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Il canto dei certosini V

800px-ChantGrégChartreuse

Prosegue oggi l’approfondimento sul canto certosino, estratto dal testo scritto da Dom Benoit du Moustier Lambres, quindi fonte fedele, ed esplicativo sul canto dei certosini.

Ecco a voi il quinto capitolo….

LE CHANT DES CHARTREUX

Dom BENOIT-M. LAMBRES, O. Cart. (certosa di La Valsainte)

LE BARRE MUSICALI E LA TRADIZIONE RITMICA

Il primo mss. cartusiens contengono molti esempi di disaggregazione dei neumi, isolamento di una prima nota, corrispondente a allungamento di queste note nei mss. Sangalliens, Metz e Chartres, o come questi mss. i ritmi indicano l’allungamento dalla forma del neume, o da le lettere a o t oppure usano lo stesso processo di disaggregazione.

Così, all’inizio dell’ultima frase melodica dei Repons-graduels del 2 ° modo e dei loro versi,

(Sabato del IV Tempi di Avvento), la formula la-do-si-la-si a, in S e Ma, come in ed. Vaticano, il primo ad isolarla, che spesso si ritrova, ma non regolarmente in luoghi paralleli. Questa incostanza dà pensa che qui l’isolamento non è altro che una traccia grafica di un’estensione cade in disuso, soprattutto perché l’importante mss. contemporanea A33 Mi scrive comunemente la-do in podatus qui. Nell’Introibo Comunione di Sexagesime, sull’etificate, il ms. S,Gr, Ma e I7 ricordano l’effetto del lungo podatus di mss. Sangalliens isolante, con il graduale di Laon (Pal. Mus., t. X, 9 / Ioe s.) e Gde Chartr.80o, la sua prima nota.

Questi esempi, che potremmo moltiplicare a nostro piacimento, sembrano dimostrare che nel XI° secolo, anche se la disaggregazione dei neumi nei mss.cartusiens a volte era più di una semplice reminiscenza grafica, l’allungamento non era più osservato ovunque.

Da prima del primo Capitolo Generale (II40), ci sembra di aver voluto fissare e standardizzare per tutti i certosini ciò che abbiamo sentito osservare sfumature ritmiche della tradizione universale, che l’uso aveva conservato. A tal fine, i certosini hanno introdotto le barre che sono in tutti i loro Graduali del 12 ° secolo, tranne il Gr che è stato adattato dal romano (Grenoble?) Per uso certosino, verso la fine dello stesso secolo. Queste barre – di cui, per il ms. che attualmente è il nostro A33, il Pal. Dovere. Io, ho notato che risalgono molto vicino allo stesso periodo in cui questo gradualeche è stato scritto – può essere trovato in tutti i primi mss. cartusiens a mermes posti.

Queste barre formano quindi un sistema.

Il compito principale del Capitolo Generale del 1141 è stato quello di stabilire, nella confederazione dei primi certosini, uniformità liturgica. Adesso due brani che da quella data furono esclusi dal repertorio, l’Alleluia Regnavit Dominus Deus noster onnipotens e l’Offertorio Viri Galilaei, portano le barre in A33. Queste barre risalgono quindi a prima del 1141. Da quel momento in poi, non è più improbabile che le barre siano state aggiunte per prime in questo graduale A33, e che il Capitolo del 1141, volendo uniformare anche in materia ritmica, ha adottato il sistema e lo ha esteso all’intero Ordine. Con una frequenza sorprendentemente, queste barre corrispondono alle indicazioni ritmiche di mss. Sangalliens, Metz, Chartres, che sembrano avere una missione da ricordare.

Altre barre fissavano la distinzione dei neumi, in un momento in cui la notazione Aquitania, evolvendo verso una notazione quadrata, tendeva sempre più a non confondere più i neumi dissolvendoli. C’erano ancora le barre che indicavano quali note appartenevano a tale parola o sillaba.

Per i monaci di quel tempo, in breve, stavano arrivando aiuti alla memoria in aiuto delle tradizioni ancora vive; per noi è un “sistema” non molto sistematico e abbastanza confuso. Solo un attento confronto e supportato con mss. i ritmi, soprattutto Sangallian, ci permettono di distinguere le battute che ricordano le sfumature ritmiche, quelle con un altro significato e per avere un’idea approssimativa di cosa che i primi certosini avevano preservato dalla tradizione ritmica di una volta.

Il problema del significato delle barre si pone anche ai Cistercensi, Domenicani, Francescani e altri, che li hanno anche nei loro Mss. Sembra, tuttavia, che i certosini siano stati i primi a farne uso “sistematico”. Poiché questi segni si trovano in due pezzi della A33 graduale che non furono più cantate dopo il 1141 dovevano essere state messe lì prima di questa data. Questa era avanzata esclude per i certosini la soluzione ingegnosa che ci è stato proposto da un dotto liturgista francescano: per mezzo delle barre, avremmo provato ad applicare teorie semimetriche al canto gregoriano di Giuliano di Guglia e Girolamo di Moravia 0. P. (XIII secolo); tentativo, che, non sarebbe riuscito.

Il parere espresso da R. P. Delalande, O. P. nel suo libro “Le Gradueldes Precheurs “(Parigi 1949), vede in queste barre, chiamati da Humbert de Romanzi nel suo prototipo Antifonario domenicano? “Virgulae pausarum”, tutte pause nella respirazione, rese necessarie dall’aumento di peso aumento dell’esecuzione. Ma questa ipotesi è esclusa per i certosini dal fatto che alcuni mss. a volte hanno barre che incorniciano una singola nota.così, per esempio, all’Adjutor Repons-gradual di Septuagesima, il primo la nota di in aeternum è incorniciata tra due battute in A33 e Ma, mentre S, 17 e 31 accentuano la disaggregazione da una barra solo dopo questa stessa nota. Calcoli molto precisi di Dom Amand Degand, esposti nel suo opera segreta su “Tradition in Carthusian Chant” (I9I5) – demone- al contrario, la canzone dei primi certosini doveva essere abbastanza vivace e vigile. È soprattutto del XIV secolo. che, sotto influenze varie – la decimazione dei cori monastici dalla grande peste, la perdita del significato “ gregoriano ” della moda per dechant e polifonia – la pianura la canzone diventa pesante e lenta. Allora è stato abbastanza naturale prendere respiro in luoghi dove originariamente si praticavano le sfumature ritmico. Il che ha cambiato impercettibilmente le barre di richiamo di queste sfumature (più osservate), nelle battute di pausa.

Il trattato Opus Pacis de correctione librorum in ordine cartusiensi di un certo tale Dom Oswald de Corda, monaco della Grande Chartreuse, – morì nel 1437, come Priore della Scottish Charterhouse of Perth – già visto in questi bar pause, ma non obbligatorie, e non ha ritenuto necessario metterle nei libri che non ne avevano uno.

Le pause respiratorie obbligatorie sono state quindi regolate, in Chartreuse come altrove, da principi che ci sono stati trasmessi da una compilazione di un monastero certosino anonimo del XIV secolo . Si legge: Ibi quoque in uocibus fiat respiratio, ubi in sensu litterarum congrua est repausatio, ut uerborum e cantus una possit esse distintio. E ancora: Item curandum est ut plena respiratio, si fieri potest, non fiat nisi ubi distinctiones terminur, que omnia assiduo jugique meditatione notanobis esse poterunt.

Questo spiega perché, ad esempio, l’antifonario manoscritto della Certosa di Gosnay, data I537 (Gde Chartr., Ms. 817), non include niente pause barre, tradizione vivente che lo soppianta.

I copisti certosini degli ultimi secoli del Medioevo, non sapendo sempre più il significato delle barre le trascurava sempre di più, in modo che è spesso impossibile per noi capire il perché di questo e di quelle barre perso in mss. tardi. Nel XVI secolo la situazione era diventato così confuso che R. Padre Generale Dom Jean-Michel de Vesly (I594-I600) portò alla Grande Chartreuse un monaco dellaVal-Saint-Pierre, noto per essere un grande musicista, per metterlo in ordine. Cosa lui disse – limitandosi al Graduale – nel modo seguente. Si è trovato in presenza di tre categorie di barre: barre che circondano i neumi, barre di raggruppamento, battute ritmiche e di testo. Non capendo il significato loro aveva in mss. dei primi due secoli certosini, ha fatto tutto questo barre indifferentemente mettere in pausa barre, contenuto per sottrarne alcuni solo pochi, soprattutto nei recitativi. Lo sfortunato lavoro di questo Dom Brillot è stato imposto all’intero Ordine. Da questo momento risale questo canto tagliato, ansimante, privo di qualsiasi senso musicale, che era in uso in Chartreuse fino a tempi molto recenti.

Nel graduale del 1897, un numero molto limitato di queste barre di pausa è stato soppresso, ma senza principio o logica. Negli ultimi anni, in tutto l’Ordine, i libri del coro sono stati corretti a matita: le super barre i flussi sono stati eliminati e ad altri è stato dato il significato che ritorno.

In sintesi, possiamo dire che il canto dei primi monaci certosini servivano apprezzabili sfumature ritmiche che si sono mantenute fino al XIV secolo, vale a dire probabilmente più lungo che altrove. Da allora, il canto certosino sembra essere stato rigidamente qualificato: con uguale movimento e con note uguali, senza altre sfumature di durata se non il raddoppio delle finali, soprattutto (e dal XVII secolo, quasi esclusivamente!) della penultima nota di una canto o di un verso. Il fatto che nel XVII secolo abbiamo adottato una notazione un quadrato note senza distinzione di neumi, sembra indicare che, in questo modo, la tradizione egualista è stata preservata senza interruzioni fino ai nostri giorni. E il fatto che la notazione certosina ignora, dall’inizio, i neumi “non-equalists”che sono chiamati epiphonus, cephalicus, salicus e ancus, conferma quello che sappiamo altrove, cioè che questa tendenza ha un’interpretazione equalista si fece sentire alla fine dell’ XI°secolo.

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