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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

copertina

291. Chi gode perfettamente di una cosa, dimentico di sè, quasi abbandonandosi a essa e disprezzando se stesso, tende a quel bene e non fa attenzione a ciò che avviene in sè, ma a ciò che accade in essa è. Gli angeli disprezzano se stessi, più di quanto facciamo noi. Infatti, tendendo con tutta la forza a Dio, abbandonano dietro di sè, con tutta la volontà, se stessi e le altre creature, non si degnano neppure di guardarsi, tanto si stimano spregevoli, Senza dubbio, disprezzandosi completamente, dimentichi di sè, si gettano interamente in Dio e non si curano di sapere che cosa sono o chi sono, ma ciò che lui è. Quanto più si disprezzano, distogliendo da sè lo sguardo e dimenticando se stessi, tanto più simili a lui, e quindi migliori, diventano.

292. “In pace, in lui, mi addormenterò e mi riposerò” (Sal 4,9). In colui che immerge nel sonno l’armonia dei cieli (Gb 38, 37), al punto che svanisce ogni movimento, il cuore non conosce turbamento nè timore (Gn 14, 27). Questo è il vero sabato.

293. O il medico non ama il suo malato, oppure lo cura senza dolore, se può e se è certo che ciò gli farà bene.

294. A chi può essere detto in tutta verità. ” Che cos’hai che tu non abbia ricevuto?” (cior 4, 7), per cui si debba vantare in se stesso e non nel Signore( Cor 1,31; Cor 10, 17)? Come dice san Gregorio, egli deve essere tanto più umile nel suo servizio per il fatto che deve renderne conto. A chi è stato dato molto, molto sarà richiesto ( Lc 12, 48).

295. Quando si amano i corpi e ciò che conosce a essi, l’amore che è vita, luce, libertà e una certa immensità, muore, si ottenebra, è legato e oppresso. Come l’oro non si liquefa se non mischiato con l’argentino vivo, allo stesso modo il nostro spirito dimora inviolabile e invulnerabile sinchè non è mescolato con l’amore dei beni corruttibili e deperibili, che non possono non mutare: una volta che il nostro amore è mischiato con loro, esso diviene corruttibile alla stessa maniera, se non di più. Una piccola ferita del corpo, per esempio il morso di una pulce, causa nell’anima un forte dolore. Per il morso di una pulce sia la tua anima sia il tuo corpo sono feriti, l’una per il dolore, l’altro per la ferita. E tu credi che, una volta guarita la ferita del corpo, anche la tua anima sia tornata sana,; tuttavia, ancora dimora in essa quella debolezza che l’ha resa vittima del corpo ferito. Senza dubbio, in questa vita, la fragilità del corpo è irreversibile, e tende, anzi, a peggiorare. La sanità dell’anima, però, se non comincia su questa terra, non sarà acquisita nel mondo a venire.