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  • I Fratelli Certosini

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  • I.F.S.B.

Silenzio ed umiltà

Sarah e Dom Dysmas

Ancora uno stralcio tratto dal libro del cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”. Dom Dysmas de Lassus, risponde a due domande poste dall’intervistatore.

Nicolas Diat: Quale è il vincolo tra silenzio ed umiltà?

Dom Dysmas: Quando si tratta di Dio, il mistero e dappertutto. Lo stesso uomo è mistero, perchè è stato fatto a immagine di Dio. La creazione è mistero, perchè Dio lo è tutto e fuori di Lui non può esistere niente. Il primo versetto della Bibbia ci permette di affermare che Dio ha creato il mondo, ma non possiamo spiegarlo. Prima del mistero, prima di ciò che è troppo grande, troppo bello per essere capaci di capirlo, possiamo mantenere un silenzio di stupore. Nel suo libro ” Face a Dieu: la priere selon un chartreux” , Augustin Guillerand scriveva con eloquenza. ” Per trovare l’umiltà, è meglio guardare a Lui, anzichè guardare se stesso”.

Non posso dare una risposta migliore di questa alla sua domanda.

Nicolas Diat: Che luogo può occupare il silenzio nella liturgia?

Dom Dysmas: la adorazione è il centro della liturgia.

Questa attitudine del cuore non si esprime tanto con le parole come con la postura, i gesti, il silenzio. Una genuflessione ben fatta parla da sola. Se si eliminano tutti i segni espressivi della adorazione, dapprima scomparirà la propria attitudine, e poi il senso del sacro. Inginocchiarsi, baciare il suolo come facciamo in certosa durante l’angelus, prendere il calice durante l’offertorio coperto con il panno – qualcosa di caratteristico nella nostra liturgia –: tutti questi gesti contengono un proprio significato. Nei nostri monasteri abbiamo un segno molto bello come la prostrazione. Prima della messa il sacerdote si prostra nel presbiterio, si sdraia per terra leggermente raccolto su se stesso. Non posso evitare di pensare che questo entusiasmo sia terribilmente appagante. Più di una volta ho chiesto a coloro che vengono da noi a fare ritiri, se qualche volta hanno sentito parlare in qualche sermone

della fine e della vita eterna. La risposta è sempre stata ” MAI”. E se avessi aggiunto “e della filiazione divina?”e possibile che mi avrebbero risposto lo stesso. Perchè non si parla mai di quello che è la nostra speranza? Ma anche quando, ci osserviamo da vicino, comprendiamo che questa speranza è scritta nel cuore di ogni uomo: la speranza di un amore senza limite che non finirà mai. Che la Chiesa ricorda costantemente l’importanza della filiazione divina; che i sacerdoti non esitano nel parlare della fine e della vita eterna: quindi all’uomo moderno l’adorazione non sembrerà un umiliazione, ma l’atteggiamento naturale di chi scopre di aver ricevuto tutto. Con la adorazione, il silenzio recupererà il suo spazio naturale.