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Un omelia certosina per l’Ascensione di Gesù.

Ascensione di Nostro Signore G. Lanfranco(certosa di San Martino)

Ascensione di Nostro Signore G. Lanfranco(certosa di San Martino)

In questo giorno, nel quale si celebra la festività dell’Ascensione, vi offro una profonda omelia di un Padre Priore certosino rivolto alla sua comunità, in occasione di questa festa liturgica del 1969. Meditiamo sulle su considerazioni illuminanti. E’ un pò lunga, ma vale la pena leggerla e meditarla!

Ascensione di Gesù

Miei cari e venerabili Padri e  Fratelli,

“Se mi amassi, ti rallegreresti che sto andando dal Padre”. Nel pensiero di Gesù, la festa dell’Ascensione deve essere per noi una festa che dobbiamo trascorrere nella gioia. Forse, in questo giorno, è un’opportunità per chiederci se amiamo veramente Gesù con vera fede o se viviamo nella routine. L’Ascensione di Gesù, che oggi la Chiesa celebra la festa, risveglia in noi una gioia, non dico sensibile, ma reale lo stesso? Lo trascorreremo nell’indifferenza senza meditare quasi sul mistero di questo giorno, o, al contrario, nel nostro oratorio, saremo in grado di ricordare noi stessi, di pensare alla grandezza di questo festa per trovare gioia lì? “Se mi amassi, disse Cristo, ti rallegreresti.” Poiché amiamo veramente Cristo, dobbiamo trascorrere questa festa con gioia, ed è di lei che vorrei parlarti oggi.

La prima e principale cosa che deve essere per noi un soggetto di gioia è la felicità di Gesù. Siamo felici della gioia di coloro che amiamo. Guarda cosa sta succedendo qui in un giorno di nozze. È un giorno di grandi festeggiamenti, i più tristi devono rallegrarsi, ognuno ha indossato i suoi abiti migliori, sono solo congratulazioni e auguri di felicità. La festa dell’Ascensione è il matrimonio della santa umanità con Dio, la sua introduzione definitiva nella casa del Padre, in una gioia che, come sappiamo, non cesserà mai. E oggi, la Chiesa ci invita a partecipare a questo matrimonio, siamo gli amici della Sposa e dello Sposo, dobbiamo essere tutti gioiosi, dimenticare le nostre colpe, le nostre miserie, rendere la nostra anima molto pura partecipare anche a questo banchetto d’amore. Cosa penserà Gesù di noi se assistiamo a anime tristi, indifferenti e impure in questa festa? “Se mi amassi, disse, ti rallegreresti.”

La festa dell’Ascensione non solo porta a Gesù la gioia del matrimonio eterno, è anche la festa del bambino che ritorna da suo Padre. Gesù aveva ricevuto una dolorosa missione dal Padre. Doveva venire tra uomini peccatori e dare il suo sangue per salvarli. Oggi tutto è stato compiuto, nulla è stato lasciato fuori dal minimo desiderio del Padre. Se il padre fosse già seduto sul ciglio della strada per vedere se il figliol prodigo non sarebbe tornato, se si fosse buttato al suo collo in una grande esplosione di gioia, se per lui una grande festa e ucciso il vitello grasso, quanto più il Padre non ha aspettato il ritorno di Gesù? Che festa non fa al fedele bambino che ha seguito il suo ordine per non disperdere ma per recuperare l’eredità paterna? In questo giorno, non è solo Gesù che deve ritornare al Padre: tutti noi, in un grande impulso dell’anima, dobbiamo ritornare con lui. Siamo i figli prodighi che Gesù ha redento e riporta con sé. L’Ascensione è anche la nostra festa, la festa della nostra conversione, del nostro ritorno al Padre. È la festa di gratitudine del Padre al suo amato Figlio, che ha restituito a lui i suoi figli che il peccato si era separato da lui; è la festa del Figlio, che, con gioia, ci riporta al Padre come la pecorella smarrita che il pastore prende sulle sue spalle. Questo è il giorno del nostro riconoscimento. Dobbiamo anche gioire nel vedere la bontà, l’amore, la gioia del Padre e del Figlio che sono pieni in questo giorno. “Se mi amassi, disse Gesù, ti rallegreresti che vado dal Padre”

Un’altro motivo della nostra gioia è la prospettiva della venuta dello Spirito Santo. “Ti manderò, disse Gesù, lo Spirito Santo che ti insegnerà ogni verità”, lo spirito di forza e di coraggio che permetterà ai suoi apostoli di testimoniare del loro amore con il loro stesso sangue. Senza dubbio, come gli apostoli, ci sarebbe piaciuto che Gesù rimanesse con noi, ma se lo amiamo davvero, dobbiamo capire che il nostro amore deve essere più forte, più spogliato di tutti i sensibili per testimoniare veramente il nostro amore per lui. La festa dell’Ascensione è la festa del nostro amore per Cristo, ma la festa di un forte amore nello spirito e nella verità. Le anime che soffrono nella siccità devono amare questa festa, una celebrazione di uomini maturi e forti che sono spogliati dell’infanzia, e sensibili a ricevere lo Spirito che li condurrà alla verità totale fino alla morte sulla croce, aspettando che anche loro ritornino al Padre e Gesù. Sì, comprendiamo le parole di Gesù: “Se mi amassi, ti rallegreresti che vado al Padre”, perché dobbiamo desiderare questo amore vero e forte, e vorrei che oggi quel desiderio “afferrasse” l’anima di ognuno di noi.

Infine, dobbiamo dimenticare noi stessi. Dobbiamo pensare a tutte quelle anime dei giusti che, da secoli, stavano aspettando la venuta di Gesù nel limbo. Lo avevano indovinato,l’avevano previsto, nell’oscurità l’avevano già servito. Il giorno dell’Ascensione è la loro festa, e questa è certamente una delle grandi gioie di Gesù. Con lui, tutti salgono al cielo e sono portati alla felicità eterna. Sono i suoi amici, i compagni della sua gioia. Questo è il nostro impegno, che nel loro dobbiamo percepire. Un giorno anche noi saliremo in cielo come fanno per partecipare alla gioia eterna.

Sì, in questa festa dobbiamo dimenticare noi stessi per vedere solo la gioia del Padre, per dimenticare noi stessi per vedere solo la gioia di Gesù e quella dei nostri fratelli benedetti. Questa è la migliore preparazione per il dono dello Spirito che Gesù ci manderà in pochi giorni. Quando viene, se trova le anime vuote di se stesse, felici della gioia di Dio e della gioia degli altri, può introdurle a loro volta nella gioia che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli e che un giorno sarà consumato in cielo.

Così sia.

Ascensione 1969

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