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Dom Antao e la saudade

Saudade

Ad un mese dalla celebrazione dell’addio dei certosini dalla certosa di Santa Maria Scala Coeli di Évora, voglio offrirvi un prezioso documentario realizzato dalla tv portoghese RTP. Nel programma religioso 70×7, è stato trasmesso un video contenente una intervista al Padre Priore Dom Antão Lopes. Immagini che ci mostrano tutti gli ambienti monastici della antica certosa, impreziosite dalle profonde parole di Dom Antao. Da esse traspare un sentimento misto tra tristezza e saudade.

In italiano non esiste una vera e propria parola per tradurre la parola portoghese saudade. Spesso noi la traduciamo con nostalgia, ma in realtà la saudade è qualcosa di molto più. In sintesi potremmo dire la tangibile “presenza dell’assenza….”

Nel documentario vedremo anche altre interviste interessanti. Vi auguro una buona visione.

A seguire il video in portoghese, ed il testo della intervista tradotto.

Testo tradotto della emozionante intervista

“Eccoci con voi, cari certosini. Suonavate sempre le campane della Certosa in ogni ora canonica fino a mezzanotte. Eccoci, siamo con voi. Eccoci, città di Evora!”. (Dom Francesco Senra Coelho)

Ecclesia:

La clausura si è aperta. L’attuale contraddizione dei termini ha avuto luogo a Evora nel monastero di Santa Maria Scala Coeli. 60 anni fa i monaci tornarono a questo luogo che un tempo è già era appartenuto a loro. Ma ora, essendo pochi, già vecchi e malati, l’Ordine Certosino gli ha ordinato di andare ad un altro monastero, in una comunità più ampia. La gente di Evora è andata al monastero per ringraziare coloro che non vedevano, ma sapevano che erano lì mantenendo un collegamento continuo che univa la città al cielo.

Possa la Certosa di Evora essere sempre una scala per il nostro incontro con Dio per le mani di Maria, la Scala verso il Cielo, e che oggi la speranza rimanga nel nostro sguardo che vi vede partire, ma che manteniamo nei nostri cuori la grande testimonianza di vita, la grande predicazione del silenzio che i nostri cari certosini hanno saputo lasciarci”. (Dom Francesco Senra Coelho)

Padre Antão:

Ultimamente la società non si prepara più a questo. Abbiamo avuto molto successo all’inizio. Ne arrivarono tre, poi altri tre… che si sostenevano a vicenda. Posteriormente un monaco di volta in volta…e ogni tanto un altro…

Abbiamo iniziato con una certa facilità ma è diventato ogni volta più difficile, in parte, perché la chiesa stessa, la società, ha diminuito il suo fervore, la sua fede. Succede in tutta Europa, ma abbiamo Certose in Argentina, Brasile, Stati Uniti e Corea, dove ci sono vocazioni lì.

Ecclesia:

Antão Lopes è sacerdote e certosino da 65 anni. È a Évora da 5 decenni e mezzo. Per così tanti anni, che questo spagnolo si è abituato a parlare con Dio in portoghese.

Padre Antão:

Ho cercato di imparare da me stesso. Sono arrivato con 30 anni e in 30 anni è facile cambiare una lingua, imparare un’altra lingua. E ho iniziato qui in questa casa ad usare la lingua della casa nella ricreazione, nelle note messe alla comunità, alla porta della chiesa…Dobbiamo parlare portoghese o “portunhol” (mescolanza di portoghese e spagnolo), ma in ogni caso preferisco personalmente parlare portoghese, mi facilita.

Ecclesia:

La società da un lato vede questi uomini come persone con opzioni bizzarre in fuga dal mondo. D’altra parte, si è affascinata da coloro che non si arrendono alle tendenze dei tempi, alla volatilità delle mode e danno le loro vite in un atteggiamento di fiducia che non vacilla o dubita.

Padre Antão:

Dico sempre che non siamo migliori, siamo diversi e nessuno può negarmelo. Siamo diversi… perciò siamo così pochi. Una vita molto originale, molto diversa. Anche diversi dagli altri monaci. Gli altri monaci come i benedettini, i trappisti si irradiano nel mondo, vivono insieme, mangiano insieme ogni giorno, si parlano, lavorano insieme. Il giovane certosino arriva ed entra in una cella separata dagli altri certosini e trascorre la settimana da solo, separato dagli altri certosini. Non siamo speciali, siamo diversi.

Ecclesia:

Ed è questa differenza che distingue un monaco certosino, che una volta ha impressionato un giovane studente universitario di nome Antão Lopes.

Padre Antão:

Ero all’università con un gruppo di 6 o 8 studenti e accanto a noi c’era un gruppo di 3 o 4 professori. Uno di loro aveva un figlio che era appena entrato nella Certosa. E raccontava agli altri che suo figlio si alzava a mezzanotte per cantare alla certosa, ecc. E ho smesso di parlare con i miei colleghi e ho iniziato ad ascoltarlo, mi ha affascinato, mi ha entusiasmato. Quello era al 100%. Ed io pensavo di donarmi a Dio, pensavo dove potrei essere più di Dio in quel momento. E quella conversazione fu l’inizio dell’apparizione della parola certosa nella mia vita.

Ecclesia:

Qui nel chiostro il mondo non arriva, nonostante il verde, questo è un luogo di deserto. Ma non si tratta di aridità, piuttosto uno spazio di dimensione in modo che il silenzio si imponga.

Padre Antão:

Silenzio nel senso di facilitare la nostra lettura e preghiera e di darci pace, di darci forza. La nostra forza deriva da questo, che incontriamo noi stessi e Dio, e così la facilità di seguire. Diciamo spesso che quelli che se ne vanno, vanno via a causa della solitudine e quelli che rimangono, rimangono a causa della solitudine.

Ecclesia:

Qui la solitudine è la lente che permette una maggiore nitidezza quando si cerca il volto di Dio.

Padre Antão:

Più nitidezza perché più tempo. Direi che non siamo migliori, ma in realtà dedichiamo più tempo a leggere la Bibbia, a parlare con Dio e così conosciamo meglio Dio. Vedo questa differenza. Quando parlo con le persone fuori, dico spesso che la parola ‘Dio’ per ognuno ha un significato diverso. Mi chiedo, cosa comprende questa persona per ‘Dio’ in questa conversazione? E abbiamo imparato a conoscere Dio sempre meglio. Io con 65 anni conosco Dio meglio di quando sono arrivato in Certosa con 20. Perché? Perché ho dedicato molto tempo a leggere, a parlare ed a pensare. Non è merito, è il risultato della dedizione. Alcuni vanno alla messa le domeniche e basta, quindi è più difficile.

Ecclesia:

Abitare la clausura, nutrirsi di silenzio, è anche una sfida intellettuale. Per questo da sempre, in ogni monastero si ritiene la biblioteca come un tesoro. È la prova che qui non c’è posto per l’alienazione o la fuga dal mondo. Sono scelte mature e studiate, intellettualmente solide. La vicinanza a Dio è sempre la ricerca del monaco.

Padre Antão:

Dio è vicino a chi si lascia cercare da Lui. È così vicino che ci cerca. La vicinanza…è una parola che allude alla distanza, metri…Questo non dipende da Dio, dipende da noi. Dio è vicino. Siamo noi che siamo più o meno vicini a Dio tanto quanto vogliamo. Dio è dentro di noi, creandoci continuamente. Allora, ognuno di noi è più o meno vicino a Dio, come vuole. Dipende da noi, non da Lui.

Ecclesia:

(immagini di Fratello Antonio)

Antonio è un fratello certosino portoghese dal Mozambico, ritirato alla Scala Coeli oltre 50 anni fa. Ha ancora l’energia per assicurare ai suoi compagni alcuni servizi come prendersi cura dei loro vestiti, lavare, rammendare o assistere qualcuno che arriva per portare qualcosa ai monaci o chiedergli preghiere.

Anch’io sono stato colpito dal gentile gesto di affetto quel pomeriggio che Evora ha mostrato ai suoi monaci.

(immagini delle persone a salutare i monaci)

Fra Antonio: Persone vecchie e nuove. Alcuni che ho conosciuto, altri si sono fatti conoscere, mi è piaciuto molto.

Ecclesia: Fratello, sei stato sempre vicino al cancello, quindi conosceva molte persone.

Fra Antonio: Sì, sì…fino ad oggi. Ora sii ciò che Dio vuole.

Ecclesia: Parte con nostalgia delle persone che conoscevi?

Fra Antonio: Sì, sì…Ieri sono state qui, anche oggi, molto simpatici.

Ecclesia: Ti ricordi il giorno in cui sei entrato nella certosa?

Fra Antonio: Sì, 11 gennaio 1965.

Ecclesia:

In questi giorni in cui i monaci salutano Évora, sentono anche la fragilità della separazione dal luogo in cui hanno sempre vissuto, dagli amici che sono stati vicini per molti anni o dai fratelli che sono andati in Cielo e riposano in questo angolo del chiostro (immagini di Padre Antão in preghiera nel cimitero).

Padre Antão:

Ho sempre pensato… noi abbiamo sempre pensato che saremmo morti tutti qui, saremmo sepolti qui. Ma essendo 4, il primo sarebbe stato l’unico, gli altri 3 sarebbe impossibile. L’Ordine ha deciso di non aspettare più. Ma abbiamo sognato quando siamo entrati qui.

Ecclesia:

Il cuore distaccato del monaco non è indifferente alla partenza, a lasciare il suo chiostro, la sua cella di tanti anni.

Padre Antão:

“Affettivamente sì, è un peccato. Siamo 3 spagnoli e 1 portoghese. Il portoghese è qua da 50 anni… Pertanto, il cambiamento è sentito affettivamente, si nota.”

Ecclesia:

Dopo così tanto tempo e con l’età avanzata, anche questi uomini provano qualcosa di molto portoghese che chiamiamo “saudade” (nostalgia).

Padre Antão:

“È interessante che sentiamo “saudade” (nostalgia), perché siamo cresciuti qui. Io ho vissuto più qui che in Spagna. Pertanto ci consideriamo monaci da questo luogo. Distinguiamo questa vita che abbiamo qui con questa relazione affettiva, perché qui siamo per un motivo molto speciale: fare presente l’Ordine Certosino in Portogallo. Ed in effetti abbiamo avuto un sacco di eco, molta simpatia, molto affetto, molto interesse. Abbiamo vissuto qui sapendo di essere considerati, stimati, utili, perché ci chiedevano molti interventi, molte intercessioni. Quindi qua c’era oltre la vita normale certosina, il motivo speciale era la presenza della Certosa in Portogallo.

Ecclesia:

Nostalgia sentono anche quelli che si sono affezionati a questo posto. Tra le centinaia che visitarono la Certosa di Evora quel pomeriggio, c’erano anche quelli che la conoscevano bene. (immagini dei visitatori)

Da 14min, brevi testimonianze di persone molto vicine ai certosini.

Da 19min25, appaiono immagini di Padre Antão a suonare la campana.

Ecclesia:

Un solito gesto che sta per finire. La chiamata alla preghiera rivela i pochi monaci di Scala Coeli e anche la fragilità della loro condizione. Sono i superstiti di un’opzione di vita che il mondo oggi non osa. Andranno alla certosa di Montalegre, vicino a Barcellona.

Padre Antão:

Andrò a riposare. Smetterò di muovermi, parlare…e la comunità non noterà molta differenza perché la nostra vita certosina è la stessa in ogni casa.

Dai 20 min, brevi immagini della Messa d’addio e parole dell’arcivescovo sulla responsabilità di continuare la vita nel monastero e l’annuncio della nuova congregazione che occuperà la Certosa.

Ecclesia:

Scala Coeli continuerà ad essere la scala per il Cielo. I certosini partono con la soddisfazione di vedere chi arriva, chi riceve la casa che lasceranno intatta. Partono gli uomini stanchi, arrivano le giovani donne. Ma questo posto, Evora chiamerà per sempre “la Certosa”.

Padre Antão:

Diciamo spesso che siamo stati qui in tutti questi anni e non è perché le persone siano certosine, ma sì, che siano migliori di ciò che sono.

È semplicemente perché gli altri preghino un po’ più di quanto pregano, parlino con Dio più e meglio di quanto parlano. Questo è il senso della nostra vita, non semplicemente rendere tutti come noi, ma che ognuno sia migliore.

5 Risposte

  1. dopo aver visto il video con l’intervista al Padre Priore, ogni commento sarebbe superfluo;
    non dimentichiamo:
    «Cartusiani non numerandi sunt, sed ponderandi… Ringraziamo Dio d’averceli dati; preghiamolo che ce li conservi”.
    E profittiamo della “Giornata pro Orantibus” (Virgo Fidelis), che sarà celebrata domani 21 novembre, per chiedere anche alla Madonna un aiuto per il piccolo gregge, soprattutto per quello portoghese, con a capo dom Antão Lopes, nell’intimo della sua “Saudade”
    (a proposito della quale, dal link sotto riportato si può scaricare in .pdf un interessantissimo articolo in italiano),
    Angelo

    https://www.raco.cat/index.php/dea/article/view/321435

  2. e cosa fanno con il loro monastero? Spero non si fa di esso un hotel!

  3. Oui, la nostalgie peut exister mais elle est vite recouverte par le dialogue avec Dieu qui se continue à travers les vicissitudes de ce monde.

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