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“Meditationes”

copertina

386. Se esistesse un uomo molto saggio, che conoscesse per dono divino i segreti degli uomini e ciò che sarebbe utile a ciascuno, quest’uomo, se esistesse, non sarebbe meno misericordioso nel portare via tutte queste cose, cioè i beni terreni, che concedendole, e questo perchè gli stolti non diventino peggiori abusando di esse. Allo stesso modo, se un uomo conoscesse il futuro, potrebbe forse usare più misericordia e bontà uccidendo una persona che lasciandola in vita. Se Giuda fosse morto un giorno prima di concepire il suo crimine! Questo, però, non potrebbe essere mai permesso, poichè ignoriamo quello che ciascuno diventerà, e bisogna nutrire per tutti una buona speranza. Anche se una tale speranza fosse impossibile e si dovesse piuttosto disperare totalmente della loro salvezza, costoro non sarebbero per questo da eliminare. Poichè in questo mondo, i cattivi fanno per i buoni ciò che nel crogiolo il fuoco fa per l’oro (Pr 27, 21). Di conseguenza, l’empio vive per colui che è pio. D’altronde, sarebbe stato meglio che l’iniquo non solo non fosse giunto alla vecchiaia, ma non fosse neppure nato, come nel Vangelo è scritto di Giuda (Mt 26,24); tuttavia, un uomo simile non muore, al fine di servire, senza saperlo, il Signore, che purifica il giusto mediante il fuoco della prova. In effetti, dice il signore: ” Assur è la verga del mio furore” ( Is 10, 5). Ma lui non lo ha compreso(Is10, 7). Dunque, non bisogna eliminare del tutto il bastone, finchè rimane un fanciullo che potrebbe avere bisogno di correzione (Pr 23, 13). Il Signore afferma. “Nella pazienza, possederete le vostre anime” (Lc 21, 19) e, riferendosi alla buona terra, dice: ” Essa ha prodotto frutti della pazienza” (Lc 8, 15). Ma che cosa sarebbe quest’ultima senza la sofferenza? Infatti, è la tribolazione che produce la pazienza( Rm 5, 3), perchè possiamo divenire perfetti(Gc 1,4). Non c’è dunque nulla da obiettare ed è utile che in questo mondo il potere sia nelle mani dei cattivi: in questo modo i giusti, per il tempo in cui sono loro sottomessi, sono perseguitati, purificati, provati e premiati. Chi si indigna che ciò avvenga, dovrebbe anche sdegnarsi di vedere l’uva e le olive pigiate sotto il torchio e il frumento sotto il correggiato. Chiedo dunque: bisogna mettere il torchio sotto l’uva e le olive o queste ultime sotto il torchio?

387. Non devi rallegrarti per l’acquisizione di una cosa qualsiasi, e questo vale per te come per un’altra persona. Poichè” amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mt 19, 19;22,39).

388. Non devi essere felice con un altro per aver ottenuto una cosa qualsiasi, e non devi piangerne con lui la perdita. Non devi, ad esempio, gioire con l’adultera che realizza il suo desiderio, e non devi condividerne il dolore, allorchè essa è privata di ciò che brama.

389. Ti sono state affidate due persone: una malata ma guaribile, l’altra sana, ma esposta alla malattia. A quale delle due devi prodigare più cure, a quella sana o a quella malata? Non devi offrire le tue cure e impegnarti a prevenire le malattie di una e guarire l’altra? Infatti, i sani sono più minacciati dalle malattie, di quanto i malati sono facili alla guarigione. Tuttavia, non devi disperare mai della guarigione di un malato e non devi essere tanto sicuro della buona salute di chi sta bene. E’ scritto infatti: ” Non lodare l’uomo finchè è vivo: non sai che cosa porterà il domani” (Pr 27, 1; Sir 11, 2.30). Così si può e si deve dire: ” Non condannare un uomo finchè è vivo: non sai che cosa accadrà domani”.

390. Puoi sapere, con l’aiuto di Dio, come deve essere l’anima dell’uomo. Ma non puoi conoscere perfettamente come è realmente ciascuna anima, neanche la tua. Tutte le anime ragionevoli, in effetti, devono essere interamente rivolte verso Dio, poichè è scritto: amerai il signore tuo dio con tutto il tuo cuore ecc.” e parimenti devono essere buone verso il prossimo, poichè è detto di seguito: ” E amerai il tuo prossimo come te stesso” (mt 22, 37-39; Lc 10, 27). Questa è la sola e totale perfezione di un’anima, la sua salvezza. Nessun altro sentimento dovrebbe muovere il cuore dell’uomo, al di fuori di questo amore, in qualche modo duplice. Dovrebbe essere la ragione ultima e unica di tutte le azioni e di tutte le intenzioni umane, spirituali o corporali, fino al battito del ciglio e al movimento di un dito. Ma chi è capace di farlo sino a questo punto? Occorre, tuttavia, sforzarsi. Le opere della devozione verso Dio sono: la contemplazione, la preghiera, la meditazione, la lettura, la salmodia, la celebrazione dei divini misteri. Tutte queste cose hanno come fine la conoscenza e l’amore di Dio. Le opere della carità fraterna sono: non imputare le colpe, l’intercessione, la distribuzione dei sacramenti, la parola, l’esempio, la correzione; inoltre, procurare con bontà il necessario per il corpo, cioè il cibo, la bevanda, i vestiti, la casa, le cure, la sepoltura e tutte le cose simili a queste. Quanto alla parola, essa è d’insegnamento o di esortazione, cioè di persuasione, di consolazione, di correzione o di rimprovero.

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