• Translate

  • Follow us

  • Memini, volat irreparabile tempus

    marzo: 2020
    L M M G V S D
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  
  • Guarda il film online

  • Articoli recenti

  • Pagine

  • Archivi

  • Visita di Benedetto XVI 9 /10 /2011

  • “I solitari di Dio” di Enzo Romeo

  • “Oltre il muro del silenzio”

  • “Mille anni di silenzio”

  • “La casa alla fine del mondo”

  • Live from Grande Chartreuse

  • Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi e-mail.

    Unisciti ad altri 619 follower

  • Disclaimer

    Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge N°62 del 07/03/2001. Rare immagini sono tratte da internet, ma se il loro uso violasse diritti d'autore, lo si comunichi all'autore del blog che provvederà alla loro pronta rimozione. L'autore dichiara di non essere responsabile dei commenti lasciati nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze, il cui contenuto fosse ritenuto non idoneo alla pubblicazione verranno insindacabilmente rimossi.


Dom Georg Pirckheimer: il certosino alchimista

certosa di Norimberga

Certosa di Norimberga

Le origini dell’alchimia sono antichissime, e da far risalire all’antico Egitto ma la diffusione di testi alchemici avviene tra il 1350 ed il 1500. Inoltre, a partire dai primi anni del XV secolo, si assiste a un incremento numerico di manoscritti alchemici, che raggiunge il suo apice negli anni del primo Rinascimento. La proliferazione dei laboratori di alchimia, ovvero l’arte della trasformazione dei metalli, avviene nel XIV secolo, ed è in particolare l’aumento di impostori che induce il papato a proibirne l’esercizio.

Oggettivamente, se molti alchimisti cercano in buona fede di trasformare metalli, altri, meno scrupolosi, usano le loro scoperte e la creduloneria degli uomini per poter mettere denaro contraffatto in circolazione, un vero mercimonio. La bolla papale “Spondent Pariter” venne emanata da papa Giovanni XXII nel 1317, essenzialmente per la sua condanna degli abusi dell’alchimia, essa mira quindi a proteggere la popolazione dai criminali, ma senza fare distinzione tra alchimisti e impostori. Nel 1493, è la città Imperiale di Norimberga che ordina il divieto di alchimia tra le mura della città. Anche in questo caso, le motivazioni e gli obiettivi erano quelli di proteggere la popolazione che subivano la circolazione di denaro contraffatto, e spiacevoli inganni commessi da turpi imbonitori. Questo decreto, tuttavia, sembra completamente ignorato dal priore della Certosa di Norimberga, Dom Georg Pirckheimer, che si dedica da tempo all’alchimia all’interno della clausura. Va detto che i monaci certosini, provenienti da ambienti sociali culturalmente elevati, potevano dedicarsi non solo alla contemplazione, ma anche allo studio di discipline che esulavano dal campo religioso. Uno statuto pubblicato dal Capitolo Generale del 1499, in particolare per le Province del Reno e della Germania inferiore, indica che alcuni certosini si impegnano nella pratica dell’alchimia nei monasteri.

Poiché l’Ordine aveva già proibito in precedenza con un documento specifico, valido per tutte le certose, lo studio del diritto, dell’astrologia, dell’alchimia, delle opere di Erasmo e della lingua greca ed ebraica, tale menzione costituisce pertanto un avvertimento mirato per quella area geografica. Nel caso in cui le attività non si fossero fermate immediatamente, i certosini sarebbero stati puniti con la sospensione del loro ufficio nel caso di priori, o con una pena detentiva. Poiché l’avvertimento fu destinato a due Province, senza indicare con precisione le Certose direttamente interessate, possiamo considerare che non vi era un caso isolato, ma piuttosto che diverse certose erano dedite alla ricerca della quintessenza. Un caso era già stato identificato presso la certosa di Güterstein nel 1470 e il Capitolo Generale convocò il colpevole tale monaco Ulricus. Ancora una volta, il vertice dell’Ordine non punì il certosino, ma gli diede un primo avvertimento: Et dominus Ulricus, monachus dicte domus [Güterstein], amplius non intromittat se de alchimia nec de quinta essentia. Et si que concessa sunt aut mandata super his, revocamu. Ovvero Ulrich, un monaco della casa [Güterstein], non immischiarsi in alchimia e la quinta essenza. E se questo sono stati concessi o commissioni su quelli revochiamo.

Certamente, la dimensione mistica dell’alchimia avrebbe potuto essere una ragione del divieto della pratica da parte del Capitolo Generale. In effetti, Aristotele afferma che Dio è l’essenza di tutte le cose, il che implica quindi che si trova in tutte le cose e quando l’alchimia propone di trasformare la natura degli elementi, attacca solo l’essenza divina, che può quindi essere assimilata Ora, non sembra che il Capitolo Generale proibisca la pratica dell’alchimia nei certosini per ragioni teoriche, ma piuttosto per motivi pratici. Prima di tutto, perché l’alchimia è un’arte molto costosa. Gli elementi necessari per i preparativi richiedono un capitale iniziale abbastanza grande, che è in contraddizione con il voto di povertà imposto ai certosini dalla loro professione di fede. I religiosi che si abbandonavano all’alchimia dovevano quindi fare affidamento su di un sostegno finanziario esterno al monastero, oppure compromettere i fondi destinati per la gestione ordinaria della casa. Tuttavia, nessuna soluzione drastica fu autorizzata dagli statuti dell’Ordine. Gli alchimisti avevano quindi bisogno di un contributo finanziario regolare, che può essere troppo restrittivo, persino pericoloso per una comunità. Inoltre, il monaco-alchimista certamente non lavora nella sua cella, in primo luogo per motivi di salute, ma anche perché ha bisogno di un assistente che lo aiuti nei preparativi e che alimenti perennemente il forno, “atanor”. Ciò comporta la creazione di un laboratorio, vale a dire uno spazio non destinato alla realizzazione dell’ideale certosino, ma d’altra parte incoraggia una collaborazione tra due certosini, che rinunciano in effetti alla solitudine imposta dalla severa regola dell’Ordine. Inoltre, l’alchimia è un’arte che richiede diligenza. I preparativi possono talvolta essere complicati e i tempi di elaborazione possono richiedere diversi giorni. Ne consegue quindi che l’alchimista non può rispettare un impiego rigoroso del tempo certosino: al monaco gli mancherebbe il servizio, non poterebbe dedicarsi alla preghiera nella cella, insomma, si discosta notevolmente dal suo scopo originale, la contemplazione. Tuttavia, ciò che preoccupava l’Ordine non è tanto la pratica dell’alchimia da parte di un padre, anche se non fa parte delle normali attività monastiche, quanto la complessità dell’insieme e l’inevitabile alterazione della vita solitaria e silenziosa. La costruzione di un laboratorio nella Certosa, così come l’irregolarità di un padre in ufficio, non sfuggirono al resto della comunità. In effetti un’attività, vietata dagli statuti dell’Ordine, trova posto nell’eremo solo con il consenso generale, in altre parole un tacito accordo per ignorare la legge.

alchimista certosino (tarsie sagrestia certosa san Martino)

alchimista certosino (tarsie sagrestia certosa san Martino)

Poiché l’alchimista è il priore della Certosa, questa pratica mette a repentaglio l’intera comunità, poiché il superiore, che dovrebbe incarnare la regola, non la rispetta. La legittimità della sua autorità è compromessa e quindi conseguenzialmente l’unità tra tutti i confratelli. Si ha una prova inconfutabile della pratica alchemica svolta dal priore Dom Pirckheimer, difatti nel Germanische Nationalmuseum di Norimberga, è conservato il manoscritto con sigla HS 9715, intitolato Alchemie, il massiccio lavoro del certosino Georg Pirckheimer. Egli è stato Priore della certosa di Norimberga dal 1477 al 1498, fu anche Visitatore della provincia tedesca inferiore tra il 1486 e il 1493 e infine, fu vicario della certosa di Ilmbach. Inoltre, va detto che il suo cognome ci riferisce delle sue origini patrizie, poiché la famiglia Pirckheimer fu una delle famiglie più importanti della città imperiale. Un suo parente Willibald Pirckheimer fu sicuramente uno degli umanisti più famosi della città ed è anche conoscitore e diffusore dell’alchimia. Allo stesso modo, Caritas Pirckheimer, Badessa del convento delle clarisse di Norimberga, figura importante della vita religiosa di Norimberga e sorella di Willibald, che fu in contatto diretto con Dom Georg Pirckheimer

Nel 1497, il Capitolo Generale lo nominò “sovrintendente” della certosa di Prüll, in altre parole, doveva assicurarsi che il cambio di priore in questa casa fosse conforme alla legislazione dell’Ordine. Per questa missione, Pirckheimer agisce come rappresentante dell’autorità del Capitolo Generale, ciò ci illustra non solo la sua riconosciuta capacità di assicurare questo ufficio, ma anche la fiducia che l’autorità suprema dell Ordine gli conferì. Tuttavia, nel 1498, perse il suo ufficio prima di essere trasferito nella certosa di Ilmbach, poi nel 1499, il Capitolo Generale pubblicò il divieto di praticare l’alchimia nelle case della  Germania Inferiore e del Reno. I meccanismi istituzionali certosini sono implacabili: lo spostamento di Georg Pirckheimer da Norimberga a Ilmbach e il suo degradarlo dall’ufficio precedente per un vicariato sono certamente una conseguenza della sua disobbedienza agli statuti. Si potrebbe pensare che la pena inflitta dal Capitolo Generale sia leggera, poiché Pirckheimer mantenne la carica vicariale. Tuttavia, il suo trasferimento verso la certosa di Ilmbach, molto meno influente, ebbe il sapore di un esilio. Anche se non fallì come capo spirituale della sua comunità, né nei vari compiti che il Capitolo Generale gli affidò nella provincia della Bassa Germania, che si trattasse della visita o delle missioni spontanee, con la sua condotta mise in pericolo la Certosa di Norimberga, prima di tutto per il rischio insito nella pratica dell’alchimia, ma soprattutto per la sua mancanza di assiduità nella preghiera. Come un priore, egli avrebbe dovuto agire con l’esempio. Il Capitolo Generale non può reagire se non con il suo licenziamento. Infine, va notato che all’inizio del XV secolo la certosa di Norimberga ha avuto serie difficoltà finanziarie e ci si interroga se ciò non sia una conseguenza delle azioni di Georg Pirckheimer. Certamente lui utilizzò il patrimonio di famiglia per finanziare le sue attività di alchimista, ma è lecito pensare che abbia usato anche le entrate della Certosa e che abbia effettivamente contribuito a gravare sul bilancio ordinario. Ma non tutti i mali vengono per nuocere! Va altresì detto, infatti, che tracce di questi studi si riversarono sui medicamenti concepiti all’interno delle note spezierie certosine. Tra queste ne ricordiamo alcune, come la polvere di smeraldo con miele per problemi oculari, lo sciroppo di corallo contro le febbri insistenti, l’ambra contro la disuria, e la canfora contro la peste e nonchè come anafrodisiaco, non a caso i monaci ne portavano un sacchetto addosso, per placare le pulsioni sessuali. A Dom Georg Pirckheimer, per la precisione, va anche attribuito il merito dell’impegno per far si che venisse pubblicata la prima edizione di “Imitato Christi” di Tommaso de Kempis nel 1494.

Speziale

certosino speziale