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  • I Fratelli Certosini

  • Memini, volat irreparabile tempus

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Ritratto di un certosino

Christus_carthusian

Oggi come spesso accade, da questo blog un focus su un dipinto che immortala storie di monaci certosini. Vi ho descritto nel corso degli anni dipinti che hanno istoriato scene tratte dalla vita dei santi dell’Ordine di san Bruno, cicli richiamanti martiri subiti dai certosini nei secoli, e spesso testimonianza di fatti storici accaduti. Il dipinto sul quale oggi mi soffermerò, è originale anche nel titolo “Ritratto di un certosino”. Un austero dipinto realizzato dal pittore fiammingo Peter Christus, datato 1446 ed ora esposto al Metropolitan Museum di New York. Ma ora proviamo ad osservare con una lente d’ingrandimento immaginaria il quadro, per coglierne ogni minimo particolare. Va detto che esso fu realizzato con la tecnica di olio su tavola, precisamente legno di rovere. Il soggetto raffigurato è un anonimo monaco certosino, con uno sguardo magnetico e ritratto con una barba che sfiora mirabilmente la tonaca.

sguardo magnetico

Sullo sfondo vi è una luce rossastra che contorna la figura del monaco, che sembra giungere da una fioca fonte luminosa alle spalle del certosino. Strabiliante l’impressione di tridimensionalità, che ci esprime il dipinto, difatti il monaco sembra quasi uscire dalla cornice, catturando l’osservatore. Ma il vero capolavoro in questo dipinto, è rappresentato dalla presenza sul bordo della cornice di un trompe-l’oeil, rappresentato dalla raffigurazione di una mosca. L’insetto dipinto con dovizia di particolari, sembra poggiato sulla cornice. Molto dibattuta è la simbologia che gli si attribuisce. Solitamente viene associata al maligno, alla morte ed alla caducità della vita in genere, tutti elementi che contrastano con la purezza spirituale certosina e con il candore dell’abito.

mosca

Altri ipotizzano, invece, pur senza prove certe, che il monaco del ritratto sia da identificare col più celebre certosino del tempo, Dionigi di Rijkel, coetaneo di Petrus Christus. In tal caso la mosca diventerebbe, allora, un’allusione al “De venustate mundi”, il testo in cui il filosofo certosino classifica la bellezza dell’universo in una gerarchia che comprende, sia pure al grado più basso, anche la bellezza degli insetti come testimonianza dell’armonia del creato.

Indipendentemente da tutto ciò, vi è un dato inconfutabile ovvero che l’artista abbia voluto dare un saggio della sua capacità pittorica, inserendo quel piccolo insetto che non turba e non infastidisce il certosino, serenamente in posa con uno sguardo che cattura l’attenzione di chi lo osserva. Un quadro di piccole dimensioni, ma davvero grande per la maestria con cui è stato realizzato.