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  • I.F.S.B.

Celebrando San Giovanni Battista

Il Battista indica Cristo ai suoi discepoli (P. De Matteis) certosa di San Martino

In occasione di della celebrazione di San Giovanni Battista, ho ritenuto che possa arrecarvi piacere, la lettura e meditazione di questa lunga ma splendida omelia.
Il testo che segue è stato concepito da un priore certosino, per la sua comunità, il 24 giugno del 1966.
Miei cari fratelli,
Giovanissimo, San Giovanni Battista ascoltò la chiamata del deserto. Lasciò la casa di suo padre e andò in solitudine.
All’inizio, possiamo essere sorpresi. Non sembrerebbe appropriato per noi studiare la legge di Dio a Gerusalemme con i famosi maestri, assistere alle cerimonie del Tempio e scoprire il loro profondo significato?
Dio non lo voleva in quel modo. Voleva il precursore di suo Figlio, che Gesù chiamerà “il più grande dei figli degli uomini”, da formare nella solitudine del deserto. Certo, questa era una vocazione speciale, ma che richiama nella Chiesa il ruolo della solitudine nella formazione di ogni anima forte e profonda che vuole donarsi completamente a Dio.
Per i certosini, che hanno ascoltato questa stessa chiamata e ricevuto questa stessa vocazione, la contemplazione dell’amore dell’anima battista è più fruttuosa che per qualsiasi altra, poiché mostra ciò che il deserto fa alle anime che sono fedeli ad essa. .
“Che cosa sei andato a vedere nel deserto?” disse Gesù un giorno, parlando del Battista. “Un uomo vestito di tessuti morbidi? Ma quelli che sono vestiti di tessuti morbidi sono nei palazzi dei re.” Questa è la prima lezione che ci dà la solitudine di San Giovanni Battista: l’austerità della vita.
Per non lasciare il suo deserto, indossa una veste di pelo di cammello, beve solo acqua, mangia solo cavallette e miele selvatico. Questa austerità nasce non tanto dalla preoccupazione per la povertà e la mortificazione quanto dalla sua fedeltà al deserto stesso, perché come può procurarsi senza mancare nella solitudine amata tante cose come richiede la consueta delicatezza degli uomini? Questa austerità richiede, naturalmente, una grande forza d’animo, ma porta con sé la sua ricompensa, perché le cose così semplici, così naturali, che soddisfano i bisogni degli uomini del deserto lasciano le loro anime spogliate e libere.
Quanto tempo perso nella ricerca di cose vane! L’anima solitaria, spogliata di tante cose fittizie, può contemplare a lungo e in fretta le magnitudini e le bellezze di Dio in un silenzio pieno d’amore, e questa è la sua ricompensa. Eppure questa non è la lezione principale del deserto, quella che chiede all’anima la maggior forza. Per il solo fatto della solitudine e del suo silenzio, il deserto insegna all’anima ad essere fedele alla voce interiore che risuona nel profondo, ancor più difficile, di essere umilmente come solo Dio vuole che lei sia.
“Che cosa sei andato a vedere nel deserto,” disse di nuovo Gesù, “una canna agitata dal vento?” No, certo, il Battista non era un uomo che si piega a qualsiasi vento. Tutta la sua vita ci mostra che ha vissuto per Dio solo, totalmente distaccato dall’opinione degli uomini. Qui predica alla folla, non ha senso per nessuno. “Razza di vipere, dirà ai sadducei e farisei, che vi ha insegnato a sfuggire all’ira imminente? Fate penitenza frutti degni”. Non cerca di affermare se stesso, non cerca lodi, ed è uno dei lati del suo carattere con cui ci sembra il più grande. Ha testimoniato la verità, dice San Giovanni. Voleva solo essere quello che era prima di Dio, ed è per questo che la sua testimonianza ci tocca. Vediamolo. Quando i sacerdoti e i farisei vengono a interrogarlo, per lui sarebbe stato certamente facile passare se stesso, se non per Cristo, almeno per un profeta e un santo. La brevità e la semplicità delle sue risposte non possono essere ammirate a sufficienza. Sono di un’anima silenziosa che cerca solo la verità e di chi si dimentica di se stesso. “Chi sei?” “Io non sono Cristo.” “Sei Elia?” “Non lo sono.” “Sei tu il profeta?” E quando lo costringono a fare una risposta precisa, che risponde soltanto: “Io sono la voce che grida nel deserto: ‘Raddrizzare la via del Signore, come disse il profeta Isaia”. E nella sua umiltà, guida immediatamente i pensieri e i cuori a un altro da lui, aggiungerà: “Per me, io battezzo in acqua, in mezzo a te c’è qualcuno che non conosci, che viene dopo di me e io non sono non è degno di sciogliere la cinghia del sandalo. “
Queste non sono parole vuote. Quando Gesù viene per essere battezzato, sviene: “Ho bisogno di essere battezzato da te, dirà, e tu vieni da me!” E avrà bisogno di un comando esplicito da parte del Maestro per consentirgli di uscire dalla sua umiltà, dal luogo che considera suo. Il giorno dopo, quando rivedrà Gesù, ripeterà la sua testimonianza davanti ai suoi discepoli: “Ecco l’Agnello di Dio, ho testimoniato che è il prescelto da Dio”. Andrea e Giovanni sentiranno questa testimonianza, lasceranno il Battista per seguire Gesù. Lungi dal provare gelosia, dirà queste parole che amiamo leggere di nuovo: “Chi ha la sposa è il marito, ma l’amico del marito, che sta lì e chi ascoltalo, rallegrati per la voce dello sposo, questa è la mia gioia ed è piena, deve crescere e diminuire “. Così San Giovanni Battista era totalmente distaccato. Cercò solo la verità, si dimenticò totalmente di se stesso, vedendo solo il Signore, sacrificando per lui anche le sue più care amicizie. Quindi non avrà problemi a dare la vita per la verità. Quando verrà il momento, prima del peccato di Erode, si alzerà in piedi, amando morire meglio che scendere a compromessi con il male.
Questo totale contando la solitudine del deserto aveva insegnato Giovanni Battista non gli ha impedito di essere un animo sensibile, dolce e amorevole, come il deserto insegna anche tranquillità dell’anima e la dolcezza del cuore, che sono ragazze di umiltà.
Dall’inizio del suo ministero, lo vediamo pieno di gentilezza e ampiezza per i piccoli e gli umili. Per pubblicani pieni di buona volontà, egli solo dice: “Raccogliere più di ciò che è stato si fissa”, e ai soldati: “Non molestare nessuno, non denunciare falsamente ed essere contenuti della vostra paga.”. È indubbiamente questa miscela di forza e di bontà che ha reso il Battista così attraente e gli ha conquistato amicizie così leali.
Non parlo dell’amore di Cristo per il suo precursore. Si sente vibrare nella voce di Gesù ogni volta che ne parla. Sentiamo la sua profonda ammirazione. Gli piace invocare la testimonianza di colui che lo ha già indovinato, di colui con il quale voleva essere battezzato. Lo chiamerà più di un profeta, il più grande dei figli degli uomini.
I discepoli lo ameranno appassionatamente. Il meglio, è vero, lo lascerà a seguire Gesù, ma questo non sarà un abbandono; al contrario, sarà una fedeltà suprema. Inoltre non lo dimenticheranno mai. Nella sera della sua vita, avendo raggiunto le cime della luce e dell’amore, i più puri e delicati tra loro non inizieranno il suo vangelo: “In principio era la Parola”, quindi immediatamente, ricordando il suo vecchio maestro, sempre amato e mai dimenticato, aggiunse: “Un uomo fu mandato da Dio, il cui nome era Giovanni”. Altri discepoli del Battista si rifiuteranno di lasciarlo, non vedendo che la vera fedeltà avrebbe seguito il maestro a cui ha testimoniato. San Giovanni Battista non li costringerà, e qui abbiamo di nuovo una testimonianza della sua gentilezza e del rispetto per le anime.
Saprà aspettare il momento di Dio, e questa è anche una lezione del deserto, perché nulla preme le anime e noi ci accontentiamo di indovinare le cose. Quindi quanto Giovanni Battista amava il suo popolo!
Noi vediamo anche nel loro gelosia di Gesù, e ancora una volta possiamo ammirare la delicatezza del Battista che, per correggerli senza rimprovero, inviato a suo nome a chiedere a Gesù: “Chi sei? ” sperando che questo contatto con il Figlio di Dio li faccia scoprire il vero Maestro. Quando sarà morto, vedremo questi stessi discepoli, senza paura di Erode, venire a cercare il suo corpo per seppellirlo in un monumento, la prova suprema della loro fedeltà e del loro amore anche nella morte.
E ora, in conclusione qualche parola su Giovanni Battista, la nostra mente va verso San Bruno, che è stato tanto amato, che ha voluto dare l’inizio come i due deserti della Chartreuse e della Calabria. Era tra le loro anime che c’erano profonde affinità. Entrambe erano anime segnate dalla solitudine e dal silenzio del deserto. È il deserto che ha insegnato loro a vivere nel distacco e nello spogliamento di tutte le cose materiali; è il deserto che ha insegnato loro a vivere nella verità, al di sopra dei giudizi degli uomini, nell’umiltà di fronte alla grandezza di Dio, nel suo unico amore.
Entrambi avevano discepoli intorno a loro che li amavano profondamente, eppure sapevano come staccarsi al momento opportuno di Dio. È quella pace e dolcezza che irradiano le anime del silenzio. Hanno le loro gioie segrete, che nessuno può togliere loro. Si irradiano intorno a loro, attraenti per il loro mistero. La loro mitezza e forza attraggono amicizie profonde che sono la ricompensa del loro amore e lealtà.
Ed è quello che i suoi figli, san Bruno, senza dubbio volevano insegnargli quando gli dava il Battista, l’anima del deserto che amava perché si trovava nel suo meglio, in quale era l’essenza del messaggio che Dio lo aveva incaricato di portarci e che dobbiamo vivere: forza, dolcezza di cuore, umiltà e amore. Così sia.

Festa di San Giovanni-Battista 1966

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