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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

copertina

231. E’ un vizio occuparsi dei peccati degli altri, ed è ugualmente un vizio non curarsene. L’uno e l’altro, però, diventano una virtù, se vi si aggiunge la volontà di correggere. Togli l’amore e rimarrà il vizio.

232. Occorre impegnarsi,non tanto perchè gli uomini non abbiano più la possibilità di peccare, quanto perchè essi non lo vogliano più. Infatti, degno di lode non è colui che non può peccare, ma colui che non vuole peccare. Ora, se la volontà di peccare è già peccato, nessuno può trattenere l’uomo dal peccare, salvo colui che può fare in modo che l’uomo non voglia più commettere il peccato, cioè Dio solo. Piaccia a Dio che non potessimo più voler peccare, poichè allora non potremmo peccare!

233. Potente impotenza quella di non poter volere il male! Dio è onnipotente, poichè non può volere il male. Impotente potenza quella di poter volere ciò che è nocivo per noi: più noi lo vogliamo e più noi siamo deboli e sottomessi ai nostri nemici.

234. La più grande di tutte le opere dell’uomo è di volere ciò che deve. Più lo vuole e più lo raggiunge. Quanto più lo desidera, tanto più vi riesce. Infatti, volere il bene, significa raggiungerlo. Ora, il vero bene è la giustizia, il vero male l’iniquità.

235. Non condividiamo la gioia o il dolore di coloro che stimiamo felici o infelici. Ora, noi giudichiamo felici, o infelici, quanti godono o meno dei beni che noi reputiamo buoni e degni di essere amati. Così chiunque condivide la gioia di coloro che godono dei beni effimeri, o la pena di quanti ne sono privi, è certamente esente dalla gelosia, ma ritiene degni di essere amati dei beni che sono destinati a perire.

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