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La felicità di essere casto I seconda parte

Capitolo 1

Parte seconda

Il Cantico dei cantici

L’Antico Testamento ci presenta delle numerose storie d’amore, con un senso profondamente umano della vita di coppia: Isacco e Rebecca, Giacobbe e Rachele, Ruth e Booz, Davide e Bethsabée, etc.

C’è anche il Cantico dei cantici, poema dove l’amore è esaltato nella forma della fede la più nobile e la più realista: i due amorosi sono rappresentati nell’amore vivente in tutte le dimensioni , dalla più carnale e sensuale alla più personale, senza falsa modestia, nell’innocenza della fiamma divina che li ama.

La bellezza della relazione umana tra due persone che si amano è celebrata con tutta l’arte della poesia, mettendo in tal modo un valore la libera d’espressione dei loro sentimenti e della ricerca passionale e reciproca dell’unione sessuale.

Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.” (Ct 1,2)

Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.” (Ct 2,16)

Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.” (Ct 7,11)

Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio.” (Ct 8, 6-7)

In questo poema, la sessualità non è solamente accettata , è cantata nella maniera più positiva e più incarnata.

Come tutte le realtà umane, l’amore umano, può arrivare alla sua perfezione, dovrà passare per un periodo della maturazione marcato per la ricerca constante di un unione sempre più profonda e per la sofferenza a causa dell’alternanza della presenza e dell’assenza, d’unione e della separazione che figura la adesione feconda presentata in tutto l’amore creato.

Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l’amato del mio cuore;
l’ho cercato, ma non l’ho trovato

«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l’amato del mio cuore».
L’ho cercato, ma non l’ho trovato.
Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l’amato del mio cuore?».
Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l’amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l’abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.” (Ct 3, 1-4)

Ci sono due maniere d’interpretare il Cantico dei Cantici. Secondo l’interpretazione allegorica, il poema simboleggia per la tradizione ebrea la relazione tra Israele e Yahvé, per la tradizione cristiana la relazione tra la Chiesa e la sua Chiesa o, più tardi, tra il Verbo e l’anima individuale (Clemente d’Alessandria, Origene, Bernardo di Chiaravalle, etc.).

Ma c’è anche una interpretazione letterale, dopo Teodoro di Mopsueste, nel V° secolo e la scuola di Antiochia fino ad oggi con la più parte degli esegeti moderni. Secondo questa interpretazione, è una semplice collezione di poemi d’amore umani.

Nella nostra ottica attuale, questa divergenza d’opinioni non ha importanza. Secondo l’interpretazione letterale, l’amore umano è celebrato secondo qualcosa di sacro in se stesso, una fiamma di Yahvé; anche la descrizione può trovare posto nelle parole ispirate da Dio.

Secondo l’interpretazione allegorica, la relazione sessuale tra due persone è scelta come il simbolo più ricco dell’unione mistica, dunque come un valore aggiunto e una bellezza intrinseca.

Osea, la prima, ha compreso che Dio vuole entrare in una comunione intima con noi che la sola espressione appropriata è nell’unione coniugale. Per di più, ha compreso che il cuore di Dio è un cuore che, prima di tutto, ama.

Ci è molto simpatico quest’uomo che ha duemilasettecento anni: passionale, generoso, sensibile, poeta. Non è per una visione che la rivelazione del cuore di Dio gli è donata, ma per una esperienza esperta per la quale Dio, l’ha per così dire introdotto nella sua propria affettività.

Osea vive durante un periodo scuro. Nel piano morale e sociale, non ci sono che corruzioni; nel piano religioso, che infedeltà, idolatrie inverse di dei della fertilità Cananei; nel piano politico, la situazione è disperata: Israele non può essere schiacciata che dai suoi nemici.

Allora, il Signore dice ad Osea:

«Va’, prenditi in moglie una prostituta
e abbi figli di prostituzione,
poiché il paese non fa che prostituirsi
allontanandosi dal Signore» (Os 1, 2).

È andato a prendere Gomorra…

Gli ha donato dei figli; Osea circonda Gomorra di tutto il suo amore, ma lei è infedele, lei esce per prostituirsi secondo i riti cananei dei culti della fertilità.

Dopo il Signore dice di nuovo a Osea:

«Va’, ama una donna che è amata da un altro ed è adultera; come il Signore ama gli Israeliti ed essi si rivolgono ad altri dèi e amano le schiacciate d’uva». (Os 3,1)

Non solamente riprendere Gomorra, ma l’ama… proviamo di cogliere un po’ della densità di questa prova per un cuore umano. Mettiamoci al posto di Osea. La legge mosaica stessa vieta di riprendere una donna ripudiata (Dt 24, 1-4). È insensato, impossibile – ma tale è l’amore di Dio. Il Signore non conosce l’orgoglio ; la sua misericordia è senza misura. Lo stesso che Osea dovrà amare Gomorra com’è, senza illusioni, nella sua infedeltà, nella stessa maniera che il Signore ama il Suo popolo com’è, fino al suo peccato, nonostante il suo peccato che non può sfuggire: in effetti , solo l’amore del suo Dio sarà in grado di liberarla. Ma non è un amore naif, ma è un amore battuto per la sofferenza, esigente. Il Signore vuole l’amore in ritorno e va a purificare questa donna che è nello stesso tempo una terra ; la và a trasformare in deserto; prima di tutto un luogo desolato, poi un luogo di intimità, d’una alleanza restaurata, con tutta la freschezza di un primo amore, che riflette sull’armonia di un universo metamorfosato.

Perciò, ecco, la attirerò a me,
la condurrò nel deserto
e parlerò al suo cuore.

Le renderò le sue vigne
e trasformerò la valle di Acòr
in porta di speranza.
Là canterà
come nei giorni della sua giovinezza,
come quando uscì dal paese d’Egitto.
E avverrà in quel giorno
– oracolo del Signore –
mi chiamerai: Marito mio,
e non mi chiamerai più: Mio padrone.
Le toglierò dalla bocca
i nomi dei Baal,
che non saranno più ricordati.
In quel tempo farò per loro un’alleanza
con le bestie della terra
e gli uccelli del cielo
e con i rettili del suolo;
arco e spada e guerra
eliminerò dal paese;
e li farò riposare tranquilli.
Ti farò mia sposa per sempre,
ti farò mia sposa
nella giustizia e nel diritto,
nella benevolenza e nell’amore,

ti fidanzerò con me nella fedeltà
e tu conoscerai il Signore.” (Os 2,16-22)

poiché voglio l’amore e non il sacrificio,
la conoscenza di Dio più degli olocausti.” (Os 6,6)

Osea ci fa ancora sapere qualcosa dell’amore di Dio in un altro passaggio dove questo amore è descritto non a partire dall’amore coniugale, ma a partire della tenerezza paterna e materna. Questo passaggio è stato chiamato il punto culmine della rivelazione dell’amore divino nell’Antico Testamento. Ascoltiamo il Signore.

Quando Israele era giovinetto,
io l’ho amato
e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d’amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.” (Os 11, 1-4)

Le figlie d’Israele non rispondono ai progressi del Signore. “Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo.” (Os 11,7).

Quindi uno straordinario combattimento tra amore e rabbia nel cuore ferito di Dio. È l’amore che trionfa:

Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele?
Come potrei trattarti al pari di Admà,
ridurti allo stato di Zeboìm?
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all’ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Efraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò nella mia ira.
Seguiranno il Signore
ed egli ruggirà come un leone:
quando ruggirà, accorreranno
i suoi figli dall’occidente,

accorreranno come uccelli dall’Egitto,
come colombe dall’Assiria
e li farò abitare nelle loro case.
Oracolo del Signore.” (Os 11, 8-11).

Efraim, che ha ancora in comune con gl’idoli?
Io l’esaudisco e veglio su di lui;
io sono come un cipresso sempre verde,
grazie a me si trova frutto.” (Os 14,9)

Geremia, Ezechiele e Isaia riprendono a loro turno il simbolismo dell’amore coniugale per caratterizzare le relazioni tra Dio e il suo popolo.

Io mi ricordo, dice Dio a Gerusalemme
Mi ricordo di te, dell’affetto della tua giovinezza,
dell’amore al tempo del tuo fidanzamento,
quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata.

[…] Ma tu, tu ti sei prostituita a dei numerosi amanti […]

Tu hai profanato il paese per le tue prostituzioni e perversità” (Geremia 2,2 ; 3,1-2)

E questo testo commovente di Ezechiele :

Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato l’ombelico e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale, né fosti avvolta in fasce. Occhio pietoso non si volse su di te per farti una sola di queste cose e usarti compassione, ma come oggetto ripugnante fosti gettata via in piena campagna, il giorno della tua nascita.
Passai vicino a te e ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue e cresci come l’erba del campo. Crescesti e ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza: il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà; ma eri nuda e scoperta.
Passai vicino a te e ti vidi; ecco, la tua età era l’età dell’amore; io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità; giurai alleanza con te, dice il Signore Dio, e divenisti mia.” (Ez 16, 4-8)

Dopo Isaia, scrivendo durante l’esilio:

Poiché tuo sposo è il tuo creatore,
Signore degli eserciti è il suo nome;
tuo redentore è il Santo di Israele,
è chiamato Dio di tutta la terra.” (Is 54, 5a.6).

Questo tema del matrimonio è molto importante. Produce all’amore umano queste lettere di debito, di nobiltà, e fa si che ci sia in risultato un affinamento progressivo al piano delle usanze, un progresso verso l’ideale della fedeltà e della monogamia – poiché il Signore non ha che una sola sposa.

Sia benedetta la tua sorgente;
trova gioia nella donna della tua giovinezza:
cerva amabile, gazzella graziosa,
essa s’intrattenga con te;
le sue tenerezze ti inebrino sempre;
sii tu sempre invaghito del suo amore!
Perché, figlio mio, invaghirti d’una straniera
e stringerti al petto di un’estranea?” (Proverbi 5,18-20)

In ritorno, questo permette di afferrare e d’esprimere con più finezza e di profondità la relazione tra Dio e il suo popolo, principalmente nella nuova alleanza.

 

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