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Un sermone per la Festa dell’Immacolata Concezione

José Camarón Bonanat. Cartuja Porta-Cœli. Serra, Valencia (1774).

Nell’augurarvi una buona Festa dell’Immacolata Concezione, cari amici ho scelto per voi un sermone, alquanto lungo, ma molto prezioso, poichè concepito l’8 dicembre del 2015. Questa data fu particolare poichè vi erano varie ricorrenze, ed il compianto Dom Marcellin Theeuwes ormai anziano, come priore della certosa di Montrieux, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, legge questo sermone ai suoi confratelli. Semplicemente illuminante!

L’Immacolata Concezione di Maria. 8 dicembre 2015.

La fine dell’Anno della Vita Consacrata

L’ingresso nel Giubileo della Misericordia

Oggi ci troviamo alla confluenza di due grandi eventi nella vita della Chiesa: da un lato, noi andiamo verso la fine dell’Anno della Vita Consacrata, prevista per il prossimo 2 febbraio, e dall’altra entriamo nel Giubileo della Misericordia. Diamo uno sguardo più da vicino a ciò che ci interessa e qual è il nostro ruolo di monaci nel diffondere la misericordia divina sulla nostra terra e all’interno dell’umanità. Quando parliamo di misericordia, ci viene spesso presentata un’immagine di tenerezza, una madre che abbraccia il suo bambino, una badante che tiene per mano una persona gravemente malata, un volontario che si china su un uomo senza vita. Diversa però è la vera misericordia di cui ci parla la Scrittura e che Cristo ci ha rivelato: sta all’incrocio di due misteri che non riusciamo a comprendere, che ci superano totalmente, ma che si incontrano e ci diventano. vicino a lei: il mistero di Dio e il mistero dell’iniquità, apparentemente incompatibili eppure molto vicini tra loro. La misericordia di Dio ci raggiunge attraverso il male che è nel mondo e che è in noi. C’è misericordia perché c’è il peccato, eppure non è consecutiva al peccato, ma lo precede già da tutta l’eternità. È la conferma che Dio è sempre più grande, anche dove il male si afferma contro di lui. Pochi giorni fa, Papa Francesco ha detto: “Questo è l’anno del perdono, l’anno della riconciliazione. Da un lato, vediamo il traffico di armi, produzione delle armi che uccidono, l’omicidio di persone innocenti nelle forme più crudeli possibili, lo sfruttamento di persone, minori, bambini: stiamo assistendo, permettetemi l’espressione, a un sacrilegio contro l’umanità, perché l’uomo è sacro, è immagine del Dio vivente. Ed ecco fatto, il Padre ha detto: “Fermati e vieni da me!” Questo è quello che vedo nel mondo “. La misericordia c’è: non racchiude l’uomo e il mondo nella condanna, ma apre loro la via alla riconciliazione e al perdono. E la via per questa riconciliazione non è altro che Cristo. “Perché, come dice san Paolo, è proprio Dio che, in Cristo, ha riconciliato il mondo con lui” (2 Cor 5:19), Cristo che, quindi, è realmente posto come “il mediatore tra Dio e gli uomini ”(1 Tm 2,5) e“ chi è la nostra pace ”(Ef 2,14). “Chi non ha conosciuto il peccato, Dio lo ha identificato con il peccato per noi, affinché in lui possiamo diventare giusti nella stessa giustizia di Dio” (2 Cor 5,21) .1 Il mistero della Croce è l’asse di quest’opera di riconciliazione quando Gesù prese su di sé tutto il peso dei nostri peccati (cf. Is 53, 4-7) che pesa su ciascuno di noi, perché “Dio ha rinchiuso tutti gli uomini in rifiuto di credere per mostrare misericordia a tutti ”(Ro 11:32). Tuttavia, il perdono e la misericordia ricadono su di noi senza che facciamo nulla? No, ci viene chiesto di essere attivi e aperti al pentimento. Paolo ci supplica: “Nel nome di Cristo, siate riconciliati con Dio” (2 Cor 5,20). E per facilitare quest’opera di conversione, è stato istituito “un ministero di riconciliazione” (idem v. 18), che rende alcuni più particolarmente “ambasciatori di Cristo” (idem v. 20). Detto questo, possiamo cominciare a rispondere alla domanda posta all’inizio: come possiamo noi come monaci, e per alcuni sacerdoti, partecipare al Giubileo della Misericordia proclamato da Papa Francesco? Inserendoci come meglio possiamo nel ministero della riconciliazione annunciato da san Paolo. Questo ministero riguarda più visibilmente gli apostoli e tutti i ministri del sacramento della remissione dei peccati, ma non solo, né forse prima, poiché ogni credente, in virtù del suo battesimo, è chiamato a lavorare per vincere le forze del male in il mondo. La missione di ogni persona battezzata è quella di cooperare all’opera di redenzione, fare propri i pali della venuta di Cristo sulla terra e stare accanto al Salvatore in modo che la Vita possa trionfare sulla morte e su Colui che semina la morte. e mentire. A coloro che hanno scelto di vivere il più vicino possibile al Vangelo, questa missione e questo ministero sono stati affidati in modo speciale e urgente, siano essi legati a Cristo solo dai voti o ricevuti inoltre il sacerdozio sacramentale. Alcuni esempi ce lo dimostreranno, sia nella vita della Chiesa che nella letteratura contemporanea. Penso quindi al parroco di Ars, padre Pio e Martha Robin, ma anche allo staretz Zosime di Dostoevskij, il “santo di Lumbres” di Bernanos (Sotto il sole di Satana) o al parroco degli “angeli neri” Mauriac. Tutte figure che sono state scelte per essere particolarmente unite a Cristo nella sua lotta contro le forze del male e che hanno dovuto affrontare, anche fisicamente, attacchi demoniaci. In ciascuna delle loro vite, ciò che predominava era il confessionale o l’intimo accompagnamento delle anime. Portarono i pesanti fardelli dei cuori così come il peso dei peccati di tante persone, e così facendo cooperarono alla liberazione dei cuori e permisero a un raggio di luce e di grazia di penetrare così tante coscienze oscurate. . Portando questo peso del peccato, divennero importanti figure cristiane, uomini e donne in cui la grazia della redenzione divenne molto vicina e visibile, una grazia da cui divennero, al loro posto e al loro tempo, mediatori privati. Vorrei citare alcune righe di Bernanos particolarmente chiare su questo argomento: “Riflettendo sul suo lungo ministero di confessore, il parroco di Lumbres dubita non di Dio, ma dell’uomo. Mille ricordi lo premono: sente le lamentele confuse, i balbettii pieni di vergogna, il grido di dolore della passione che sta scivolando via e che una parola ha inchiodato, che la parola lucida ritorna e si spoglia viva … vede i poveri volti sconvolti, gli sguardi che vogliono e non vogliono, le labbra sconfitte che si rilassano e la bocca amara che dice no … Tante false rivolte, così eloquenti nel mondo, che vedeva ai suoi piedi, risibili! Quanti cuori orgogliosi, dove un segreto marcisce! Così tanti vecchi, come bambini orribili! E soprattutto, a fissare il mondo con sguardo freddo, i giovani avari, che non perdonano mai. Oggi, come ieri, come il primo giorno della sua vita sacerdotale, lo stesso … ”2 (G. Bernanos, Romance Works, p. 235). Come monaci e sacerdoti, durante questo Giubileo, abbiamo il nostro posto al loro fianco quando entriamo, per quanto la grazia e il bene ci permetteranno, proprio nel punto di intersezione quando la volontà universale di salvezza di Dio si incontra con il mistero dell’iniquità non meno universale. Per la nostra vocazione a una vita di preghiera vicino a Dio e conoscendoci con un’acuta coscienza di peccatori perdonati, siamo chiamati a diventare canali di perdono e riconciliazione per gli altri. Questa è l’opera di misericordia a cui Cristo ci invita oggi. Posso suggerirti e offrire un modo concreto per il tuo libero apprezzamento? Sarebbe quello di offrire durante l’anno giubilare una volta al mese, preferibilmente di venerdì, un’eucaristia in cui ognuno farà uno sforzo speciale per unirsi a Cristo nel portare il peso del male nel mondo. e pregare affinché i cuori e le coscienze si aprano a ricevere la grazia del perdono e della riconciliazione. Possiamo farlo in unione con Maria che stiamo iniziando a celebrare questa sera e che la Chiesa chiama “la Madre della Misericordia”. Rimase ai piedi della Croce, collaborando affinché i frutti della Croce si diffondessero il più possibile nello spazio e nel tempo.

Amen.

Fr Marcellin

Dom Marcellin

Una Risposta

  1. Amen.Grazie.Grazie.Grazie.

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