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Attendendo il Santo Natale (parte prima)

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Carissimi amici lettori, da oggi e per i successivi due articoli vi proporrò, un testo estratto dal libro “Ecole de silence”. Il lungo sermone, che ho diviso in tre parti, è stato concepito da un priore certosino per la propria comunità monastica, ed è una preparazione per la venuta di Gesù Cristo nella nostra anima. Credo sia il modo migliore per attendere il Santo Natale. Meditiamo su queste sagge parole…

*******

Sai che il nostro Dio infinitamente saggio ha creato questo mondo in modo tale che, nell’ordine naturale come nell’ordine soprannaturale, tutto risponde e corrisponde.

Le cose inferiori sono l’immagine delle cose superiori. Così la nostra vita animale e la nostra vita spirituale presentano su diversi punti un’ovvia analogia. L’anima nasce alla vita di grazia, si nutre dei sacramenti e della parola di Dio, può diventare la sposa di Nostro Signore e acquisire un’immensa fecondità spirituale. Può anche, purtroppo, morire di peccato. Proprio come la carne, quindi, ha salute e malattia, nascita, crescita e fioritura.

Allo stesso modo, le cose esteriori sono come i riflessi delle realtà interiori. L’anima ha le sue sorgenti molto più belle di quelle della natura, e anche inverni più terribili; ha le sue serate autunnali e i suoi pomeriggi estivi. Tutte le cose sono collegate tra loro, intrecciate come in una cornice divina, come in un romanzo infinitamente complicato per noi, infinitamente semplice per Dio che solo conosce l’ultima parola.

Quindi c’è di nuovo una stretta somiglianza tra la vita e le azioni di Nostro Signore in Giudea 2000 anni fa e la sua vita e le sue azioni nei nostri cuori; tra la sua nascita a Betlemme, la sua morte e la sua risurrezione da un lato e, dall’altro, il suo ingresso nella nostra anima a cui si unisce, attraverso le sofferenze che sopporta con lei, e infine la gioia di l’anima che ha superato vittoriosamente le sue prove e che risorge con Gesù per l’eternità.

È in questa luce della corrispondenza della storia della Redenzione con la storia della nostra anima che vorrei dare uno sguardo oggi con voi al periodo che ha preceduto e preparato la venuta di Nostro Signore. su questa terra.

Sono tre le persone che hanno un ruolo immediato nella preparazione della festa del Natale: la Santissima Vergine, San Giuseppe e San Giovanni Battista.

È su quest’ultimo che vi parlerò questa sera.

Ricordate quello che Nostro Signore stesso ha detto di lui nel vangelo di oggi: “Chi è quest’uomo che la gente vedrà e sentirà nel deserto? Eppure non è un principe vestito di magnifici tessuti, ma è più grande di tutti i principi e anche di tutti i profeti, perché è l’angelo, cioè l’inviato di Dio. chi mi prepara la via. E nessuno è più grande di lui tra gli uomini ”(Luca 7, 24-28).

C’è già in queste poche parole, un insegnamento singolare. Il più grande degli uomini, non è quello che conquista imperi o che costruisce città, che già conoscevamo, ma non è nemmeno quello che compie grandi virtù, penitenze e miracoli. No, è più semplice di così: il più grande tra i figli degli uomini è quello che prepara la via a Dio.

C’è un grande, mostruoso errore che è comune a tutti noi e che non riusciremo mai a sradicare completamente. L’errore qui è: immaginiamo sempre che faremo qualcosa da soli, facciamo più o meno affidamento sulle nostre forze. Ma da soli, come Nostro Signore dice altrove nel suo Vangelo (Luca 12:25), non siamo in grado di aggiungere un piede alla nostra altezza. Questo è vero in tutto, ma è vero soprattutto per quanto riguarda la vita di preghiera, la vita interiore. Non possiamo darci le grazie di cui abbiamo bisogno, grazie di luce e di amore, grazie di forza e dolcezza, siamo mendicanti e peggio di così, perché non siamo nemmeno in grado, spesso, di esprimere i nostri bisogni, per conoscerli; lui no

Questa vita di preghiera, questa luce e questa forza soprannaturale che ci permetterebbero di vivere continuamente alla presenza e nell’amicizia di Dio, questo è però ciò che tutti desideriamo avere. E infatti per noi è fondamentale acquisirlo se vogliamo raggiungere l’ideale che ci siamo prefissati entrando in Certosa. Ma se, come abbiamo appena affermato, non possiamo ottenerlo da soli, cosa faremo?incrociare le braccia? No, non proprio, faremo quello che ha fatto San Giovanni Battista; preparare la via a Nostro Signore.

E notate bene, questo non è un lavoro da poco, né un compito facile che uno può intraprendere nel tempo libero e finire senza troppi sforzi. Non possiamo darci affatto queste grazie, ma possiamo prepararci a riceverle, dobbiamo prepararci ad esse rimuovendo gli ostacoli: e questa è sia un’opera di forza che di pazienza in cui ciascuno di noi deve applicarsi costantemente. Ed è un’opera che richiede generosità, come ci dice Nostro Signore, parlando ancora di san Giovanni Battista: poiché la via per il cielo è aperta, possiamo conquistarla, ma a condizione di fare violenza a noi stessi e per non risparmiarti. “Da San Giovanni Battista, il Regno dei Cieli ha subito violenze, e sono i violenti che prevalgono con la forza” (Matteo 11)

Ma colui da cui oggi vogliamo trarre una lezione – San Giovanni Battista – specifica ancora un po’ quale deve essere questo lavoro che faremo nella nostra anima. Queste sono le sue parole: “Io sono la voce di Lui che grida nel deserto: Preparate le vie del Signore, livellate i suoi sentieri, ogni valle deve essere riempita e ogni montagna e collina deve essere livellata. Ciò che è piegato deve essere raddrizzato e ciò che è irregolare deve diventare uguale ”(Luca 3).

Pensiamo un po ‘a queste parole: cosa significava il misterioso precursore, nutrito di miele selvatico e cavallette, in che senso livellare i sentieri della nostra anima, riempire le nostre valli, livellare le nostre montagne? Come equalizzare la nostra anima in modo che Nostro Signore possa facilmente venire lì, penetrarvi e stabilirsi lì?

Continua…

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