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Ma chi abiterà la certosa di Évora?

Dom Antao Arcivescovo e suore

Quando fu diramata la triste notizia della chiusura della certosa di Évora, al profondo senso di tristezza si aggiunse l’apprensione su quale sarebbe stato il futuro della certosa. L’auspicio era che potesse rimanere integra la sacralità e la spiritualità di quegli ambienti monastici. Ebbene quella speranza, si è trasformata in una piacevole realtà, svelataci lo scorso 8 ottobre dall’arcivescovo D. Francisco Senra Coelho, al termine della celebrazione di addio dei certosini.

Alla messa solenne dell scorso 8 ottobre tenutasi nella certosa di Santa Maria Scala Coeli hanno, infatti, partecipato un numero considerevole di suore dell’Istituto dei Servi del Signore e della Vergine di Matarà, il ramo femminile della Famiglia religiosa del Verbo incarnato. Saranno queste religiose che occuperanno gli ambienti della certosa, opportunamente riadattati alle loro esigenze, sostituendo i certosini.

Ma chi sono? Cerchiamo di conoscerle meglio

La congregazione, fondata nel 1988 in Argentina, ha circa 1.350 suore in tutto il mondo con vocazione missionaria. Ma queste suore hanno anche un ramo contemplativo di 186 suore in 16 monasteri. Sono proprio queste monache di clausura che occuperanno la certosa di Évora.

A seguire il video, il testo tradotto del messaggio dell’ arcivescovo D. Francisco Senra Coelho, immagini e la presentazione delle suore con testo tradotto.

08/10/2019 Video intervista dell’arcivescovo D. Francisco Senra Coelho

Testo tradotto

Signore Arcivescovo, la giornata non è felice, ma anche l’arcidiocesi accoglie una nuova comunità religiosa qui, qual è il sentimento arcidiocesano?

Innanzitutto, una profonda gratitudine per la grande testimonianza che i monaci certosini hanno saputo darci.

È una testimonianza di valorizzazione di tutti gli esseri umani. A questa porta hanno bussato persone con tutti i tipi di problemi, persone di diverse origini culturali, persone con diverse comprensioni, cattolici e non cattolici…Assetate di speranza, persone in situazione di angoscia, in disperazione umana, persone con un profondo senso di perdita per il lutto, senza senso della vita. Chiamavano qui, anche persone che pensavano al suicidio. E questa casa era un cuore, direi una “casa madre” dal cuore aperto, che cercava di aiutare nella fraternità che ci viene dalla nostra umanità.

Vorrei citare la parola humus/terra, “ricordati uomo che polvere sei e in polvere ritornerai”, molte volte la vita ci fa tornare a questa polvere, quando ci sentiamo “un niente”, quando ci sentiamo incapaci…E perciò questi uomini buoni, i monaci, avevano sempre un orecchio, il loro cuore era un orecchio. Sono stati in grado di ascoltare nel silenzio della fedeltà e della fiducia, e quindi la Certosa è diventata un centro di accoglienza e umanità. Questa è l’eredità che abbiamo ricevuto.

Naturalmente, anche qui sono state celebrate molte feste. Molte madri sono venute qui per raccontare la gioia della gravidanza, molti giovani sono venuti qui per raccontare il fascino del primo lavoro, del loro esame riuscito, infine, delle gioie… chemioterapia, esami medici positivi, cure…Qui sono venuti medici, sono venuti malati. Qui arrivarono persone per chiedere la benedizione per la loro mano prima di un intervento chirurgico. Qui sono venute persone per chiedere consigli per aiutare un figlio tossicodipendente, cosa fare per far ricominciare una vita spezzata. Le madri sono venute qui per piangere per la partenza dei loro figli che non hanno avuto un posto al tavolo della società…che sono dovuti partire per le diaspore dell’immigrazione, hanno lasciato il loro letto vuoto, il loro posto al tavolo. Qui arrivarono i padri a chiedere…

Questa è stata una casa di tenerezza. Questa è una casa di affetto che dobbiamo portare avanti nella stessa testimonianza di umanità, al servizio di prestare attenzione alla persona nel suo contesto concreto.

Naturalmente è un’eredità che suscita gratitudine. Questi uomini hanno vissuto in un silenzio gratuito, non hanno mai chiesto nulla in cambio, non hanno mai fatto il proselitismo, mai chiesto a nessuno di convertirsi. Quando si suonava il campanello del cancello di questa clausura, appariva un monaco che semplicemente ascoltava, condivideva la realtà umana e prometteva la preghiera davanti a Dio. Ho vissuto qui 8 giorni con loro prima di essere vescovo, ho fatto il mio ritiro qui…… ( in questo momento riporta un po’ la routine).

Sicuramente questa gratitudine si mescola con un grande senso di responsabilità per questo polmone spirituale. Abbiamo in mano il mazzo di chiavi… E voglio condividere con le Suore Serve di Dio che occuperanno questa casa in modo che sia un silenzio abitato, che sia un silenzio fecondo e che continuiamo ad accogliere.

Vorremmo molto apprezzare l’accoglienza, l’ospitalità, che qui ci fosse uno spazio adeguato per coloro che vogliono venire a fare un momento di oasi o deserto. Deserto per coloro che vivono nello stress dei rumori, infine…Oasi per coloro che sperimentano il contrario: la solitudine, l’abbandono, l’essere soli tra molte persone. Le Suore Serve di Dio hanno questa componente nel loro carisma di avere una locanda, accogliendo coloro che vogliono trascorrere del tempo di preghiera con loro. Speriamo che la Certosa di Évora mantenga sempre questa dimensione di profonda umanità… Che qui sia una fonte di acqua viva e che ogni Suora sia “un guscio”, come diciamo, dove possiamo vivere.

[Sull’incontro con le Suore]

Stiamo trattando di cose molto semplici. Le Suore sono venute qui per visitare la casa circa un mese fa, ancora con una certa riserva per controllare le condizioni e quando hanno visitato il monastero si sono sentite a casa perché gli Ordini monastici hanno molto in comune. Stiamo parlando di piccoli lavori, opere, che dobbiamo fare… Appena questo adattamento sarà pronto, a Dio piacendo, la Fondazione Eugenio de Almeida in collaborazione con l’Arcidiocesi di Évora sarà pronta a risolvere l’ospitalità delle Suore il più presto possibile. Non posso fissare una data, perché stiamo parlando di lavori… Preparare lo spazio della foresteria che era la casa dove abitavano il Signore Conte Vivalva, Vasco Maria Eugenio de Almeida e la signora Dona Teresa, perché hanno vissuto qui quando hanno acquistato l’edificio. Spazi per far sentire bene gli ospiti. Stiamo parlando di cose molto specifiche, perché l’edificio è in buone condizioni, ben conservato.

Presto avremo la gioia di accogliere le persone che vogliono provare un’esperienza nella certosa. Sarà sempre la Certosa! Questo è il toponimo, la Certosa! Anche dal 1834 al 1960, quando i certosini non erano qui, era chiamata Certosa.

[Sulla speranza che i certosini tornino]

È un grande desiderio, perché crediamo che l’Europa rinascerà!

Abbiamo la gioia di avere nella nostra arcidiocesi tre comunità contemplative, dove abbiamo molte suore giovane (parla di due già esistenti e sulle Suore Serve).

Questa recente fondazione, iniziata nel 1988, ha 1350 Suore nel mondo, 185 monache, 16 comunità monastiche. Loro sono dove soffre la Chiesa. Sono ad esempio in Iraq, sono in Siria, stanno avviando una nuova comunità in Turchia e in molti altri Paesi in cui essere cristiano è pericoloso per la vita. Sono Suore con vocazioni fiorenti. E fra queste 1350 Suore, circa 31 anni costituite (1988 nel pontificato di Papa Giovanni Paolo II) ciò che cresce di più è la vita monastica. Perciò crediamo che quest’Europa scoprirà la bellezza dell’Assoluto, la bellezza dell’amore nella consegna totale e che, chissà, i certosini torneranno qui. Sono sicuro che nel 1834, quando i certosini sono stati espulsi, sarebbe stato meno credibile questo che sto dicendo di oggi. Tuttavia, nel 1960 tornarono. Ma dire questo nel 1834 avrebbe causato risate. Oggi non direi che provoca risate, ma può generare un giudizio di ingenuità. Però l’uomo è un mistero più grande dell’uomo stesso. L’uomo trascende se stesso e l’uomo è sempre una sorpresa. Aspettiamo, perché nel profondo dell’uomo c’è una grande sete ed il mondo non risponde a questa sete, invece, genera più sete e molti giovani cercano Dio. È importante ricordare che 2 anni fa due portoghesi entrarono nel noviziato monastico certosino del Portogallo. Questa porta è aperta ed il futuro appartiene a Dio.

le suore partecipano alla messa ad evora

Dom Antao e sorelle.jpeg

Video presentazione suore

Arcivescovo:

Queste sono sorelle molto legate alla Chiesa sofferente, alle chiese perseguitate. Ma non sono monache, sono suore missionarie. Le monache non escono facilmente, quindi non sono venute. Usano lo stesso abito, vivono in silenzio e raccoglimento. Queste venute stasera sono missionarie attive. Fondata circa 30 anni fa, dal 1988 ad oggi. Sono 1500 sorelle.

Vuoi dire qualcos’altro? (dice l’arcivescovo alla sorella).

La Suora dice in spagnolo:

La nostra Congregazione è nata in Argentina ed è composta dal ramo maschile e femminile. Entrambi hanno vita apostolica e vita contemplativa. Abbiamo monache di clausura e monaci, e siamo in missione in alcune parti del mondo. Siamo in Medio Oriente, come in Siria, Iraq…Siamo in Africa, America Latina, Nord America…

Il ramo maschile è nato nel 1984 ed il ramo femminile nel 1988.

È una grazia poter venire alla Certosa di Evora ed anche una grande responsabilità. Non solo per la grandiosità della certosa (materiale), ma anche per la continuità della spiritualità. Chiediamo la preghiera di tutti i portoghesi in modo che possiamo anche dare frutti di santità e vita qui.

Sulla foresteria…

Le suore vivono in clausura, quindi non escono. Ci sarà la foresteria, come in altri ordini, ad esempio, il benedettino.

Arcivescovo:

C’è anche un dettaglio interessante. Loro sono state accettate in Cina, dove la Chiesa è molto perseguitata, a lavorare con i lebbrosi.

Sì, abbiamo vocazioni in Cina, dice la Suora.

La Suora risponde ad un giornalista:

Mi chiamo Maria della Contemplazione. Siamo una congregazione missionaria e mariana. Tutte le suore cambiano il nome. Il primo nome è Maria ed il secondo è una vocazione della Vergine o una virtù…

Arcivescovo:

È molto recente, perché abbiamo aspettato che la Santa Sede, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, ci permettesse di passare dal monastero maschile al femminile. Ed anche che mettesse nelle mani del Vescovo la possibilità di ammettere e scegliere la Congregazione. E questa lettera della Santa Sede è arrivata solo questa settimana.

 

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