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Il Rosario e la pietà mariana

certosino mentre recita il rosario

Oggi 7 ottobre, voglio ricordarvi che oltre a celebrarsi la ricorrenza del santo certosino Artoldo, vescovo di Belley, al cui articolo biografico vi rimando, si celebra anche la memoria della Beata Vergine del Rosario. Vi offro un testo di un certosino, che ci illumina con alcune sue precisazioni.

Cosa dire a coloro che pensano che il Rosario ripeta inutilmente le stesse parole?

Il Rosario ha suscitato riserve ed obiezioni basate sulla natura apparentemente meccanica di questo tipo di preghiera: molti lo considerano un esercizio condannato all’automatismo ed alla routine, atto a sterilizzare la vita di unione con Dio piuttosto che a stimolarla.

Tuttavia, si verifica che sia i santi che i grandi saggi cristiani stimavano molto il Rosario.

Non si può formulare un giudizio appropriato su tale pratica se si tiene conto solo della sua faccia esterna. La ripetizione delle preghiere vocali può davvero dare l’impressione che si materializzi e meccanizzi la preghiera (che è essenzialmente l’elevazione dell’anima a Dio); può quindi sembrare incorrere nella condanna che Gesù pronunciò nel Vangelo: “Quando pregherete, non moltiplicherete le parole, come fanno i pagani, i quali credono di essere esauditi alla vista della moltitudine delle loro parole” (Matteo 6: 7). In questo testo, non c’è dubbio, il Signore disapprova il concetto che fa coincidere la preghiera con la ripetizione di parole, come se l’uomo potesse influenzare la Divinità attraverso l’apparato della sua verbosità.

Tuttavia, non è per questa mentalità che si ripetono le “Ave Maria” nella recita del Rosario. No; queste hanno un valore totalmente subordinato; hanno solo lo scopo di creare un’atmosfera, un clima, all’interno del quale lo spirito, pacatamente, possa elevarsi a Dio; è la contemplazione interiore, accompagnata da atti d’amore, che costituisce lo scopo della ripetizione delle formule nel Rosario. La preghiera vocale, in questo caso, può essere paragonata al corpo, mentre la contemplazione agisce come l’anima del Rosario. Ora, proprio come l’anima umana, in condizioni normali in questo mondo, ha bisogno della collaborazione del corpo anche per svolgere le sue funzioni più sublimi, così il sollevamento dell’anima a Dio nella preghiera ha bisogno di un esteiro sensibile, che, nel caso del Rosario è la recitazione delle “Ave Maria”; crea uno “spazio” spirituale all’interno del quale devono svilupparsi la meditazione e l’affetto; la monotonia delle formule è spezzata dal ritmo progressivo della meditazione o della contemplazione. Così il Rosario mette in moto tutte le potenzialità dell’uomo, sia spirituale che corporale, per promuovere l’unione con Dio.

Quanto sono lontani dalla via della verità coloro che rifiutano questo metodo di preghiera (il Rosario) come una formula noiosa e cantilena monotona, conveniente solo per i bambini e le donne semplici!…La pietà si comporta a somiglianza dell’amore: anche se si ripetono sempre le stesse parole, queste non esprimono sempre la stessa cosa; ma qualcosa di nuovo attraverso di loro si traduce, qualcosa di nuovo ispirato per nuovi e nuovi affetti d’amore.

Un certosino