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Omelia per l’Epifania

presepe in certosa

Di seguito potrete leggere una splendida omelia di un priore certosino sull’Epifania e rivolto alla sua comunità. Leggiamola e meditiamo su queste sagge parole.

Sono venuto perché possano avere più vita. (Gv. X-10)

La nascita di Cristo è un rinnovamento della creazione. I Padri della Chiesa paragonarono Gesù bambino, avvolto nel triplo velo del seno materno, della grotta e della notte, al seme nascosto da cui germoglia un nuovo fiore per il mondo intero. Tutta la vita, infatti, inizia in segreto, avvolta nel mistero e nel silenzio. E Cristo è la vita per eccellenza: Ego sum vita. Non mediteremo mai abbastanza su questo nome molto ricco di significato che Egli attribuisce a se stesso. La vita che Egli trasmette non è la vita della natura, ma la vita della grazia. Tuttavia, il primo è l’immagine del secondo e questo è lo sviluppo di quello. Tutta la vita è data liberamente: la vita è, per l’essere vivente, il primo dono che nulla potrebbe preparare o meritare. Eppure, non è inutile che noi chiamiamo grazia di vita soprannaturale: è la vita per eccellenza, è una luce più intima, è un dono ancora più puro, più inaspettato rispetto alla vita della natura: essa rappresenta, in effetti, un prendere parte ai privilegi divini, che nessuna intelligenza creata potrebbe nemmeno immaginare. Prendiamolo. lo spirito di grazia, lo spirito della divina liberalità nel modo di ricevere, cioè accettiamo senza dubbio o esitazione ciò che Dio ci dà senza calcolo; e quanto al modo di dare, imitiamo con perfetta generosità l’abbondanza divina di quell’acqua viva e lasciamola comunicare a tutti, immergendoci in essa con tutto il nostro cuore. La grazia è diffusa in tutti i cristiani nel mezzo del raccoglimento e della preghiera; in noi dobbiamo espanderci soprattutto nella forma della vita interiore. Ecco perché l’interiorità è una caratteristica di tutta la vita. La pietra inanimata ha solo un’attività superficiale; limitata. resistere agli urti dall’esterno, mentre gli esseri viventi discriminano e usano ciò che gli conviene, perché un principio interno governa e presiede la loro crescita. La vita spirituale è ancora più perfetta e più potente; non c’è niente che non guadagni. L’anima fedele trova la sua felicità in ogni evento; un principio più profondo di quello della vita naturale gli consente di fortificarsi e di essere in contatto con tutte le cose. Se non è così per ciascuno di noi, se molti incidenti ci disturbano e disorientano, è un segno che non siamo abbastanza interiori. Abbiamo bisogno di scendere nelle profondità di noi stessi, raccogliamo e pazientemente di trovare in solitudine con Dio, che forza misteriosa grazie alla quale saremo in grado di assimilare senza eccezione, armoniosamente, tutto ciò che accade dentro e intorno a noi. Infine, nella vita di grazia, la vita interiore si sviluppa in noi nella forma contemplativa. Per designare l’alleanza e la fusione dell’uomo con Dio, vorremmo forse esprimerci più semplicemente e avremmo una forma più generale di valore se dovessimo parlare della vita dell’amore e dell’unione. La vita contemplativa, tuttavia, è un’espressione appropriata per esprimere l’ideale di una carità particolarmente diretta e disinteressata. La contemplazione, infatti, è l’atto di un’anima che si dimentica e si immobilizza davanti a cose più belle di sé. (Tale è la natura dell’ammirazione e il potere della bellezza contemplata che ci libera da ciò che siamo e ci rende indifferenti all’Io). L’atto contemplativo della carità è il più semplice e il più immediato di tutti. Ancora una volta possiamo sottolineare la continuità dei processi della natura e della grazia: tutta la vita è amore e tutto l’amore è l’oblio di se stesso; è arrestarci per trovare un valore più alto. Ovunque, nella natura, la vita è perpetuata solo dall’immolazione degli individui, sacrificata in ogni generazione in modo che la fiamma che hanno ricevuto sia trasmessa e diffusa, sempre viva.

Ma è soprattutto nel dominio della grazia che questa negazione di sé è necessaria e felice: Qui per – diderit animam suam. L’anima ha la facoltà di dimenticare più perfettamente di qualsiasi altro essere vivente. Ha, se lo desidera, la trasparenza di uno specchio completamente trasparente; non avendo una forma adeguata, può riflettere in tutta la sua profondità l’infinità divina. Fissare Dio nella calma e nel raccoglimento è la fonte di ogni vera saggezza. Saremo solo padroni di noi stessi, saremo veramente giusti e prudenti se, con un’accoglienza audace e pura, lasciamo che Dio realizzi in noi la sua volontà, di essere in noi ciò che vuole essere. La Signora piena di grazia, anche celebrata come l’Epifania, le più intime e recondite vergini, l’anima libera più di se stessa nella semplice ammirazione di Dio, che ci insegna a ricevere, di amare, di contemplare.

Un certosino

(brano tratto da libro “Silencio com Deus”)

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