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La Grangia di Tecchiena

Tecchiena

Torno oggi a parlarvi di una grangia, etimologicamente deriverebbe dal francese arcaico “granche”, che a sua volta verrebbe dal latino volgare “granica”, ed indicherebbe il luogo dove si conserva il grano (granarium).

Furono vere e proprie tenute agricole in cui fratelli conversi e donati lavoravano sotto la direzione di un Magister Grangiae, essi oltre a lavorare in loco dormivano, mangiavano e pregavano. Si resero indispensabili quindi la costruzioni di un dormitorio, un refettorio ed una cappella (oratorio).

Quella di cui oggi vi parlerò, è la Grangia di Tecchiena di proprietà dei certosini di Trisulti.

Castello grangia Tecchiena

La storia

In zona di confine tra Alatri e Ferentino, in provincia di Frosinone, sorge un castello di pianura, il cosiddetto Castello o Grangia di Tecchiena. Il Castello di Tecchiena, sorse intorno all’anno Mille, nel corso dei secoli fu più volte distrutto e ricostruito. Venne fortificato con una poderosa torre di guardia, un muro di cinta ed un leggendario cunicolo segreto, utilizzato in caso di pericolo dalla popolazione circostante per potersi rifugiare al suo interno. Papa Innocenzo IV nel 1245 incamerò il castello come feudo del papato. Nel 1395 fu deciso di cederlo ai certosini di Trisulti che lo trasformarono in una grangia, ovvero un importante centro agricolo, che i monaci gestirono fino agli inizi del Novecento. Grazie alla alacre presenza dei certosini, il castello prosperò e così tutta la comunità di Tecchiena godette di tanti benefici, furono redatti infatti degli Statuti che ne regolavano la vita sociale, lavorativa e religiosa. I certosini, con questa Grangia oltre a soddisfare il fabbisogno alimentare della certosa di Trisulti, mantennero in quei luoghi condizioni di pace per cinque secoli, elessero anche un castellano, a cui era affidato il compito di fare osservare gli Statuti. I certosini furono impegnati a Tecchiena come agricoltori, allevatori di bestiame ed artigiani. Essi si curavano delle necessità delle popolazioni circostanti, sostenendo soprattutto i poveri. Ma dopo tanto benessere, sopraggiunse il tempo delle soppressioni degli ordini monastici. La prima avvenne nel 1789, la seconda nel 1810 e la terza nel 1849, durante questi tragici eventi la grangia fu selvaggiamente saccheggiata, mentre i certosini furono allontanati e reintegrati. Il periodo buio continuò fino all’ultima soppressione avvenuta nel 1873, quando il Demanio prese possesso dei possedimenti monastici. L’Ordine certosino, resosi conto che la certosa di Trisulti non poteva fare a meno dei possedimenti di Tecchiena, operò uno sforzo economico per riacquistare dallo Stato nel 1874 la Grangia. Essendo formalmente ancora soppresso, l’Ordine non poteva intestarsi nulla, ragion per cui escogitarono di intestare a due soggetti la proprietà. I monaci Dom Michele Duca, il Priore, e don Benedetto Giovannangeli benedettino di Fossanova, divennero proprietari a nome dell’Ordine, ed in nove anni di incessanti mediazioni finanziarie venne ristabilita la quiete. Ma purtroppo, nell’arco di otto mesi, tra il febbraio e l’ottobre del 1887, morirono. Finalmente, dopo un ventennio di estenuanti vicende giudiziarie, i monaci riebbero di diritto la loro Grangia. Ma l’annosa vertenza per la tenuta ed il ridotto numero di monaci agricoltori, artigiani ed allevatori di bestiame si era notevolmente assottigliato, e quindi ciò indusse i certosini di Trisulti a svendere malvolentieri la Grangia di Tecchiena. Il 2 marzo 1918, l’ acquirente Arturo Pisa, un mercante ebreo, entrò in possesso del castello e della tenuta, di ben 969 ettari e «di ricche suppellettili e di attrezzi e di macchinari e di scorte». Si concluse così la presenza certosina che perdurava da oltre cinque secoli, Vari proprietari si susseguirono nel corso dei decenni successivi, nei quali la fisionomia della superba grangia svanì lentamente.

grangia tecchiena

La struttura

Il complesso della Grangia di Tecchiena, è ancora oggi costituito dal castello, dalla chiesa di San Bartolomeo e dai granai. Nei pressi del complesso, che rappresenta il più bell’esempio di architettura settecentesca presente in quei territori, sono visibili anche alcune antiche rovine di quello che doveva essere il borgo dei contadini. Il Castello Grangia di Tecchiena è oggi una proprietà privata, e l’imponente struttura appare come una dimora abbandonata, mentre la sola parte che dà sul piazzale interno è ancora ben tenuta e sembra pulita. Sul monumentale portone esterno che immette all’interno della Grangia, alzando gli occhi, si scorge ancora intatto, uno stemma con il monogramma certosini CAR di «Cartusia» All’interno dovrebbe essere ancora presente quella che era la primitiva chiesa del castello, già intitolata a San Silvestro. Le poche immagini che vi offro sono solamente dell’esterno, poichè nessuno può accedervi, e ciò è un vero peccato poichè si potrebbe prevedere di consentirne l’accesso per visitarlo, essendo un monumento testimonianza di un passato glorioso, e pregno di storia.

entrata Grangia con Car

Cart

«La tenuta dei Certosini chiamata Ticchiena è uno dei più ricchi possedimenti della Campagna. Mille coloni la coltivano, agricoltori che pagano l’affitto dei campi in natura o col proprio lavoro. Sei frati laici amministrano la tenuta e di quando in quando abitano la fattoria. Grano, olio, vino e frutta vi si raccolgono in quantità. La rendita è impiegata ai diversi scopi del monastero, fra i quali primeggia la beneficenza. Il nome della Certosa di Trisulti è benedetto e lodato in tutta la contrada»
(Ferdinand Gregorovius, “Passeggiate per l’Italia”)

4 Risposte

  1. la grangia certosina sarà mio prossimo progetto di studio e questo scritto mi è particolarmente prezioso

  2. Grazie mille per questi articoli. Sarebbe possibile avere di tanto in tanto, i sermoni del dom Porrion? Grazie. Cordialmente.

  3. Mi trovo in ospedale dal 12, anche se in miglioramento, vi chiedo una preghiera. Grazie

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