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Dom Dysmas de Lassus ci parla del suo libro

La Grande Chartreuse

Come corollario della intervista che vi ho proposto a inizio mese e dell’articolo che annunciava l’uscita del libro di Dom Dysmas de Lassus: Risques et dérives de la vie religieuse, oggi vi propongo un’altra intervista. In essa Dom Dysmas ha risposto, nei giorni scorsi, ad alcune domande rivoltegli dal sito francese Famille Chretienne, e che vi riporto tradotta in italiano, e divisa in due parti.

Dom_Dysmas_1

Che cos’è un abuso spirituale? Come scovarlo? Come reagisce la Chiesa? Dom Dysmas de Lassus, priore della Grande Certosa, ha svolto per quattro anni un’inchiesta su un flagello che può condurre «a drammi inauditi». L’abbiamo intervistato.

Perché lavorare quattro anni sul dramma degli abusi spirituali?

Anzitutto, posso dire francamente che ho trovato nella vita religiosa più felicità di quanta ne avrei mai sognata. E non è tutto qui! Non dico però che sia facile. Degli incidenti… se ne trovano sempre… però non è chiudendo gli occhi che li eviteremo. Prendiamo l’esempio dell’aereo. Gli incidenti aerei colpiscono per la loro portata. Eppure si tratta del mezzo di trasporto più sicuro in assoluto. Questa sicurezza l’aereo l’ha conquistata a forza di perseveranza. Ogni grave incidente dà luogo a un’inchiesta approfondita col fine di scovare la causa esatta del dramma per evitare che si ripeta.

Indagare per guarire, è dunque questo l’oggetto del suo lavoro…

Quel che ha motivato la mia inchiesta è l’incontro con diverse persone distrutte da abusi spirituali. È perlomeno drammatico sentire delle religiose che avevano abbracciato la vita consacrata con generosità e che sono diventate incapaci di pregare! Ogni caso è unico e a sé, ma ho constatato con stupore i punti che nei diversi racconti si ripetevano identici. E poi insomma credo che non possiamo più tacere queste situazioni! Per i fedeli, il fatto di aver nascosto degli abusi è forse uno scandalo maggiore degli abusi stessi. L’attitudine della Chiesa volta ad ascoltare le vittime e a metterle al centro è una novità.

Davvero? E lei a quando fa risalire questo cambiamento?

La Chiesa è cambiata nel 2019, in Francia. Ciò è meno evidente in altri paesi, come gli Stati Uniti: lì non vogliono più rogne, quindi non bisogna più avere vittime… ma è a queste che si sta pensando, anzitutto? Per tornare alla Francia, nel quadro degli abusi sessuali sono comparsi molti studî dedicati. E poi molti eventi hanno spinto la Chiesa a reagire, finalmente. Il processo Barbarin, per quanto sia stato lamentabile da certi punti di vista, ha avuto un effetto considerevole. In quest’occasione, come pure durante la riunione dei vescovi di Francia a Lourdes alla fine del 2018 o durante il summit romano sugli abusi, nel 2019, i partecipanti hanno sempre detto che quanto aveva cambiato il loro sguardo era l’aver potuto sentir parlare direttamente le vittime.

Siamo franchi: se non ci fossero stati tutti questi processi pieni di rivelazioni che hanno fracassato e umiliato la Chiesa, saremmo ancora immersi nel fango e gli abusi sarebbero proseguiti. È un poco triste, che la Chiesa non sia stata capace di fare da sola il lavoro su di sé, e che ci siano voluti dei giornalisti o talvolta delle persone malevole. Non era questo il modo migliore in cui la cosa sarebbe potuta andare… ma almeno s’è rotto il ghiaccio. La Chiesa ha reagito dunque sulla questione degli abusi sessuali. Penso anzi che oggi se ne possa essere fieri – evidentemente non per quanto concerne il passato – ma sulla maniera in cui oggidì le cose vengono trattate. Resta da svolgere lavoro analogo sulla questione degli abusi spirituali.

A questo punto la Chiesa è davvero capace di ascoltare le vittime?

Sì. E bisogna capire per bene che se non lo farà tutto riprenderà come prima. La sordità di alcuni responsabili ha portato a drammi inauditi. Sapete, ci sono circostanze in cui si ascoltano vittime di abusi con lo scopo di farle tacere. Questo capita quando la reputazione della comunità oppure l’interesse personale sono più forti della sofferenza altrui. Bisogna rovesciare la cosa e passare dal riflesso “la vittima è una minaccia” a “la vittima è un medico che mi diagnostica un cancro”. Insisto: il medico che vi annuncia un cancro non è vostro nemico.

Come definisce, lei, il cancro mortale dell’abuso spirituale?

I vescovi svizzeri hanno fatto il lavoro per me. Lo hanno definito come “ sfruttando un ascendente morale ”. Ciò significa che la persona che ha un ascendente morale (genitore, insegnante, padre spirituale, superiore, ecc.), Invece di esercitarlo nel senso del servizio, lo utilizzerà sfruttando l’altro per il proprio profitto. In un contesto ecclesiale, si potrebbe dire che il potere per le pecore diventa un potere sulle pecore. Il pastore non è più al servizio delle pecore, ma le pecore al servizio del pastore. Infine, la domanda è sapere come viene utilizzato questo ascendente e quale limite ci viene posto. Più è grande, più la persona che lo tiene può usarlo nel bene e nel male. In realtà, gli abusi non ci sono esterni, sono potenziali all’interno di ciascuno.

Gli abusanti quindi non sono sempre personalità con una struttura perversa?

Quando sei un fondatore o un superiore adorato dalla tua comunità, è molto difficile resistere all’orgoglio. I membri di una comunità a volte aprono le porte al demone glorificando il fondatore durante la sua vita. Questo riflesso avrebbe potuto essere esacerbato dopo il Concilio, quando i cattolici provarono un senso di insicurezza e vollero rifugiarsi con persone “solide”. A poco a poco, il successo di queste persone, in buona salute in fondo, potrebbe andare alla testa. Nella mia riflessione, noto che nella maggior parte dei casi un padre abate che deraglia non è un personaggio perverso all’inizio. È il tempo, l’ambiente e poi l’orgoglio, la gloria, il potere che gradualmente lo fanno vacillare.

I superiori colpevoli di abusi ne sono consapevoli?

Penso che molto spesso sia incosciente. Non è un contraffattore che sa cosa sta facendo. Se il fondatore è convincente, è perché è convinto. Gestisce quindi l’obbedienza come uno strumento di schiavitù pur essendo convinto di essere nel bene. Questa incoscienza è più complicata da considerare in caso di abuso sessuale. Prendo atto che l’abuso sessuale è generalmente preceduto dall’abuso spirituale. Per tornare al mio punto, posso assicurarti che alcuni maltrattati sessuali che ho incontrato non hanno ancora capito il problema! Ciò che è incredibile è che le persone intelligenti a volte possono giustificare gli abusi dicendo: ” È un dono così grande che Dio ci offre che, per noi, è permesso. Peggio ancora: possiamo leggere le testimonianze delle vittime che affermano che il superiore sentiva che Dio non solo lo consentiva, ma che lo voleva! E ancora, queste non sono persone con malattie psichiatriche di base.

Non è dunque una comprensione sbagliata dell’obbedienza che evoca queste anime?

Nel mio libro non dico nulla di nuovo e straordinario sull’obbedienza religiosa. Ma sono colpito nel vedere che le cose che dovrebbero essere conosciute da tutti non lo sono! L’obbedienza è necessariamente a immagine di Cristo. Non è obbedienza a un uomo ma a Dio. Perché si materializzi, deve essere incarnato in una realtà. Passa quindi attraverso l’obbedienza a un uomo. L’obbedienza di Abramo si manifesta attraverso il sacrificio di Isacco. Attraverso questo atto, Dio gli permette di andare oltre nella sua obbedienza, non solo per desiderio, ma anche nel cuore della sua carne. Pertanto, dobbiamo sempre considerare l’obbedienza a un superiore come un’opportunità per poter obbedire a Dio con un atto molto concreto. Dà un significato incredibile a spazzare un chiostro. Ovviamente, l’azione richiesta deve sempre rispettare la mia umanità. Un religioso è un essere dotato di intelligenza e responsabile delle sue azioni. Di solito è quando l’obbedienza è focalizzata sul superiore che iniziano i problemi. Si dice spesso che il superiore sia per i religiosi l’immagine di Dio. Nello scrivere questo libro ho capito che, per il superiore, il religioso è l’immagine di Gesù. È un figlio di Dio che non è mai di proprietà di un uomo.

Continua…