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Natività della Beata Vergine Maria

A Ghirardi Nativita di Maria Vergine

Per la ricorrenza odierna della Natività della Beata Vergine Maria, voglio offrirvi questa omelia di un Padre priore certosino, rivolta ai suoi confratelli.

 

Miei venerati padri e cari fratelli,

“Il Signore mi ha posseduto all’inizio delle sue vie, prima che formassi una creatura e segnasse il mio posto da tutta l’eternità, dai tempi antichi, prima che la terra fosse.”

La Chiesa applica alla Beata Vergine queste parole di saggezza. Per tutta l’eternità, Dio ha circondato Maria con infinito amore. Colui che sapeva che dopo la Creazione il mondo sarebbe caduto nel peccato, ha contemplato con amore la Vergine il cui libero consenso avrebbe permesso che l’Incarnazione e la Redenzione si realizzassero. Quindi quando, secondo il decreto di Dio, era tempo che Maria ricevesse l’essere e la vita, Dio si chinò su di lei con tutta la sua tenerezza paterna. Lo voleva senza macchia, non contaminato da ogni contaminazione, e lo riempiva di tutte le perfezioni umane in cui la bellezza e la grandezza di Dio si riflettevano il più possibile in una creatura. Alla fine gli diede la grazia santificante che gli avrebbe permesso di entrare nella vita divina.

Sin dal primo momento della sua concezione, Maria aveva quindi, con Dio e con ciascuna delle Divine Persone, rapporti di intimità, rapporti d’amore, germi di quelli che dovevano sbocciare pienamente quando, nel giorno dell’Annunciazione, pronunciò il “fiat” che l’avrebbe resa la madre di Dio.

Durante questo periodo, le tre Divine Persone prepareranno la Beata Vergine per questo ruolo. Innanzitutto il Padre, che gli affiderà il suo amato Figlio e in lui tutta la Creazione, vuole vedere in lei un cuore come il suo. Vuole che lei sia in grado, come lui, di dare e trasmettere amore. Quindi lo illuminerà con la luce della Parola. Gli mostrerà la sua grandezza e le sue infinite perfezioni; poi le rivelerà cosa sono l’uomo e il peccato e la necessità di colmare, con un Messia amorevole e sofferente, l’abisso che separa l’uomo da Dio. Maria vedrà quindi il ruolo dell’amore nel piano divino; si darà a questo amore, che afferrerà sempre di più la sua anima mentre la Parola la illumina di più.

Che nessun altro possa immaginare in questa vita molto nascosta e semplice cose straordinarie, rivelazioni ed estasi; il Vangelo non dice nulla al riguardo. Tutto ci porta a credere che fu solo nelle Scritture che Maria trasse, alla luce di Dio, gli insegnamenti che dovevano prepararla a diventare la madre del Messia. Inoltre, per i cuori puri la Bibbia è sia luce che amore, ed è stato lì che Maria ha trovato i grandi temi di cui ti ho parlato sopra e che dovevano formare il suo cuore.

La Bibbia per prima gli rivelò la trascendenza e la santità di Dio, di questo Dio che non possiamo vedere senza morire, di colui che è “tutto il resto”. Mosè deve avvicinarsi a piedi nudi solo dal luogo in cui, per la prima volta, il Signore gli parla. Questo apparirà in una grandiosa teofania nel Sinai e la gente tremerà. Ma questo Dio che sembra così lontano è ancora vicino alla sua Creazione. Se è davvero l’Onnipotente che, in una sola parola, ha creato i cieli e la terra, ed i Salmi e i Profeti esaltano su ogni pagina, è anche il Dio pieno di misericordia per la sua creatura, colui che “prova piacere nel ringraziare”, “la cui misericordia è eterna”. Ma soprattutto, la Scrittura rivela che Dio è Amore. Lo dice nella tenerezza con cui circonda Israele, il suo amato popolo, che ha scelto e amato con un amore eterno. È allo stesso tempo l’amore di un padre e l’amore di un marito.

Maria, in ogni momento, scoprì così gli attributi divini, si perse nella loro contemplazione e rispose con amore all’amore del suo Dio.

Ma mentre leggeva la Bibbia, Maria scoprì, di fronte alla grandezza di Dio, la miseria dell’uomo. Dall’inizio dell’umanità, ha visto la deplorevole caduta di Adamo ed Eva, ingannata dal serpente e che si abbandonano alla sensualità e all’orgoglio. L’amicizia con Dio è rotta e, ahimè! lo stesso dramma verrà rinnovato con una scala sempre maggiore nel corso dei secoli.

Ricordiamo l’omicidio di Abele, il diluvio e, nonostante le misericordie di Dio, le lunghe infedeltà di Israele nel deserto. Una volta nella terra promessa, il popolo eletto non si corregge, ahimè! Abbandona il suo Dio e si prostituisce alle divinità di Canaan. Come in un coro, nelle Cronache si legge sui re: “Ha fatto il male agli occhi di Yahweh” e David, il migliore di loro, era un adultera e un assassino.

Da tutto ciò, Marie ha sofferto profondamente. Aveva meditato troppo a lungo sulla grandezza e sulla bontà di Dio per non rabbrividire alla vista dell’offesa. Ma ciò che la rendeva ancora più dolorosa era che era stata letteralmente fatta a pezzi. Da una parte profondamente unita a Dio dai legami più puri, sentiva tuttavia solidarietà con la razza umana. Quegli uomini che avevano peccato erano i suoi fratelli. Oltre a ciò, tra i più colpevoli, trovò il nome dei suoi antenati, lo stesso sangue che aveva peccato le scorreva nelle vene. Figlia di Dio, era allo stesso tempo figlia di questo popolo colpevole. Fu una tragedia, una lacrima che prefigurò quella di Cristo, di Dio eppure dell’uomo, che portava i nostri peccati. Doveva condurre Gesù e Maria al Calvario per riparare la nostra razza e riportare tutto all’unità dell’amore.

Maria, che doveva formare l’anima di Cristo, era spezzata e si chiedeva se un giorno non sarebbe venuto dove il mondo si sarebbe riconciliato con Dio e avrebbe riguadagnato la sua unità. E scrutando la Scrittura, ha scoperto il Messia.

Lo vide predetto fin dai tempi antichi, pieno dello Spirito di Dio, principe della pace, irradiante gloria, giustizia ma anche misericordia e amore, non estinguendo lo stoppino che ancora fuma, pieno di gentilezza per i poveri. Lo vide ancora più in profondità in Isaia, sopportando i peccati del mondo e riscattandolo con la sofferenza, divenne l’uomo del dolore.

Mentre studiava il Messia, Maria ritrovò i sentimenti del suo cuore e li sviluppò di giorno in giorno, era già unita a colui che doveva nascere da lei, ed era lì la sua preparazione divina a questo giorno in cui Dio gli affida il suo figlio.

Quindi deve essere di noi. Nella Scrittura dobbiamo scavare la grandezza di Dio, la miseria dell’uomo, l’amore e la scoperta di Gesù. Quindi potrà venire nel nostro cuore che sarà stato preparato come quello di Maria. Ma per questo è necessario leggere le Scritture con questa purezza dell’anima, questo desiderio di Dio che aveva dal giorno della sua nascita, che era la sua vita e doveva essere nostra. Così sia.

Natività della Beata Vergine Maria 1967