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  • I Fratelli Certosini

  • Memini, volat irreparabile tempus

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  • I.F.S.B.

Fratello Martin Ramos de Balbas

Fratello Martin Ramos de Balbas

Professo di Miraflores

Fratello calzolaio

Fratello calzolaio

Oggi, ancora la proposta di una vita esemplare di un Fratello certosino.

Questo buon Fratello professo di Miraflores, trascorse quarantadue anni nell’Ordine e diede, dall’inizio alla fine, l’esempio delle più belle virtù. L’obbedienza era forse quella che coltivava più attentamente; quello che gli ha dato anche le maggiori gioie spirituali.

Convinto che l’attaccamento alla propria volontà è il grande ostacolo alle operazioni della grazia, non ha risparmiato nulla al piccolo che poteva padroneggiare di sé. Il giorno in cui attraversò l’ingresso del monastero, si arrese corpo e anima nelle mani del priore. Di questo consegnarsi non si è mai pentio. Tutti hanno visto il modo in cui gli si è comportato con estrema prodigalità al servizio della comunità. In una parola, al segno del procuratore, da un semplice capo di obbedienza, corse a lavorare, senza mai calcolare gli sforzi. Più lui dava, più voleva dare. I suoi giorni migliori erano quelli in cui poteva sacrificarsi di più. Questa abnegazione a volte è diventata il suo tormento. È già noto che il diavolo si traveste in certi momenti come un angelo di luce e che l’amor proprio è estremamente sottile. Gli hanno insegnato che il vecchio riappare sempre dappertutto, anche dopo l’olocausto della sua professione. Tutto ciò mise il povero Fratello in profonda angoscia. Per non parlare di queste prede che irritavano il cuore di Dio, e il pensiero di una infedeltà volontaria che lo turbava. Al minimo dubbio che fosse salito nel suo spirito, sarebbe caduto ai piedi dei suoi superiori. Alcuni ritenevano che fosse più ammirevole che imitativo. “Perché allora, diranno, questa tensione costante? Chi non vede che conduce infallibilmente a screditarsi e può avere le conseguenze più tristi? “Qualunque cosa sia, questa delicatezza è veramente bella e lodevole. Dio vuole che i superiori non devono mai sopprimere altri eccessi! Con l’età arrivarono le malattie. Cinque o sei anni prima della sua morte, una paralisi gli tolse l’uso delle gambe. Non poteva camminare senza supporto. Per vendetta, sarebbe rimasto in ginocchio per ore senza provare alcuna fatica. Ogni mattina ha sentito molte Messe in questa posizione. Era uno stimolante per la sua pietà. Fino alla fine, è stato un partecipante attivo negli uffici conventuali. La vista di questo povero malato, la sua faccia sempre sorridente, il suo cuore strettamente unito a Dio, confortato ed edificato. Si potrebbe vedere il risveglio di uno di questi anacoreti di cui conosciamo le virtù eroiche. Arrivato alla fine del suo viaggio, il valoroso lavoratore ricevette il suo salario e andò a godersi il riposo eterno. Salì al cielo il 23 settembre 1600.