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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

copertina

326. Chi desidera rallegrarsi di te in te stesso, ha diritto, da parte tua, alla stessa riconoscenza delle mosche e delle pulci, le quali succhiano il tuo sangue.

327. Vedi come non hai mai riposo in quest sorta di oceano, costituito da innumerevoli forme corporali e da sentimenti umani che non hanno stabilità.

328. Altro è uccidere un uomo, altro è uccidere un empio. Uccidere un uomo significa separare la sua anima dal suo corpo, ma l’empio non può essere messo a morte in alcun modo, a meno che, trasformato il suo spirito e condannata la sua empietà, non sia divenuto pio. L’empio, dunque, non muore per la morte del suo corpo. Allo stesso modo, il giusto non muore, a meno che, abbandonata la giustizia, non diventi empio.

329. Dio deve essere amato per quello che è, secondo la sua grandezza. Egli è eterno e immenso e perciò eterno e immenso è l’amore di chi lo amatanto quanto e come deve essere amato: Nessuno, però, può amarlo totalmente come e quanto lo si deve amare, se non colui che lo conosce perfettamente quale e quanto grande egli è. Nessuno, può fare questo se non lui stesso. La vera eternità e la vera immensità non si trovano se non in Dio stesso. Tuttavia, nella misura in cui qualcuno compie questo, diventa immenso ed eterno.

330. La parola giudizio significa condanna e discernimento. Dunque, la frase: “Non giudicate” ( Mt 7, 1), non significa: ” Non discernete”, ma: “Non condannate”. Sia che l’uomo agisca bene, sia che agisca male, tu non cercare altro che la sua salvezza. Poichè, avendo tu stesso bisogno di perdono, non conviene che condanni che ne hanno bisogno.

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