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“Meditationes”

copertina

466. La vera perfezione della creatura dotata di ragione è di stimare ogni cosa nella misura in cui è giusto che lo sia. Essa, dunque, deve essere stimata secondo il valore del suo essere, poichè valutarla più o meno di quanto merita significa commettere un errore. Ora ogni essere si situa, per natura, al di sopra, al fianco o al di sotto di questa creatura dotata di ragione. Al di sopra: Dio; a fianco: il prossimo; al di sotto: tutti gli altri esseri.Essa deve pensare a Dio così grande quanto è giusto stimare che lo sia: egli, infatti, deve essere considerato secondo la sua grandezza. La creatura non potrà,però, avere un’idea di Dio conforme alla sua grandezza, se non conoscendo quest’ultima, ma solo Dio può conoscere perfettamente quanto è effettivamente grande. Infatti, quanto è più eccellente la sua essenza rispetto alla nostra, tanto la conoscenza che egli hadi se stesso supera ciò che noi possiamo sapere di lui. Di conseguenza, come il nostro essere, paragonato al suo, è un nulla, così la nostra conoscenza, a confronto con la sua, non è che cecità e ignoranza. Solo la conoscenza che egli ha di se stesso è perfetta e uguale alla sua essenza. Per questo il signore ha detto: ” Nessuno ha conosciuto il Padre, se non il Figlio” (Mt 11, 27). Come solo la conoscenza che egli ha di se stesso è perfetta ai suoi occhi, così solo l’amore che egli ha per se stesso è totalmente secondo il grado della sua grandezza, poichè solo lui la conosce perfettamente.

467. Ritorna ora alla definizione che hai proposto all’inizio. Esaminata con più attenzione, è chiaro che non si può applicare alla creatura dotata di ragione, ma a Dio solo. Poichè, senza parlare delle altre creature, lui, e lui solo, come abbiamo visto, si conosce e si ama in modo conforme alla propria grandezza. Qual’è, dunque, la perfezione della natura dotata di ragione? Stimare tutti gli esseri come è giusto, a partire da se stessa: quelli superiori, cioè Dio, quelli eguali, cioè il prossimo, e gli inferiori, cioè gli animali e tutto il resto. Impara a stimare le cose in questo modo.

468. Niente deve essere preferito a Dio, nulla eguagliato a lui, nulla, nè per metà, nè per un terzo, nè per una minima parte qualsiasi, fino all’infinito, deve essere paragonato a lui. Che nulla, dunque, sia stimato più di lui, niente quanto lui, nulla come lui, sia per la metà, sia per una minima parte qualsiasi, fino all’infinito. Nulla deve essere amato più di lui, nulla quanto lui, nulla come lui. Il Signore stesso ha detto: ” Amerai il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente” (Lc 10, 27). Ciò significa che non devi amare nient’altro per godere e trovarvi conforto. Così accade per le realtà superiori.

469. Tutti gli uomini sono uguali per natura, cioè secondo la loro essenza; ognuno, dunque, deve stimare gli altri al pari di se stesso. Di conseguenza, come l’uomo non deve presumere di paragonarsi agli esseri superiori, cioè a dio, o amare se stesso più di quanto non ami lui, così non dovrà preferire alcun uomo a dio. E come, per la propria salvezza, non deve preferire le cose inferiori, nè paragonarsi a esse, così non dovrà anteporle alla salvezza di qualsiasi altro uomo. Tutto ciò che l’uomo deve fare o soffrire per la propria salvezza eterna, egli lo deve fare o sopportare per la salvezza di tutti gli uomini. In effetti, il Signore dice: ” Ama il prossimo tuo come te stesso” (mt 22, 39, Lc 10, 27).

470. Gli esseri inferiori sono tutti quelli che vengono dopo l’anima dotata di ragione, cioè la vita dei sensi, che l’uomo ha al pari degli animali; la vita vegetativa, comune con le piante e gli alberi e , infine, la sostanza dei corpi, con le loro forme e le loro proprietà, che egli possiede al pari dei metalli e le pietre. Come l’uomo non deve amare nulla più degli esseri superiori, niente deve porre a paragone con loro, così nulla deve considerare più basso delle cose inferiori, niente deve stimare più piccolo in paragone a loro. E’ quello che dice la Scrittura: ” Non amate il mondo, nè quello che è del mondo” (Gv 2, 15). Così devi pensare delle cose inferiori.

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