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  • I Fratelli Certosini

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  • I.F.S.B.

Relazione tra il silenzio e l’orazione costante

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Ancora una domanda rivolta a Dom Dysmas de Lassus, tratta dal libro del cardinale Robert Sarah “La forza del silenzio – Contro la dittatura del rumore”.

Nicolas Diat chiede Come si relazionano il silenzio e l’orazione costante?

Dom Dysmas risponde come segue:

L’espressione orazione costante, non deve indurci ad un errore: non si tratta di recitare orazioni senza fermarsi. In realtà, questa formula si riferisce al modo di stare

continuamente insieme a Dio, di lasciarsi abitare da Lui, di vivere in una maniera cosciente questa abitazione. Questa è la testimonianza di una donna che vive questa esperienza: “Il mio io superficiale vede il mio io interiore in adorazione. E se la superficie vuole implicarsi ed unirsi con un orazione parlata alla adorazione profonda, tutto è finito. Solo posso unirmi a questo io interiore per mezzo del silenzio, contemplare l’adorazione dentro di me e tacere.” ( Cahiers sur l’oraison 211, 1987). Si tratta di una donna che vive in mezzo al mondo, ciò significa che l’esperienza non è esclusiva dei religiosi.

Possiamo considerare il silenzio come una strada fino all’orazione costante, o al sogno: la orazione costante una via fino al silenzio? Formulata così, la domanda sarà troppo semplice, perchè le due cose sono certe. Io preferisco coniugare i due aspetti a ciò che mi riferivo prima: quanto più si penetra nel silenzio,allo stesso modo che, quanto più si entra in intimità con una persona, più spazio occupano il silenzio ed il semplice sguardo. La orazione costante contiene entrambe le cose: una intimità abituale con Dio che rende il suo mistero più accattivante che mai.

Inoltre il monaco riceve quello di cui parlava San Bruno “la pace che il mondo ignora e il godimento nello Spirito Santo”. Il godimento dell’unione intima non necessita di troppe parole. In questo stadio il silenzio non esige più sforzi, lo esige piuttosto per salire di più a Lui.

Questo stadio non è abituale, un fratello certosino che ha sperimentato l’orazione costante mi disse: “Non siamo degni di essa”. Questo vuol dire che la decisione corrisponde all’ospite interiore, allo Spirito Santo che trascina in un mondo nel quale non si può non stare zitto, come quando ci attraversa una intensa emozione. Nella vita ordinaria, acquisterà una forma alla quale mi riferisco in un istante: si prosegue con la vita normale, ma c’è qualcosa nell’interno che continua silenziosamente unito a Colui che amiamo e che ci ama, una amorevole presenza che basta per riempirci totalmente. Quando non viviamo l’uno con l’altro, senza l’uno nell’altro, colui che non è degno dell’azione che Dio opera in lui, e si limita ad unirsi a questo mistero, i cui limiti non ha necessità di conoscere. Non chiede spiegazioni. ” Io sono del mio amato ed il mio amato e mio”, dice il Cantico dei Cantici (6, 3).

Che tutto zittisca affinchè Dio si faccia ascoltare. E come piace dire a voi, si fa ascoltare nel silenzio. Forse per questo i monaci hanno da sempre apprezzato tanto la orazione notturna. Già S. Antonio passava notti intere in orazione. L’ufficio notturno è un momento centrale della vita certosina al quale non rinunceremo mai.

Si tratta di un tempo che si dedica totalmente all’orazione, in mezzo al sonno, e ciò lo rende di una dimensione speciale. L’ufficio notturno è un dono gratuito che si offre solo a Dio. Vegliando di notte, offriamo la nostra povertà, che tanto ben conosciamo, insieme con quella del mondo. Le deliziose parole dei nostri Statuti hanno più senso che mai: «Separati da tutti, siamo uniti a tutti, per stare a nome di tutti al cospetto del Dio vivente».

Mi sono sempre piaciute queste parole del capitolo Missione dell’Ordine nella Chiesa. Mentre il mondo dorme, noi scegliamo di alzarci per unire la nostra lode e la nostra intercessione a quella di Cristo; perchè l’orazione degli uomini, questo vincolo vitale tra il cielo e la terra, non cessi mai. Quando noi andiamo a dormire, altri, i benedettini, i cistercensi, ci sostituiranno.

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