponde alla grazia divina. È questo dialogo interiore che dà senso all’universo e abitua l’uomo alla condizione eterna. “Non sei più né ospite né avventizio, ma sei concittadino con i santi e membri della famiglia di Dio” (Efesini 2: 19).

La creatura entra così nella relazione più intima con il Creatore, che si piega ad essa con tenera sollecitudine per soddisfare i suoi desideri. “Secondo l’eterna determinazione che ha fattoin Gesù Cristo nostro Signore, in cui abbiamo sicurezza e accesso a Dio con fiducia, attraverso la fede in lui “(Efesini 3: 11-12).

L’amore non sceglie le parole, si esprime senza curarsi di formule o convenzioni: “La bocca parla dell’abbondanza del cuore” (Mt XII, 34). Inoltre, quando due cuori d’amore si incontrano, il silenzio è spesso più espressivo delle parole: meglio esprime la comunicazione immediata di una pienezza. Che gioia donarci totalmente a Gesù e appartenere a Lui senza condizioni! E quale arricchimento per noi se, raccogliendo noi stessi, sappiamo come dare posto allo Spirito di Cristo, nel consenso di tutto il nostro essere, in una muta comunione dell’anima con l’anima! Questo è ciò che il Maestro si aspetta da noi: ci vuole uniti a lui in tutta semplicità, così che il nostro cuore, in mezzo alle preoccupazioni e ai doveri di stato, non si muova un attimo dalla Sua presenza. “Dobbiamo sempre pregare e non smettere mai di farlo” (Lc., XVIII, 1).

E ‘qualcosa che va oltre le nostre capacità naturali, ma, aiutato dalla sua grazia, fedelmente soddisfano le condizioni stabilite nel Vangelo di Cristo, possiamo essere sicuri che Egli anticiperà i nostri desideri.Perché ha sete di darsi e di diffondere il suo amore sugli uomini, che sono così ingrati alla carità infinita e sembrano disprezzare i suoi tentativi di riavvicinamento. Anche tra coloro che sembrano voler dedicarsi al suo servizio cuore vero, spesso troviamo una consapevolezza imperfetta dei requisiti e regali d’amore: il medesimo zelo che conduce all’azione sembra rendere impossibile per calmare abbandono in cui stabilire con Dio una relazione interiore, personale e vivente. Tuttavia, questa unione non metterebbe il minimo ostacolo alla sua attività, e nulla li scusa per ignorare la fonte più ricca che il Creatore ha fatto sorgere: vuole agire con le nostre mani, sia che siamo strumenti per il suo servizio, strumenti dotati di libertà e vita soprannaturale, nella misura in cui si prestano a volontà divina. È così che l’uomo raggiunge se stesso e supera se stesso. “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio” (Romani 8:14).

Lasciarsi cavaliere da Cristo è entrare nella famiglia divina: non siamo più soli, siamo accompagnati dal cielo che portiamo dentro di noi. “Se qualcuno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo da lui e dimoreremo in lui” (Giovanni, XIV, 23).

Tale è l’abbondante ricompensa che ci porta la fede vissuta nell’amore che gli orizzonti umani sono stati superati; d’ora in poi è con Dio che contiamo di guidarci: illumina i nostri passi e ci indica la via. L’unica cosa che dobbiamo fare è seguirlo: la notte è finita, la luce dell’alba annuncia il giorno eterno. La terra è ancora nell’ombra, è vera, ma diminuisce sempre di più e scompare prima della purezza del mattino. L’ombra stessa è una testimonianza dell’approccio della luce che la proietta. La vera luce si è rivelata ai nostri occhi e ci è apparsa. “In quel giorno, saprai che io sono in mio padree tu in me e io in te “(Giovanni, XIV, 20).

Nobiltà spirituale prima parte

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Ancora un brano per voi, tratto dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”.

Il sermone che vi offro oggi dal titolo “Nobiltà spirituale” l’ho diviso in due parti, data la sua lunghezza,…eccovi la prima.

È nel mondo dell’uomo che tutto lusinga i sensi e la vanità, che dovremmo creare una sacra solitudine, praticare la rinuncia e lasciarci spogliare secondo le esigenze della grazia. Ma da questo non ci risulta nessuna perdita: ogni volta che rinunciamo ad apparente soddisfazione, ci viene assicurato un aumento dei beni reali. I piaceri che il mondo cerca sono una costante delusione, congelano il cuore e lo lasciano vuoto prima della morte, indeboliscono il suo istinto di nobiltà e lo privano della sua pace, e spesso lo conducono alla disperazione. Per questo mondo rimane sordo alla parola di Cristo e rifiuta di credere nella verità che lo riguarda, si difende con l’ira contro la gioia di Cristo, contro Dio e contro il suo, la cui pena teme. “Ora vengo da te; e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, che possano avere in sé la pienezza della mia gioia. Ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, ma io non sono del mondo “(Giovanni, XVIII, 13-14).

Non è il nostro valore personale che ci rende degni dello sguardo di Dio: Egli cerca solo in noi l’immagine di Suo Figlio, il frutto della sua passione e delle ricchezze che meritava per noi morendo per noi. Questo ricordo di amore infinito è sfortunatamente ignorato dalla maggior parte degli uomini e sembra essere perso per loro. Altri, anche se non del tutto ignoranti, ne traggono solo un mediocre beneficio, perché non penetrano nello spirito della loro realtà profonda e traducono nella loro vita solo una minima parte. Avremo il coraggio di pagare con tanta ingratitudine la divina generosità?


Essere chiamati alla dignità dei figli di Dio e avere la possibilità illimitata di prendere dai tesori della sua grazia una somiglianza sempre maggiore con il Figlio è un destino che non può essere paragonato a nessuno di quelli che i poteri creati ci promettono. Dio vuole compiacere se stesso in noi e il suo piano eterno è diventare come Gesù. “Per coloro che conosceva nella sua prescienza, li predestinò anche a conformarsi all’immagine di suo Figlio, affinché potesse essere il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8:29).

Non c’è nessuno che non sia invitato a questa gloria: per parteciparvi è sufficiente seguire fedelmente le ispirazioni della grazia, vivere interiormente e cercare l’essenziale, cioè l’amore in tutte le occasioni che ci vengono durante il giorno. Non abbiamo alcun motivo valido per ritardare il nostro consenso a continuare a preferire le voci della natura e i rumori del mondo alla preghiera di Cristo. Chi non cerca l’unione con Dio e non mantiene una relazione vivente con lui, perché preferisce una sordida povertà ai doni più ricchi che lo Spirito costantemente esorta ad accettare. Dio non mantiene nessuno dalla sua amicizia; al contrario, insiste su tutti in modo tale che il suo invito quasi costringa a ribellarsi alle volontà, e tutta la tragedia delle nostre vite consiste in questo disprezzo che ci opponiamo alla generosità divina. Il freddo ambiente dell’assenza di Dio ci dà un’anticipazione della dannazione eterna: invece di un paradiso interiore, è un inferno che portiamo dentro di noi, quando il collegamento ha rotto la nostra colpa. Perché sfortunatamente abbiamo il potere di soffocare il seme che è stato messo nelle nostre anime per crescere e dare frutti. Tutto il nostro tempo, tutte le nostre forze, le nostre facoltà e le nostre capacità devono essere dedicate a questa crescita della vita eterna. Gli oggetti e le azioni più insignificanti devono continuare a nutrirli in modo che nulla venga perso dall’opera di Dio, tutte le nostre forze, le nostre facoltà e le nostre capacità devono essere consacrate a questa crescita della vita eterna. Gli oggetti e le azioni più insignificanti devono continuare a nutrirli in modo che nulla venga perso dall’opera di Dio. tutte le nostre forze, le nostre facoltà e le nostre capacità devono essere consacrate a questa crescita della vita eterna. Gli oggetti e le azioni più insignificanti devono continuare a nutrirli in modo che nulla venga perso dall’opera di Dio.

In effetti, non c’è niente che non può e non deve essere santificato dalla donazione, che non può servire per la gloria di amore in un essere umano attaccato alla Parola divina. Non rifiutiamo nulla di ciò che ci viene chiesto per questa vita misteriosa dentro di noi, e vedremo che si dispiega nella pienezza che supera tutte le parole.”Fino a quando arriviamo tutti all’unità della fede e del Figlio della conoscenza di Dio, allo stato di uomo perfetto, secondo la misura dell’età di Cristo; per non essere più ragazzi galleggiante e ha portato, alla mercé di ogni vento di dottrina, per la malignità degli uomini, in astuzia con un all’errore, ma praticare la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa, che è il capo, il Cristo “(Ef., IV, 13-15).

La vita interiore è la stessa di quello che succede con la vita vegetale e la cura che richiede: è necessario eliminare tutte le escrescenze avventizie o anormali che potrebbero deviare il suo impulso e minacciare i suoi frutti.Da qui il consiglio di mirare all’unica cosa necessaria, in modo da non perdersi in ciò che è puramente casuale. Per portare a pieno il lavoro che Dio ha iniziato in noi, abbiamo bisogno di avere una coscienza delicata che capisca i suggerimenti di Dio e un coraggio virile da seguire senza compromessi. Possa Dio essere l’unica ragione profonda e il motivo di tutte le nostre azioni! Nessuna autorità al mondo ha il diritto di distrarci. Cercheremo sempre di mantenere la nostra intenzione pura e gradita a Dio. “Se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo avrà luce” (Mt., VI, 22).

Continua….

“Meditationes”

copertina

226. Guai non a coloro che hanno perso i beni terreni, ma a coloro che hanno perduto il coraggio di sopportare tale privazione. Nessuna sofferenza, in effetti, è superata, se non per se stessa. Poichè mangiando, non si trionfa sulla fame, ma la si serve; la stessa cosa si può dire per la sete, quando si beve. Ecco dunque a che cosa tendono queste azioni: inclinare l’animo a fruire delle forme esteriori dei corpi. Quando ciò accade, esse non sono vinte, ma, al contrario, regnano, essendo giunte al loro scopo: sottomettete il nostro animo, ponendo le premesse per una sottomissione ancora maggiore.

227. Ti rammarichi di venire meno nelle forze del corpo. Non ti lamenti di mancare di forza d’animo per sopportare questa fragilità.

228. Si prova più gioia per avere ottenuto, o più pena per aver perso, ciò che è migliore o ciò che si ama? Ciò che si ama, più o meno buono che sia. Ma che cosa si ama di più? Ciò che si stima migliore. E che cosa si stima migliore? Quello che è causa di maggior piacere. E’ falso. In effetti, non soffriamo per la perdita, o non siamo felici per aver ottenuto dei beni secondo il loro vero valore, ma secondo l’amore che ci sottomette a essi. Certo, tra le due cose, noi soffriamo di più per la perdita, o godiamo per l’acquisizione di quelle cose che preferiamo a tutte le altre, peggiori o migliori che siano. Che grande controsenso! L’uomo, di fatto, soffre di aver perso anche solamente un uovo, e non si cura di aver perso Dio, il Sommo Bene.

229. Tutto ciò che un uomo compie, lo fa con la volontà di compiere il bene o, almeno, di non compiere il male. Come è triste tendere con uno sforzo continuo verso la felicità, o l’allontanamento del male, percorrendo una via che non solo non vi giunge, ma se ne allontana sempre di più, cioè la via dei vizi. Come è triste stravolgere la forza donata da Dio o la volontà con la quale l’uomo tende alla felicità e la raggiunge, per immergersi tutto intero nella miseria, cioè nel godimento dei beni perituri.

230. Ciascuno fugga i propri vizi, quelli degli altri non possono recargli nessun danno.

Frà Juan Sánchez Cotán

Frà Juan Sánchez Cotán

Professo di Granada

Del Fratello Sánchez Cotán e delle sue doti pittoriche, vi ho già parlato in un precedente articolo, oggi invece ne descriverò il suo carattere e le sue virtù monastiche

Juan Sánchez Cotán, nato alla periferia di Granada, da genitori modesti, ma di una perfetta probità e con una fede ferrea. Predestinato dalla Grazia, ha espresso fin dalla prima infanzia una considerevole attrazione verso la preghiera. Nel corso degli anni, egli fu ammirato da tutti per la sua modestia e le sue prime virtù. Lo videro cercare la solitudine, esercitandosi anche nelle austerità più rigorose. Attitudine sorprendente per la pittura, manifestatasi in lui molto presto, i suoi genitori, nonostante le modeste entrate, lo spinsero sulla via delle belle arti. Ha avuto davvero successo. Ma, lungi dall’averlo inebriato, il successo gli ha gradualmente ispirato una profonda avversione per le vanità della terra.

Dio solo e lui! Dio, con i suoi attributi infiniti; lui, con le sue innumerevoli miserie!

Si può immaginare, per un artista cristiano, una struttura morale più utile da studiare, più fruttuosa di insegnamenti! Egli contempla a volontà, vuole scoprire nuovi aspetti, e conclude: “Tutto è vanità, ad eccezione di servire e amare Dio” Ricco di questi grandi pensieri, ha rotto la sua tavolozza, gettando nel fuoco i pennelli, e andò a chiudersi nella certosa di Granada, per diventare fratello converso. Erano passati i quaranta; ma portato – un dettaglio da notare – un’anima ricca di freschezza adornata ancora di innocenza battesimale. La Grazia, che lo aveva difeso dal grembo di sua madre, lo aveva visibilmente sostenuto nelle tempeste giovanili e nelle difese della sua professione. Il coraggioso cristiano, si arrese al buon Dio senza riserve. Tutti erano convinti. il suo atteggiamento umile e riservato, il suo rispetto per i superiori, la sua deferenza verso i suoi confratelli, la sua obbedienza diligente, il tono moderato della sua conversazione e l’auto-oblio hanno dato alla sua persona uno stile particolare. Completamente, sotto l’abitudine grossolana del monaco. Sopra le rovine del vecchio si levò l’uomo nuovo, pieno di generosità, impregnato di fede, bruciante di zelo, desideroso di rispondere fino alle sue forze, alla chiamata dall’alto. La sua professione solenne ebbe luogo l’8 settembre 1604. Da quel giorno in poi, il fratello Cotan divenne un tipo di regolarità. Si mostrò sorprendentemente agile, passando indifferentemente dal giardino alla cucina, dai campi alla sartoria, alla foresteria. Venne alla religione per soffrire; Si aspettava di dover sopportare alcune prove serie. Fu piacevolmente sorpreso di trovare un relativo benessere. Quando gli hanno parlato nei rigori della regola, ha dichiarato semplicemente che non li conosceva. Tale era il buon fratello: intrepido al lavoro, che si vestiva più di chiunque altro, e tuttavia sempre umile, sempre allegro, sempre calmo. La sua aria sorridente dilatò i cuori. Ognuno ammirava la sua riserva. Adatto a tutti i servizi, conosceva anche i più piccoli dettagli di ogni obbedienza. Ma uomo di dovere, non ha mai lasciato il suo ruolo, facendo tutto nel suo tempo, cambiando professione solo per l’ordine formale dei superiori. Nel momento in cui meno ci pensava, erano incaricati di decorare gli affreschi del chiostro. Il suo istinto si ribellò alla voce dell’obbedienza, e il vecchio artista dedicò i suoi ultimi anni a quest’opera, che per lungo tempo era stata l’ammirazione dei turisti, e degli intenditori. Il successo non lo adulava affatto. Ha conservato intatto il suo amore per l’osservanza. L’umiltà, la pratica della povertà e della mortificazione che rimasero alla fine le sue virtù preferite. Non diciamo nulla della sua pietà, i cui progressi non sono rallentati. La malattia, ha rapidamente tenuto conto di questo corpo minato da austerità e lavoro. L’amato Fratello si estinse nell’odore della santità nel giorno della nascita della Beata Vergine che aveva amato e servito lealmente l’otto settembre del 1627.

Il medesimo giorno della sua professione solenne!

Cotan-aparicion_virgen_rosario

Apparizione della Vergine del Rosario Il primo certosino a destra è un autoritratto di Cotan

Deus absconditus?

Forza silenzio 6

Ancora un estratto del libro del cardinale R. Sarah, “La Forza del silenzio”.

Alla domanda di Nicholas Diat così formulata: Il Dio cristiano è un Dio Occulto, Questo è uno dei grandi misteri del modo in cui la Provvidenza governa il mondo. Nonostante, questo “Deus absconditus” (Dio nascosto) e uno degli aspetti della vita in questa terra che impedisce credere, seguirà la risposta di Dom Dysmas de Lassus.

 

A tal proposito conviene citare la frase di San Paolo: ” L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio”. (Rm 8,19) Anche se ignoriamo quello che siamo, e quello che saremo.

Nel cammino quotidiano del mondo, il silenzio di Dio è un fenomeno emozionante. Come si può comprendere il senso di questa assenza? Senza dubbio, è più facile comprenderlo nella nostra vita personale.

L’uomo in quanto creatura, è segnato da un egocentrismo ontologico. Solo il bambino appena nato ha coscienza di se stesso. Inizialmente percepisce la madre come una estensione del proprio corpo. Tutti, quando abbiamo iniziato siamo stati solipsisti!

Progressivamente, delusione dopo delusione, il bambino finisce con il comprendere che sua madre è un altra persona. Diverse fasi ed il trascorrere degli anni finiranno per guidarlo prima ad un amore interessato e ben integrato.

Parallelamente, nell’ ordine della vita spirituale abbiamo una lunga strada da percorrere. Bisogna passare dall’egocentrismo assoluto all’amore oblativo, totalmente decentralizzato da uno solo, a somiglianza dell’immenso amore di Dio. Questo è lil tragitto della creatura più piccola fino all’infinito del Cielo… Una evoluzione simile richiederebbe anche molto tempo. Però è come se Dio avesse fretta. Per questo, non dovremmo sorprenderci che questa rotta accellerata sia qualcosa di grezzo.

La vita è molto breve ed il viaggio considerevole!

Visto dall’eternità. La nostra vita è solo un istante. Questo non impedisce la sensazione che il tempo si allunga, soprattutto quando si soffre. Non perdiamo di vista questa differenza, che ci aiuterà a comprendere. Quando siamo al fianco di Dio, il nostro sguardo sarà lo stesso che il suo. Così lo spiega Gesù: La donna, quando partorisce, è triste perchè è giunto il momento. Ma una volta che ha dato alla luce il suo bambino, non ricorda più la sofferenza, per la gioia di aver dato alla luce una nuova vita. (Gv 16, 21)

In questo mondo noi abbiamo un opportunità unica di amare Dio, anche quando sfugge ai nostri occhi ed alle nostre orecchie.

La fede non si manifesta nella luce, perchè il bagliore si manifesta nell’eternità.

Ma viene il tempo in cui Egli si rivela pienamente, la nostra allegria sarà eterna per averlo amato senza vederlo. Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove;e io preparo per voi un regno, come il Padre l’ha preparato per me,perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio regno e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele”. (Lc 22, 28-30) E in quanto a se stesso: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc,24-26) Lo stesso occorre con gli uomini invitati a prendere la sua Croce.

Questa croce può essere pesante e terribile, ma San Paolo ci ricorda che ” fedele è Dio che non permetterà che siate tentati al di là delle vostre forze”(1Co 10,13)

Siamo umili quando parliamo della sofferenza aliena. Solo chi ha sofferto veramente a diritto di parlare. In “Le heurtoir”. Paul Claudel scrisse: “Dio non è venuto per evitarci le sofferenze e nemmeno a spiegarcelo. E’ venuto a riempirlo della Sua presenza.” Vorrei aggiungere: è venuto per condividerlo e questo mistero registrato nel corpo resuscitato di Gesù, mai smetterà di essere una fonte di allegria e stupore. Come dice il salmo 116: Come potrò ricambiare al Signore per tutto il bene che mi ha dato ?

 

 

“Meditationes”

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221. Hai visto, un giorno in cui è stato distrutto un formicaio, con quale sollecitudine ogni formica si impossessava di ciò che amava, cioè l’uovo, a rischio della propria vita. In questo modo devi amare la verità, la pace, cioè Dio.

222. Quanto più uno stima i beni di questo mondo, tanto più soffre di esserne privo e prova compassione per coloro che non ne hanno. Allo stesso modo, quanto più egli stima di nessun valore i beni terreni, tanto più ne sopporta agevolmente la privazione per sè e per gli altri. Questo vale anche per i beni eterni. Quanti hanno compassione degli errori e dei peccati, tra tutti, sono i più grandi.

223. Che gli altri abbiano compassione dei corpi. Tu abbi compassione delle anime.

224. In nessun modo il pubblicano sarebbe potuto tornare alla salvezza, se non avesse confessato umilmente ciò che il fariseo gli rinfacciava con orgoglio (Lc 18, 11-14).

225. La verità è la vita e la salvezza eterna. Devi dunque avere compassione di colui che non ama la verità, poichè è morto e perduto. Ma tu, cattivo come sei, non gli diresti mai la verità, se non sapessi che è per lui amara e intollerabile. Tu, infatti, misuri su te stesso il giudizio con il quale giudichi gli altri. La cosa peggiore, però, è quando, per piacere agli uomini, dici loro una verità che amano e ammirano come diresti menzogne e adulazioni. L’assenzio è una pianta amara, ma benefica per colui che ami, Tu non la somministri per la sua amarezza, ma perchè è salutare. Quello sarebbe crudele, questo è fare un’opera buona. La verità dunque, non deve essere detta perchè è odiata o amata, ma perchè è utile. Occorre tacerla solo quando potrebbe essere nociva, come la luce per gli occhi malati.

Certose storiche: Roermond

Roermond 1

La certosa storica oggetto del focus odierno, è quella di Roermond in Olanda.

Nel 1376 i certosini di Colonia, furono autorizzati da Ridder Werner, Lord of Swalmen, ad impiantarsi in un terreno di sua proprietà. Il nobile aveva fatto un pellegrinaggio in Terra Santa nel 1368, e da allora decise di fondare una certosa da intitolare alla Natività ed a Betlemme. Il complesso monastico era costituito da una chiesa, una sala capitolare, un refettorio, un chiostro con dodici celle di monaci, un birrificio, una panetteria e varie stalle. Alla fine del XV secolo, la chiesa del monastero si rivelò troppo piccola e venne ampliata. In questa certosa olandese, vi furono importanti figure dell’Ordine certosino, come Heinrich Eger von Kalkar, ed il beato Dionigi di Rijkel.

Il monastero fu colpito da due devastanti incendi cittadini nel 1554 e nel 1665, ma fu poi ricostruito. Ma l’evento più tragico che sconvolse la quiete monastica accadde il 22 luglio 1572. Quel giorno, le truppe protestanti di Guglielmo d’Orange conquistarono la cittadina di Roermond, e successivamente invasero la certosa, ed i suoi monaci, furono per più della metà brutalmente torturati dalla spietata violenza degli aggressori. Dodici certosini furono assassinati, i cosiddetti martiri di Roermond. Questo terribile episodio è stato documentato in numerose opere d’arte, da diversi pittori. Successivamente, nel 1783, dopo la guerra di successione austriaca, l’imperatore Giuseppe II decise l’abolizione degli ordini contemplativi e la certosa dovette cessare la sua attività monastica. Poco dopo Roermond fu abitata dalle sorelle Norbertine di Houthem-St.Gerlach, che furono poi cacciate via dai francesi nel 1797. Nel 1841 il vescovo Paredis fondò il suo Gran Seminario fino al 1968. Nel 1984 iniziò un importante restauro del complesso. Gli edifici residui, oggi appartengono alla Diocesi di Roermond. Le immagini che seguono ci mostreranno la ricchezza di questa antica certosa.

 

Giorni felici in certosa

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L’articolo odierno, è un testo redatto da un amico di nome Andrea, il quale avendo trascorso alcuni giorni nella certosa di Serra San Bruno ha voluto donarci le sue emozioni. Grazie a lui per questa preziosa testimonianza.

Cari amici lettori di Cartusialover,

vi scrivo per parlarvi della mia esperienza di quattro giorni passati nella Certosa di Serra San Bruno, nell’estate del 2016 e che tutt’ora ricordo con piacere.
Tutto è iniziato guardando dei video su Youtube informandomi su tutti gli ordini della vita contemplativa, Benedettini, Trappisti, ma dopo poco mi rendevo conto che quello dei Certosini era l’ordine che più di tutti mi attirava per la sua radicalità, e con una forza misteriosa trovai il coraggio di scrivere al Padre Maestro della Certosa.
La prima cosa che mi sorprese fu la velocità con cui ricevetti una risposta via mail, la seconda fu quella che mi si chiedeva di inviare il mio Curriculum Vitae per poter capire se fosse il caso di ospitarmi. La richiesta del mio CV l’ho molto apprezzata perché mi è sembrato un modo per constatare che in Certosa “si fa sul serio”.

Il giorno prestabilito con il Padre Maestro della Certosa, arrivo col treno alla stazione di Lamezia Terme dove un laico incaricato di venirmi a prendere con la macchina mi porta dalla Stazione alla Certosa in quasi 1 ora di viaggio, poiché il luogo è molto impervio da raggiungere senza conoscere bene la zona. La prima consolazione che ho avuto è stato il colloquio con questo signore che guidava la macchina, con il quale ci siamo scambiati dei punti di vista sulla spiritualità certosina, sulla storia della Certosa ed è stato davvero una piccola palestra, quasi necessaria per arrivare preparato all’incontro col Padre Maestro.
Arrivato in Certosa, mi viene subito incontro il Padre Maestro che subito si scusa con me perché stava parlando con un operaio e pensava che mi avesse fatto subito una cattiva impressione, non avendolo trovato in silenzio. Io stupito dalla sua umiltà invece gli faccio capire che ero contento di essere lì e di iniziare questa avventura seppur breve con i monaci certosini.
Vengo accompagnato subito verso la mia camera, e il padre maestro mi spiega che prima di entrare nella camera di qualcun altro qualsiasi monaco deve rendere conto a Maria, c’è infatti un’inginocchiatoio fuori ogni camera con l’immagine della Madonna, e lì il monaco è tenuto a prostrarsi e recitare un Ave Maria prima di entrare nella stanza.

Entrati in camera mi spiega gli orari della Certosa, e io gli chiedo se posso recitare insieme a lui le diverse orazioni liturgiche che avrei dovuto recitare da solo, per imparare subito il loro modo di pregare. Il Padre Maestro inoltre mi ha dedicato in questi quattro giorni tantissimo tempo per parlare e confrontarci, ed ogni volta che gli aprivo la porta la prima cosa che diceva era “sia lodato Gesù Cristo” e questo mi riempiva di consolazione.

Ci siamo confrontati soprattutto su diversi brani del Vangelo, e sulle regole dei Certosini, di cui ho apprezzato immediatamente l’enorme umiltà e assenza di vanità. Si perché i monaci certosini non hanno mai un confronto con un laico che gli possa dire: “ che bella omelia” o “grazie per..” sono davvero rigorosamente al servizio del silenzio e della parola di Dio.

Il Padre Maestro della Certosa mi disse che la vita di un certosino è definibile, “olocausto d’amore”, dove nella massima letizia si vive tra quattro mura rivelando così a tutti il proprio limite di non riuscire nel mondo a trovare la stessa gioia che vi si trova stando nella massima clausura.

Mi ha sorpreso ovviamente sapere che i monaci certosini possono vedere soltanto 2 giorni all’anno parenti o amici, e che quando anche qualcuno dei propri parenti passi a miglior vita, loro non possono uscire dal monastero per i funerali.
Altre informazioni sulla vita del monaco certosino che mi hanno sorpreso è il modo anonimo in cui vivono, non potendo scrivere articoli o libri che possano firmare e pubblicare con il proprio nome, e il modo anonimo in cui muoiono, venendo stesi su una tavola di legno e sotterrati senza che vi sia il loro nome scritto da nessuna parte.

I monaci certosini si confessano più volte a settimana e hanno un momento di pausa dal silenzio nello “spaziamento” nei boschi con tutta la comunità di monaci. Io purtroppo non l’ho potuto fare, poiché il padre maestro riteneva più importante che io approfondissi con delle letture la loro spiritualità e nel dialogo con lui esaurissi tutte le domande che mi potevano venire in mente.

Parlare con il Padre Maestro era una consolazione in crescendo, mi ha detto parole e frasi così profonde e intrise di fede che non le ho volute nemmeno scrivere, pensavo che era ingiusto possederle, e le ho lasciate scorrere leggere e diritte nel cuore.

Un’esperienza che mi ha lasciato veramente colpito è stato pranzare solo in cella, non ho mai provato così tanta gioia a mangiare, e non mi sentivo affatto solo.

Ho sentito chiaramente la sensazione di una presenza del Signore che mi faceva compagnia, un po’ come il bambino nel film di “Marcellino pane e vino” faceva compagnia al Crocifisso, con quel modo così innocente e amorevole mi sono sentito avvolto di abbracci.

Pregare tutto il giorno ininterrottamente non lo avevo mai fatto, nemmeno durante i periodi di esercizi spirituali ignaziani, che rimangono comunque la migliore palestra per avvicinarsi a quel tipo di giornata oblativa. In quei giorni ho maturato una profonda gratitudine per tutte le esperienze che in diversi anni ho potuto fare grazie ai padri gesuiti, che mi hanno forgiato per bene alle più insidiose e costruttive esperienze religiose.

Il padre maestro della Certosa, mi aveva sconsigliato di partecipare alle lodi mattutine che iniziano alle 00.30 e finiscono verso le 3.00 del mattino poiché è difficile per chi è da pochi giorni con loro abituarsi ad i loro ritmi giornalieri, andare a dormire alle 20 e svegliarsi alle 00.00, ma io volevo esserci e una sera vi partecipai.

E’ veramente difficile stare dietro alla liturgia certosina in quelle ore di notte piena, ma è stata un’esperienza di grande prova, che mi ha fatto capire anche perché sono chiamati “gli atleti di Dio”, non so quante volte durante le lodi mattutine si inginocchiano, si alzano, si siedono, cantano.
Durante tutti i momenti in Chiesa, nella liturgia delle ore, non stanno mai fermi, e durante la messa prima dell’eucarestia si stendono completamente faccia a terra, la messa è bisbigliata e al posto dell’omelia c’è un grande momento di silenzio. Il momento della pace e dell’eucarestia è molto bello e dà grande prova di cosa significhi comunità.

Parlando col padre maestro di cosa facessero i monaci prima di entrare in certosa, ho anche afferrato che lì non ci vanno mica persone che si vogliono nascondere, o abituate alla solitudine e al silenzio, ma soprattutto persone che erano abituate a vite perfettamente inserite nella società.
Tra i monaci c’era chi era pilota dell’aeronautica, chi professore universitario alla Sorbona, chi calciatore famoso, e chi operaio metalmeccanico.

Mentre stavo aprendo una porta, un monaco incappucciato pure ne stava aprendo una che confinava sulla parete vicina, e mi disse…”di dove sei? ed io..Napoli…e mi fa..viva Pino Daniele, dovrebbero farlo santo..”e mi strappò un sorriso, poiché anche a me piace molto…ma credetemi non pensavo mai che mi potessero dire una frase così dentro una certosa…. Seppi poi, che quello è il converso che il sabato prepara anche le pizze per i confratelli…evidentemente ha una forte passione per Napoli.

Voglio sottolineare che la cosa che mi ha stupito è che per essere un ambiente ecclesiastico è un ambiente molto “virile”, pieno di gladiatori della fede, guerrieri della preghiera che hanno posto Gesù Cristo prima di ogni cosa e prima di se stessi.

Ah dimenticavo…il Padre Priore quando me ne andai, sentendomi dire che avevo trascorso giorni felici, mi salutò dicendomi sorridendo..testuali parole…”torna e cerchiamo di moltiplicare i giorni felici”

In regalo a tutta la comunità dei Certosini ho lasciato una poesia che scrissi qualche anno prima pubblicata dalla fondazione mario luzi, e che mi sembrava perfetta per la loro spiritualità.

Rimasi in contatto via mail con il padre maestro, il quale mi disse che questa poesia è piaciuta così tanto che l’hanno affissa come preghiera comunitaria in bacheca, che onore!!
Ve la lascio qui di seguito :

Cripta

Sole a Febbraio,
retaggi d’Aprile,
colori distesi da scherzi e risate..

Il dissesto?!
Le ombre felpate
di un silenzio falsato..

Per oggi,
per ieri e per domani..

a Dio..

Il salubre fresco,
avvolge lo spazio
piccolo e cieco..
.. viene scemando in un canto sottile..
spiegato..

Ascolta!
Non pensare..

a nulla,
serve,
gestire..

o il timido gesto
di capire..

Qui,
in questa valle adorata,
ridonda il frastuono
della gratuità..


e all’arrivo di quel piccolo dono,
di nome Mattino..
la gente tesa e occupata
voltandosi,
per un solo momento
aggancia la gloria..

“Eccolo,
egli sta dietro
il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate”..

Perpetuo ed immenso rimane
il giacere nello splendore
che, seppure da lontano narrato,
giunge al diamante baglior
siderale..

Meraviglia..

Sì, Signore,
libera il fiume,
dalle imponenti dighe
sorrette dal timore..

Ora,
non posso più fermare
quel mio coraggio,
avvolto dal più puro candore..

Remo..
e miro alla volta celeste,
che rapito,
mi ossigena di raccolto profumo..
per intero,
perdono..

 

Consiglio a tutte le persone in vera ricerca di Dio e con il desiderio di pregare di fare un’esperienza in Certosa.

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