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Celebrando Ognissanti

origine ordine

Per celebrare la festività di Ognissanti, ecco per voi, un sermone capitolare di un priore certosino rivolto alla propria comunità.

Coloro che provano la nostra regola spesso si lamentano, alla fine di alcune settimane di vita monastica, della loro facilità: pensano che il certosino non corrisponda all’ideale di eroica austerità che avevano immaginato. Anche così, un buon numero di coloro che esprimono questa opinione qualche tempo dopo ci lasciano per la ragione opposta: trovano le prove estenuanti.

Non dobbiamo sorridere a tale incoerenza: non è solo per i principianti. In effetti, la vita spirituale è una vita dell’infanzia, allo stesso tempo troppo piccola per il nostro orgoglio e molto umile per i sensi. Il Signore ci dice nel suo Vangelo che la via della salvezza è storta e ci invita nella porta stretta, ma ci dice anche che il suo giogo è morbido e leggero. È interessante meditare allo stesso tempo su queste due verità e analizzare in che senso non si oppongono. davvero; ogni anima che vuole amare si fida di ciò che è troppo facile: sente una specie di orrore per la sua facilità. A proposito, sa che, dall’esperienza delle sue cadute, è facile lasciarsi scivolare nella mediocrità e nel volgare. Questo è vero anche sul piano naturale. L’uomo si distingue per la necessità in cui vive costantemente, se non vuole cadere o scendere al di sotto della sua natura, per fare sforzi su se stesso; Siamo destinati a una lotta interiore, che dobbiamo accettare e continuare con pazienza. Questa continuità nella ricerca di se stessi si traduce in lavoro. La vita spirituale è una lotta e un peso: coloro che la dimenticano vivranno in una cecità estremamente pericolosa. Ma se dobbiamo stare attenti ai modi semplici, non è vero, tuttavia, che la vita spirituale è confusa con irrequietezza o difficoltà. Proporre a noi stessi come ideale il raggiungimento di determinati obiettivi in ​​grado di raccogliere l’ammirazione degli altri – o anche il nostro, per noi stessi – significa essere completamente inconsapevoli dell’essenza della spiritualità. Lo spirito si attenua nel “lasciarsi andare”. Se non si vive di atletica, si vive di beneficenza. Ora non c’è nulla di più semplice dell’amore. Ci sono quindi una sorta di difficoltà che l’anima, la moglie di Dio, evita attentamente: la complicazione. Ciò che è dritto è semplice, ciò che è falso è complicato. La semplicità è il segno di Dio. Se mi chino su me stesso, se esplodo le complicazioni del mio amore per me stesso, soffro molto. Se mi rivolgo agli uomini, mi fanno piegare su di me a causa del circolo vizioso delle passioni. L’anima che, al contrario, mette in discussione Dio solo con un ricordo ininterrotto, riceve da Lui solo una risposta: la certezza di essere amato all’infinito lo invita ad amare con tutto il suo cuore nel momento presente, e questa risposta risolve tutto. i problemi. Questo è il primo e il più potente modo di semplificare la nostra vita: adottare una posizione vera: contemplativa, ci abituiamo ad affrontare Dio in solitudine. Ma ce n’è un altro, in effetti inseparabile da quello che ho appena menzionato: la generosità aperta. Se l’anima di un certosino in particolare desidera fermarsi a metà strada, è inutile che cercherà di stare in piedi e perdere la sua forza. Dobbiamo cercare il meglio per mantenere lo spirito in equilibrio. Il diritto che riserviamo di difendere l’amore di sé in una certa misura agisce nell’anima come un veleno. Al contrario, rischiare tutto la solleva; dare tutto ripristina l’aria pulita delle montagne. Non c’è niente di più semplice della fede e dell’abbandono totale. Questo atteggiamento interiore e categorico ha conseguenze pratiche negli altri settori. Se siamo semplici con Dio, saremo semplici con Dio. La mancanza di semplicità nei confronti di Padre Priore o del Direttore è un misto di vanità e sfiducia, si oppone allo spirito dell’infanzia. La contemplazione ci guarirà da questa paura o orgoglio. Ci manca la semplicità nei confronti dei nostri fratelli quando siamo sensibili e sospettosi; ancora una volta la finzione di essere qualcuno, la mancanza di memoria per l’essenziale, ci fa vedere difficoltà dove Dio non le ha poste. Cerchiamo di essere più all’interno del cerchio della presenza divina, che ci cancellerà e ci darà calma e trasparenza. Solo la natura di Dio, contemplata nella sua essenza o nell’Amore crocifisso, o nel volto immacolato di Maria, può liberarci da noi stessi; Solo lei può innamorarsi di noi. Fu in questo senso che furono dette le parole di Cristo: la verità ti renderà libero – veritas liberabit vos. Aggiungiamo qui per concludere: la via del maestro, specialmente quella contemplativa, non è facile, perché richiede un dono totale; ma non è difficile, perché ha meravigliosi vantaggi, come il privilegio divino della semplicità. Possa la Vergine Maria e i santi la cui festa celebriamo darci la libertà interiore e l’amore amorevolmente amoroso ci conduca alla visione, nell’unità, che sarà la nostra gioia eterna.

Una Risposta

  1. L’abandon total à la Providence me semble à moi aussi la voie royale pour simplifier notre vie.

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