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  • I.F.S.B.

“Meditationes”

copertina

471. Chi si comporterà in tal modo, avrà le realtà superiori per la sua gioia, quelle uguali come compagne e quelle inferiori le avrà al suo servizio. Egli sarà devoto verso Dio, buono verso il prossimo e sobrio nei riguardi del mondo; sarà servo di Dio, amico degli uomini e signore del mondo; sarà sottomesso a Dio, senza orgoglio nei confronti del prossimo e senza soggezione del mondo; egli ricondurrà gli esseri inferiori al servizio di quelli intermedi, per la gloria delle realtà superne. Non sarà empio, blasfemo e sacrilego nei confronti di ciò che è superiore; nè arrogante, geloso e iracondo con i suoi eguali e non sarà curioso e crudele verso gli esseri inferiori. Egli non accetterà nulla da chi è inferiore, nulla dai suoi eguali, ma tutto dagli esseri superiori. Caratterizzato dall’impronta delle realtà superne, egli imprimerà la sua nelle cose inferiori; mosso dagli esseri superiori, egli muoverà quegli inferiori; soggetto a ciò che gli è più grande di lui, assoggetterà ciò che gli è inferiore; egli che segue le realtà superiori, sarà seguito da quelle inferiori; posseduto dalle prime, possederà le seconde; trasfigurato a immagine delle realtà superne, trasformerà quelle inferiori a propria somiglianza.

472. Questa è la perfezione alla quale ci sforziamo di giungere in questa vita, ma non la otterremo in maniera perfetta se non nella vita futura. Tale perfezione la otterremo con maggior pienezza quanto più la ricerchiamo ora con più grande fervore. Allora non vi sarà alcun motivo del corpo che non venga dall’anima, e così, nè nell’anima nè nel corpo, vi sarà moto alcuno che non venga da Dio. Non vi sarà più nè il peccato, cioè la perversione della volontà, nè la pena per il peccato, cioè la corruzione, la sofferenza e la distruzione della carne. Lo spirito nudo aderirà alla verità nuda: non vi sarà bisogno di alcun discorso, di nessun sacramento, di alcuna immagine o esempio per comprenderla. Là, in effetti, ” l’uomo non istruirà più il suo simile, dicendogli: Conosci il Signore. Poichè tutti mi conosceranno – dice il Signore – dal più piccolo al più grande” (Ger 31, 34) e ” tutti saranno ammaestrati a Dio” (Gv 6, 45).

473. Se l’anima fosse molto pura, vedrebbe chiaramente, già in questa vita mortale e da se stessa, le vie della virtù e della giustizia nella stessa verità e sapienza di Dio. Essa vederebbe inoltre che non solo lei, anima umana, è immortale, ma al momento della risurrezione, che anche la carne lo è. In effetti, contemplerebbe questa stessa risurrezione in Dio, Verbo e Sapienza. Siccome, però l’anima dell’uomo non poteva percepire tutto ciò a causa dell’impurità, un’anima umana fu unita al Verbo. Quest’anima ha ricevuto, in tutta la sua pienezza, il Verbo di Dio: essa divenne in tutto conforme e somigliante a lui e ricevette, tutta intera e totalmente, da lui solo, la sua impronta, come sta scritto: ” Ponimi come sigillo sul tuo cuore” (Ct 8, 6). plasmata interamente a somiglianza del Verbo, come la cera prende forma del sigillo, essa era in grado di farci conoscere in sè il Verbo stesso di Dio. Noi, però, eravamo ciechi a tal punto che non solamente non potevamo vedere il Verbo di Dio, ma neanche la sua anima umana. Per questo motivo le fu uniti anche un corpo.

474. Prendi queste tre realtà: il Verbo di Dio, la sua anima e il suo corpo. Se potessimo vedere bene la prima, non avremmo bisogno della seconda, se potessimo almeno vedere la seconda, non avremmo bisogno della terza. Siccome però, non potevamo vedere nè la prima, nè la seconda, cioè il Verbo di Dio e la sua anima, è stato aggiunto il corpo. E così. ” il verbo di Dio si è fatto carne e abito fra noi” (Gv 1, 4), nel nostro mondo esteriore, al fine di introdurci un giorno, almeno in questo modo, nel suo regno interiore.

475. Un’ anima razionale, provvista di un corpo carnale, è stata unita al Verbo di dio, e per mezzo di questa carne, ella insegnò, operò, soffrì tutto ciò che era necessario per istruirci e correggerci. Solo in essa si è trovato quello che abbiamo esposto più sopra, cioè la devozione a dio, neanche in minima parte; nulla ha amato di più, nulla altrettanto, nulla che sia risultato inferiore in confronto a Dio.

Perciò potè dire: ” Compio sempre la sua volontà” (Gv 8, 29), cioè quella del padre. Quanto al prossimo, ella lo ha amato perfettamente, come se stessa. Anima dotata di ragione, non ha respinto nessuna di quelle cose che erano inferiori a sè, ma tutto, ossia la vita vegetativa, la vita della carne e il corpo stesso, ha offerto, ha offerto per l’utilità del prossimo. Ella ha sopportato per noi i dolori più atroci, quelli che si oppongono alla vita dei sensi, la morte, che va contro la vita del corpo, e le ferite inferte contro il tuo stesso corpo. Al riguardo del mondo, ella ha usato una tale sobrietà e un tale disprezzo che il Figlio dell’uomo non aveva dove posare il capo(Mt 8, 20). Ella non ha ricevuto nulla dagli esseri inferiori, nulla da quelli uguali a sè, ma tutto da quelli superiori, cioè dal Verbo di dio al quale era congiunta in una unità personale. Ella non fu istruita, al fine di comprendere, o infiammata, in ordine all’amore, nè tramite segni sacri, nè per mezzo di parole o di esempi, ma unicamente nella presenza del verbo di dio. Per mezzo di essa, lo stesso Verbo e sapienza di dio ci ha mostrato in una triplice forma, cioè per mezzo dei sacramenti, delle parole e degli esempi, ciò che dobbiamo fare e sopportare e il fine per cui facciamo tutto questo.

476. L’uomo non doveva seguire che Dio, ma non poteva imitare che un uomo. Allora l’uomo fu assunto, affinchè, seguendo ciò che poteva, imitasse ciò che doveva. Allo stesso modo non gli era utile conformarsi se non a Dio, a immagine del quale è stato creato, ma non poteva conformarsi se non a un uomo. Per questo Dio si fece uomo, affinchè, conformandosi a tale uomo, come gli è possibile, l’uomo si conformi a Dio, come gli è utile.

F I N E

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