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L’amore e la croce 2

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Ecco per voi il seguito del testo di un certosino.

Il Monte Calvario

L’amore e la croce

La vita secolare ha le sue croci; l’eremo ha la sua, e il deserto che ti ripara dal secolo è la terra preferita del sacrificio: è la replica dell’Eden. Dove un giardino di delizie, la steppa; dove un albero frondoso, la Croce; l’uomo si è perso nel paradiso terrestre, si riscatta nel deserto. La Croce è il vero albero della vita. Salendo il pendio dell’Eremo si sale al Calvario. Non drammatizzare nulla; Non c’è inganno peggiore dell’inflazione verbale o sentimentale che spesso nasconde realtà squallide. Non poche generosità non sono eroiche se non nell’immaginazione, e fantasticano su un ideale insostenibile, un sogno più della vita. La croce del monaco è molto semplice e molto modesta, anche se pesante. La gente lo considera ridicolo. Non l’hanno mai considerato. D’altra parte, ognuno sente solo il proprio peso, l’unico che fa male. Cosa toccherai? Dio sa. Senza rimedio sarai crivellato dalle mille e una battuta d’arresto della vita normale. È la più banale delle croci, pesante perché non suscita in nessuno interesse né compassione: è la sorte comune. Affidare il tuo dolore a un altro, implorare la tua pietà, allevia non poco. Non cercarlo. Il tuo atteggiamento interiore di accettazione e oblazione è sufficiente per dare dignità a queste sciocchezze. Perderesti molto ribellandoti, persino sfogandoti. Tutto ciò che è doloroso, fisicamente, moralmente, spiritualmente, qualunque sia lo strumento, gli uomini, gli eventi, le cose, anche se tu ne sei la causa, ha valore di croce per lo spirito di fede. È sufficiente che tu accetti e offri le dolorose conseguenze dei tuoi errori o fallimenti. La Chiesa chiama il disastroso errore di Adamo “felice colpa”. La miglior penitenza è sopportare per amore gli effetti fastidiosi dei tuoi deliri. Fallo così, godrai sempre della pace. Le rinunce imposte dai voti portano infinità di sofferenze: disagio di povertà, isolamento dalle creature, ripugnanza del corpo e dello spirito nell’ascetismo. Tutto questo, in pratica, prende un’aria, a volte divertente, a volte compiacente. Piccoli benefici per l’amor proprio. Solo la fede trasfigura tanta banalità e ne garantisce l’eterno contraccolpo. Possa il Signore ricaricare la tua croce. In tanti modi sa mettere alla prova il meraviglioso strumento che è la sensibilità! Come l’autore, lo colpisce con l’arte divina. L’eremita non dovrebbe esserne infastidito. Non è venuto nell’ eremo per assomigliare a Cristo crocifisso? Dio ci prende sempre sul serio. A volte vorrai incolparlo. Basta uno sguardo al crocifisso per soffocare le tue critiche, senza annullare le tue sofferenze. Se ami intensamente, vorrai essere disteso sulla Croce. Un tale desiderio è una cima. Non dispiacerti di vederti lontano da lei. Va bene non ribellarsi mai o scappare. Gesù stesso non è salito al Calvario in trionfo; non perderlo di vista. San Paolo ti dice “Rifletti su chi ha sopportato una tale contraddizione da parte dei peccatori, per non stancarti dello scoraggiamento” (Eb 12,3). Non fidarti dell’entusiasmo della stampa. È facile scrivere sublimità. La Sacra Scrittura è più realistica, è più consapevole del povero cuore umano. Il Dio che l’ha ispirato è anche quello che ci ha plasmati, e le nostre lamentele, piene di amorevole conformità, non possono dispiacergli quando sono rivolte a lui: “Venite a me, voi tutti stanchi e oppressi, e io vi darò sollievo” (Mt 11, 28). I nostri gemiti trovarono un’eco nel Cuore da cui sgorgava una parola così ricca. Non dobbiamo mai lamentarci di Dio con gli uomini, ma non gli dispiace quando gli facciamo lievi rimproveri. Indossa le tue croci senza vantarti. Né la grazia che ti sostiene, né la vivacità della tua corrispondenza toglieranno il loro sguardo doloroso. La natura continuerà a piagnucolare, proverà lo stesso orrore di ciò che la lacrima e lo spezza, la stessa voglia di scacciare ciò che le dà fastidio. La Croce non sarebbe più la Croce se cessasse di affliggere. Solo la parte spirituale della tua anima potrà gioire, anche se quella gioia non si troverà in se stessa: è un dono di Dio. L’eremita deve pregare molto. Diffida della tua debolezza; Non siete più coraggiosi degli Apostoli che protestarono quando Gesù profetizzò loro: “Sarete scandalizzati per causa mia proprio così notte “(Mt 26,31). E così è stato. La tua unica certezza è che Gesù ha pregato per te perché la tua fede non venga meno (Lc 22,32). Sii umile, non anticipare la grazia; Prendi le croci della Providenza come meglio puoi, prima di chiederne di più pesanti. Il pericolo lontano non spaventa. Quanti sono paralizzati dalla sua vicinanza! Questo però richiede l’amore della Croce. La rassegnazione è il più piccolo grado di adesione alla Volontà di Dio. Manca di calore e di spinta; se ne va come un residuo di rimpianto. La fede nella saggezza, potenza, bontà di Dio non agisce con tutta la sua forza nell’anima. Una cosa è accettare ciò che Dio dispone; un altro, accoglierlo , per amarla positivamente. con lui, nella chiara visione del bene della Croce. Non sei tu che a darti quella illuminazione dinamica: meditando attentamente la Passione ti prepari, la preghiera assidua e la generosità nei sacrifici ordinari il Signore a concederti quella grazia. Tuttavia, trascinerai senza dubbio l’umiliazione di un indicibile avversione della Croce. Non scappare nemmeno al primo allarme, né urlare al cielo per un graffio. Confronta la tua croce con la somma delle sofferenze che la lotta per la vita infligge alle persone del mondo. La tua codardia ti farà arrossire. È a Gesù ea nessun altro che devi confessare il tuo poco valore, a meno che tu non possa più. È l’unico che può darti un aiuto efficace. La fiducia non essenziale delle nostre delusioni è spesso verme dell’amor proprio. Cerchi un derivato umano, o implori l’approvazione della nostra impazienza, forse è tanta ammirazione per la nostra tenacia. Impara a non diffondere prove ordinarie. Se Cristo è davvero tuo amico, ti basta. È lui che ti mette alla prova, pensi che gli piacerà essere controllato dagli uomini? Ti affiancherai ad anime silenziose e serene, di quelle che, scosse dalla sofferenza, non parlano mai di se stesse; sono pieni di comprensione compassionevole per le lacrime degli altri. I grandi anacoreti dell’antichità danno questa impressione. Il deserto insegna a portare la croce da solo, seguendo Gesù e come lui. Il Cireneo credeva di aiutarlo, quando fu Gesù a iniettargli la sua forza. San Benedetto ti ha avvertito: “Senza l’aiuto di nessuno … con il solo vigore delle sue mani e delle sue braccia”. È austero, ma è necessario adattarlo. Dio ritira la sua mano nella misura in cui ci appoggiamo a quella dell’uomo. Sulla Croce Gesù non ha voluto il minimo aiuto, il minimo sollievo, né quello di sua Madre. Non possiedi, beh è vero, la sua forza divina, ma lui è lì per sostenerti. La tua croce è una sua scheggia e lui la porta più di te. La croce è il pane quotidiano dell’eremita. “Senza apparenza né bellezza”, scriveva Guigo il certosino, “è così che si deve adorare la verità”. Ma lo indossa così sorridente che sembra non averne nessuna. Le sue lacrime sono per il Signore, che è colui che le fa scorrere: “Hai un racconto della mia vita errante, metti le mie lacrime nella tua fiala” (Sal 55,9).

2 Risposte

  1. Quanta verità ! E con quale bella e poetica prosa !
    Abbracciamo la nostra croce, rimaniamo avvinghiati a Lui, in braccio a Lui, anche se infuria la tempesta.

  2. Grazie di cuore pregate che la SANTA CROCE MI PROTEGGA IN OVUNQUE E SEMPRE. GRAZIE ANNA

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