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Fratello Cristoforo Varga

Fratello Cristoforo Varga

Professo di Val de Cristo

innaffiatura Fratello

Nuovamente un racconto di una vita esemplare di un fratello converso certosino.

Ammesso come postulante nella certosa di Val-de-Cristo, il primo agosto 1649, il fratello Christoforo emise la professione il 15 agosto dell’anno successivo. Nell’intervallo, sono accadute cose che il lettore dedurrà. Adatto a tutti gli uffici, fervido nel lavoro, buono e utile, il giovane postulante dava, da questo punto di vista, piena soddisfazione ai superiori. Ma c’era il rovescio della medaglia. Da una natura calda ed esuberante, viva come la polvere da sparo, Varga avrebbe avuto, in un altro modo, un genio esaltato e in difficoltà. Anche tra i fratelli conversi, la gente pacifica per la maggior parte, venne più di una volta a dimenticare. Fu il primo a lamentarsi per questo, il che non gli impedì di ricadere il giorno dopo, quando non era il giorno stesso. Scoraggiato di fronte alle sue persistenti debolezze, attaccato allo stesso tempo da riluttanti tentazioni, pensò di tornare al mondo, persuaso di non essere fatto per la vita religiosa. Il suo direttore, Francisco Pallas, lo informa formalmente di rimanere, ed insistere. Il buon Varga, per quanto poco socievole, possedeva, una volontà di ferro, ed un cuore d’oro. Non è questa la chiave di una chiamata soprannaturale? Pallas, almeno, era convinto, e poiché aveva a che fare con un uomo sincero,trattenne senza difficoltà il povero novizio. Ben presto capì che stava crescendo. Aveva per istinto il senso religioso. La sua precisione invariabile, la dolcezza della sua obbedienza, l’amore pratico della povertà, la sua devozione alla santa Eucaristia, i fiumi d’acqua che accompagnavano le sue comunioni, la nota dominante della sua pietà, lo collocarono molto presto in primo luogo tra i numerosi conversi di Val-de-Cristo. Nell’aspetto della mortificazione e delle penitenze del corpo, probabilmente sarebbe andato troppo lontano. La prudenza del suo direttore lo mantenne entro i limiti della discrezione. Si impegnò esclusivamente all’opera della sua metamorfosi, così ha amato la preghiera ed i dettagli dell’osservanza. Nel vederlo, d’altra parte, attraverso la casa, docile a tutti gli ordini, felice di rendere servizio, uno avrebbe potuto accusarlo di eccesso di attività. Per non parlare di chi lo ha seguito più da vicino, sarebbe stato difficile bilanciare meglio i ruoli di Marta e Maria. Cos’è questo oltre alla perfezione? Un grave incidente lo ha messo fuori gioco presto. Esaurito in pochi giorni dalle frequenti emorragie e violenti attacchi di febbre, stabilì i suoi conti con Dio e quindi si mise a disposizione della sua santa volontà. C’era intorno al suo povero letto come riflesso di un’eternità beatitudine un odore di santità. Il buon fratello vi entrò il primo marzo dell’anno 1656, raggiungendo serenamente la casa del Padre.

“Meditationes”

copertina

316. Vedi, se tutti gli uomini, abbandonando tutto ciò che interessa loro, si occupassero interamente di un solo colore o di un solo sapore, quanto sarebbero infelici, odiosi, stupidi! Essi lo sono già, quando si interessano degli aspetti, così numerosi e così diversi, delle cose. Le creature, in effetti, e anche il loro insieme, non sono il nostro Dio e la nostra salvezza più di una qualsiasi tra loro.

317. Tutti si sforzano di compiere ciò che desiderano. Ma chi ha donato loro la certezza di volere ciò che è bene o ciò che è utile? Da dove ne hanno tratto la prova?

318. Coloro che sono destinati alla morte e che hanno peccato, si sforzano invano di conseguire due mete; vivere o nascondersi. Queste due cose, però, sono impossibili. Tutti, infatti, devono inesorabilmente morire (Eb 9, 27 ) , e ” non vi è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato” (Mt 10 , 26 ) .

319. Rende un vero culto a Dio solo colui che tende in verità verso di lui, con sentimenti di vero timore, di amore, di omaggio, di venerazione e di ammirazione: solo questo culto, infatti, è vero e perfetto. Dunque, chi testimonia questi sentimenti a qualunque altro oggetto e non a Dio è un idolatra. Anche l’Apostolo dice: ” Il loro Dio è il ventre (Fil 3, 19) . E altrove: ” Essi non servono Dio, ma il loro ventre” (Rm 16, 18) . E ancora: ” La cupidigia è idolatria” ( Ef5, 5; Co, 3 , 5) .

320. Il superbo non ammette nè un superiore nè un uguale. Coli, però, al quale nessuno è veramente superiore o eguale è uno solo: ed è Dio. Non possono esistere, infatti, due esseri così. Dunque, il superbo vuole essere Dio. Dal momento, però, che due esseri di questo tipo non possono esserci, egli vuole, di conseguenza, che Dio non ci sia. Giustamente, quindi, Dio resiste ai superbi (Gc 4, 6 , Pt 5, 5).

Tributo per decennale 1

badge con logo

Da questo mese di febbraio vi proporrò testi concepiti da amici seguaci di Cartusialover, che in occasione della ricorrenza del decennale mi hanno voluto testimoniare il loro affetto ed attaccamento al blog.

Un dono stupendo, che ho accettato volentieri, esso mi gratifica notevolmente e mi induce a trovare nuovi stimoli per continuare su questo cammino di diffusione cominciato dieci anni orsono.

Sette sono stati i seguaci, fra quelli più fedeli, che hanno voluto esprimere, ed esternare un messaggio.

E’ per questo che da oggi in poi per me saranno considerati come le “sette stelle” di Cartusialover!

La vostra fedeltà mi emoziona!

In perfetto stile certosino, gradisco mantenere l’anonimato degli amici, indicando le sole iniziali del nome e del cognome.

La prima testimonianza viene da V. H. un amico cartusiafollower del Portogallo

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“Cercate prima il Regno di Dio”

Questa frase del Vangelo di San Matteo sembra essere quella che caratterizza l’amore del nostro fratello Roberto Sabatinelli e la sua opera “CartusiaLover”, che instancabilmente ci mostra la via verso Dio attraverso suo Figlio Gesù Cristo, nell’affascinante ed ammirevole esempio dei monaci Certosini.

Con questa frase di San Matteo, aggiunta a ciò che segue: “Il Regno di Dio è dentro di voi” (17, 21) dà un’indicazione a tutti noi cristiani, che dobbiamo prima cercare il Regno, e che esso è dentro di noi. Ed è da qui che inizia la grande avventura cristiana!

Il fratello Roberto – un cristiano di profondo e interiore amore per Dio Padre ed il suo Santissimo Figlio Gesù Cristo – come l’apostolo, ci indica la via della Salvezza: la via dell’interiorità, del silenzio e della necessaria solitudine perché raggiungiamo il Regno di Dio. Il percorso che ci costringe a una conoscenza necessaria di noi stessi; di scoprire in noi stessi questo “Regno di Dio” nell’interiorità della contemplazione, della preghiera più profonda; ci rendiamo conto che il “Regno di Dio” che è l’amore, che è la bellezza, che è il “tesoro nascosto” è dentro di noi, esseri creati ad immagine e somiglianza di Dio, e il cui corpo è la dimora dello Spirito Santo.

Questa scoperta, che deve essere individuale e unica per ogni battezzato, è il percorso monastico proposto dall’Ordine Certosino a ogni cristiano che abbraccia il cammino di San Bruno. Questo è il percorso luminoso e di salvezza sottolineato nell’apostolato “CartusiaLover”. Il percorso interiore della nostra relazione con Dio non è mai finito. Fisicamente, possiamo soccombere alla fatica, alla fame e alla sete, ma l’Anima, ha sempre un grande appetito per l’adesione a Dio.

Un monastero certosino è una scuola di vita interiore che insegna al cristiano la pratica pia della preghiera interiore. Preghiera intima, segreta, potente, come mezzo adeguato per raggiungere la conoscenza non solo di noi stessi, ma dell’unione con Dio. La Certosa – questo bello sentiero nascosto nel seno della nostra Santa Chiesa – è la via della ricerca e dell’unione con Dio. Un Dio Padre che si manifesta nella Santa Trinità, nella persona umana di Gesù Cristo e nello Spirito Santo.

La tradizione cristiana della preghiera inizia con Gesù Cristo. I suoi discepoli vennero un giorno e Gli chiesero: “Signore, insegnaci a pregare”. E Gesù gli portò all’insegnamento della preghiera del “Padre Nostro”, l’espressione vocale della nostra relazione con Dio. Tuttavia, fin dai primi giorni della Chiesa, la preghiera e la meditazione erano considerate essenziali, utilizzate in parallelo. I Vangeli ci dicono che Gesù stesso, si ritirava spesso sulle montagne per pregare da solo. Negli Atti degli Apostoli, leggiamo che il Diacono Filippo aveva cinque figlie vergini che si dedicavano completamente alla preghiera e alla meditazione. Vere monache certosine contemplative, diremmo oggi! La vita contemplativa cristiana, forse anche si inizia con Maria di Betania, sorella dell’affollata Marta, che non capisce l’apparente “passività” di sua sorella ai piedi di Gesù. Sappiamo ciò che Gesù, questo Dio fatto Uomo, ha detto riguardo alla contemplativa Maria: “Ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta!”

È questo percorso di contemplazione che ci rivela, ci indica il lavoro su Internet “CartusiaLover”: diffondendo nel nostro mondo di superficialità non una futilità, un passatempo, un gioco… ma il modo più concreto e saggio per raggiungere Dio; nella tranquillità della preghiera, nella purezza del cuore, nell’umiltà che fa dei santi, nel silenzio, nella solitudine del cammino esigente ma gratificante dei monaci certosini, figli di San Bruno.

Grazie fratello Roberto per il blog “Cartusia Lover”!

Grazie per mostrarci la vera “Via, Verità e Vita” attraverso l’esempio di vita dei monaci Certosini! Grazie per tante ore, giorni, settimane, anni…spesi per condurre gli altri a scoprire anche il “Regno di Dio”!

Congratulazioni! Ricevi il mio forte abbraccio di Pace in Nostro Signore Gesù Cristo.

V.M.T.H. (Lisbona, Portogallo)

Fondatore degli “Amigos da Ordem da Cartuxa”

Chiunque volesse esprimere il proprio parere, le proprie emozioni riguardo questo argomento, può interagire, inviando il testo all’indirizzo di posta elettronica:  cartusialover@hotmail.it . Saranno pubblicati i testi rispettandone l’anonimato. A voi tutti il mio grazie di cuore!

“L’eco del silenzio” di Dom Janez Hollenstein

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La storia che vi racconto oggi ha come protagonista, Dom Janez Hollenstein, un monaco certosino della certosa di Pleterije. Prima di tutto vi offro di lui, un breve profilo biografico che ci consentirà di conoscerlo meglio.

Jean Marie Hollenstein, è nato a Lachen, nei pressi di Chur, in Svizzera il 18 marzo del 1933. Dopo aver frequentato il ginnasio statale decise di entrare nella certosa di La Valsainte il primo novembre del 1954, fece poi la professione solenne il 18 maggio del 1959. Da quel momento prese il nome di Janez e si dedicò agli studi di teologia e filosofia. Diventato sacrista, fu inviato dall’Ordine con lo stesso incarico alla certosa di Pleterije nel 1962. Fu poi, nominato maestro dei novizi nel 1969, e nuovamente sacrista nel 1976 con la carica di bibliotecario. Fu successivamente eletto priore nel giugno del 1985 incarico avuto per dieci anni, ovvero fino al 1995, allorquando ha ottenuto la misericordia richiesta per motivi di salute.

Durante il suo priorato Dom Janez si è distinto per aver iniziato e sostenuto programmi e progetti di sviluppo, che hanno consentito l’apertura più ampia del monastero al pubblico.La parte vecchia della certosa, la vecchia chiesa gotica, è stata aperta ai turisti, anche se è ancora utilizzata per i riti religiosi. Ha accelerato anche l’economia delle colture monastiche e dei souvenir, fonte di introiti per la comunità monastica. Egli ha creato e sostenuto il buon funzionamento del museo all’aperto, che si trova nei pressi della certosa, che conserva gli elementi originali di edifici in legno, esempio di architettura tipica del luogo. Attraverso conferenze pubbliche sulla vita dei monaci certosini ha avvicinato soprattutto le generazioni più giovani alla conoscenza della vita monastica, egli ha permesso al pubblico di essere a conoscenza del funzionamento del monastero .Dom Hollenstein è l’autore di diversi libri e d articoli su riviste. Inoltre essendosi distinto per il suo lavoro umanitario per i rifugiati dell’ex Jugoslavia, nel 1995 ha ricevuto il più alto riconoscimento nazionale della Croce d’Oro della Croce Rossa R.S.L. nel 1994 divenne cittadino onorario del MO Novo mesto.

Fin qui il profilo di questo esimio ex priore certosino, ma in questo articolo voglio parlarvi di un aneddoto riguardante la sua passione.

Nel corso della sua lunga vita monastica Dom Janez ha realizzato sculture artistiche in metallo, con materiali di scarto ovvero anelli di tino, lamine scartate e pezzi di ferro a cui egli è riuscito a donare una nuova vita.

Dopo oltre sessanta anni di vita certosina, egli ha realizzato molte opere, che sono state esposte in una mostra ad esso dedicata. Nelle immagini che seguono e nel breve video, potremmo ammirare i manufatti del certosino con una evidente vena artistica, nei quali egli esprime forti e silenziosi messaggi provenienti dal profondo del suo animo, come riconosciuto da molti critici d’arte, e perciò definito eco del silenzio.

 

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“Chiunque non agisca in modo culturale, inoltre, non funziona ecologicamente, umanamente ed economicamente. Ciò che non è economico, alla lunga fallirà anche sul piano culturale, ecologico e umano!” Dom Janez Hollenstein

Video della mostra

“Meditationes”

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311. Ecco una medesima dignità. Frenare e distruggere un volere cattivo, o perfezionare e dare pienezza a una volontà buona. La prima operazione è fatta dagli angeli, l’altra dai santi, presso i quali ” lo spirito si oppone alla carne” (Gal 5 , 17) . Il Cristo, che è la verità ( Gv 14, 6 ) , insegna l’una e l’altra cosa ai primi e ai secondi. Allo stesso modo, c’è la stessa dignità, anche se non sempre così elevata, nella penitenza e nell’innocenza.

312. Affliggersi quando occorre, gioire quando è necessario ( Rm 12 , 15 9 ; odiare il male ed amare il bene (Rm 12 , 9 ); allontanare la creatura e amare il Creatore; separarsi dall’adulterio e guioire dello sposo; perseverare nel bene e ritornare a esso: alcune di queste azioni appartengono agli uomini, le altre agli angeli. Ma è il solo e medesimo Spirito di Cristo che le porta tutte a compiacimento (Cor 12, 11) .

313. Prova a parlare con ciò di cui gioisci. Se non puoi, vergognati di essere un idolatra.

314. Essendo privato della visione interiore, cioè Dio, non perchè questi sia assente, ma perchè il tuo sguardo interiore si è ottenebrato e non lo vedi, esci volentieri al di fuori della tua interiorità. Inoltre, non puoi dimorare in te stesso, a causa delle tenebre che incontri, e ti occupi con ammirazione delle forme esteriori dei corpi e delle opinioni degli uomini. Non imputare alle forme corporali di trattenerti, di farti paura o di essere causa di turbamento, ma accusa la tua cecità e la mancanza, in te, del Sommo Bene.

315. Estingui la concupiscenza fino in fondo, o aspettati di essere gettato nella tribolazione, preparati cioè a temere ed a soffrire là dove non dovresti.

Unione Divina (seconda parte)

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Non appena l’amato si innamora di Dio, cerca con ogni mezzo di conoscerlo meglio per perdersi più completamente in lui. Poiché lei è solo uno del Regno di Dio, ciò che ha trovato è così prezioso che è decisa a non scartarla a nessun prezzo. La conoscenza di Gesù ci rende assetati di una conoscenza più immensa, e il gusto del suo amore ci rende affamati di un amore più grande. Il coraggio aumenta con la consapevolezza del tesoro posseduto, che sarà rinviato, se necessario, in una lotta continua contro tutto.
La forma di Cristo deve finire nell’anima fino alla pienezza dell’età nuziale. L’apertura reciproca dei cuori crea un accordo inesauribile tra le volontà e i pensieri, tra le nature stesse. È una crescita che non cessa e non termina in questo mondo: continuiamo tutta la nostra vita a spogliarci dall’accidentale, secondo le ispirazioni della grazia, affinché l’amore essenziale diventi saldoin noi manon facciamo nulla che non tenda a Dio, la nostra volontà diventa sempre più pronta e il suo giusto cammino: l’obbedienza filiale ci lega sempre più intimamente alla vita del Padre, l’unico oggetto del nostro sforzo e unico supporto del nostro abbandono. “Una volta eri un’oscurità, ma ora sei luce nel Signore. Cammina come figli della luce “(Ef., V, 8).

Per quanto diverse possano essere le nostre occupazioni spirituali o materiali, i nostri atti hanno lo stesso valore profondo e lo stesso significato. Ciascuno dei nostri passi ci conduce dal Figlio al Padre: tutta la nostra esistenza è compresa nella serena vita della Trinità. In una comunione di fede e amore con la persona di Cristo, la cui opera è nostra, beviamo la vita divina nella Sua stessa fonte. “Sappiamo che siamo in lui ed è in noi: perché ci ha dato il suo Spirito” (I Giovanni, IV, 13).

L’energia soprannaturale brilla nell’anima con una spontaneità forte e gentile della Persona di Cristo: lo Spirito Santo è la fornace in cui il suo fervore è costantemente nutrito. Il marchio di questo amore è, come una firma, in tutti i suoi atti, in tutto il suo essere. “Ciò che ci conferma in Cristo con te e che ci ha unto, è Dio, che ha anche impresso il suo sigillo su di noi e ci ha dato il pegno dello Spirito Santo nei nostri cuori” (II Cor., I, 21-22).

Lo Spirito Santo, nell’unità dell’essenza con il Padre e il Figlio, vive nelle nostre anime, prega con noi e ci santifica. “Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Il tempio di Dio è santo, che tu sei “(I Cor., III, 16-17). Il soffio del Padre e del Figlio, il dono infinito, la testimonianza della parola di Dio, il sigillo della Sua unicità, sono scesi su di noi per completare l’opera del Salvatore e coronarla di gloria. “Avevamo sperato in Cristo … in cui anche voi sperate, avendo ascoltato la parola di verità, il vangelo della vostra salvezza, e avendo creduto in lui, tocchi contrassegnati con il sigillo dello Spirito Santo, che è stato promesso, che è il un pegno della nostra eredità, per la redenzione del popolo, acquisita a lode della sua gloria “(Efesini 1: 12-14).

Lo Spirito Santo, emanazione dell’amore eterno tra il Padre e il Figlio, trasmette questo amore alla creatura che Egli abita e assimila; vita abbondante, ci inonda di vita, pace e consolazione, gioia, forza e santità: l’eccesso di pienezza divina scaturisce ancora dai nostri cuori in onde di carità.Vivendo l’unità delle persone, ci viene dato lo Spirito perché, secondo la promessa della Parola, possiamo essere compresi in questa unità. “Ti ho dato la gloria che mi hai dato, affinché siano una cosa sola, proprio come lo siamo noi” (Giovanni, xvii, 22).

Nel dono reciproco del Padre e del Figlio, lo Spirito Santo ci ispira il dono più perfetto di noi stessi, in cui si riassume tutta la bontà e ogni santità, poiché è il legame tra il Padre e il Figlio, ci mantiene prigionieri del suo amore e protetto dal suo abbraccio. L’anima si sente stupita e meravigliata delle ricchezze che il Paraclito trascorre ogni giorno su di lei, con il modo in cui è guidata in tutte le circostanze, in modo che tutto contribuisca al suo bene spirituale. Per quanto possa essere povero e difettoso, respira la vita della Trinità ora. “Ciò che ci ha formati proprio per questo era Dio, che ci ha dato il pegno dello Spirito” (II Cor., V, 5).

È necessario ripetere che il miracolo della grazia sfida le parole, poiché è una realtà divina e che i termini creati possono misurare solo oggetti finiti? Volere includere nella formula le libertà dell’amore è procedere come quel bambino di cui ci dice sant’Agostino, che stava giocando sulla spiaggia e pensava di poter svuotare l’oceano. Come le lingue degli uomini sono fredde, pesanti e goffe per parlare di queste grandezze! Solo il testo ispirato ha il tono di pienezza e ci annuncia ciò che Dio ha riservato per i suoi “, affinché possano abbondare nella speranza dello Spirito Santo” (Rm Xv, 13).

Il mondo sensibile non smetterà di bussare alla nostra porta e cercherà di disturbare la nostra anima fino all’ultimo minuto.Ma questo, sotto l’azione continua della grazia, sa come trasformare tutti gli ostacoli in mezzi, e anche in un’occasione fallita unirsi con più purezza alla volontà del Padre. “Sappiamo che tutte le cose lavorano insieme per il bene di coloro che amano a Dio “(Rom., VIII, 28).

Non ci sarà un momento di questa vita che si perde, se le imboscate e i colpi dell’avversario contribuiscono alla dolce vittoria del cuore, che è appunto quella di Dio. L’anima assapora questo amore con sempre maggiore gratitudine, poiché il linguaggio celeste diventa più familiare ad esso, e che gode più immediatamente della realtà divina. “Ascolterò ciò che il Signore dice in me” (Salmo LXXXIV, 9).

L’anima ha cominciato a vivere la sua vita eterna: il desiderio dell’unione perfetta lo fa trovare nel crogiolo dell’amore; è una fiamma nel cuore di Dio e l’unica cosa che fa è amare. “La mia anima è paragonata al suono della sua voce” (Song, V, 6).

E Dio irradia su di esso una gloria che nessuna creatura può concepire o sospettare. Quanto sei bello, amico mio! Quanto sei bello e gentile! “(Can., VII, 6)

Unione Divina (parte prima)

studiando in cella

Cari amici lettori, ecco un brano tratto per voi dal libro ” Intimidade com Deus” dall’originale francese “Parole de Dieu et vie divine”.

Il sermone del priore certosino che oggi vi offro ha il titolo “Unione divina ” l’ho diviso in due parti, data la sua lunghezza,…cominciamo a leggere ed a meditare su questa prima tranche.

È a Dio stesso che l’uomo deve unirsi per compiere il suo destino.Se riusciamo a raggiungere il punto più alto dell’essere e la sua causa principale, perderemo tempo con piccoli desideri? Per raggiungere la nostra patria è necessario perdersi nel bene supremo: dirigiamo ora tutte le nostre azioni a Lui e lasciamo che la nostra anima respiri finalmente il suo elemento naturale. Quando riconosciamo la volontà di Dio in tutte le cose e ci abituiamo alla nostra volontà di acconsentire ad essa, vediamo che il bisogno di cose create diminuisce in noi, finché non siamo finalmente liberati.Una gioia essenziale, che risiede nelle profondità dell’anima, prende tutta l’attrazione per i beni accidentali.
Perché la verità, la luce divina, conferisce ad ogni oggetto il suo vero valore. Avendo trovato il suo centro divino, l’anima smette di oscillare tra desiderio e paura: ora conosce il puro equilibrio dell’amore. Sa che l’unione con Dio è inseparabile dalla calma e dal profondo silenzio della propria volontà; quindi stai attento a evitare sia la sollecitudine che la negligenza.
Non in commotione Dominus (III Re, XIX, 11).

La verità, accettata prima con umiltà e semplicità dalla fede e vissuta nella pazienza quotidiana, è ora evidente: l’anima può assaggiarla senza intermediari, nell’esperienza dell’amore. Gustate et videte quoniam suavis est Dominus.- “Assapora e guarda com’è dolce il Signore” (Salmo XXXIII, 9).

La sottomissione a ciò che Dio ci comanda ci eleva continuamente a Lui: l’umiltà ci esalta e ci permette di guardare liberamente, dal culmine delle prospettive di grazia, il piccolo mondo degli interessi umani. Qui il cuore si apre all’amore di tutti gli uomini e vorrebbe riversare su di essi fiumi di acqua viva da cui è allagato: cattolico nel pieno senso della parola, non ha alcun disprezzo per alcuna anima né accusa alcuna miseria. La preoccupazione di piacere sempre al Padre celeste conferisce un carattere soprannaturale a tutto ciò che l’uomo fa in questo stato di unione, anche nei più piccoli dettagli del suo comportamento. E Dio si sente più glorificato, ed è contento e riconosciuto in lui più che in tutta la sua creazione, le cui meraviglie proclamano, tuttavia, la sua saggezza e il suo potere. Una fiducia illimitata e assoluta, assicura l’anima interiore della sua unione con il Padre: sa che nessun potere del mondo o dell’inferno ha il potere di scuoterlo. Nulla di ciò che è stato creato ha potere su una volontà sinceramente abbandonata, poiché l’amore lo afferra per stabilirlo per sempre in Dio.

L’unione spirituale dà all’uomo la sua più alta dignità: dare un figlio al Padre nella persona del Figlio. Con questa filiazione divina l’anima ottiene la libertà – Ubi Spiritus, libertas ibi (colori II, III, 12); riceve potere che eserciterà sul cuore del Padre e in ogni regno dell’amore; e riceve la bellezza che irradia dalla conformità con Cristo. Si sente amata da Dio come se fosse l’unico oggetto dell’amore divino e ama Dio come l’unico oggetto del suo amore. Niente può trattenere il tuo affetto se non con Dio e in Dio l’unione diventa così pura che l’uomo si sente alienato da se stesso e non pensa più a tornare indietro nel suo volo interiore. “Dammi ali come le ali di una colomba, affinché io possa volare e riposare” (Salmo LIV, 7).

L’anima cessa di appartenere a se stessa se è in realtà un bene di Dio come lo è dell’anima: l’amore, purificandosi, lo porta a Lui in un movimento sempre più pronto e diretto. Amare Dio per se stesso è il frutto ultimo della grazia che eleva l’uomo all’ordine soprannaturale, gli dà le ricchezze dell’essenza e lo rende partecipe della vita di Dio. “Ti ho amato con amore eterno, quindi, compassionevole con te, mi attira a te” (Geremia 31: 3).

I poteri della fede sono ora germogliati e fioriscono nella pienezza della carità. Non c’è nulla che abbia il potere di unire come amore divino, e nessuna profondità è paragonabile a quella a cui attira coloro che si sono uniti per sempre. Tutto l’amore attrae e in un certo senso divora colui che ama, ma il nostro cuore non può assorbire Dio: e così questo amore ci coglie e ci assorbe nell’oggetto amato: “il mio amato è per me e Io per lui “(Can., II, 16).

La carità conduce così alla fusione dei cuori.Dio ci eleva infinitamente al di sopra della nostra natura per rendere possibile questo compimento. Alla fine del nostro lavoro e delle suppliche di un’umile preghiera, l’Amore ci fa attraversare uno spazio in sproporzione con il nostro sforzo e ci porta ad un punto che i nostri desideri non avevano neppure concepito.”Nessuno può venire da me se il Padre mio non lo attira” (Giovanni VI, 44).

Con sublime violenza, Dio si unisce, si assimila e trasforma in se stesso l’anima che vive con il vero amore. “Perché il nostro Dio è un fuoco divorante” (Ebr., XII, 29). E lo spirito guidato da Dio non trova nulla in Dio che lo fermerà: può liberamente sondare le sue profondità. È senza paura che ti arrendi al tuo elemento. “L’amore mi ha gettato nel fuoco”. L’obbedienza ai comandi di tutto il Dio conduce l’anima alla sua dimora eterna: si immerge, in questa vita, e una radice incrollabile può cominciare a crescere in pace in amore. Il progresso nella carità dà allo spirito una conoscenza più intima di Dio, e questa conoscenza, a sua volta, infiamma la volontà in una carità più intensa, da cui emana nuova luce. Il divino è così familiare a quest’anima che la sua realtà getta nell’ombra degli oggetti terreni: vede quest’ultimo con gli occhi del corpo come cose strane, mentre contempla direttamente la verità divina, misteriosamente legata alla sua sostanza da una costante comunione. L’amore di Dio poi domina l’intera vita dell’uomo e fa cessare rapidamente l’irrequietezza della mente e l’agitazione del cuore. Ordinavit in me charitatem. – “Ha ordinato la carità in me” (Can. II, 14).

Segue….

“Meditationes”

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306. Vi sono sapori, come quello del miele, umori e calori, come quelli dei corpi. Rifletti su come ti senti, quando essi ti sono tolti o sono alterati.

307. Considera come la povertà e la miseria creino la solitudine in mezzo alle città, e come le ricchezze riempiano di folle i deserti.

308. La più grande utilità degli oggetti materiali è il loro uso in quanto segni. In effetti, si traggono da essi molto segni necessari alla nostra salvezza: così dall’aria derivano le parole, dal legno vengono le croci e l’acqua per il battesimo. Le anime conoscono i loro sentimenti reciproci solamente attraverso i segni del corpo.

309. Preparati a sottostare alla legge che avrai applicato agli altri. Sei infatti costretto a sottometterti alle leggi che tu stesso hai emanato. ” Con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7, 2) . Dà agli altri leggi buone, piene di misericordia, per timore che se esse sono cattive, Dio non voglia, diventino nocive per te, quando sarai soggetto a esse. Infatti, ” il giudizio sarà senza misericordia contro chi non avrà usato misericordia” ( Ge 2, 13) .

310. Il Signore ha mostrato quanto siano disprezzabili il potere e una lunga vita in questo mondo, allorchè ha donato a Ponzio Pilato il potere di uccidere il suo Figlio e a Nerone l’impero del mondo, e anche quando ha accordato alle cornacchie e ai cervi numerosi secoli di vita, cosa che concede raramente ai suoi santi. Quando, però, il Signore dona a un santo il potere sugli altri, non è a lui, ma a questi, che rivela la sua misericordia. Il santo, infatti, non ha bisogno di sudditi, sono piuttosto gli uomini che hanno bisogno di una buona guida.

Una lettera di Niccolò Albergati ai certosini inglesi.

busto del beato Niccolò Albergati

busto del beato Niccolò Albergati

Nell’ articolo di oggi, vi propongo il testo di una lettera scritta dal certosino Niccolò Albergati, con pia umiltà, ai suoi confratelli della certosa inglese di Sheen.

Il re d’Inghilterra, Enrico V, desideroso di avere nel suo stato una certosa, attribuì abusivamente alla fondazione di questa i beni dell’abbazia benedettina di S. Ebrulfo. Di qui le proteste dei benedettini. Questi, richiesero un intervento, dell’Albergati, il quale non esitò a riconoscere il diritto dei benedettini e sancì l’obbligo da parte dei certosini della restituzione dei beni appartenenti all’abbazia di S. Ebrulfo. Di seguito, la lettera inviata nel 1427 ai suoi confratelli inglesi, per sanare il contenzioso.

 

Lettera del 31 maggio 1427 ai certosini inglesi

Eterna salute e pace! Venerabili e religiosi Padri, sono stato indotto a scrivervi la presente lettera da vera e grandissima carità, che mi obbliga giustamente nei vostri confronti, a motivo della religiosità del vostro santo Ordine, in cui pure noi imparammo da Dio a militare. Infatti, Padri carissimi, è proprio della carità fraterna il compito di prestarsi vicendevolmente dei consigli, specialmente per la mutua salvezza delle anime. Intendiamo dire, venerabili Padri, che il nostro intervento riguarda l’affare di cui ci giunse notizia poco tempo fa. Il R. P. abate del monastero di S. Ebrulfo in Normandia, della diocesi dei Lessovii, venne alla Curia di Roma per rivendicare i diritti del suo monastero, mediante vie legali.

Dopo aver ascoltato la relazione dei fatti, ci è sembrato che voi, Padri, occupiate abusivamente (quelle terre), anche se possedete la testimonianza di documenti pubblici. E poiché l’abate cercava un difensore per la sua causa, ricevette il patrocinio dal reverendissimo Padre in Cristo e mio signore, il signor cardinale Piacentino, e ora si fa forza del suo consiglio e della sua difesa. Ora per questo il suddetto signor cardinale, per il rispetto e la devozione che nutre verso il vostro santo Ordine, decise di affidare a me questa faccenda, e per la stessa buona reputazione dell’Ordine volle che quanto prima scrivessi a voi Padri, per esortarvi a consegnare al suddetto R. P. abate, senza contese e senza liti, i beni del suo monastero, che a noi sembra teniate ingiustamente, anche se li possedete con l’autorità del re e vengono difesi in modo quasi militare.

È assai indegno, venerabili Padri, che si commetta una colpa tanto grave da uomini di un Ordine così perfetto, i quali non temono di arricchirsi a danno degli altri. Mentre cuori onesti temono che vi sia colpa anche quando colpa non c’è, quanto più dovranno temere là dove in realtà c’è?

Dunque, venerabili Padri, vi esorto e vi supplico nel Signore Gesù Cristo, con tutta la carità che posso, perché in una cosa così delicata provvediate con rettitudine per voi e per i posteri; e non cerchiate, col pretesto di pietà e di culto divino, di ritenere lecito ciò che è proibito da ogni diritto. Non vi ho scritto questo per interesse; se però avessi mancato nel mio modo di parlare, chiedo scusa. E vi supplico di pregare per me, ottimi Padri, che saluto nel Signore.

Un’imperdibile intervista (parte seconda)

Cari amici, come promesso eccovi il testo della seconda parte dell’ intervista audio a Dom Antao, priore della certosa di Evora.

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Dal minuto 16:00…

Aura Miguel: Quando sei arrivato qui?

Dom Antao: Nel 1964, per aprire il noviziato. Il primo novizio di tutti è ora nella certosa dell’Inghilterra.

Aura Miguel: Da allora sei qua?

Dom Antao: Sì, quindi questa facilità per la solitudine e il silenzio viene psicologicamente già preparata dal momento in cui entriamo.

Trascorriamo la settimana da soli, in 6 giorni mangiamo da soli. Solo la domenica e le feste mangiamo insieme nel refettorio. Questo è per noi un momento, una forte esperienza, sia di solitudine che di convivenza. Nell’anno 2001 sono stati celebrati 900 anni della morte di San Bruno e il Papa, oggi San Giovanni Paolo II, è andato a celebrare alla certosa fondata da San Bruno in Calabria, dov’è la reliquia del suo corpo. Ha cantato la Messa e poi ha mangiato con i monaci nel refettorio. Ed il Priore stesso mi ha detto che al refettorio hanno iniziato con una lettura e il Papa si è rivolto a lui (che era francese) dicendo: “Padre, abbiamo bisogno di mangiare in silenzio, per favore siediti” (ride…).

Allora parliamo della parola solitudine. I giornalisti che scrivono libri parlano molto del silenzio. Il silenzio è una conseguenza della solitudine, ma la solitudine ha una carica molto più profonda. Quando siamo da soli, troviamo noi stessi. E quando siamo soli, incontriamo Dio. È un profondo stato psicologico di liberazione dagli altri, da tutto… Quando ci sentiamo soli, ci sentiamo diversi. Ed è così forte che per questo noi oggi completiamo o equilibriamo la nostra vita con queste feste celebrate insieme. Parliamo la domenica pomeriggio, non parliamo al refettorio, ma il pomeriggio parliamo e un altro pomeriggio della settimana usciamo per camminare nei campi. La solitudine è ciò che ci rende diversi.

Aura Miguel: Padre Antao, scusa la mia domanda, non so se vuoi rispondere. Ma questo per chi non sa bene a che cosa serve, non sembra egoista? Sarebbe come…ora sono chiuso, serve solo per me con Dio.

Dom Antao: Anche se solo servisse per me, serve già per qualcosa (ride…). Allora perché non siamo 200 invece di 6? Se essere egoista è così frequente e così facile, qui sarebbe pieno di gente. È egoismo? Quindi vieni e provalo! E poi, anche se fosse solo per me, il frutto vale la pena: la santificazione. Qui facilita la santificazione. Posso essere più santo parlando con Dio 8 ore ogni giorno, che con i bambini della catechesi, perché mi distraggono, mi fanno perdere la pazienza… Pertanto, se fosse egoismo santificarsi e pensare a sé stesso, ne varrebbe la pena. È già buono per qualcosa, se mi serve per essere più santo e passare più tempo con Dio. Se mi unisco a Dio, non sono inutile per gli altri.

Aura Miguel: E cosa pregate?

Dom Antao: La nostra preghiera è principalmente riferita a Dio. Dobbiamo lodare e ringraziare Dio e preghiamo per gli altri. La mia conversazione con Dio non è solo chiedere perdono o chiedere grazie, è ringraziare per i benefici che Dio continuamente ci dà. Lodare, ringraziare e poi anche chiedere. Abbiamo due ideali: l’intercessione e l’esempio, la testimonianza. Quindi la nostra preghiera deve essere principalmente lode e ringraziamento, ed anche richiesta. La richiesta a Dio si basa sulle notizie. Quindi non siamo così isolati o così ignoranti del mondo. Siamo molto preoccupati per la persecuzione alla Chiesa, che è molto più grande in Medio Oriente, i cristiani uccisi in Africa e altrove… Questo è già abbastanza per parlare con Dio. Ma Dio non ha bisogno di nomi e soprannomi. L’intercessione è fondata sulle notizie, ma non abbiamo la televisione o la radio.

Aura Miguel: Ma come ti arrivano queste notizie?

Dom Antao: Le abbiamo scritte, per due motivi: perché possiamo scegliere il tema e il momento. Quindi selezioniamo e passiamo attraverso le celle. Leggiamo dopo pranzo e poi parliamo durante la ricreazione. Si può pregare e parlare. Siamo informati.

Aura Miguel: E adesso quanti ne siete qui?

Dom Antao: Siamo 6. Eravamo 20, ma anni fa. Poi una dozzina quasi sempre. E ora molto meno certosini, un declino delle vocazioni, l’invecchiamento…e questa Certosa rimane come una porta aperta in Portogallo. Ma noi 6 viviamo le stesse ore, le stesse abitudini delle altre case. Cantiamo esattamente a mezzanotte, abbiamo le gite, la ricreazione e al refettorio…in tutto abbiamo la vita normale. Quindi vivendo questa stessa vita, offriamo la nostra vita. La differenza è che non possiamo avere noviziato. Ci sono poi 2 portoghesi nella certosa di Valencia.

Aura Miguel: Se esistesse il noviziato qua, sareste 8, 9?

Dom Antao: Sì e no. Contiamo i professi, i novizi non contano, perché forse possono non perseverare. Quando ne avevamo 12, abbiamo formato sacerdoti.

Aura Miguel: C’è stata gente famosa qui, come il pittore Fra Miguel, il calciatore

Dom Antao: Sì, un altro famoso è il “Quintela”, uno dei proprietari del “Vista Alegre”, è sepolto qui.

Aura Miguel: E il calciatore, l’hai conosciuto?

Dom Antao: Sì, l’ho formato, era il maestro dei novizi. Lui chiedeva il permesso di correre intorno al chiostro a causa dell’immobilità (ride…). L’ho conosciuto, l‘ho formato ed ora è procuratore nella certosa in Calabria.

*Alla fine, la giornalista parla del panorama commerciale del Natale e chiede a Dom Antao consigli sul modo migliore per vivere questo periodo dell’Avvento e del Natale.

Dom Antao: Una sola parola: decristianizzazione della società. La società ora trascorre le feste cristiane senza il cristianesimo. Il mio consiglio sarebbe di vivere come viviamo le feste cristiane, principalmente, non solo, ma principalmente con il contenuto cristiano. Che Gesù nasca, che si parli di Gesù, che si pensi a Gesù! L’unico consiglio è che i cristiani mantengano e preservino il cristianesimo nella società e continuino a vivere il Natale e tutte le altre feste in modo cristiano, perché adesso, sia involontariamente o inconsciamente, stanno scristianizzando le feste.

Aura Miguel: Questo scenario non ti spaventa?

Dom Antao: Sì, molto. Nella mia preghiera, ho momenti di tristezza e poi ho fiducia nelle parole di Gesù nell’ultima cena: ho vinto il mondo. È triste da vedere…non la gente che non va a Messa per essere pigra ad alzarsi dal letto…ma sì la volontà di perseguitare la Chiesa che esiste, la Massoneria e il Satanismo che agiscono. Non sono la pigrizia e l’abbandono dei cristiani deboli. Ci sono anti-cristiani che perseguitano la Chiesa. In Spagna questo è molto attuale. Una volontà di proibire, impedire, rendere difficile l’insegnamento della religione nelle scuole. C’è una persecuzione alla Chiesa, questo è ciò che dà tristezza. La debolezza umana è sempre penosa, ma c’è poco cristianesimo ed i nemici del cristianesimo ci inseguono.

Aura Miguel: Dio continua a chiamare, ma pochi sono illuminati …si dice che l’uno o l’altro appare qui.

Dom Antao: È necessario riconoscere che la situazione attuale è già descritta nel Vangelo. Un piccolo gregge. Erano pochi: “Voi anche volete andare via?” Aveva una dozzina di apostoli e non si sapeva se anche questa dozzina sarebbe andata via. Già nel Vangelo esisteva questa situazione di pochi e perseguitati. E Gesù finisce dicendo nell’ultima cena prima di morire: ho vinto il mondo. Quindi quello che succede ora è essenziale per il cristianesimo. Ma è spiacevole che lo abbiano crocifisso Gesù, anche se lui sapeva che sarebbe stato crocifisso.

Aura Miguel: Grazie Dom Antao, per questa certezza incrollabile che testimonia la vittoria in un contesto così difficile.

Grazie e se puoi, ora mi fido che preghi per tutti noi che abbiamo ascoltato e preghi per la “Radio Renascença”.