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Tre short video dalla Corea (prima parte)

21 stat corea copertina tre articoli con video

Cari amici per voi i primi tre brevi estratti video del film “La casa alla fine del Mondo”, di cui vi ho già parlato. Oggi vi propongo gli estratti della prima parte. L’appello lanciato nel precedente articolo ha avuto un felice esito. E’stato infatti raccolto da una cartusiafollower della Repubblica d’Irlanda, che mi ha messo in contatto con un suo amico della Corea del Sud. Egli ha provveduto a realizzare la traduzione dei testi dal coreano all’inglese, con grande professionalità ed amichevolmente. Un’altra cartusiafollower del Brasile, poi, ha provveduto a tradurlo in italiano. Come da tradizione certosina, nel rispetto dell’anonimato.

Ed ecco che con grande gioia posso offrirlo a voi tutti.

Testo in inglese

Testo in portoghese 

Questi i titoli introduttivi.

L’Ordine certosino fu fondato nel 1084 da San Bruno a Chartreuse in Francia. Da quel giorno la storia è continuata con il silenzio le poche parole del dialogo ed il totale abbandono.

Attualmente, 370 monaci in 11 paesi in tutto il mondo dedicano tutta la loro vita in stretta solitudine e silenzio per seguire la verità dell’eternità.

E 15 anni orsono, a seguito della speranza di Papa Giovanni Paolo II, fu istituito il primo convento certosino in Asia, qui in Corea del Sud.

La casa alla fine del mondo.

Monastero di clausura certosino.

Undici monaci formano la comunità. Loro vengono da Corea, Francia, Spagna, Germania e Croazia.

PARTE PRIMA video 1

(6min57)

Bisogna che i monaci del chiostro, calcando le loro orme, dimorino come essi in eremi sufficientemente remoti dalle abitazioni degli uomini e in celle al riparo dai rumori sia del mondo, sia della casa stessa. (Statuti Certosini 3-1)

(8min)

Il nostro impegno e la nostra vocazione consistono principalmente nel dedicarci al silenzio e alla solitudine della cella. Questa è infatti la terra santa e il luogo dove il Signore e il suo servo conversano spesso insieme. (Statuti Certosini 3-1)

(9min13)

Quanto più austera è la vocazione che abbiamo abbracciato, tanto più siamo obbligati alla povertà in tutte le cose che sono di nostro uso. È necessario infatti che seguiamo l’esempio di Cristo povero se vogliamo aver parte alle sue ricchezze. (Statuti Certosini 3-3)

PARTE PRIMA video 2

(L’Ufficio Notturno)

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

San Bruno, 1030-1101, Fondatore dell’ordine certosino.

(Salmo)

Il creatore immortale di tutte le cose.

Regni nella notte e nel giorno,

Sei il Creatore che mantiene i confini del tempo nella stagione senza monotonia.

Ora i galli che annunciano l’alba fanno il loro pianto.

La luna, il guardiano della notte profonda del Signore, la lanterna della notte per i viaggiatori, rompe i confini della notte “.

(Da 2min10)

Il nostro cuore è un altare vivente dove offriamo costantemente pure preghiere al Signore. (Statuti certosini 4-11)

La terra è unita al cielo, ed il divino è unito alla natura umana.

La giornata è lunga ed il percorso è arido ed insensibile per raggiungere la primavera nella terra promessa. (Statuti certosini 4-1)

(Da 4min10)

Conversatio – Conversazione

Le informazioni necessarie saranno consegnate in messaggi scritti.

Gli Statuti proibiscono la comunicazione attraverso l’Internet, il telefono, i giornali, la radio…con il mondo.

(Da 5min55)

Lode a Gesù! (i due certosini si salutano)

I monaci stranieri hanno un breve periodo di lezioni di conversazione in coreano sotto l’autorizzazione speciale del Priore.

Ora stiamo iniziando la nostra lezione di coreano

Quanti anni hai ?

Sono un vecchio. Ho 62 anni, età europea.

Ma, in età coreana, ho 64 anni.

Quanti anni hai, Padre?

Ho 52 anni.

Allora, quando sei entrato nel monastero?

Sono entrato nel monastero trentanove anni fa.

E siamo arrivati in Corea il 13 marzo 2004.

Sono passati 15 anni da quando siamo arrivati qui. 

PARTE PRIMA video 3

(Lo spaziamento)

I monaci fanno passeggiate settimanali tranne durante la Settimana Santa. (Statuti certosini 22-10)

Ogni persona deve camminare insieme ad un altro, scegliendo lungo la strada per parlarsi a turno. (Statuti certosini 22-12)

E la macchina ed il cellulare … Non mi interessano.

Non voglio davvero conoscere la tecnologia esterna o altro.

Quelli sono semplicemente meravigliosi a prima vista.

Come possono capire le nostre vite?

Alcune persone ci capiscono, mentre francamente, altre non ci capiscono.

Perché vivono così la loro vita?

(Da 1min45)

Quando sei stanco di dedicarti a regole rigide e cose spirituali, le nostre nature piuttosto sensibili ottengono vitalità e si rinfrescano attraverso la bellezza e il fascino delle foreste/campi. (Stati certosini 22-10).

Vuoi nuotare?

Sì, ho sempre voglia di nuotare.

Oh, ti è piaciuto nuotare? Non sapevamo nuotare.

(Da 3min10)

Stai attento! il cane può morderti.

Gesù ti ha protetto per cinque secondi.

(Da 3min27)

Assomigli a Don Chisciotte.

È un uomo molto coraggioso, vero?

È un po’ sciocco.

La gente comune dice che le persone dovrebbero essere un po’sciocche.

Stolto può anche significare che il tipo di persone ha un cuore semplice e puro.

Puoi sentire Dio nella natura, giusto?

Possiamo vedere Dio quando vogliamo davvero vederlo disperatamente.

Tuttavia, normalmente, crediamo solo a ciò che vediamo, come il giudice Sancho Pansa.

Esatto, allora possiamo vedere Dio, quando vogliamo davvero vederLo.

È meglio cambiare partner di conversazione.

(Da 5min10)

Il nostro cammino deve promuovere una più profonda unità nella fratellanza e il progresso spirituale nelle nostre anime. (Statuti certosini 22-12).

Non siamo nulla, perché Dio è tutto.

Gesù è la strada.

Dobbiamo sacrificare noi stessi e il nostro egoismo.

Il nostro egoismo deve essere sacrificato.

Io parlo un po’ coreano.

(Da 6min40)

Abnegatio – Abbandono

Si è unito all’ordine certosino cinque anni fa. (39 anni, monaco)

È stato scritto nella Bibbia per rispettare i tuoi genitori. Perciò, apriremo la nostra solitudine per consentire a genitori e parenti in visita per due giorni all’anno. (Statuti certosini 6-9).

Voglio esprimere il mio plauso a questa particolare rete che si è costituita in nome dell’amore verso l’Ordine certosino, al fine di favorirne la sua conoscenza nel mondo. Grato a tutti!

cartflag

Ritratto di un certosino

Christus_carthusian

Oggi come spesso accade, da questo blog un focus su un dipinto che immortala storie di monaci certosini. Vi ho descritto nel corso degli anni dipinti che hanno istoriato scene tratte dalla vita dei santi dell’Ordine di san Bruno, cicli richiamanti martiri subiti dai certosini nei secoli, e spesso testimonianza di fatti storici accaduti. Il dipinto sul quale oggi mi soffermerò, è originale anche nel titolo “Ritratto di un certosino”. Un austero dipinto realizzato dal pittore fiammingo Peter Christus, datato 1446 ed ora esposto al Metropolitan Museum di New York. Ma ora proviamo ad osservare con una lente d’ingrandimento immaginaria il quadro, per coglierne ogni minimo particolare. Va detto che esso fu realizzato con la tecnica di olio su tavola, precisamente legno di rovere. Il soggetto raffigurato è un anonimo monaco certosino, con uno sguardo magnetico e ritratto con una barba che sfiora mirabilmente la tonaca.

sguardo magnetico

Sullo sfondo vi è una luce rossastra che contorna la figura del monaco, che sembra giungere da una fioca fonte luminosa alle spalle del certosino. Strabiliante l’impressione di tridimensionalità, che ci esprime il dipinto, difatti il monaco sembra quasi uscire dalla cornice, catturando l’osservatore. Ma il vero capolavoro in questo dipinto, è rappresentato dalla presenza sul bordo della cornice di un trompe-l’oeil, rappresentato dalla raffigurazione di una mosca. L’insetto dipinto con dovizia di particolari, sembra poggiato sulla cornice. Molto dibattuta è la simbologia che gli si attribuisce. Solitamente viene associata al maligno, alla morte ed alla caducità della vita in genere, tutti elementi che contrastano con la purezza spirituale certosina e con il candore dell’abito.

mosca

Altri ipotizzano, invece, pur senza prove certe, che il monaco del ritratto sia da identificare col più celebre certosino del tempo, Dionigi di Rijkel, coetaneo di Petrus Christus. In tal caso la mosca diventerebbe, allora, un’allusione al “De venustate mundi”, il testo in cui il filosofo certosino classifica la bellezza dell’universo in una gerarchia che comprende, sia pure al grado più basso, anche la bellezza degli insetti come testimonianza dell’armonia del creato.

Indipendentemente da tutto ciò, vi è un dato inconfutabile ovvero che l’artista abbia voluto dare un saggio della sua capacità pittorica, inserendo quel piccolo insetto che non turba e non infastidisce il certosino, serenamente in posa con uno sguardo che cattura l’attenzione di chi lo osserva. Un quadro di piccole dimensioni, ma davvero grande per la maestria con cui è stato realizzato.

Il segreto della felicità (Dom Augustine Guillerand)

Ecrits-Spirituels-Guillerand

Ho scelto per voi, per l’articolo odierno, un estratto dagli “Scritti spirituali” di Dom Augustine Guillerand. Egli ci indica la strada per trovare la felicità, meditiamo sulle parole scritte da questo maestro di spiritualità.

Il segreto della felicità

“Ti ho citato un bel pensiero che ho copiato molti anni fa e che ricordo spesso:” La tristezza è il modo in cui ti guardi; la gioia è lo sguardo su Dio”. Medita su queste parole e troverai il segreto della felicità Le anime soffocano perché sono strette; e sono stretti perché rimangono entro i limiti del loro piccolo sé. È naturale che manchino di aria in questa prigione. Dobbiamo uscire. Siamo più grandi di noi … ecco perché soffriamo in noi stessi. Siamo grandi come Dio ma a condizione di entrare in lui. Tutto questo sembra molto complicato e molto misterioso … No! queste sono le nostre parole che non sono fatte per tradurre queste realtà molto semplici. Quindi devi moltiplicarli e, nonostante il loro numero elevato, sono molto più veli che luci. Fortunatamente possiamo farne a meno. La fede li sostituisce vantaggiosamente. Devi credere che Dio è veramente presente nella parte inferiore della tua anima, che vive lì la sua vita eterna (se sei in uno stato di grazia), che la tua anima è quindi una chiesa o un tempio dello Spirito Santo, un tabernacolo, che quando ti rivolgi a lui attraverso la fiducia e l’amore, hai relazioni con lui e queste relazioni sono la vita eterna. Lo fai vivere in te attraverso queste relazioni mentre vive in paradiso. La tua anima è quindi diventata, solo per un atto di fede e carità, un vero paradiso.

Ma era necessario lasciarti, pensare a Dio invece di pensare a te, far esplodere la serratura della prigione stretta e oscura, e quindi entrare in un immenso orizzonte che la sofferenza, la separazione, la morte non limitano. Usciamo da noi! Entriamo in Dio! “

( Scritti spirituali , volume 2)

Dagli U.S.A. un messaggio per la pandemia

Certosa trasfigurazione veduta aerea

Certosa Trasfigurazione veduta aerea

Cari amici lettori, ho ricevuto pochi giorni fa una lettera da un caro amico dell’ IFSB, il quale mi ha voluto donare un delizioso messaggio ricevuto dalla certosa americana della Trasfigurazione. Un gesto amorevole che ho apprezzato molto, poichè mi ha offerto la possibilità di pubblicare il testo, e donarlo a tutti voi.

Il Padre Priore Lorenzo Maria T. De La Rosa Jr. della Certosa della Trasfigurazione, scrive con il cuore questo messaggio, che ritengo sia per noi tutti un autentico balsamo per il nostro spirito sofferente in questo terribile periodo di pandemia. Ringrazio infinitamente il mio amico ed Padre Priore.

padre priore

Il Padre Priore Lorenzo Maria T. De La Rosa Jr.

15 aprile 2020

IV post Resurrectionem

Lodato sia Gesù Cristo! Grazie mille per le tue precedenti lettere, cartoline e auguri di Pasqua che di cuore ritorno fraternamente!

Vorrei in primo luogo dire ed esprimere la mia speranza e preghiera che tu e la tua famiglia stiate bene e al sicuro, ogni giorno diventando sempre più un giorno santo e grato del Signore per voi, sia che il sole sorga o scenda, sia che il vento soffi a nord o sud, est o ovest. La grazia indistruttibile della Pasqua mantiene intatta la sua forza e bellezza nel dolore e nella gioia, nella malattia e nella salute!

Ora, posso qui condividere con voi due storie di santità, una storia di risurrezione, direi, da due giovani di cui probabilmente avrete già sentito parlare: (1) uno è il nostro collega americano di nome Charles Untz, che era un Vermonter ma si trasferì più tardi nel Minnesota. È morto a 18 anni, solo venti anni fa, tragicamente colpito da un’auto. È il bambino che nella gioia del cuore ha servito ogni giorno alle 6:30 del mattino! Una notte, una mamma frenetica gli si avvicinò per controllare i ragazzi durante un accampamento estivo a causa di una tempesta piuttosto pesante, dicendo “e se qualcuno morisse!” La sua umile risposta fu calma e seria: “Non sei pronto?” Charles era sempre pronto, ogni giorno ogni sera quando la sorella morte arriva come un ladro! L’anno scorso, l’arcivescovo è stato aggiornato con la continua influenza spirituale di Charles, con trentotto favori attribuiti alla sua intercessione come: persone che ritornano in Chiesa, vocazione sacerdotale, guarigioni, purezza, una vita di preghiera rafforzata, consolazione alla morte, apertura alla vita e pace nei momenti difficili. (2) L’altro santo uomo si chiama Carlo Acutis, un italiano morto a 15 anni. Come Carlo, andava alla messa ogni giorno e non perdeva tempo in cose inutili. Aveva fame di paradiso dicendo: “Siamo sempre stati attesi in paradiso“. La sua primissima regola per diventare santi è questa: “Devi volerlo con tutto il tuo cuore!” Sì, la santità è possibile, un appello universale, in effetti, ma dobbiamo volerlo con tutta la nostra mente, cuore e anima! Papa Francesco ha approvato un miracolo che gli è stato attribuito quando un bambino brasiliano è stato guarito da una rara condizione del pancreas, aprendo così la strada alla sua beatificazione.La via della santità vissuta così magnificamente da questi santi adolescenti, persino da nostro padre San Bruno secoli fa, può sembrare diversa dalla strada attuale, desolante, che ci affronta oggi tutti: la pandemia di coronavirus e ciò che ci espone: anche troppa malattia e morte, troppa paura e panico, troppe cose sconosciute! L’incertezza è onnipresente! Eppure entrambi i percorsi possono convergere e raccontare la stessa storia di risurrezione perché lo stesso invito alla santità è presente senza neppure battere ciglio! In mezzo a questa malattia devastante, ci ricorda ciò che conta davvero, cosa pregare e focalizzare: il nostro rapporto con Dio, la nostra fede, la nostra mortalità, il nostro amore fraterno gli uni per gli altri! Di fronte a questa feroce pandemia, siamo sfidati a guardare nei nostri cuori, a rivalutare le nostre priorità e a fare una scelta: o cedere alla paura o confidare nella Provvidenza, concentrarci su ciò che muore o soffermarci sull’uno cosa necessaria ”, per chiedere in tutta onestà e sincerità“ Ho permesso a me stesso di andare alla deriva dal Signore e ho permesso di diventare noioso e debole le stesse cose che mi nutrivano e mi rendevano più fervente O sono rimasto saldo nella mia fede di fronte alle prove della vita che cercano di scuoterlo? ” In altre parole, questo momento di crisi e qualunque sfida affrontiamo in futuro, voi bravi laici in prima linea sul campo di battaglia con lo stendardo di Cristo e della sua Chiesa, e noi monaci nel chiostro uniti alle vostre mani in preghiera e cuori, mettiamoci faccia a faccia con la domanda cruciale e ultima: sceglierò di rendere questo momento di prova un momento per approfondire la mia intimità con Dio, un’opportunità per rendermi una persona migliore, un figlio e una figlia più premurosi e più santi di il padre celeste? Questo non sarà facile perché già vediamo come questa contagiosa pandemia mantiene alcune persone paralizzate fisicamente, emotivamente, economicamente, anche spiritualmente, permettendoci di cadere in preoccupazioni e ansie inutili e talvolta dannose, verso la disperazione e la mancanza di fiducia nella fiducia di Dio a volte incomprensibile ma sempre amorevole Provvidenza. Ciò che un santo ha detto è incoraggiante: “Qui cado e lì mi alzo. Quest’ultimo è ciò che conta. Quindi continua con quella lotta interiore, anche se vai al passo della tartaruga. Avanti! “Quindi, ci alziamo, andiamo avanti con O BONITAS sulle nostre labbra e nei nostri cuori anche prima dello spettacolo straziante di innumerevoli malattie e morti che questo coronavirus ha portato davanti ai nostri occhi lacrimanti. Questa pandemia ha fatto a pezzi i cuori umani, che ricorda “il sipario del santuario improvvisamente diviso in due, da cima a fondo” (Matt. 27:51) quando Gesù “ha rinunciato al suo Spirito” (ibid.). Il blocco globale come misura precauzionale ricorda il “blocco dei discepoli giù per le porte del luogo in cui erano per paura degli ebrei “(Gv 20, 19).La politica di coprifuoco e quarantena imposta dai paesi di tutto il mondo in cui la polizia si aggira e controlla le strade per assicurarsi che le persone non siano violate, ricordando ai capi sacerdoti e ai farisei che chiedono a Pilato di “emettere un ordine per tenere sotto controllo la tomba di Gesù fino al terzo giorno ”(Mat. 27:64).

Qui nella Certosa, dobbiamo ringraziare moltissimo Dio e così poco di cui essere veramente ansiosi a meno che noi stessi non creiamo una moltitudine delle nostre preoccupazioni che non fanno altro che caricarci e rendere il nostro viaggio spirituale pesante, lento e faticoso quando dovrebbe essere leggero e mai preoccupante! Tu, nell’isolamento e nella sicurezza della tua casa, e soprattutto, con la tua fede viva e attiva “ti isola” tu e la tua cara famiglia dal contagio di disperazione e paura e vi tiene separati e tuttavia in un modo che ancora vi mantiene ” insieme ”e forma legami fraterni con coloro che soffrono e non hanno fede perché“ a parte tutto, a tutti noi siamo uniti ed è nel nome dell’intero universo che stiamo davanti al Dio vivente ”(Statuti 34.2)! Non possiamo permetterci di “essere infettati” dal “virus” dell’ansia e della paura che porterà inequivocabilmente via la pace e l’amore di Dio in noi e lo diffonderà agli altri! Il coronavirus va e viene; ma quel legame fraterno forgiato dalla fede, dalla speranza e dall’amore permane! Perché siamo persone di fede, mentre stiamo facendo del nostro meglio per prenderci cura della sicurezza del nostro corpo senza eccessi, scegliamo di andare oltre concentrando deliberatamente la nostra mente e il nostro cuore su Colui che da solo ci assicura: “Non lasciare che il tuo i cuori sono turbati. Abbi fede in Dio e fede in Me. ” (Giovanni 14: 1).Il Dio che cura il corpo e calma la mente e il cuore è molto generoso nel donare se stesso DOVE TROVA UNO SPAZIO, una stanza che non ha nulla al suo interno se non i mobili umili e poveri della nostra disponibilità a Lui. Non chiede niente di più, niente di meno! La nostra capacità di tenere aperto quello spazio è testata sia dall’epidemia di coronavirus che dall’epidemia di paura. Quando quello spazio allunga le sue braccia e dice “Signore, sono disposto ad andare oltre con te, ovunque, qualunque cosa, qualunque cosa tu voglia fare”, allora arriva istantaneamente con la velocità di un razzo per riempirci e portarci alle altezze noi stessi non so nemmeno che siamo in grado di raggiungere! Ma la domanda centrale rimane sempre la stessa ogni miglio del volo: siamo disposti a essere portati al limite stesso in cui non possiamo più sentire la nostra forza di credere, per continuare a credere dalla pura forza di Dio? Se la nostra fede rivolge il SÌ MARIANO a quella domanda, quindi, sia che si tratti della pandemia della paura o della pandemia del coronavirus, indica e viaggia senza deviare verso la risurrezione perché la stabilità della fede ci assicura che da questo crogiolo emergerà un nuovo la vita, una nuova creazione! “Noi che viviamo”, dice San Paolo, “siamo continuamente abbandonati alla morte per amore di Gesù, così che la vita di Gesù possa manifestarsi nella nostra carne mortale” (2Cor. 4:11).

Dal tramonto che si è profilato ieri, l’alba della Resurrezione di oggi si avvicina infinitamente ancora di più! Sono bastati tre giorni brevi perché la morte si spezzasse e si spezzasse vittoriosa nella vita! I cuori che ieri erano tristi e abbattuti ora “bruciano dentro di noi” (Lc 24, 32) mentre qui facciamo la nostra passeggiata verso l’Emmaus del Monte. Equinozio e le delicate strisce di luce penetrano anche nelle spesse pareti di granito del nostro monastero per diffondere il suo splendore nel chiostro della nostra Certosa e dei nostri cuori! E tu, niente di meno: nella montagna di casa tua e nel calore della tua cara famiglia, e nel chiostro dei tuoi buoni cuori! Il coronavirus, la malattia e la morte che ha portato e la paura che continua a provocare ha in qualche modo “trasformato il sole in oscurità e la luna in sangue” (Atti 2:20) e ci ha portato a una seria meditazione su “memento mori “Cioè, un promemoria della nostra stessa morte! Ma oggi, sì, oggi, in questa bellissima Pasqua e “glorioso giorno del Signore” (ibid.), Questo è stato sconfitto e sconfitto definitivamente nell’arena dei nostri cuori in un modo invisibile ma molto reale e molto profondo anche se continuiamo ad essere sul campo della battaglia spirituale per la nostra santificazione e la salvezza delle anime! Laddove questa doppia pandemia porta solo il messaggio di oscurità e morte, io (e credo anche a te) voglio credere, e credo con tutto il cuore che il nostro Signore appena risorto sta dicendo a ciascuno di noi personalmente, anche ora, nel mezzo di questo virale processo e pur vivendo con gratitudine la nostra vita terrena e la nostra rispettiva vocazione, ciò che ha detto al buon ladro di molto tempo fa e che cosa nel Vangelo di Giovanni ci ha assicurato molto paterno, come ha fatto nelle giovani vite dei due Carlo ( qui ricordiamo anche un terzo Carlo, il nostro caro fratello Charles nella nostra stessa famiglia, che ha effettuato una cura miracolosa del dito nero (cancrena?), malato e mai curativo di uno dei nostri monaci qui, nonché un priore in un altro monastero che ha anche invocato l’intercessione di fratello Carlo!), Che ora in cielo tutti e tre condividono la sua gloriosa risurrezione: “Nella casa di mio Padre, ci sono molti luoghi di abitazione .. e io preparerò un posto per te … e tornerò a prendere tu con Me, quello dove sono io anche tu b e!” (14: 1-3). Dal Golgota (Gv. 19:17) del Venerdì Santo e dal silenzio assordante della tomba vuota (Lc. 24: 3) del Sabato Santo, “piangiamo, piangiamo e piangiamo per un po ‘” (Gv. 16:20) , ma oggi l’alba di luce rilassante, l’attesa pausa del giorno ha finalmente dissipato l’oscura “ora di mezzogiorno” (Gv. 19:14)! Il giorno che il Signore ha fatto è arrivato! Il nostro “dolore si trasforma in gioia … e i nostri cuori si rallegrano di una gioia che nessuno – sì, nessuno – può toglierci” (ibid.)! Resurrexit Dominus Vere!

Davvero il Signore è risorto! Alleluia! Amen!

Che noi possiamo vivere le nostre vite ogni giorno come un giorno di risurrezione e quindi sperimentare il paradiso in terra ogni giorno!

Affido te e tutti i tuoi cari alla cura materna di Maria e alla sollecitudine paterna del suo gentile sposo, Giuseppe!

O Bonitas!

Dedicato a Gesù Risorto, con Maria, Giuseppe e San Bruno,

br. Lorenzo Maria T. De La Rosa Jr.

La felicità di essere casto Capitolo 3.2

La felicità di essere casti copertina

La felicità di essere casti capitolo 3

Parte seconda

La castità negli scritti apostolici

Ecco la seconda parte del terzo capitolo.

La sessualità è anche pienamente assunta nella sua realtà umana come sacramento dell’amore ; dovrà essere situata tra la cornice dell’amore.

Che amore?

« L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita» (1 Co 13, 4-8).

Questo non esclude l’integrazione della dimensione carnale dell’unione sessuale. Paolo inssite per quello che gli sposi sono l’uno per l’altro:

« Non privatevi l’uno dell’altro, se non di comune accordo, per un tempo, per dedicarvi alla preghiera; e poi ritornate insieme, perché Satana non vi tenti a motivo della vostra incontinenza.» (1 Co 7,5)

Pertanto Paolo non nasconde che preferisce un altro stato di vita, il suo, quello del celibe.

«Io vorrei che tutti gli uomini fossero come sono io; ma ciascuno ha il suo proprio dono da Dio; l’uno in un modo, l’altro in un altro. Ai celibi e alle vedove, però, dico che è bene per loro che se ne stiano come sto anch’io. Ma se non riescono a contenersi, si sposino; perché è meglio sposarsi che ardere.»(1 Co 7,7-9)

Restare celibi è dunque un dono, un carisma, che non è donato a tutti. Paolo lo stima perché il «tempo è breve» (1 Co 7,29) – Paolo vive nell’attesa del prossimo ritorno di Cristo -, e perché il celibe è più libero per consacrarsi agli affari del Signore. È piuttosto questa libertà e questa urgenza escatologica che costituisce l’itinerario principale nell’argomentazione di Paolo in questo mestiere: sposarsi o no, possedere dei beni materiali o no, cambiare la propria condizione sociale o no, tutte questioni relative nella luce dell’eternità: «la figura di questo mondo passa» (1 Co 7,31)

« Del resto, ciascuno continui a vivere nella condizione assegnatagli dal Signore, nella quale si trovava quando Dio lo chiamò. Così ordino in tutte le chiese. […] Quanto alle vergini non ho comandamento dal Signore; ma do il mio parere, come uno che ha ricevuto dal Signore la grazia di essere fedele. Io penso dunque che a motivo della pesante situazione sia bene per loro di restare come sono; poiché per l’uomo è bene di starsene così. Sei legato a una moglie? Non cercare di sciogliertene. Non sei legato a una moglie? Non cercare moglie. Se però prendi moglie, non pecchi; e se una vergine si sposa, non pecca; ma tali persone avranno tribolazione nella carne e io vorrei risparmiarvela. Ma questo dichiaro, fratelli: che il tempo è ormai abbreviato; da ora in poi, anche quelli che hanno moglie, siano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che si rallegrano, come se non si rallegrassero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano di questo mondo, come se non ne usassero, perché la figura di questo mondo passa. Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore; ma colui che è sposato si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere alla moglie e i suoi interessi sono divisi. La donna senza marito o vergine si dà pensiero delle cose del Signore, per essere consacrata a lui nel corpo e nello spirito; mentre la sposata si dà pensiero delle cose del mondo, come potrebbe piacere al marito. Dico questo nel vostro interesse; non per tendervi un tranello, ma in vista di ciò che è decoroso e affinché possiate consacrarvi al Signore senza distrazioni.» (1 Co7,17.25-35)

Isomma: il Regno di Dio è già presente, il Cristo tornerà presto, non bisogna lasciarsi assorbire di questi piccoli affari del mondo, ma gettare tutto ciò che è terrestre per aggrapparsi al Signore senza condividere. In un altro passaggio, Paolo esclama con passione:

«Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo, per presentarvi come una casta vergine a Cristo.»(2 Co 11,2).

Questo testo è indirizzato a tutti i cristiani e non implica le scelta dello stato della verginità, ma la purezza e la carità assoluta della relazione al Cristo, al livello spirituale, aperto a tutto.

Pietro, già sensibile al ritardo ritorno di Cristo, predica questa attesa vigilante:

«Il giorno del Signore verrà come un ladro: in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi infiammati si dissolveranno, la terra e le opere che sono in essa saranno bruciate. Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi, quali non dovete essere voi, per santità di condotta e per pietà, mentre attendete e affrettate la venuta del giorno di Dio, in cui i cieli infocati si dissolveranno e gli elementi infiammati si scioglieranno! Ma, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e nuova terra, nei quali abiti la giustizia. Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace; e considerate che la pazienza del nostro Signore è per la vostra salvezza, come anche il nostro caro fratello Paolo vi ha scritto, secondo la sapienza che gli è stata data» (2 Pietro 3,10-15).

L’apocalisse presenta l’epilogo finale con il simbolo del matrimonio, quelle dell’Agnello, riprendendo ansi la lingua dei profeti. La città santa degli ultimi tempi è descritta come «Vieni e ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». (Ap 21,9).

«Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio» (Ap 21,1-3)

«Ecco, sto per venire e con me avrò la ricompensa da dare a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’alfa e l’omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine. Beati quelli che lavano le loro vesti per aver diritto all’albero della vita e per entrare per le porte della città!» (Ap 22,12-14)

«Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni». E chi ode, dica: «Vieni». Chi ha sete, venga; chi vuole, prenda in dono dell’acqua della vita. Io lo dichiaro a chiunque ode le parole della profezia di questo libro: se qualcuno vi aggiunge qualcosa, Dio aggiungerà ai suoi mali i flagelli descritti in questo libro; se qualcuno toglie qualcosa dalle parole del libro di questa profezia, Dio gli toglierà la sua parte dell’albero della vita e della santa città che sono descritti in questo libro. Colui che attesta queste cose, dice: «Sì, vengo presto!» Amen! Vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,17-20)

Questi testi sono rivolti a ogni cristiano in quanto tale ; sposato o celibe. Tuttavia la castità consacrata è un’espressione privilegiata nel desiderio di questa speranza. La vita monastica è tutta rivolta verso questo rincontro, che si sforza di preparare e di realizzarla, già nella misura del possibile, su questa terra. Secondo l’espressione di Pietro, il suo amore lo spinge a “odiare la venuta” del Regno, la sua preghiera la porta, lei stessa alla Chiesa e l’umanità e l’universo – verso il Signore che viene.

C’è un altro passaggio che parla delle “vergini che seguono l’Agnello ovunque vada”. È applicata alle vergini nel senso stresso della liturgia, ma bisogna ammettere che, nel suo contesto, il termine dovrà essere perso in un senso largo, leggiamo prima il testo :

«Poi guardai e vidi l’Agnello che stava in piedi sul monte Sion e con lui erano centoquarantaquattromila persone che avevano il suo nome e il nome di suo Padre scritto sulla fronte. Udii una voce dal cielo simile a un fragore di grandi acque e al rumore di un forte tuono; e la voce che udii era come il suono prodotto da arpisti che suonano le loro arpe. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono, davanti alle quattro creature viventi e agli anziani. Nessuno poteva imparare il cantico se non i centoquarantaquattromila, che sono stati riscattati dalla terra. Essi sono quelli che non si sono contaminati con donne, poiché sono vergini. Essi sono quelli che seguono l’Agnello dovunque vada. Essi sono stati riscattati tra gli uomini per esser primizie a Dio e all’Agnello.Nella bocca loro non è stata trovata menzogna: sono irreprensibili.» (Ap 14,1-5)

Seguendo il contesto, le seguaci della Bestia, segna il numero del suo amore (Gv 13,16-17), Giovanni oppone la fedeltà dell’Agnello segnato del suo nome e del nome di suo Padre ; le centoquarantaquattromila, numero simbolicamente perfetto, rappresenta, non l’elite, ma tutto il popolo di Dio, resta la dimora fedele attraverso le persecuzioni al quale sarà donato il Regno. L’affermazione che “non si è sporcato con delle donne, poiché sono vergini” concerne tutto il popolo cristiano che ha mantenuto la sua integrità e la fedeltà evitando qualsiasi contaminazione con l’idolatria del mondo. Può essere c’è anche una messa in guardia più concreta contro le pratiche della prostituzione sacra (“non si è sporcato con delle donne, poiché sono vergini”) ma non un riconoscimento che l’unione sessuale in quanto tale è impura (sporcato).

La frase: “Seguono l’agnello dovunque lui vada”, esprime la perfetta solidarietà del riscatto con il Cristo. È dunque chiaro che la verginità in questo testo dovrà essere interpretata in un senso largo e metaforico. Tuttavia, può essere fatto che una conseguenza nel può essere che, di conseguenza, questo testo chiarifica il tema della verginità nel senso stretto del termine in quanto indica la sua finalità: la finitezza indefettibile a Cristo nella fede e nell’amore.

La felicità di essere casto Capitolo 3.1

La felicità di essere casti copertina

La felicità di essere casti capitolo 3

Parte prima

La castità negli scritti apostolici

Ancora un capitolo, il terzo, di questo interessante libro.

Noi abbiamo visto Gesù vivere come un uomo, totalmente aperto a tutte le dimensioni e nostre condizioni umane e, nello stesso tempo, superandole e invitandole a superarle per penetrare nel mondo nuovo del Regno che stabilisce. La vera via trascende il livello biologico e sensibile, ed è legittimo, se Dio lo chiama, a rinunciare a se stessi al livello per vivere più direttamente al livello spirituale – non si dovrebbe esitare a tagliarsi una mano o cavarsi un occhio, se questi possono essere occasione di caduta. L’amore può andare fino al sacrificio della vita del corpo. Paolo come Gesù, si situa in questa ottica religiosa della tradizione ebraica che oppone l’uomo “carnale” a l’uomo “spirituale” e non una prospettiva filosofica, estranea alla mentalità semitica, che considera il corpo come una prigione per l’anima. La carne denuncia vigorosamente per Paolo, è il ragionamento, la comprensione, il volere, il cuore, le passioni, insomma l’uomo intero intanto che è fermo a Dio in un’attitudine d’autosufficienza che si afferma come misura in tutto e ignorato Dio e dagli uomini. Ecco l’uomo peccatore, “carnale”.

L’uomo spirituale è l’uomo interamente animato, trasformato per lo Spirito fino al suo essere corporale e sessuale; è la creatura nuova nata nel Cristo.

Paolo tiene una grande stima per il corpo dell’uomo divenuto in Gesù tempio dello Spirito e membra del Corpo di Cristo. È perché è nata, può essere, la questione di liberare questo corpo all’ingiustizia, alla dissolutezza, questa legge della concupiscenza che si incatena al male. Ricordiamoci che s’indirizza a dei Gentili nuovamente convertiti e viventi nel paganesimo dissoluto. Questo è soprattutto vero per le grandi porte di Corinto (ma le nostre città moderne, la nostra civiltà scristianizzata è migliore in questo senso?). Anche Paolo riconosce che nel suo proprio corpo una forte inclinazione che si ribella contro la legge di Dio e fa di lui lo schiavo della legge del peccato. Non per disprezzare il suo corpo, ma precisamente riconoscendo la sua dignità spirituale, lo tratta duramente e lo tiene responsabile, alfine che sia trasportato dalla legge dell’amore.

Ma ascoltiamolo:

«Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che vi asteniate dalla fornicazione, che ciascuno di voi sappia possedere il proprio corpo in santità e onore, senza abbandonarsi a passioni disordinate come fanno gli stranieri che non conoscono Dio» (1 Tessalonicesi 4,3-5)

«Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio?Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.»(1 Co 6,9-10)

E questo testo straordinario:

«Le vivande sono per il ventre, e il ventre è per le vivande; ma Dio distruggerà queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo; Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua potenza. Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo! Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un corpo solo con lei? «Poiché», Dio dice, «i due diventeranno una sola carne». Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui. […] Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.» (1 Co 6, 13-17.19-20)

Sento la frase sorprendente « il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo » in un senso eucaristico (è nel senso del testo).

« il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la comunione con il sangue di Cristo? Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo? Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell’unico pane.»

È per la comunione al corpo di Cristo che noi siamo diventati un solo corpo; il nostro corpo diventa casto a contatto con il corpo casto di Cristo. Posiamo là la nostra purezza. Paolo non respinge il corpo al beneficio dello spirito, tiene al contrario a fare partecipe il corpo carnale alla vita nuova. Ma questa vita è la vita della resurrezione, vita donata per lo Spirito; solo la carne non è sufficiente, anche in cio che riguarda la conoscenza di Cristo:

« Quindi, da ora in poi, noi non conosciamo più nessuno da un punto di vista umano; e se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così. Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.» (2 Co 5,16-17)

La natura umana dovrà essere radicalmente trasformata per entrare nel Regno.

« Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante.[…] E come abbiamo portato l’immagine del terrestre, così porteremo anche l’immagine del celeste. Ora io dico questo, fratelli, che carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio; né i corpi che si decompongono possono ereditare l’incorruttibilità.» (1 Co 15,48.49-50)

« E noi tutti, a viso scoperto, contemplando come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella sua stessa immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione del Signore, che è lo Spirito.» (2 Co 3,18)

Il termine di questa trasformazione è un’unione mistica con Cristo così profonda che «non è io che vivo, ma Cristo che vive in me » (Ga 2,20). Qualsiasi realtà d’ordine inferiore è semplicemente dimenticata per Paolo – pertanto ha sofferto nella carne e lavorato senza mani- nell’ardore del suo entusiasmo.

« perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù. Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.» (Ga 3,26-28)

Conoscendo particolarmente queste disposizione fondamentale di Paolo, non saremo sorpresi per la sua presa di posizione assai radicale a lo sguardo del matrimonio e della sessualità. San Paolo è cattivo con le femministe, pertanto bisogna riconoscere che si mostra molto prudente allo sguardo delle donne. Qualcuno ha suggerito ingenuamente che era perché era sposato! Paolo non fa che riprodurre l’attitudine attuale a suo tempo. Ma quando parla del significato religioso e della verginità, ci consegna al contrario una dottrina, molto biblica, di una grande profondità.

« sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, lui, che è il Salvatore del corpo. Ora come la chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l’acqua della parola, per farla comparire davanti a sé, gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile. Allo stesso modo anche i mariti devono amare le loro mogli, come la loro propria persona. Chi ama sua moglie ama se stesso. Infatti nessuno odia la propria persona, anzi la nutre e la cura teneramente, come anche Cristo fa per la chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diverranno una carne sola. Questo mistero è grande; dico questo riguardo a Cristo e alla chiesa.» (Ef 5,21-32)

Lasciamo da parte l’aspetto gerarchico della relazione tra l’uomo e la donna ; questo rileva piuttosto la cultura sociale del suo tempo. Riteniamo soprattutto la significazione della sessualità che Paolo ci rivela nel suo grande testo. Stabilisce un parallelismo tra l’unione dell’uomo con la sua donna e l’unione di Cristo con la Chiesa in una sorta di due unioni che si accendono l’un l’altro. Questo è legittimo perché c’è nell’istituzione stessa del matrimonio poi la creazione di un mistero di una grande portata. L’unione di due sposi in Dio e per Dio simboleggia, annuncia concretamente una realtà che la sorpassa: l’unione di Cristo e della Chiesa. Non solamente il matrimonio cristiano annuncia questa unione, ma lui lo contiene come una forza che può condurre gli sposi cristiani all’amore e al sacrificio reciproco, per quanto loro s’amano veramente come la Chiesa. È anche che nel matrimonio non è solamente un simbolo ma un sacramento, consacrando l’unione sessuale e trasformando l’amore umano all’immagine dell’amore del Cristo, quindi resta una partecipazione fedele permanente. Come l’amore di Cristo, l’amore della coppia è dono.

Pasqua 2020

Resurrezione (vetrata certosa Miraflores)

Resurrezione (vetrata certosa Miraflores)

Carissimi amici, per la nota tragica pandemia, le celebrazioni per la Santa Pasqua sono state annullate. Come di consueto da questo blog vi propongo omelie o sermoni. Quella che oggi vi offro, fu realizzata da un priore certosino e rivolto alla propria comunità, credo che mai come in questo triste periodo, possa colmare quel vuoto lasciatoci dall’assenza di celebrazioni. Buona e serena Pasqua a tutti voi, con l’auspicio che tutte le creature di questa terra possano risorgere da questo morbo, che ha falcidiato tante persone.

Esultiamo Gesù è risorto!

Le donne andarono subito alla tomba, per ungere Gesù morto. “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui.” Il più grande e importante evento dell’intera storia dell’umanità! Cambiamento radicale, non solo nel corpo di Gesù, ma nella storia dell’umanità, per la quale, come dicono i santi Padri, sono state aperte le porte dell’eternità.

La tomba aperta e vuota! Cristo vive! Gesù è risorto! È la grande verità che riempie di contenuto la nostra fede. “Non abbiate paura” dice l’Angelo. Cristo vive. Gesù è Emmanuele: Dio con noi per sempre. Ed il suo regno non avrà fine (Lc 1,33). Questa grande e gloriosa verità riempie anche i nostri cuori di consolazione, gioia e pace. E quella verità è la rivelazione definitiva di Dio stesso. Non c’è più posto per un’altra. Dio non può rivelare una cosa più bella, più ammirevole di sè. La risurrezione di Gesù è la vittoria dell’amore sul male e sulla morte, è l’ultima e definitiva rivelazione della natura di Dio. Dio è amore. Dio ama l’umanità e la salva. Dio non abbandona i suoi figli: “Anche se questa donna si dimenticasse, io invece non ti dimenticherò mai” (Is 49,15). Dio è fedele a se stesso e alle sue parole.

Punto culminante della rivelazione dell’essere di Dio” (Dives in Misericordia n.53). Pienezza della rivelazione di Dio, che ha la conseguenza: non esiste alcun male che possa limitare l’amore divino. Non c’è peccato così grande da poter paralizzare il cuore del Padre o indurire la tenerezza dell’amore divino. Resuscitando suo Figlio, il Padre rivela l’amore infinito che vive tra il Padre ed il Figlio nella Santissima Trinità, un amore che si chiama Spirito Santo e si riversa su di noi oggi. Dopo la crudele Passione e l’orrenda morte del Verbo Incarnat, Dio continua a trovare le sue delizie tra i figli degli uomini (Pr 8,31).

Tali erano i disegni dell’Eterno Padre: Gesù, morendo sulla croce ed essendo risorto, ci rivela e ci dà lo Spirito Santo che apre i nostri occhi e cuori sull’amore infinito che non può essere superato o indurito. Cristo è vivo. Per sempre vivo. In un modo speciale, cari fratelli, vive in mezzo a noi, in noi. Non solo nella sua presenza eucaristica, rinnovata ogni mattina, Gesù vive in mezzo a noi ed in noi: posso e devo scoprire Gesù vivo in ogni fratello che mi si avvicina. La nostra vocazione di cristiani e, ancor più, di consacrati, è di proclamare con la nostra vita, la vita e la regalità di Cristo, come ho già detto tante volte. Anche il nostro silenzio e la nostra clausura con Gesù sono un annuncio silenzioso e, allo stesso tempo, che grida: Gesù vive! Gesù è risorto!

La nostra vita, cari fratelli, il nostro seguire Gesù nel deserto, la nostra preghiera, la nostra fedeltà quotidiana nel silenzio e nell’amore fraterno, tutto questo proclama la nostra fede nella risurrezione di Gesù e rafforzeranno la fede del popolo di Dio di fronte a questo mondo angosciato e disorientato, pieno di violenza e generatore di tante sofferenze. La nostra serenità proclama la verità su Gesù risorto.

La tomba è vuota, ma Gesù vive in me. Nella mia povera vita e miseria, sono una presenza vivente di Gesù, nella sua Chiesa, nella nostra comunità. Se è così, come effettivamente è,, non devo solo provare a vivere in un atteggiamento di amore generoso, come Gesù mi insegna, ma anche sforzarmi di far conoscere Gesù, attraverso di me, per far conoscere il suo amore divino, attraverso del mio umile amore umano.

In altre parole, abbiamo scritto con la nostra umile vita queste parole del Vangelo che ho citato all’inizio: la tomba aperta e vuota: “Non è qui – è risorto!”

Auguri

 

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Riflessione sul Sabato Santo

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Oggi voglio offrirvi, cari amici, una riflessione sul sabato santo fatta da una monaca certosina, nel 1964.

” Sabato Santo: questo è il giorno del silenzio: tacciono le campane e gli strumenti di musica. La Comunità Cristiana degli apostoli si rifugia, in compagnia di Maria. Sempre lei. A vegliare, a proteggere, a occuparsi di quella prima comunità cristiana. A lei ricorrono i discepoli, ora confusi e impauriti con tutto quello che è successo.
È un giorno per meditare e pregare. Per contemplare.

L’altare è spoglio. Il Santuario aperto e vuoto.
La Croce, ora solitaria, rimane altezzosa da ieri. Centrale, illuminata, con uno straccio viola, il suo simbolo di vittoria. Dio è morto.
Questo è il giorno dell’assenza. Lo sposo ci è stato rapito. Giornata di dolore, di solitudine, ma anche di speranza. Non si ascolta più la voce di Gesù. Lui, che è il verbo, la parola, sta zitto. Dopo il suo ultimo grido sulla croce ” perché mi hai abbandonato?”-ora rimane nel sepolcro. ” consummatum est “, ” tutto è consumato “.
Questo Sabato Santo, è il giorno in cui sperimentiamo un vuoto come non l’abbiamo mai avuto. Se la fede, consacrata di speranza, non venisse da noi, cadremmo nello sconforto e nella più profonda delle tristezze. ” ora ci aspettavamo…”, dicevano i discepoli di Emmaus.
È un giorno di meditazione e silenzio. Non è un raddoppio del venerdì santo. Cristo veramente depositato nel sepolcro, manifesta il riposo sabbatico di Dio. La permanenza del corpo di Cristo nella tomba costituisce un’apparente vittoria del male. Cristo è nel sepolcro, nel luogo più basso in cui può scendere una persona.
Ma se ai nostri occhi Cristo è morto ed è già stato sepolto, dalla fede, sappiamo dalle scritture, che è entrato nella morte, scendendo agli inferi (sheol o Ade), perché coloro che li si trovavano erano privati della visione di Dio. Cristo, dunque, scese agli abissi della morte, affinché “i morti sentissero la voce del figlio dell’uomo e quelli che la sentissero, vivessero” (Jo. 5, 25). Che panico deve aver provato, il Diavolo, quel signore incontrastato dell’Inferno, vedere il Figlio di Dio entrare attraverso i suoi domini incontrastati, che salverà coloro che erano lì soggetti alla servitù di una vita intera! ” un grande silenzio regna oggi sulla terra; un grande silenzio e una grande solitudine. Un grande silenzio perché il re dorme. La terra rabbrividì e divenne silenziosa perché Dio si addormentò secondo la carne e risvegliò coloro che dormirono per secoli (…). Va alla ricerca di Adamo, il nostro primo padre, la pecora smarrita. Vuole visitare coloro che giacciono nelle tenebre e nell’ombra della morte. Libererà Adamo dalla schiavitù della morte, Colui che è sia il suo Dio che suo figlio (…). “Sono il tuo Dio, che mi hai reso tuo figlio per te (…) Tu che ti svegli dormi, perché non ti ho cresciuto per rimanere prigioniero nel regno dei morti; risorto dai morti, io sono la vita dei morti »(Vecchio sermone per il sabato santo).

Il sabato santo è al centro del triduo pasquale. Un giorno “ponte”, ma un giorno pieno di personalità e mistero nella storia della salvezza. Ci sono tre aspetti, non tanto cronologici, ma dello stesso e unico Mistero, del Mistero della Pasqua di Gesù: morti, sepolti e resuscitati ”.

una monaca certosina (1964)

Preghiera al Crocifisso

Certosino e crocifisso

In questo Venerdi Santo, in cui commemoriamo la passione e la crocifissione di Gesù Cristo, voglio proporvi questa splendida e profonda preghiera del certosino Dom Jean Torralba. Egli nacque a Murviedro nei pressi di Sagunto, Valencia. Fece la professione presso i certosini di Scala Dei, a cui fece seguito la professione solenne il 2 febbraio del 1571 nella certosa di Aula Dei. Nonostante si opponeva energicamente, fu eletto Priore di Montalegre nel 1554 per le sue virtù fu nominato Convisitatore di Catalogna. In seguito fu anche Priore di Las Fuentes nel 1556 e nuovamente di Aula Dei nel 1563, poi l’anno successivo divenne vicario, la sua vita terrena cessò il 17 dicembre del 1578. Ci ha lasciato diversi sermoni e preghiere.

Per tutti voi la Preghiera al Crocifisso

Mio Dio, hai perdonato i carnefici che ti hanno legato alla Croce e spero che non mi rifiuti la stessa grazia. Questo è il motivo per cui abbraccio con il tuo immenso amore la tua Santa Croce tra le mie braccia e in tutta umiltà, devozione e riverenza, adoro te, mio Dio, mio Signore, mio Salvatore incoronato di spine, trafitto da chiodi, spezzato da pestaggi, coperti di ferite e sangue, inondato di mille dolori di cui sono l’autore per le mie iniquità, io, peccatore miserabile e ingrato. Perché, davvero, il tuo prezioso Sangue scorre con così tanta abbondanza? Perché, come l’uva sotto la pressa, sei schiacciato dal pesante peso dei miei innumerevoli crimini.Perché così tanti infortuni? perché ho commesso tanti peccati; e poiché ho aumentato il numero dei miei difetti, hai aumentato il numero delle tue ferite. Tuttavia, nonostante i miei crimini e nonostante i miei insulti, non dispero in alcun modo della tua grazia come della tua misericordia; il mio cuore pieno di fiducia, confesso tutti i miei peccati, poiché vedo in te così tante prove della tua misericordia. Ecco perché, mio buon Gesù, contemplo non solo l’amore che hai per i tuoi amici, ma soprattutto quello che mostri ai tuoi nemici: mi piace contemplare questa gentilezza che ti ha fatto pregare per coloro che ti insultano sgarbatamente e inchiodato alla croce. Signore, ti imploro, possa questa preghiera servire anche la mia povera anima. Ti ho crocifisso, non per cattiveria, ma per debolezza; Non ho peccato con l’intenzione di offenderti, ma di dare ai miei sensi le soddisfazioni che essi sostenevano; Ti prego quindi, dai un’occhiata di misericordia a questo povero uomo infelice che, con il cuore pieno di angoscia, si trova davanti alla tua Croce. Certamente non ti trafiggerei con le unghie, ma vorrei trafiggere, ferire il tuo cuore con le mie umili preghiere e le caratteristiche infuocate dei miei desideri e del mio amore. Per favore, lascia che i tuoi piedi, le tue mani, le tue ferite, una goccia, una sola goccia del tuo sangue cadano sulla mia anima malata e io sarò salvato. Amen.

Dalla Corea un nuovo film

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Visione satellitare della certosa

Carissimi amici lettori di Cartusialover, ho il piacere di annunciarvi una lieta notizia. Lo scorso mese di dicembre la tv nazionale della Corea del Sud, KBS, ha mandato in onda un documentario dal titolo “La casa alla fine del Mondo”. Un dettagliato ed interessantissimo reportage sulla certosa Nostra Signora di Corea , diviso in tre parti, trasmesse il 19, 25 e 26 dicembre, della durata complessiva di circa tre ore! Un vero capolavoro realizzato a quindici anni di distanza da “Il grande silenzio” girato nel 2005 da Philip Groning nella Grande Chartreuse. I produttori hanno trascorso del tempo all’interno delle mura certosine, contemplando e meditando sulla vita monastica degli undici monaci di varie nazionalità che abitano la certosa. Sono state catturate splendide immagini in alta definizione, il tempo che scorre lento e che vede l’avvicendarsi delle stagioni sotto lo sguardo silenzioso e contemplativo dei certosini. I silenzi assordanti, accompagnati dai rumori naturali che squarciano la quiete della solitudine in cella, splendidi inoltre i pochi momenti comunitari ed i pochi dialoghi ripresi con estrema discrezione. Una meraviglia!

Situata in un luogo remoto ed isolato ai piedi della valle montana del Sangju, Gyeongbuk, nella certosa, si svolge la vita dei monaci che perseguono la verità dell’eternità in uno spazio ristretto scelto da loro stessi. Come sappiamo, vivono in un profondo silenzio, e ciò ci offre l’opportunità di riflettere sul significato vero della vita. Attualmente vi sono 11 monaci. Tra questi, sei sono Padri di cui due coreani un francese, uno spagnolo, un tedesco ed un croato I cinque Fratelli conversi sono tre coreani, un tedesco ed uno spagnolo. Sorprendentemente questo film è stato concepito per il mercato asiatico, di sicuro per portare a conoscenza la vita monastica certosina in quel continente, e magari per reclutare nuove vocazioni. Fin qui vi ho esposto una descrizione di questo nuovo film dedicato alla vita certosina, ma voglio esporvi le mie intenzioni per poterne condividere la visione con voi tutti. Oggi vi propongo solamente un breve trailer, ma in un prossimo articolo vi offrirò degli estratti, che dividerò in tre articoli che saranno pubblicati ad Aprile, a Maggio ed a Giugno. Per ora solo estratti, in attesa di ricevere le autorizzazioni dalla KBS per poter eventualmente diffondere a scopo divulgativo l’intero film. Speriamo che ciò possa realizzarsi al più presto. Va detto che il film è in coreano con sottotitoli coreani, pertanto i pochi dialoghi restano incomprensibili a tutti coloro che non conoscono questo idioma asiatico. Ma le sole immagini sono un vero tesoro.

Pertanto già da oggi voglio fare un appello a tutti voi lettori ed ai vostri amici o conoscenti, che vogliano collaborare, a titolo amichevole, con la traduzione dei testi del video dal coreano ad una lingua europea (inglese, francese, spagnolo, italiano, portoghese) per consentire una maggiore comprensione e conseguente diffusione e divulgazione al fine di far conoscere sempre più l’Ordine certosino in tutto il pianeta.

Chiunque voglia e soprattutto sia in grado di tradurre può contattarmi al seguente indirizzo di posta elettronica: cartusialover@hotmail.it

Ora largo ai trailer!

Trailer parte prima

Trailer parte seconda

Trailer parte terza