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La “casa rifugio” di Burdinne

Burdinne castello

Oggi voglio raccontarvi la travagliata storia della comunità monastica femminile della certosa francese di Notre Dame du Gard, fondata nel 1870 nei pressi di Amiens. Purtroppo, a seguito di nuove leggi anticlericali le consorelle certosine furono espulse e costrette ad abbandonare la certosa. Nel 1903, Dom Dosithée Baudechon, direttore della tipografia situata nella certosa di Tournai aveva acquistato nel 1903, per l’Ordine, un castello di proprietà della famiglia Douxchamps-Zoude, situato nella piazza pubblica nel centro del paese. Fu così che il 12 ottobre del 1906, la comunità di trentatrè religiose, composta da 22 monache, 9 sorelle converse e due sorelle donate, partirono da Le Gard per giungere a Burdinne, in Belgio, dove ricevettero asilo. Qui ripresero la loro vita claustrale nella nuova struttura che conservava il nome di “Notre Dame du Gard”, ma venne però tecnicamente considerata una “casa rifugio”. Dopo qualche anno, nel 1909 fu deciso di aprire un noviziato, mentre il Capitolo Generale del 3 ottobre del 1919, prese la decisione di trasferire le monache da Burdinne a Zepperen nella casa di rifugio della certosa di Glandier, poi fu invece annunciato che le consorelle sarebbero rimaste ancora a Burdinne. Soltanto nel 1920 la nuova priora Madre Marguerite Gouzien, espresse il desiderio di lasciare Burdinne e di fondare una nuova certosa autonoma. A metà giugno del 1927, il Priore Generale Dom Giacomo Maria Mayaud, chiese alla priora di visitare un edificio nell’Aveyron. La struttura parve abbastanza idonea alle esigenze delle monache, e dunque fu deciso di acquistarla. I lavori per la nuova certosa iniziarono immediatamente, pertanto il 3 aprile del 1928, le certosine di Burdinne partirono per insediarsi a Nonenque. Questa era una antica abbazia cistercense riadattata agli usi certosini, le consorelle provenienti da Burdinne si trasferirono ed intitolarono la nuova certosa a “Notre Dame del Precieux Sang”. Il peregrinare di questa comunità monastica era finalmente terminato, ancora oggi Nonenque è una delle due certose femminili francesi dove la vita monastica si svolge nella più assoluta quiete.

Ma che ne fu del castello di Burdinne per anni casa rifugio? Ebbene esso fu venduto e dopo aver avuto diversi proprietari è stato di recente oggetto di restauro.

La vita a Burdinne

Sicuramente non fu facile adattarsi a vivere la vita monastica certosina in un castello situato nella piazza principale del paese e di conseguenza luogo di ritrovo e di chiasso in occasione di sagre e feste. Ciononostante i sacrifici delle certosine furono notevoli, e riuscirono tra tante difficoltà a trascorrere ventidue anni in un luogo poco consono al raccoglimento ed al silenzio certosino. In questo periodo, la comunità che visse questo esilio a Burdinne aveva un’età media di 54 anni, quindi fu un gruppo alquanto giovane. Esse dettero un notevole contributo anche alla popolazione locale, infatti si narra che aiutavano famiglie numerose, davano cibo ai poveri, cucivano, rammendavano calze, riparavano gli abiti a coloro che li introducevano attraverso una “ruota” posta in un locale annesso alla portineria nel cortile del castello. Tutto ciò, non compromise mai lo svolgimento della vita claustrale. Come in ogni comunità femminile vi fu una piccola rappresentanza maschile composta da due padri e e due fratelli conversi. Il padre vicario e il padre coadiutore erano al servizio delle monache per la loro formazione, la loro direzione spirituale e per i sacramenti. I due fratelli laici avevano la funzione di dare un aiuto materiale. Le cronache locali ricordano ancora che un fratello era specializzato nel riparare orologi e l’altro si dedicava con zelo a fare la spesa comprando latte ed uova dai contadini locali.

In questo ventennio le certosine dovettero affrontare anche i patimenti e le turbolenze della prima guerra mondiale. Si narra di un episodio nel quale l’intervento di una di loro risparmiò la distruzione dell’intero paese. Alcuni soldati tedeschi erano stati uccisi in un imboscata in una fattoria, pertanto fu ordinato che per rappresaglia l’intero paese doveva essere dato alle fiamme. Ma grazie ad una monaca presente in certosa di nazionalità tedesca e pare forse conoscente di un soldato germanico, la quale mediò grazie alla conoscenza della lingua e riuscì a dissuadere e rabbonire i militari, che risparmiarono il paese ed i suoi abitanti. La Provvidenza aveva trovato il modo di evitare inutili spargimenti di sangue!

Anche se per soli ventidue anni, la presenza delle certosine fu apprezzata ed ancora ricordata nel piccolo paesino belga.