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  • I Fratelli Certosini

  • Memini, volat irreparabile tempus

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  • I.F.S.B.

“Meditationes”

copertina

371. Quando gli uomini affermano di amare il proprio bene, chi non sarebbe pronto a giurare che sia così?, ma di non possederlo, è la prova che essi amano altre cose e non il loro bene. Poichè l’uomo non ha null’altro da fare per possedere il proprio bene che amarlo; ma gli uomini cercano assiduamente di crearselo da sè, come se non esistesse già. Così fanno i pagani rispetto al loro Dio. Poichè se Dio solo è il bene dell’uomo, può esserne privo soltanto colui che non lo ama. Questo bene non può essere prodotto dagli uomini, perchè eterno; lo si può solo amare. Ecco, dunque, la sola causa delle nostre miserie: noi non conosciamo e non amiamo il nostro bene o, almeno, non lo conosciamo e non lo amiamo come dovrebbe essere conosciuto e amato.

372. Guarda cosa accade ad un cespuglio: nato in un luogo, estende dappertutto i suoi rami, affonda subito le sue radici. Così la tua anima si avvinghia con la più grande tenacia alle numerose zolle di terra in cui mette le radici del suo amore. Prima a questo corpo, poi agli altri. Essa si attacca e si appoggia anche all’opinione e ai favori degli uomini.

373. Ricorda i modi di conoscere Dio attraverso le creature: sia con segni prestabiliti, come croci, parole etc, sia con segni naturali, come il rossore improvviso in un volto o il suo pallore etc. Alcuni di questi segni indicano realtà corporali, altri manifestano realtà spirituali.

374. La volontà ed il potere senza la saggezza, e la follia senza la forza sono ugualmente un tormento. Infatti, è follia volere ciò che non devi, ed è un tormento non poter fare ciò che vuoi. La volontà e il potere senza la saggezza sono frenesia senza vincoli che va rapidamente verso la propria rovina, trascinando con sè tutto il resto.

375. I campi, i muri, le case, i pascoli, le foreste, le vigne e gli altri beni di questo mondo devono desiderare che tu, Guigo, possa compiere ciò che vuoi, poichè sarà per il loro vantaggio. In effetti tu desideri il loro miglioramento e vi lavori, sia aggiungendo ciò che è necessario e utile, sia trasformandoli in meglio. Ma tu, Guigo, non devi desiderare che si compia ciò che vuoi tu. Poichè tu non vuoi il tuo miglioramento, cioè di quello di quest’anima e di questo corpo, sia accrescendo ciò che è utile, sia cambiando in meglio ciò che vi hai aggiunto. Tu, al contrario, prodighi tutte le forze, o quasi, del tuo spirito a fare esperienza, attraverso i sensi corporali, di oggetti a te estranei e di tutto ciò che li concerne.