• Translate

  • I Fratelli Certosini

  • Memini, volat irreparabile tempus

    febbraio: 2020
    L M M G V S D
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    242526272829  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Segui assieme ad altri 528 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


Jean-François Ducis alla Grande Chartreuse

Jean-François Ducis e Grande Chartreuse

Jean-François Ducis alla Grande Chartreuse

Cari amici in precedenti articoli vi ho illustrato la visita di personaggi illustri alla Grande Chartreuse e le loro esternazioni a seguito di quella toccante esperienza. Cronin, Ippolito Pindemonte, ed oggi vi parlerò del poeta e drammaturgo francese Jean-François Ducis nominato per la sua fama membro dell’Académie Française nel 1779.

Egli visitò la casa madre dell’ordine certosino nel giugno del 1785, ed a seguito di quella visita ebbe a dire che : “Il mondo non ha un’idea di tale pace; è quella un’altra terra, un’altra natura; si sente ma non si può definirla, codesta serenità che vi entra nel cuore. … Beati voi, Certosini, che vivendo con Dio morrete in questi eremi.’ Beato chi viene a vedervi in questo posto che voi abitate, ma cento volte più felice chi non ne esce più.'”. Durante tutta la vita il monaco tenta di penetrare nel cuore di Dio mediante la fede e la carità e, con la preghiera assidua, la lettura spirituale, la meditazione e lo studio, cerca di crescere sempre più nell’amore e nella conoscenza di Lui “.

Come da tradizione, un ospite illustre prima di lasciare la certosa scriveva il proprio nome ed un breve commento, qualche verso o qualche massima a testimonianza del proprio rispetto e riconoscimento verso la comunità monastica certosina.

Il registro alla data 4 giugno 1785 annota quanto segue….

Che calma! che deserto! In profonda pace,

Non sento più ruggire le tempeste del mondo.

Il mondo è scomparso, il tempo si è fermato …

Inizi per me, terribile eternità?

Ah! Sento già che, in questo augusto recinto,

Un Dio confortante si degna di placare la mia paura ..

Lo so, è un padre, che ama gli umani. Perché avrebbe dovuto interrompere il lavoro con le sue mani? È quello che mi ha formato nel grembo di mia madre; vuole il mio pentimento, ma vuole che io speri. O tu che, su queste montagne imbiancate dagli inverni, venni a cercare gelate, una tomba, deserti, e che, volando più in alto, con il tuo amore estremo, sembravo, vicino al cielo, vivendo nel cielo stesso, che amo per vedere le tue impronte in questi luoghi santi. La culla del tuo Ordine è nascosta nei cieli. È lì che, dal Signore che ripete le lodi, la voce dei tuoi figli è salita al coro degli angeli. Lì, dai suoi falsi piaceri, attraverso il secolo perduto, il viaggiatore riflessivo sospirava spesso. Queste rocce, questi abeti, questo torrente solitario, tutto parla, tutto mi istruisce a disprezzare la terra, la terra, dove la felicità è un frutto estraneo, che sempre alcuni vermi in segreto vengono a rosicchiare. Durante tutto il dolore ho trovato lì le immagini. L’amore ha i suoi tormenti, l’amicizia i suoi oltraggi. Che desideri ingannati, lavoro superfluo! Tu che, vivendo per Dio, muori in questi ritiri, beato chi viene a trovarti nel porto dove sei, ma cento volte più felice di chi non lo lascia mai più!

Parole che testimoniano quanto la visita in certosa ebbe un forte impatto sul noto drammaturgo. Una poesia ed una lettera su questa esperienza vi proporrò ancora, per cogliere al meglio le emozioni profonde provate da Jean-François Ducis.

 

Ritorno a Medianeira

Certosa Medianeira

Per completare il rapporto epistolare circa l’esperienza del giovane brasiliano che vi ho raccontato nei precedenti articoli, ecco l’ultima lettera. Ma prima di leggerla, vi spiego brevemente cosa gli è successo, nel giugno scorso, dopo Farneta. Uscitovi con l’intento di ritornare dopo qualche settimana, il nostro amico fatto ritorno in patria per preparare la documentazioni e per salutare i propri cari, si è imbattuto in una serie di problemi tra cui le gravi condizioni di salute di suo padre. Ciò ed altri problemi burocratici gli hanno impedito di fare ritorno in Italia, il suo sogno di diventare certosino sembrava svanire definitivamente. Ma la sua tenacia e l’intervento della Provvidenza, hanno permesso che con il tempo si riuscisse a trovare una soluzione, ed ecco che il nostro amico è riuscito ad entrare lo scorso 17 gennaio nella certosa brasiliana di Medianeira. Prima di entrare ha voluto inviarmi questa missiva che vi offro.

Maria accolga il nostro amico

Maria accolga il nostro amico

“Ritornare a “Medianeira”

“confesso che non immaginavo che potesse succedere, il luogo, laddove in un certo modo è iniziato tutto. Ma anche non farebbe tanta differenza se fosse a Farneta, pero è più facile per la mia famiglia raggiungere nei tempi che sarà determinati per loro venire a trovarmi, per loro è molto più comodo. Ma comunque esiste un insieme di tante cose che si muove dentro di me, perché ritornare lì, e anche restare lì sarebbe come fare memoria di tutto quello che mi ha portato a desiderare questa particolare vita. La Medianeira è un cielo in terra, ma è diversa dalle Certose europea nel senso architettonico, è una costruzione moderna, ma molto semplice e modesta. Medianeira mi ha provocato delle cose che Farneta non mi ha provocato, e viceversa, ma la cosa più gioiosa dentro di me è pensare che ritornare in quel logo magari forse stato pensato da Dio, e quello sì ho la ansia di fare prima, la volontà di Dio.”

Questo è il mio piccolo pensiero, e scusa per il mio italiano, io non sono bravo”.

(Goiânia 2020)

Attendendolo al suo ritorno, preghiamo per lui.

 

San Bruno assisti il nostro amico

San Bruno assisti il nostro amico

La mia seconda esperienza in certosa

1

Come vi avevo anticipato nel precedente articolo, il giovane brasiliano dopo la prima esperienza a Medianeira nel 2014, ha attraversato varie tribolazioni che lo hanno allontanato dall’ideale certosino, che ciononostante rimaneva sempre nel suo cuore come un sogno da realizzare. Dopo un percorso tortuoso nel 2019 egli si trova in Italia, ed a seguito di altre esperienze religiose egli decide di recarsi a Farneta, per vivere un altro periodo di prova come aspirante. A seguito di tale periodo mi scrisse questa lettera.

2

“Entrare in una Certosa è molto difficile, non tutti quelli che vogliono la raggiungono, e immagina allora rimanere in una Certosa, un mese non basterebbe per esprimere cos’è questo carisma, bene nelle prossime righe cercherò di descrivere un po’ di quello che ho vissuto a Giugno nella Certosa di Farneta, non tanto quello che è la Certosa, ma il punto di vista di qualcuno che è stato in essa, ed aspira a una tale vita. Ero lì tra il 3 e il 27 giugno 2019, era la mia seconda esperienza all’interno di una Certosa, la prima nel 2014 in Brasile, a Medianeira. All’inizio pensavo che sarebbe stato impossibile tornare all’interno di un monastero certosino, dato che era stato in un altro periodo, era una grazia speciale tornare su quella terra e essere in una delle più importanti certose della storia, mi sono sentito amato immensamente da Dio, davvero privilegiato. La cosa più notevole è la carità di questi uomini di Dio, che chiamiamo “monaci certosini”, non mi sono mai sentito così fraternamente accolto, anche se la vita lì procede in modo sottile e silenzioso, ma la delicatezza e la cura che hanno avuto con me mi ha fatto sentire un erede del cielo, soltanto questo già apre la strada per un incontro intimo con Dio nella solitudine di quell’oasi, sì Certosa è un’oasi nel deserto del mondo. Siccome ho già parlato di solitudine però è difficile da descrivere, perché non mi sentivo particolarmente in nessun momento da solo, anche se il 95% delle volte ero realmente fisicamente solo, ma l’Eterno Amico non ci lascia. E’ sufficiente soltanto che ci fidiamo e ci abbandoniamo nel suo mare di tenerezza, ma con questo non intendo dire che non ci sono momenti di lotta, perché parlare in questo modo sembra che sia stato un mare di rose, è chiaro che i sensi si ribellano, soprattutto perché il silenzio va oltre il semplice tacere, qualcosa che scaturisce dall’interno, deve avere un grande dominio di sé, o meglio devi conoscere te stesso. Ed è questo il segreto, sapendo e assumendo ciò che siamo veramente, possiamo confrontarci con il resto e ogni difficoltà che verrà sarà un passo che ci porterà all’incontro dell’Amato, perché nel silenzio e nella solitudine del deserto, ciò che rimane è il nostro vuoto, è la nostra nudità, che se ci aggrappiamo a Dio, è Lui che riempirà e coprirà l’intera sfera della nostra umanità, perché senza di Lui il silenzio diventerebbe assurdo e la solitudine sarebbe una pazzia senza precedenti, quindi una tale vita sarebbe estremamente sterile. Ma la Certosa è una sorgente di acqua cristallina che sfocia nel cuore della chiesa che dà vita, o meglio è un cuore che pompa silenziosamente ma nessuno lo vede, che lavora per dare vita al resto del corpo. Essere un certosino è come essere cuore, e Dio spero mi chiami ad essere “cuore”!

(Goiânia 30 giugno 2019)

Padre Modesto (procuratore)) ed il nostro giovane amico

Padre Modesto (procuratore)) ed il nostro giovane amico

 

 

 

 

La mia prima esperienza in certosa

entrata certosa medianeira

Cari amici, da qualche giorno dopo un lungo e tortuoso percorso un giovane amico brasiliano è entrato nella certosa di Medianeira come postulante per un periodo più lungo dei precedenti. Prima di offrirvi le sue testimonianze ed emozioni vissute nel corso del tempo, vi chiedo di pregare per lui. Dunque, vi dicevo che già dal 2014 egli volle fare ingresso nella certosa brasiliana, dove fu accolto per un breve periodo, un mese tra settembre ed ottobre, al termine del quale mi inviò questa testimonianza.

Ecco dopo l’impatto con la certosa la sua reazione emotiva….

“Ho conosciuto questo stile di vita attraverso il santo, la cui memoria si celebra nel giorno del mio compleanno: san Giovanni della Croce, e fu grazie a lui che ho conosciuto san Bruno e da quel momento in poi rimasi affascinato dalla sua spiritualità e di come quest’uomo ha abbracciato la vita cristiana. Bruno è diventato per me un punto di riferimento nel mio viaggio di crescita spirituale.

Si, è vero che ho fatto una esperienza nella certosa brasiliana di “Nostra Signora Mediatrice”, e che non ho dato il passo per rimanere, ma è anche vero che il mio cuore è inquieto, ma la vocazione certosina mi ritorna come un ritornello continuo all’interno della mia anima, posso dire che questo ritornello è come un mantra, che lentamente lavora e disfa i nodi della paura, di lasciare definitivamente questo mondo, già e adesso. Ho compreso che il carisma certosino è una sfida nel mondo in cui ci troviamo, un mondo in cui non c’è tempo per l'”ascolto”, nel quale si ha paura del silenzio e nel quale la solitudine viene intesa come un nemico. Viceversa il silenzio e la solitudine in certosa non sono qualcosa di sterile, non significano isolamento, ma bensì continua presenza, perchè i certosini “anche se non parlano di Dio agli uomini, parlano degli uomini a Dio”. La clausura certosina, è un paradosso, perchè comunque non è una prigione, e neanche un chiudersi in se stesso, ma un’apertura verso l’infinito, una libertà perfetta e vera che il mondo esterno non capisce e non capendo non riesce a concepirla. Sai una cosa? Per me la certosa non è austerità, ma è AMORE nella più pura e perfetta condizione. Non posso dire se un giorno sarò un certosino, ma una cosa è certa, che sarò felice soltanto quando diventerò ciò che nel cuore di Dio già sono”. (Goiânia 2014)

Padre priore Dom Luis ed un confratello con il nostro amico e novizi

Padre Priore Dom Luis ed un confratello con il nostro amico e novizi

Nell’attesa di pubblicare un’altra missiva, inviatami per il seguito del suo percorso…..vi ricordo di pregare per la sua vocazione.

La certosa di Genova ed i suoi “rissêu”

Cartusia risseu

Oggi voglio parlarvi della Certosa di San Bartolomeo di Rivarolo a Genova. Questo complesso monastico sorto nel 1297 ed abbandonato dai certosini nel 1797 per la soppressione degli ordini monastici, fu trasformato in chiesa parrocchiale, oggi ancora attiva. Delle sue vicende storiche vi rimando all’articolo sul sito Cartusialover. Premesso che nel 1519 fu costruito il monumentale chiostro grande, di rara eleganza che risulta essere stato il chiostro più grande della Liguria, e che consentì l’aumento del numero delle celle portandole a 18. Ma ora voglio illustrarvi il piccolo chiostro, realizzato nel 1530 e composto da 32 colonne di ordine tuscanico che è caratterizzato dalla sua originale pavimentazione perimetrale a “rissêu”.

Ma che cosa è il “rissêu”?

Il risseu o rissêu è un termine genovese usato per indicare un ciottolo, forse derivante dal francese ruisseau ruscello.

Essa è una particolare pavimentazione tipica della Liguria e che consiste in un mosaico realizzato con acciottolato di pietre solitamente bianche e nere con le quali venivano pavimentati gli spazi esterni di chiese e conventi. Ciottoli di pietra disposti come petali di fiori che seguono antichissime tradizioni orientali, ma che sembra anche riferirsi all’ usanza di ricoprire di fiori freschi le strade, durante la processione del Corpus Domini.

La posa di un “rissêu” era preceduta dalla realizzazione di un disegno precostituito sulla pavimentazione da decorare, su cui si sarebbe basata l’opera. Il fondo era costituito da una malta di calce e porcellana in polvere. La ricerca meticolosa di ciottoli scelti per la forma ed il colore sul greto di fiumi, torrenti spiagge o cave impegnava tempo ed impegno.

Alla certosa, questo monumentale pavimento mosaico a “rissêu” realizzato tra il 1572 ed 1671, è il più antico esempio noto in Liguria di pavimento a mosaico di ciottoli. Essso si estende per 720 metri quadrati lungo il perimetro del chiostro ed è tra i più raffinati e complessi, si sviluppa in 36 riquadri con cornice decorati con motivi apparentemente astratti. Ogni riquadro raffigura un universo con un forte impatto visivo, disegni ipnotici con geometrie e contrasti di cromie, realizzato dai certosini per consentire nell’osservazione un ausilio alla meditazione, mentre passeggiavano tra il colonnato claustrale. Le condizioni di conservazione di questo piccolo tesoro, custodito nell’attuale parrocchia di San Bartolomeo della certosa, sono alquanto precarie, auspichiamo che presto le autorità competenti possano intervenire per ridare lustro a questo pregiato manufatto, da tutelare e riportare all’antico splendore.

A seguire una sequenza di immagini che vi permetteranno di ammirare ciò di cui vi ho parlato.

“Signore, sei morto per amore per me!”

certosin in meditazione

Cari amici ho scelto per voi una deliziosa preghiera di Dom Jean Baptiste Porion, un testo nel quale traspare una profonda sofferenza nell’esprimere l’amore di Nostro Signore. Vi invito a leggerla ed a recitarla…

Come posso dire che ti amo, io, mio Dio, che ti ho offeso così tanto? Se vedo la mia vita come una linea, dovrebbe essere una linea retta e continua di puro amore per Te, mio Dio, perché mi hai creato per amarti Ora vedo solo alcuni punti, rari e distanziati, che sono dedicati al tuo Amore. E altro! Gli atti più generosi e i sentimenti più puri sono tre quarti divorati dalla vanità e dalla ricerca di me stesso. Quale ingratitudine verso di te che mi perseguiti con il tuo Amore. Ma oggi mi arrendo, mio Dio, e devo gridare a mia volta, Signore, tu hai conquistato! Sei morto per amore per me!Almeno, vivrò per amore per te; e se non posso dire di amarti, almeno voglio amarti ”.

AMEN

Sulla quiete turbata a Marienau

marienau58
Cari amici lettori, l’articolo odierno è volto a fare chiarezza su quanto è circolato sul web la scorsa settimana circa la certosa tedesca di Marienau. Andiamo per gradi. Su di un blog si è diffuso un articolo dal titolo alquanto allarmistico: Monaci certosini in fuga dal visitatore.
Ma a cosa si riferiva? e quale era il contenuto dell’articolo? Il riferimento è che, nell’unica certosa tedesca attualmente attiva, negli ultimi anni alcuni Padri hanno cominciato a celebrare seguendo l’Antico Rito certosino in latino. Ciò sarebbe avvenuto, nonostante non siano stati incoraggiati né dall’attuale Priore Generale Dom Dysmas de Lassus, nè dal suo predecessore Dom François-Marie VelutL’ex abate benedettino, lo svizzero Mons Martin Stefan Werlen è stato nominato commissario del monastero certosino di Marienau. Ho appreso, da fonti certe, che nel 2017, su richiesta del Capitolo Generale, la Santa Sede ha nominato Mons Martin Stefan Werlen come assistente (non come “visitatore”) presso il superiore della certosa di Marienau. Egli visita la certosa ogni mese, incontra i monaci individualmente e parla regolarmente alla comunità. Docile esternamente, avrebbe però diviso la comunità e seminato sfiducia tra i monaci. Werlen avrebbe cambiato la guida della comunità. Il precedente priore infatti è stato sostituito da Oliver Thiel, che ha adottato il nome religioso Dom Moses Maria, e che ha ricevuto un mandato di due anni come “rettore”. Werlen avrebbe fatto pressioni per diffondere l’uso della comunione sulla mano ed avrebbe introdotto in biblioteca libri moderni. Un Padre ed un Fratello converso, legati ai vecchi usi certosini e scettici su Werlen, sarebbero stati costretti a trasferirsi nella certosa di Pleterje, in Slovenia. Successivamente, si sarebbero trasferiti presso la Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX) in Austria. Il priore della FSSPX a Vienna ne ha fatto menzione in una sua omelia.

Mons Martin Stefan Werlen e Dom Moses

Mons Martin Stefan Werlen                                                      Dom Moses Maria

Come potete immaginare questa notizia molto forte e destabilizzante ha scosso tutti, ed ha creato tanta confusione.
Questo blog ha preferito attendere qualche giorno prima di scrivere, per dovere di cronaca, quanto accaduto. Ho ritenuto attendere una risposta dei vertici dell’Ordine certosino, che non si è fatta attendere e, che vi riporto senza entrare nel merito della questione.
Per la precisione, la risposta del Priore Generale Dom Dysmas de Lassus ha fatto seguito ad un quesito posto dall’International Fellowship Of St. Bruno (IFSB), un gruppo laico vicino ai certosini, sui recenti eventi accaduti a Marienau, ed appena descritti.
Nella sua risposta alla IFSB, De Lassus difende la nomina di Martin Werlen descrivendolo come un valente psicologo preparato, ma come vi dicevo vi riporto la risposta testuale, ponendomi in maniera equanime rispetto ai fatti accaduti

Risposta di De Lassus citata dalla IFSB:
“Il monastero certosino di Marienau ha ricevuto un Assistente Apostolico la cui missione è la risoluzione di una situazione di tensione che il precedente priore aveva lasciato sviluppare troppo a lungo e che minacciava di diventare esplosiva.La missione di don Werlen non è dottrinale. Siamo a conoscenza del fatto che le sue posizioni dottrinali non sono sempre ideali, ma i commenti degli ultra conservatori a questo proposito sono così ovviamente esagerati che non c’è nemmeno bisogno di rispondere. Ciò che è intollerabile è il potere [con cui] gli ultra-conservatori si sono impossessati della comunità, non permettendo ad alcuno se non a loro stessi di esprimere opinioni, perché nessun pensiero diverso è accettabile. Due monaci se ne sono andati. Però, non tutta la comunità la pensa come loro, al contrario, le lettere inviate dai monaci al Reverendo Padre lo provano. Quel che desidera la maggior parte dei monaci è vivere in pace la vocazione. La missione di don Werlen è tornare a rendere ciò possibile, nient’altro.”
Questo articolo ha l’intento di fare chiarezza con quanti mi hanno contattato per sapere cosa stava accadendo alla comunità certosina di Marienau, in attesa di un eventuale ulteriore chiarimento ufficiale dell’Ordine, che prontamente vi comunicherei, ho deciso di pubblicare questa risposta ufficiosa di Dom Dysmas. In ogni caso, uniamoci in preghiera da rivolgere a san Bruno, affinchè i certosini tedeschi, ritrovino la quiete che in queste settimane è apparsa turbata.

san Bruno