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Il micologo certosino

Fra Cumino

Il personaggio di cui voglio parlarvi nell’articolo odierno, è un Fratello converso della certosa di Pesio, che si distinse per lo studio della micologia.

La micologia è un ramo della botanica che si occupa dello studio dei funghi.

Ma chi era costui?

Giovanni Paolo Cumino nacque l’8 giugno del 1762 a Revello in provincia di Cuneo, in Piemonte. Egli è il primogenito di otto tra fratelli e sorelle di una famiglia agiata, ciò permise a Giovanni Paolo di studiare a Moretta. Probabilmente gli studi che egli intraprese furono di carattere umanistico, se si considera la notevole padronanza del latino dimostrata dal Cumino nei suoi scritti. Successivamente si trasferì a Torino, dove il 24 maggio 1786 consegue il brevetto di farmacista, all’epoca “speziale“.

In questa permanenza a Torino, incontrò Carlo Antonio Lodovico Bellardi di cui diventa prima allievo e discepolo, poi fraterno amico. Questa amicizia sarà determinante per la passione verso la botanica, la micologia, per nutrire l’interesse verso le scienze naturali, che Cumino coltiverà per tutta la sua vita.

Ma nel 1788, a ventisei anni, decise, di prendere i voti entrando alla Certosa di Pesio come Fratello converso. qui egli vi rimase come vedremo fino al 1802. Difatti con l’arrivo delle truppe napoleoniche, la certosa venne soppressa ed il Cumino si trasferì a Cuneo.

In certosa, grazie agli importanti legami stretti a Torino con professori universitari, medici e botanici intraprese un fitto epistolario ricco di notizie e di informazioni.

Gli argomenti trattati nelle missive sono disparati. Essenzialmente vi sono notizie sulla raccolta di erbe, fiori, piante, funghi, semi, alla quale il Cumino si dedicò con passione.

Si evince inoltre da tale carteggio che Fra Cumino ebbe, a causa della sua passione per la botanica, scontri con il Priore ed i confratelli. I contrasti erano originati a causa di questa sua applicazione che lo assorbiva al punto da ostacolare seriamente la severa vita religiosa intrapresa.

Egli fu lo speziale della certosa e le sue occupazioni non gli permettevano come avrebbe voluto di occuparsi di botanica, infatti in una delle prime lettere scriveva “…vorrei inoltrarmi in questo dilettevole studio botanico ma gli affari della religione e del mio trattenimento farmaceutico il più delle volte mi disturbano…”.

Le sue difficoltà nel coniugare vita religiosa e studi vengono palesate in un’altra lettera, nella quale egli scrive “…dal momento sono uscito dallo scrutinio del Padre Visitatore, il quale mi ha fatto presente molti capi d’accusa che hanno fatto contro di me, e tutti toccanti l’assenza dal Monistero per andare in cerca di erbe…”.

Fratello Cumino era però dotato di una Fede incrollabile, e quindi sostenuto anche dal Padre Priore desistette dal proposito di lasciare la vita monastica

Egli obbedì ad ogni incarico, difatti gli venne assegnata la cura della foresteria e verrà privato, per un certo periodo, del suo orticello ove amorevolmente curava le sue piante, costringendolo a nascondere presso altri religiosi compiacenti alcuni vasi con le poche piante rimaste. Venne rimosso dalla Spezieria, e poi in seguito reintegrato. Forse per punizione, venne inviato per alcuni periodi ai possedimenti agrari della Certosa situati in località di Tetti Pesio, ove vi era una Grangia.

L’indomito Cumino non demorse mai, anche a Tetti Pesio continuò ad andare in cerca di funghi ed erbe da studiare, fu qui infatti che troverà una nuova specie di fungo, nei boschi di quercia allora molto diffusi.

Finalmente nell’estate del 1790 inizia l’agognato noviziato dove egli scelse di prendere il nome di Frate Ugo Maria, e scrisse così: “…forse in settembre mi sarà cambiato il nome, se la cosa andrà bene, e mi rimetto in questo alla Divina Volontà. Sono impaziente di divenire professo, perché allora non avrò più tante misure da prendere…”. Giunge così il 21 novembre 1791; superata l’ultima votazione fa solenne professione di fede “…non rincrescendomi di aver sofferto tante calunnie ed avversità perché così il Signore mi ha provato nella mia vocazione…”.

Ma purtroppo questa quiete ritrovata venne stravolta dagli eventi storici che si susseguirono. L’attività monastica della certosa cessò con la nuova dominazione dell’impero napoleonico, il Primo Impero francese, con l’abolizione degli ordini monastici dal 31 ottobre1802. Il 3 marzo 1803, dopo l’allontanamento dei ventitré religiosi e di quarantatré fra inservienti e manovali, tutti i beni del complesso furono messi all’asta.

In quei giorni il nostro speziale ed i suoi confratelli, si trovarono sopraffatti da un violento sconvolgimento. Fra Ugo Maria si trovò espropriato di tutte le sue memorie, dei suoi scritti e dei suoi volumi di botanica e micologia. A seguito di ciò il Cumino fu costretto ad andare a Cuneo, dove si stabilì, e per vivere scelse di esercitare la professione di farmacista. Sappiamo che in quegli anni, fu anche nominato curatore dell’Orto Botanico, carica che mantenne fino al 1807.

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In quegli anni venne anche pubblicato il testo dal titolo “Fungorum Vallis Pisii Specimen” (1805) in tale opera, corredata da tre tavole, Cumino descrisse centocinquantuno specie di funghi di cui alcune classificate come nuove specie. Questa valente memoria micologica, non ebbe una larga diffusione a causa delle poche copie vendute. Le ultime notizie di questo illustre personaggio risalgono al 1828 anno, ipotizzato come quello della sua morte.

Pochi sanno che Fra Ugo Maria Cumino è considerato uno dei primi studiosi di micologia, a livello italiano, che abbia descritto e illustrato la flora micologica.

In questo articolo ho dunque voluto farvi conoscere questo esimio certosino, che tra notevoli difficoltà ha contribuito ad arricchire le conoscenze nello studio dei funghi.

Possa il ricordo di Fra Ugo Maria Cumino allontanarlo dall’oblio in cui non merita di cadere.