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  • Memini, volat irreparabile tempus

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“Meditationes”

copertina

341. Non gioire del fatto di essere migliore degli altri: devi piuttosto dolerti che ci sia chi è meno buono di te, e pensa a ciò che ancora ti manca.

342. Perchè l’uomo non potrebbe gloriarsi ed inorgoglirsi della propria forza o della propria bellezza, quando si vanta della sua debolezza e della sua bassezza? Egli, in effetti, si gloria di saper montare a cavallo o di coprire la propria nudità con la bellezza delle stoffe, quando invece, si dovrebbe vantare di portare lui stesso un cavallo, o almeno di non averne bisogno, e di far risplendere le sue vesti con la propria bellezza, o almeno di poter fare a meno della loro magnificenza. Tutto questo, e altro ancora, manifesta la sua indigenza e la sua vergogna.

343. Come dice il beato Giacomo. ” essere amici di questo mondo significa nemici di Dio. Chi vuole dunque essere amico del mondo si rende nemico di Dio”(Gc 4, 4). Ora chiunque ami solo una mosca in questo mondo, ama necessariamente il mondo intero, poichè quest’ultimo è necessario all’oggetto del suo amore. Quanto più dura l’amore per questo mondo, tanto più sussiste l’inimicizia tra Dio e gli uomini. Quando, dunque, vuoi che questi ti amino, desideri che diventino nemici di dio. Tu, però, predichi loro di disprezzare tutto il creato per essere riconciliati con dio; farai, dunque, eccezione per te solo e dirai agli uomini: ” Disprezzate tutto per amore di Dio, tranne me” ? In tal modo, niente all’infuori di te impedisce la riconciliazione degli uomini con dio, ed è solo a a causa tua che persiste l’inimicizia tra Dio e gli uomini. Tra costoro, nessuno si salverà finchè saranno costretti amandoti, ad amare il mondo intero come se fosse necessario per te. Altro è amare gli uomini nel mondo o per il mondo, altro è amarli in Dio e per Dio: la prima è passione disordinata, la seconda è misericordia.

344. Come mostrerebbe volentieri l’uomo e la sua bellezza, se la possedesse, dato che ama tanto mostrare una bellezza che non gli appartiene, come i vestiti e le pellicce o altri oggetti simili!

345. Tutte le cose che progrediscono veramente sono cambiate in meglio, sia in parte sia nella loro interezza, e noi ne notiamo i progressi, sia del tutto sia in una parte. Quando desideriamo migliorare una cosa, ci adoperiamo a cambiarla, sia nella sua totalità, sia in una sua parte. Lo stesso avviene quando si peggiora. Quale grande follia tormenta la nostra umanità? Chi tra gli uomini, si applica a ciò che gli è utile? Qual’è quell’anima che si sforza di cambiare se stessa in meglio’ o folle ebbrezza! In effetti, quando ci disperdiamo in questo mondo attraverso quelle aperture del nostro corpo che sono i sensi, noi ci attacchiamo alle differenti parti del mondo. Poi, distogliendo lo sguardo dal nostro spirito, ci meravigliamo davanti alle cose modificate in meglio o in peggio da noi stessi o da altri, e pensiamo che i loro progressi siano anche i nostri. A buon diritto, e per una sorta di incredibile insania, noi reputiamo come nostri quei progressi, poichè avendo familiarità con quelle cose, le conosciamo bene, ignorando, però noi stessi. Chi, infatti, non è in grado di percepire il bianco o il nero, o altre cose simili? Quale anima, però, può dire di conoscere se stessa? Se, dunque, interroghi in questo modo le anime: “Che cos’è l’anima?”, subito sarebbero piene di confusione. Le une direbbero che non ne sanno nulla, altre direbbero che è un fuoco, o l’aria, o un liquido, e altre parlerebbero di qualcos’altro. Esse sarebbero comunque certe che se l’anima è una di quelle cose che non può essere le altre. Questa molteplicità di opinioni dimostra la loro ignoranza circa la natura dell’anima. Dovrebbero, dunque, vergognarsi, poichè, pur sapendo tante cose, non si conoscono affatto; dovrebbero arrossire del fatto che, sicure su determinate questioni, sono così incerte su se stesse. Ammirano cose più vili rispetto alla loro natura e confidano su realtà peggiori di loro. E con tutto ciò, esse non possono far nascere neanche un capello del proprio capo (Mt 5, 36).

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