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  • I Fratelli Certosini

  • Memini, volat irreparabile tempus

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  • I.F.S.B.

“Meditationes”

copertina

346. Non ti sforzare di condurre i tuoi signori, cioè i figli del tuo signore, al servizio dei quali sei stato destinato dal loro Padre, il Signore tuo Dio, a fare ciò che vuoi tu, ma ciò che è utile per loro, poichè ti devi inchinare di fronte a ciò che è utile per loro e non piegarti alla tua volontà. In effetti, essi ti sono stati affidati non perchè tu li comandassi, ma perchè sia di vantaggio per loro. Il malato, infatti, non è affidato al medico per subire il dominio di questi, ma per essere curato. Il medico, da parte sua, non è contro il malato, ma è accanto a lui contro la malattia, e il malato, riterrà come compenso, per tutte le sofferenze sopportate da parte del medico, la guarigione stessa; il malato, infatti, non ritiene il medico responsabile di nulla, ma imputa i suoi dolori alla malattia stessa. In tal modo, egli trova la sua piena rivalsa nella scomparsa della malattia.

347. ” Il giusto mi rimprovera secondo misericordia” (Sal 140, 5), come colui che soffre con me, che sono caduto, e non secondo la giustizia, comminanado la pena secondo ciò che ha meritato. Anch’ egli, infatti, non vuole ricevere secondo i suoi meriti. Se agisse altrimenti, cioè con un’altra intenzione, non sarebbe giusto, poichè non farebbe agli altri ciò di cui questi hanno bisogno, o ciò che egli stesso vorrebbe fosse fatto a sè ( Mt 7, 12).

348. La donna che non pecca e non lascia il proprio marito perchè non venga un amante che commenta con lei adulterio per lungo tempo, non evita affatto l’infedeltà, ma cerca il modo di essere adultera per un tempo prolungato. Ora, tu hai raggiunto il colmo del male, aprendo le gambe della tua mente a ogni realtà transeunte, per godere almeno di infedeltà occasionali, in mancanza di un adulterio durevole o eterno.

349. Quattro uomini furono affidati a due medici: a ciascuno di essi furono assegnati uno sano e uno malato. Fu loro promesso un salario, affinchè prestassero le loro cure in vista di conservare o recuperare la salute. Uno dei due medici fece, per coloro che gli erano stati affidati, tutto ciò che doveva per conservare o dare loro la salute, e tuttavia quegli uomini morirono. L’altro non fece nulla di ciò che avrebbe dovuto fare, nondimeno il sano rimase in buona salute e il malato guarì. Chi dei due merita il salario? Colui al quale morirono entrambi i clienti, o colui il quale ebbe i pazienti sani e salvi? Senza alcun dubbio, il medico che fece tutto quanto era suo dovere con compassione non è meno degno di lode e di ricompensa che se i suoi pazienti fossero vissuti felicemente. Chi, invece, non ha voluto fare il suo dovere non è meno degno di punizione che se i suoi pazienti fossero morti.

350. Il malato non è affidato al medico perchè questi faccia quello che gli piace, ma ciò che è utile al paziente, e neanche per imporre la propria volontà, ma per guarire il malato.