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Dom Andrés Capella, il priore certosino diventato vescovo

certosino in preghiera

Oggi vi parlerò di Dom Andrés Capella (o Capilla, in castigliano). Egli nacque a Valencia il 29 gennaio del 1529, e fin da giovanissimo, all’età di quindici anni entrò tra i Gesuiti facendo il noviziato a Gandia. Studiò teologia, ebraico, greco e latino nella Università di Alcalà, fino ad ottenere il dottorato. Divenuto sacerdote, insegnò teologia nel collegio di San Paolo di Valencia, del quale divenne rettore. Fin dai tempi di Gandia, egli si era formato sui testi di Dionisio de Rijckel e sulla Theologia mistica di Hugo de Balma.

Per questa sua inclinazione alla vita monastica contemplativa si ritirò alla Certosa di Portacoeli, nel 1567, ma non avendo il permesso del gesuita generale, San Francesco Borgia, dovette recarsi a Roma da lui chiamato per insegnare teologia. Alla fine, due anni dopo, nel 1569, ottenne dal papa la corrispondente licenza di ritirarsi in un monastero certosino, la sua grande vocazione, che sembra avesse già da prima di entrare nella Compagnia di Gesù. Riuscì dunque ad entrare nell’Ordine certosino, in cui emise i voti nel monastero della Scala Dei (Tarragona) il 17 gennaio del 1570. Nel 1574 fu incaricato di occupare il posto di priore a Portacoeli, che dovette lasciare l’anno successivo per esercitarlo a Scala Dei. Allo stesso modo, fu scelto per svolgere questo ministero a El Paular (Rascafría, Madrid, 1576-1579), Napoli (1579-1581), Milano (1581-1584) e di nuovo Scala Dei (1584-1586). Fu anche nominato visitatore della provincia lombarda durante il suo periodo italiano, nonché penitenziario apostolico, e trascorse del tempo a Roma. Nonostante tutti questi impegni importanti, egli viveva quotidianamente praticando una astinenza assoluta, nutrendosi di pane ed acqua e frutta secca.

Su richiesta di Filippo II, che lo avrebbe reso membro del Consiglio reale, fu incaricato di riformare i Benedettini de i canonici regolari di S. Agostino in Aragona, in Catalogna e in Rossiglione. La sua eccellente gestione spinse il re a nominarlo vescovo di Urgell insediandosi il 12 aprile 1588, ed avendo come assistente San Giuseppe Calasanzio, che fu collaboratore e poi vicario generale. Nel suo episcopato Andrés Capella ha fondato un collegio della Compagnia di Gesù e un seminario sacerdotale. Successivamente, chiese al monarca di potersi ritirare di nuovo alla vita certosina, che gli mancava tanto, ma il sovrano non glielo concesse, e morì dopo aver lasciato numerose opere religiose.

Tra queste il libro di preghiera e il manuale delle considerazioni, le sue opere più famose, sono state tradotti e rieditate più volte in spagnolo, nonché in traduzioni in latino, francese, tedesco e italiano. Nella raccolta dei sermoni di domenica, in conformità con le linee guida del Concilio di Trento in materia di catechesi e predicazione, ha proposto ai parroci “uno stile semplice e piacevole che tutti possano capire”, senza artifici, secondo la capacità degli ascoltatori e nel linguaggio volgare e comprensibile. 

Le notizie tramandate su di lui, lo descrivono come un uomo di preghiera, persino favorito da estasi mistiche con seguenti levitazioni, e di un buon direttore spirituale. Anche la sua carità verso i poveri e i monasteri è di solito evidenziata, e all’interno del suo stesso Ordine certosino ha cercato di promuovere la fondazione valenciana di Ara Christi. Dopo la sua morte, avvenuta il 22 settembre del 1609, il suo corpo fu sepolto nella cappella principale della chiesa parrocchiale di Sanahuja (Lérida). Una prece alla sua memoria!