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  • Memini, volat irreparabile tempus

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Attendendo il Santo Natale (parte terza)

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Si conclude con la terza parte lo splendido sermone del priore certosino. Ormai ci siamo quasi all’arrivo del Bambino Gesù, l’attesa sta per finire.

*******

“Riempite le valli, raddrizzate i sentieri del Signore …” Abbiamo detto cosa si intendeva per distruzione e livellamento delle montagne della nostra anima; ora ecco cosa si deve capire senza dubbio quando San Giovanni Battista ci parla di riempire le valli: sono, mi sembra, le nostre avversioni e i nostri risentimenti, le nostre paure e le nostre tristezze, insomma, da tutti i sentimenti dolorosi dell’anima. Dobbiamo anche dominarli e superarli affinché l’invisibile processione della grazia divina possa attraversare senza ostacoli il cammino del nostro cuore.

Non c’è quasi bisogno di soffermarsi su quei lati negativi dell’indifferenza e dell’uguaglianza soprannaturale in cui le nostre anime devono essere stabilite, per quello che abbiamo detto sui pericoli delle gioie naturali o dei desideri umani, e miserie che queste passioni comportano, potremmo naturalmente ripeterlo dei sentimenti opposti. Ciò che è dannoso per l’anima non è precisamente la gioia o il dolore, è la sensibilità alle cose di questo mondo.

C’è, ci dice san Paolo, una tristezza secondo Dio e una tristezza secondo la carne. Quando pensiamo di aver offeso Dio così tanto e di aver fatto così poco per la sua gloria, quando siamo consapevoli dei milioni di offese che vengono costantemente fatte alla divina Maestà, sicuramente soffriamo. Ma è una sofferenza calma e serena che non priva l’anima della sua pace. Ci spinge e ci dà forza per il servizio di Dio. È lei che rende i religiosi umili e generosi, espiazione e riparazione delle anime. È in questo stato d’animo che diceva San Paolo: la tristezza secondo Dio dà lo spirito di penitenza (2 Corinzi 7:10).

Ma la tristezza secondo il mondo, aggiunge, causa la morte. La tristezza secondo il mondo, è quella che deriva dall’amor proprio ferito o privato dei beni che brama. Un superiore ci fa un’osservazione piuttosto dura o ci ha rifiutato qualcosa. Un collega ha pensato che fosse suo dovere denunciarci quando eravamo in colpa … Immediatamente, il nostro cuore si ribella, ci vengono tutti i tipi di cattivi pensieri e se non stiamo attenti, se non reagiamo energicamente, ci sentiamo presto le nostre anime sono tutte turbate e Dio ci lascia. Abbandonarsi a tali stati di amarezza così come abbandonarsi alla malinconia dei ricordi e dei rimpianti, questi sono, per un religioso, difetti che manifestano una mancanza di vita interiore, rapporti molto rilassati e rallentati con il Buon Dio, e che promettono, se li rinnoviamo, di raffreddare e infine di spegnere ciò che può ancora rimanere nell’anima del focolare primitivo di pietà e fervore.

A proposito, facciamo una menzione speciale al cattivo umore. Un monaco, un cuore che si è veramente donato a Dio, non deve mai arrabbiarsi. Se ci arrabbiamo, è sempre per motivi di autostima. Gli insulti che crediamo di subire, l’indignazione per le colpe altrui, la rivolta di fronte alle ingiustizie e alle calunnie di cui siamo oggetto: tutto questo non esisterebbe se avessimo veramente dato tutto il nostro cuore a Gesù, e se non cercavamo più le nostre comodità, le nostre consolazioni e le meschine soddisfazioni della nostra piccola persona.

E c’è ancora una tristezza che non dobbiamo permettere che penetri nella nostra anima, una tristezza più profonda e pericolosa di ogni altra, senza dubbio, perché più intima. È lo scoraggiamento. Non ignori che la purificazione dell’anima avviene attraverso una serie di prove interiori o esteriori, tanto più benefiche quanto più si sopportano con più coraggio. Come sopportiamo una prova per uscirne più puri, più forti, più uniti a Dio? Non lasciandolo penetrare in fondo alla nostra anima: dicendogli di no.

No ! amarezza, scrupoli schiaccianti, dubbi sulla mia predestinazione, stanchezza spirituale, disgusto, disgusto, stanchezza, oscurità, oscurità, purgatorio e inferni interiori, no! non abbasserai la mia fiducia. Non sento più niente, non vedo più niente, ma voglio ancora credere e sperare in Dio.

Rimarrò fedele alla mia vocazione e al mio ideale di devozione e abbandono a Dio, anche se la tempesta spirituale soffia dieci volte più forte.

Conosco anime che per anni hanno combattuto in questo modo contro il dubbio, lo scrupolo e l’angoscia, che si sono forgiate così un temperamento d’acciaio e che, oggi, nella gioia dell’unione profondi e continui con Dio, benedite questi anni di tormento che sembravano non finire mai e li hanno preparati e maturati alla beatitudine presente.

Ma so che tali promesse fanno poco per alleviare l’anima alle prese con queste tempeste. È proprio questo il carattere che rende queste prove così difficili: nessun aiuto esterno può alleviarci e siamo in qualche modo certi che non finirà mai. Ricorda solo che più siamo vigili ed energici, per rifiutare l’ingresso dei nostri cuori a questi aliti di disperazione, più velocemente il demone si stancherà e maggiore sarà la raccolta delle grazie quando il sole della pace risorgerà di nuovo.

Perché questo è l’esempio e il silenzioso consiglio che ci ha dato il Precursore: taglia corto e attacca il male dalla sua radice. È così che ha fatto lui stesso: lasciare il mondo, la sua famiglia, i suoi beni e gli amici giovanissimi per andare a vivere da solo nel deserto. Non si può dire abbastanza quanto questo sia importante nelle opere e nelle lotte della vita interiore: guardare gli inizi, non fare piccole concessioni. Non appena ci accorgiamo di una cattiva tenerezza o di un pensiero maligno, presto, fate come San Giovanni Battista, voltate le spalle e coraggiosamente ritiratevi nella solitudine interiore dove Gesù ci attende. Non giochiamo, non giochiamo con pensieri sensuali o con pensieri di scoraggiamento: stiamo alla porta del nostro cuore, come un soldato armato di spada a doppio taglio, e non lasciare che passi nulla che non porti il marchio del soprannaturale e il marchio del divino.

Questo principio è così importante che vorrei inciderlo nella tua memoria con alcuni esempi. Considera un fiume alla sua sorgente: com’è facile deviarne il corso! Un bambino può farlo scavando un piccolo fosso nel terreno. Ma se aspettiamo che il fiume abbia corso per 50 chilometri, diventa umanamente impossibile cambiare direzione. È lo stesso con i cattivi pensieri. Quando sono appena nati, ci vuole solo un po’di forza di volontà per distrarre l’attenzione. Ma se aspettiamo finché non hanno invaso l’anima e l’hanno riempita con le loro onde impure, portando a concessioni dopo concessioni e colpe dopo colpe, naturalmente, sarà ben altra cosa sbarazzarsene.

San Giovanni Battista senza dubbio giudicava che l’uomo nel mondo fosse come un albero piantato in un terreno cattivo. Se lo strappiamo molto piccolo e lo trasportiamo in un buon terreno, crescerà e darà frutti. Questo è quello che ha fatto per se stesso quando ha lasciato il mondo così giovane. È così facile tirare su un piccolo germoglio di un abete: ma tirare su un grande abete è impossibile. Se l’albero è stato piantato in un luogo sfavorevole dove ha preso la direzione sbagliata, e avete aspettato troppo a lungo per trapiantarlo, non resta che una cosa da fare: tagliarlo e gettarlo sul fuoco. Perché il nostro Signore ci avverte: ogni albero che non dà nulla di buono per la vita eterna sarà gettato nel fuoco (Matteo 3, 10).

Imitiamo dunque questo santo, selvaggio e gentile, questo mangiatore di insetti e miele che fu in qualche modo il primo certosino; siamo vigili, energici e veloci nella lotta con noi stessi, abbreviamo ciò che ci impedisce di vivere uniti al buon Dio. Possiamo dire che questo amore per le soluzioni radicali è caratteristico dello spirito monastico e soprattutto dello spirito certosino. Ed è, in fondo, ciò che è più abile. Perché è più facile rinunciare del tutto, completamente, tutto in una volta a ciò che ci turba e ci infastidisce (ad esempio una curiosità, un desiderio di vanità) che volerlo accontentare a metà rimanendo nell’amicizia di Dio. Un’anima divisa è un’anima infelice. Coloro che non pensano affatto a Dio possono assaporare i piaceri grossolani dei sensi. Coloro che si donano totalmente al Buon Dio sono felici come gli uccelli, come i bambini, come gli angeli, perché non hanno più preoccupazioni.

Ma quelli che vogliono dare pur conservando, essere sia a Dio che a se stessi, avere le consolazioni di Gesù e ancora altre consolazioni, questi sono sempre preoccupati, titubanti, turbati. Non possono essere felici. Quindi, per avere successo nella vita interiore come in ogni cosa, ricorda questi due consigli: osserva gli inizi ei principi e non prendere mai mezze misure.

In conclusione, diciamo una parola su ciò che accade nell’anima quando ha seguito fedelmente il consiglio di San Giovanni Battista e si è purificata dalle gioie e dai dolori dell’amor proprio, quando non si lascia più trasportare dai piaceri, grandi o piccoli, né sopraffatti da dolori e fastidi.

Questi affetti e queste passioni, questi affetti su noi stessi o sugli altri, questi desideri e queste amarezze avevano fatto perdere alla nostra anima la sua serenità: era agitata da ogni genere di movimento che non permetteva più alla luce di attraversarla.

Ora lo abbiamo stabilizzato con calma e vediamo: è come un’acqua che, tempo fa, era agitata e turbata, e che viene lasciata riposare per qualche istante. Il disturbo scompare gradualmente; riacquista la sua limpidezza, la luce del sole lo attraversa di nuovo e vi si riflette come in un cristallo. Così fa la luce di Dio nell’anima dove si è placato il tumulto delle passioni egoistiche: quest’anima trova la pace e la fiducia e la luce dolce della fede. Eccola di nuovo, tutta limpida e schietta come acqua pura, leale a Dio ed a se stessa, umilmente benefica, gentile, caritatevole con gli altri nelle cose piccole come in quelle grandi.

Noi persone sole possiamo fare molto per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, semplicemente offrendo a Dio un cuore calmo, pacificato dal sacrificio, dove Dio può venire e riposare come il raggio di sole nel cristallo, Riposarsi, dico, moltiplicarsi in qualche modo, e risplendere con lucidità di fede e consolazione di speranza sulle anime che ci sono vicine e su quelle che sono lontane da noi, in questo mondo e nell’eternità.

Un chartreux

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