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Esaltazione della Santa Croce

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Cari amici eccoci giunti al giorno in cui si celebra la festività dell’Esaltazione della Santa Croce. Un sermone del 1968 di un Priore, certosino per voi.

Miei venerati padri in nostro Signore,

“Quando sarò sollevato da terra, disegnerò tutto per me.”

Queste parole di Cristo, alla vigilia della sua morte, ci rivelano tutta una parte del mistero della croce e della sofferenza qui sotto. La croce deve innalzarci al di sopra delle cose della terra, farci salire mentre ha sollevato Cristo, poiché Gesù innalzato sopra la folla è un simbolo. Dalla cima della sua croce, che domina il mondo, gli rivela fede, speranza e amore. Attira tutti gli uomini per portarli al Padre.

Deve essere lo stesso per noi. Di fronte alla sofferenza e alla croce, possiamo ricadere su noi stessi, diminuirci. Lo sappiamo tutti. Quando qualcuno o qualcosa ci ha fatto del male, quando soffriamo nel nostro corpo o nella nostra anima, possiamo ricadere su noi stessi e abbassarci. Quindi le nostre vite in cella diventano pesanti e senza vita, proviamo le nostre difficoltà, non riusciamo a arrampicarci e a volte la croce diventa un dramma doloroso e infruttuoso.

Ma la sofferenza può anche sollevarci. Lungi dal chiuderci agli altri o a Dio, apre le nostre anime, ci fa superare noi stessi. È una grande cosa, quando uno è stato ferito dolorosamente da un confratello, sapere come superare la sua sofferenza, continuare ad amarlo, perdonarlo regalmente il male che ha detto su di noi o che ha fatto e non lasciarlo mai sospettare l’infortunio. È bello continuare a essere fedeli nella sofferenza del proprio corpo, mentre la pigrizia ci porterebbe alla codardia e al riposo. È una cosa grandiosa sopportare, senza mai disperare, le proprie miserie e le proprie imperfezioni, superarle per vivere al di sopra, in pace, riportando la propria anima a Dio. E potrei citare molte altre prove che ci spezzano la vita.

Possiamo sempre guardare Cristo sulla croce perché ha preso tutte le nostre sofferenze. I farisei e i capi del popolo erano lì, prendendosi gioco di lui, insultandolo: “Ha salvato gli altri e non può salvarsi … È il re di Israele, lascialo ora scendere dalla croce e noi crederemo in lui e confideremo in Dio, salvandolo ora se si prende cura di lui, poiché disse: “Io sono il Figlio di Dio”. “Gesù non discese dal cross, ma ha fatto molto meglio. Senza una parola di amarezza, li perdonò e pregò per loro: “Padre, perdona loro, perché non sanno cosa fanno”. Fu sopraffatto dalla sofferenza fisica, ma non per un momento cessò di essere unito a suo Padre, di pregarlo, con gli occhi fissi sulle Scritture per vedere se tutto fosse compiuto. “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?” gemette, portando il peso della miseria umana e della disperazione. Eppure non ha mai disperato. Al momento della sua morte, in grande pace, esclamò: “Padre, nelle tue mani ho rimesso il mio spirito”.

Quindi attira tutti noi, qualunque siano le nostre prove; si prese su tutte le nostre sofferenze; Ci insegna a sostenerli, a salire dal Padre, a ringraziarli, attraverso di loro. È il grande maestro della sofferenza, ed è per questo che andiamo da lui come ci ha chiesto: “Vieni da me, tutti voi che siete carichi e rifarò la vostra forza”.

Tutti i santi vennero da lui, amarono la croce, videro lì gioia, gioia perfetta, disse San Francesco d’Assisi; e l’autore dell’Imitazione non dice: “Quando sarai arrivato a questo, la sofferenza ti sarà dolce e la assaggerai per Cristo, quindi considerati felice, perché hai trovato il paradiso sul terra “? E altrove dirà: “Se vuoi qualcosa di utile, impara a essere disprezzato e non conta nulla”.

In questo giorno della croce, dobbiamo meditare a lungo su queste cose. Tutti, senza dubbio, dobbiamo soffrire, partecipiamo alla croce di Cristo. Queste croci, che sono nostre, ci fanno risorgere o ritirarci a noi stessi? Li sosteniamo regalmente, il nostro sguardo fisso su Cristo? Troviamo pace, gioia, nel segreto e nel silenzio delle nostre anime? Nella comunità, questa pace e gioia si irradiano come quelle di Cristo sulla croce?

Perché è solo leggere la vita dei santi per vedere quanto la loro sofferenza, così amorevolmente sostenuta, abbia attratto le anime. Li hanno avvicinati a Cristo; li hanno trasformati in lui, ed è giunto il giorno in cui gli uomini sono stati attratti da loro come da Cristo. Spesso, anche durante la loro vita, si irradiavano intorno a loro. I loro stessi nemici, quelli che li avevano fatti soffrire così tanto dalle loro calunnie e calunnie, quelli che li disprezzavano e non li amavano, riconoscevano la loro santità. Il loro amore fu vittorioso, la pace che irradiava da loro nonostante la loro sofferenza fisica e morale attirava le anime a confidare in loro, sicure di trovare in loro misericordia e compassione, frutto della sofferenza e della croce.

Certamente, ci sono sempre stati uomini che si rifiutano di riconoscere la santità, di essere attratti dall’amore dei santi. Sembra che siano diminuiti dalla santità dei loro fratelli. Ed è triste. Ma va bene. Le anime che amano la croce devono continuare ad avanzare in modo reale nelle vie della croce e della pace. È solo dopo la loro morte, troppo spesso, che viene fatta giustizia ai santi, ed è così. Molti uomini credono solo a quelli che hanno dato tutto, anche la loro vita. Fintanto che questo dono non viene fatto, proclamano, e in effetti hanno ragione, che non è totale, che si potrebbe fare di più e meglio, e dubitano. Ci sono anime che saranno vinte solo da questo dono totale che ci solleva sopra di noi e ci fa irradiare il volto divino nella morte che è offerta per loro con quella di Cristo.

Questa è la cosa più grande che un uomo possa fare qui. Alzandosi così sopra se stesso e il mondo, dando se stesso per i suoi fratelli in questo movimento d’amore, entra con Cristo nella vita di Dio per l’eternità e porta in quelli che gli piace. Così sia.

Esaltazione della Santa Croce 1968