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“Meditationes”

copertina

461. Dio ha ordinato ai giudei come grave fatica quanto c’è di più grande e di più grande e di più desiderabile per gli uomini. Il culto di Dio. Ed è stata loro promessa come ricompensa ciò che è più vile e miserabile per l’uomo, cioè i beni terreni. Per i cristiani accade il contrario: a essi è stato ordinato di mettere sotto i propri piedi, come se fosse sterco, ciò che è stato promesso o donato ai giudei come ricompensa, cioè i beni di questo mondo, mentre è stato loro ordinato di amare ciò che ai giudei è stato imposto come un pesante fardello, cioè amare Dio.

462. Rifletti su ciò a cui devi applicarti per migliorare te stesso: non in quelle cose grandi e perfette, poichè in quel caso il progresso non è più possibile, nè a quelle che sono in uno stato disperato o del tutto vile, poichè non vi potrà mai essere alcun progresso. Si tratta dunque di agire in quelle situazioni medie, cioè quelle che non sono ancora totalmente buone, in cui rimane spazio per il progresso, nè tanto cattive che non siano suscettibili di un miglioramento.

463. Considera in che modo sei sottomesso ai pidocchi e ai topolini, tu che hai rifiutato di essere sottomesso a Dio con tutto il cuore.

464. Non vedi alcun essere che, nel suo genere, non abbia una certa bellezza e una certa perfezione naturale, e se quest’ultima fosse carente o venisse a mancare in qualche modo, tu ne saresti giustamente dispiaciuto. Per esempio, se ti accadesse di vedere un uomo con il naso mutilato, ne sentiresti subito un sentimento di ripulsa, poichè avverti ciò che gli manca per la perfezione naturale del viso umano. Così è per tutte le cose, sino alle foglie dell’ortica e di una pianta qualsiasi. Chi dunque potrebbe negare che l’anima umana abbia una certa bellezza e una propria perfezione naturale? Nella misura in cui queste sono presenti, giustamente le si apprezzano; allo stesso modo è giusto biasimarne l’assenza. Considera, l’aiuto di Dio, come la tua anima sia mancante di questa bellezza e di questa perfezione, e non cessare di esserne afflitto.

465. Qual’è la bellezza naturale dell’anima? Amare Dio. In che misura? Con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente e con tutte le forze( Lc 10, 27). E’ proprio della stessa bellezza amare il prossimo. Quanto’ Fino alla morte (Gv 15, 13; Fil 2, 8). Se non fai così di chi sarà il danno’ Non certo di Dio, forse lo sarà un poco per il prossimo, ma per te il danno sarà enorme. Infatti,la privazione di una bellezza o di una perfezione naturale è per qualsiasi cosa un danno.Se la rosa perdesse il suo colore o il giglio il suo profumo, per me, che provo piacere per quelle cose, il danno sarebbe minimo, ma per la rosa e il giglio il danno sarebbe più grave, perchè sarebbero in tal modo privati della loro naturale bellezza.