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Celebrando San Giuseppe

Cappella San Giuseppe (certosa San Martino)

Cari amici, oggi celebriamo la festività dedicata a San Giuseppe. Quest’anno è un pò speciale, poichè il Santo Padre, ha dedicato il 2021 allo sposo della beata Vergine Maria. Il Papa, infatti, lo scorso 8 dicembre ha indetto l’Anno di San Giuseppe, asserendo che: “Il mondo ha bisogno di padri

Per ben celebrarlo, voglio offrirvi una splendida omelia di Dom Pierre Marie Anquez, il Priore certosino che volle offrirla alla sua comunità il 19 marzo del 2001.

Su San Giuseppe

omelia di Dom Pierre Anquez

Carissimi Fratelli,

In questo tempo di Quaresima, quando siamo tutti impegnati a rivedere il nostro percorso spirituale in preparazione alla Santa Pasqua, non c’è niente di meglio che cercare um esempio de vita per completare la nostra preparazione.

Su questa strada troviamo oggi il grande San Giuseppe, il Padre adottivo del Verbo incarnato, compagno amorevole e delicato della Madre di Dio. Il suo esempio può aiutarci, mostrandoci come deve essere la nostra azione davanti a Dio, in considerazione ed adempimento della nostra totale consacrazione a Dio.

Non so se avete notato che, tre volte, sulla stessa pagina del suo Vangelo (fine del primo capitolo e inizio del secondo), San Matteo scrive: “Giuseppe destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva ordinato”.

Mt 1,24: “destatosi dal sonno, fece come l’angelo del Signore gli aveva ordinato”.

Mt 2, 14: “Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto”.

Mt 2,21: “Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele”.

Perciò, San Giuseppe è sempre stato considerato un esempio di obbedienza, un uomo obbediente.

Dio ha voluto un uomo perfettamente obediente per dargli la dignità di prendere il posto del Padre celeste nella vita umana del suo Figlio incarnato. Grande dignità, basata su grande umiltà e obbedienza. Dio, nella sua bontà, ha formato il cuore di Giuseppe per il ruolo di figura umana del Padre celeste accanto a Gesù.

Dio chiede obbedienza a Giuseppe:

– una prima volta, dopo l’Annunciazione, per dirgli di prendere Maria per sua moglie;

– una seconda volta, per fuggire dall’Egitto;

– e una terza volta, per tornare in Israele.

Nella seconda volta, l’angelo gli disse: “Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò”. Le ultime parole ci offrono un dettaglio importante: non c’è spazio minimo per Giuseppe fare la sua volontà e decidere cosa fare; l’angelo è molto chiaro: “finché non ti avvertirò”.

Non c’è spazio per la volontà dell’obbediente: “finché non ti avvertirò “. È così che Dio tratta i suoi amati figli: fammi anche avere il tuo discernimento, la tua azione e lascia a me la decisione.

Detto questo, mi sembra che l’obbedienza sia un aspetto della figura spirituale di San Giuseppe. Appena conosce la volontà del Padre, si conforma senza discutere, senza riflettere, senza preoccuparsi delle difficoltà che dovrà affrontare: Dio è con lui. Fa quello che Dio vuole.

Cari fratelli, lasciamoci guidare dall’esempio di San Giuseppe, per vedere cosa esige dalla nostra obbedienza la nostra vocazione monastica. Gli Statuti, infatti, hanno tutta una dottrina secolare sull’obbedienza; secolare, perché ci viene da San Bruno (nella sua Lettera) e da Dom Guigo, a 25 anni dalla morte del Fondatore. Dom Guigo, in ‘Costumes’, si esprime così: “Se chiunque decide di vivere sotto una regola deve praticare l’obbedienza con grande cura, dobbiamo praticarla con tanta devozione e sollecitudine quanto più rigoroso e austero è lo scopo che abbracciamo; se mancasse l’obbedienza – che Dio non voglia – tanti lavori sarebbero infruttuosi. Da qui la parola di Samuele: “L’obbedienza vale più delle vittime; la docilità è più preziosa che offrire il grasso delle pecore ”(statuti 10.11).

Il pensiero è chiaro: abbiamo deciso di vivere sotto una regola molto esigente e severa. Tocca a noi essere coerenti. Siamo impegnati, per scelta di Dio e anche nostra, su un cammino dove l’obbedienza è seguita con grande rigore. E l’intenzione ispiratrice di quel testo è nelle sue ultime parole: senza l’obbedienza tutti i nostri sforzi sono inutili, sarebbero privi di frutto.

Quindi siamo attenti a capire il suo significato spirituale, perché riguarda la nostra vita. È la nostra vita che è in gioco. Se non sappiamo obbedire, perdiamo tempo qui, nonostante tutti i nostri sforzi.

Ma perché un tale requisito? Risponde San Bruno nella sua lettera: “Perché la vera obbedienza è il compimento della volontà di Dio”. Ogni obbedienza ha sempre l’obiettivo e lo scopo di unirsi a Dio, oltre ai suoi intermediari e mediazioni; obbedire è adempiere quella che sappiamo essere la volontà del Padre nei cieli. E Gesù insegna: per seguirmi, rinuncia a te stesso, cioè alla tua volontà.

Per oggi basta convincerci e rinnovare la nostra convinzione che obbedire è ricevere – attraverso una guida umana – ricevere, ripeto, la tenerezza del Padre celeste che ci genera nella sua vita divina, come ha fatto con Gesù e per Gesù… “Alla ricerca di un atteggiamento di volontaria sottomissione”, che ci unisce a Gesù e al Padre.

L’obbedienza ci mette in contatto con Dio, contatto filiale che ci rende fecondi e ravviva ciò che facciamo: senza quella fecondità, c’è solo sterilità. “Senza obbedienza, non possiamo aspettarci alcun profitto” (Statuti 7.8).

L’obbedienza che promettiamo ci porta a imitare San Giuseppe: “Alzati e resta là finché non ti avvertirò”. Non sarà sempre facile, perché i nostri cuori sono ancora duri. Non sappiamo ascoltare l’angelo che parla così, attraverso il Priore, l’angelo che è Gesù stesso: il Priore agisce come Gesù.

Abbiamo anche, invece di uno, tre angeli che ci trasmettono ciò che Dio vuole da noi: gli statuti, la comunità, il Priore!

La nostra obbedienza finirà sempre per essere dolorosa, prima o poi. Giuseppe, in fuga in Egitto con il bambino e sua madre, com’è stata? E quella di Gesù, com’è stata? Obbedire è rinunciare a se stesso. Siamo ben consapevoli che l’obbedienza che Dio vuole da noi è quella di Gesù, che ha scelto per sé un’obbedienza dolorosa, che dovrebbe diventare la salvezza di tutti noi ed essere coronata nella sua risurrezione. Questa dolorosa obbedienza ci conduce, come Gesù, a una più grande unione con il Padre.

Se fai tutte le tue volontà prima di obbedire, dov’è l’obbedienza?

Se obbediamo quando tutte le circostanze sono favorevoli e abbiamo tempo per farlo, il lavoro sarà fatto, sì, ma non per obbedienza. Offriamo a Dio un’obbedienza senza bellezza che non interessa a nessuno … né a Dio.

Giuseppe si alzò durante la notte e partì per l’Egitto.

Chiediamo al nostro buon Padre San Giuseppe la sua filiale obbedienza. Chiediamola anche a Gesù e Maria.